Oscar, vince Green Book. Sarà davvero il migliore?

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Green Book premiato con l'Oscar al Miglior film. Foto di REUTERS/Mike Blake

Green Book premiato con l’Oscar al Miglior film. Foto di REUTERS/Mike Blake

Le nomination a Miglior film per quest’anno hanno fatto tanto discutere. Anche all’interno della nostra redazione qualcuno è rimasto amareggiato che siano stati esclusi dei titoli che hanno amato, come First man, Suspiria, Boy Erased, If Beale Street could talk.

Ma dobbiamo farcene una ragione: polemiche e scontento ci saranno sempre, come al Festival di Sanremo, in ogni edizione; anche in questa che, a mio avviso, contiene quasi tutte opere indimenticabili e che ho già consigliato ad amici e familiari. Proprio per questo motivo, stilare una classifica è stato particolarmente difficile, specialmente nell’assegnazione dei primi posti.

Ci sono due principali temi ricorrenti che accomunano alcuni di questi film: la musica e la critica al potere, in particolar modo alla presidenza Trump. Il film in cima alla nostra classifica riesce, a suo modo, a contenerli entrambi, e anche per questo mi permetto di dire che rappresenta bene quest’anno di cinematografia.

Ma, prima di rivelarne il titolo, scopriamo il resto della classifica, rigorosamente senza spoiler!

#8 – A Star is Born

Bradley Cooper e Lady Gaga nel film A Star is Born

Bradley Cooper e Lady Gaga nel film A Star is Born

Il film con protagonista Lady Gaga si posiziona in fondo alla classifica perché è stato una noia mortale. L’unica cosa entusiasmante per me è stata l’apparizione di Shangela, Willam e delle altre drag queen. Nemmeno la voce e il talento di Lady Gaga riescono a salvare questo film, che sembra il fallimento di qualcosa non portato a termine. Si segue la carriera di lei, la depressione di lui e la loro storia d’amore, ma nessuna di queste tre trame è interessante, per questo non vedevo l’ora che finisse.

Penso comunque che questo film possa essere apprezzato in due casi: o se si amano i film romantici o se si ama Lady Gaga.

#7 – Black Panther

Lupita Nyong'o, Chadwick Boseman e Letitia Wright in Black Panther

Lupita Nyong’o, Chadwick Boseman e Letitia Wright in Black Panther

Come nomination ha fatto molto discutere perché si tratta di un cinecomic, genere considerato in qualche modo “inferiore” o “non abbastanza impegnato”. Personalmente non condivido questa gerarchizzazione dei generi cinematografici, e penso che un film di puro intrattenimento mantenga la stessa dignità di un film impegnato, avendo semplicemente obiettivi diversi. Ma in questo caso non si tratta neppure di un film di solo intrattenimento, anzi: Black Panther è fortemente politico e per questo qualsiasi accusa sulla sua presunta leggerezza da cinecomic è infondata.

Dopo aver scagionato Black Panther da queste accuse, lo posiziono comunque tra gli ultimi in classifica per il ritmo lento e le scene d’azione troppo lunghe per i miei gusti. I personaggi ben strutturati e i pettorali scolpiti dei wakandiani purtroppo non bastano per avanzare di posizione.

#6 – Bohemian Rhapsody

Rami Malek e Lucy Boynton nel film Bohemian Rhapsody

Rami Malek e Lucy Boynton nel film Bohemian Rhapsody

Prima di vedere questo film temevo che si sarebbe appoggiato troppo sulla potenza delle canzoni dei Queen. Dopo averlo visto, posso confermare che avevo ragione. Però, nonostante questo, Bohemian Rhapsody è un film piacevole, godibile, che riesce a emozionare. Se queste emozioni vengono tirate fuori dalle canzoni o da come viene raccontata la storia, poco importa: si esce dal cinema soddisfatti.

Sull’interpretazione di Rami Malek nei panni di Freddie Mercury ne ho lette di cotte e di crude, ma per me è stato fenomenale. Il risultato era credibile nonostante il personaggio unico nel suo genere che ha dovuto impersonare.

Ma il mio personaggio preferito è stato il pubblico: con tanti primi piani durante le scene dei concerti, lo spettatore si identificava proprio nei fan e, sebbene fossi al cinema da sola, a un certo punto mi sono sentita travolta nel mezzo di quella folla. Per non apprezzare Bohemian Rhapsody bisogna proprio odiare la musica dei Queen, perché anche chi non è un fan sono sicura che si farebbe coinvolgere dal film

#5 – Vice – L’uomo nell’ombra

Christian Bale nel film Vice, di Adam McKay. Foto di Matt Kennedy / Annapurna Pictures

Christian Bale nel film Vice, di Adam McKay. Foto di Matt Kennedy / Annapurna Pictures

Vice è la storia vera di Dick Cheney, ricordato soprattutto per essere stato vicepresidente durante la presidenza di George W. Bush. I fatti sono raccontati da un personaggio che ha un punto di vista molