La Rappresentante di Lista: Go Go Diva parla di noi

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Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina. Foto di Claudia Pajewski

In foto, Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina © Claudia Pajewski

Go Go Diva è l’ultimo album de La Rappresentante di Lista (Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina), uscito il 14 dicembre 2018 per la Woodworm Label. Undici tracce che si legano fra loro fino a formare un progetto coerente che «nasce dalla necessità di gridare i nostri momenti di crisi, di vivere la nostra solitudine, di manifestare il nostro amore». La nuova prova di un talento incredibile che stavolta è sfociato in una storia senza fine, riuscendo a toccare ogni parte del corpo. Un disco incredibilmente spazioso e visuale che si distacca senza timore dal panorama italiano di oggi. Diretto ed estremamente umano, nel senso più vario del termine. Dario ce l’ha raccontato attraverso aneddoti, immagini, consapevolezze.

Siete tornati con il vostro nuovo lavoro. Cosa cambia da Bu Bu Sad a Go Go Diva

Non è una domanda facile. Non c’è stato un passaggio netto, dal bianco al nero. È stato un processo e, così come in ogni processo di crescita, di cambiamento, non è facile individuare i punti differenti rispetto a prima. Sicuramente è cambiata la modalità di produzione: Go Go Diva è il primo lavoro in cui nella scrittura delle canzoni abbiamo lavorato con tutta la band e questo ha dato un respiro diverso al disco. Anche il produttore, Fabio Gargiulo, è un altro punto diverso rispetto a Bu Bu Sad. Credo che ci sia da parte nostra una maturità diversa, dovuta sia all’età, sia a un nuovo aspetto che abbiamo individuato fin dall’inizio. Insieme a Veronica, nei primi momenti in cui ci incontravamo per scrivere i testi, abbiamo sentito la necessità di parlare più profondamente di noi stessi nelle canzoni. Mentre in (per la) Via di casa ci siamo dedicati all’identità domestica, in Bu Bu Sad eravamo usciti fuori di casa e ci siamo concentrati di più sull’universo che c’era intorno a noi. Qui ci siamo focalizzati su tutti i personaggi che vivono nelle nostre canzoni e che sicuramente ci rispecchiano.

Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina. Foto di Claudia Pajewski

In foto, Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina © Claudia Pajewski

Come e in quanto tempo è nato questo disco? Che luoghi ha visto?

Abbiamo deciso di considerare come data zero di Go Go Diva il giorno in cui con Veronica siamo partiti per il Marocco, perché avevamo bisogno di mettere ordine a tutto ciò che avevamo raccolto in quei mesi, anche durante il tour di Bu Bu Sad. Alcune canzoni sono antecedenti a quel periodo, ma lì abbiamo raggiunto la lucidità necessaria per scrivere un nuovo lavoro. Dopo siamo tornati a Palermo dove, insieme a Roberto Cammarata, abbiamo cominciato a buttare giù i primi provini delle canzoni e a strutturarle nella forma, che è più o meno simile a quella che hanno oggi. Tra la Toscana e le Marche abbiamo cominciato a suonarle con la band. Gli ultimi due passaggi sono stati Milano, per la produzione del disco insieme a Fabio Gargiulo, e Copenaghen, dove Davide Rossi ha inciso gli archi. Ci piaceva l’idea che fosse un disco che ha abitato, già prima di essere nato, in diversi luoghi. Un disco che vive diverse atmosfere, diversi ritmi e che quindi sicuramente non ha un solo luogo di nascita.

Quindi come nasce un brano de La rappresentante di lista?

Questo disco è stato un po’ particolare rispetto agli altri dischi. Dopo che in Marocco ci siamo ripuliti dai ritmi del tour io sono tornato a Palermo e Veronica era in Toscana. Abbiamo cominciato un “carteggio online”, un documento condiviso su Internet dove ognuno aggiungeva parole tratte dagli appunti presi durante il tour. Il foglio si chiamava Stralci o qualcosa del genere, poi c’era un altro documento che aveva come titolo Forse c’è qualcosa di buono. Alla fine è venuto fuori un documento di una ventina di pagine che andavamo a modificare tutti i giorni e da lì, con la stessa magia dell’acqua che si separa dall’olio, sono emerse le canzoni. È stato quasi un processo naturale, non saprei spiegarlo diversamente.

Come funziona il processo di scrittura tra te e Veronica? Si tratta di due mondi separati che in qualche modo coesistono o è un intreccio delle vostre mani?

Per questo disco Veronica ha sentito la necessità di investire più personalmente su alcuni testi. Penso a Questo corpo: alcune vicende appartengono più a lei e al suo corpo che a me. Poi sicuramente per noi è necessario che un brano sia empatico per entrambi, che parli sia a me che sono un uomo che a lei che è una donna. Vogliamo che la nostra musica sia senza genere. La nostra scrittura si avvolge in un modo che in realtà cambia sempre. Spesso il primo spunto è di Veronica, alcune volte è mio, altre volte semplicemente si parla di un argomento e viene fuori il primo nucleo per una canzone.

Molti vi considerano indie, ma il vostro è forse un progetto ancora diverso, qualcosa che non si sente spesso in Italia. Quindi ti chiedo, cosa pensi dell’indie come genere e come concetto italiano? Vi ci rispecchiate? 

Qualche anno fa, quando si parlava di indie non si sapeva bene di cosa si stava parlando. Sicuramente indie è un termine che viene dalla musica anglosassone ed è legato al fatto che le band che suonano indie non appartengono etichette major. Negli ultimi anni si è sviluppato un immaginario indie fatto di videoclip, foto, colori, termini. Un lessico, una quantità di frasi che sono definiti indie, i testi delle canzoni. Penso a come vengono rappresentati la donna e l’uomo, i ragazzi e le ragazze nei video indie e di come già dall’inizio riesco a prevedere come sarà la storia, i personaggi, dove si svolgeranno le azioni. E questo oramai mi ha annoiato. Noi abbiamo un “problema” che è il nostro nome: è più indie di quanto pensassimo quando l’abbiamo deciso, ma sicuramente non ci rispecchiamo nell’immaginario indie.


Ci definiamo una band queer pop perché non abbiamo genere, le nostre canzoni sono sia maschili che femminili.


Allora come definiresti La Rappresentante di Lista, senza per forza rientrare in un’etichetta precisa?

Adesso c’è anche l’indie pop, una classificazione nata perché alcuni artisti hanno raggiunto un certo successo, un po’ per superare l’indie. Ma noi ci separiamo anche da quello. Ci definiamo una band queer pop: pop perché vogliamo che le nostre canzoni possano arrivare a più persone possibili e queer perché non abbiamo genere, le nostre canzoni sono sia maschili che femminili e non ci piace inserire quello che facciamo in etichette come rock o folk.

Tu e Veronica siete attori e si può dire che i vostri pezzi sono molto teatrali: nella voce, nei testi, nei suoni. Questa dimensione è venuta naturalmente o avete dovuto cercarla?

Quando si parla del teatro de La Rappresentante di Lista rispondo sempre che si tratta di una dimensione che è venuta da sola. Avendo fatto teatro per molti anni, il linguaggio teatrale ci appartiene. Penso a quando sei del Sud e gesticoli e quindi non ti rendi conto che stai gesticolando, quello è un tuo modo di esprimere quello che vuoi dire. Ti appartiene, non lo decidi, così come certe espressioni dialettali che si usano al Sud per essere più efficaci nella comunicazione. Allo stesso modo il teatro ci viene incontro quando la musica non basta. Ma è una cosa automatica, è sempre stato così.

Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina. Foto di Claudia Pajewski

In foto, Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina © Claudia Pajewski

Qual è il brano di Go Go Diva che ti piace di più? Me lo racconti?

Così di primo acchito mi vengono in mente due canzoni. Credo di esserne affezionato non per quello che sono adesso ma più per come sono nate. La prima è Maledetta tenerezza, perché ha avuto una genesi travagliatissima. È stata rinchiusa in un cassetto perché non ci convinceva, poi siamo riusciti a trovare la chiave giusta per portarla in Go Go Diva; è stato un figlio o una figlia che abbiamo proprio dovuto volere, affinché nascesse. L’altra è Gloria, perché in qualche modo racconta, in maniera molto intima, un momento della mia vita e quindi mi appartiene forse più di altre canzoni di questo disco.

Quale credi sia un po’ il riassunto finale di Go Go Diva?

Credo che con Go Go Diva siamo riusciti a creare un flusso di canzoni, non riuscirei a individuare un singolo messaggio. Sono tutte necessarie, sono una l’appoggio dell’altra. Sicuramente Questo corpo, che ha aperto le danze, è quella che più di altre rappresenta il cuore e il corpo, appunto, del disco. Da un punto di vista semantico, Questo corpo è la canzone che racchiude un po’ tutto il significato.

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Anna Scassillo

Anna Scassillo

Anna sarebbe felice se ricevesse una lettera al giorno, ognuna con una storia diversa. È una persona curiosa, ha voglia di conoscere continuamente cose nuove. Terribilmente affascinata dal cinema e dalla letteratura, Anna è innamorata della musica e della sua batteria rossa. Nella vita Anna vuole fare troppe cose e intanto studia alla Scuola Interpreti di Trieste.

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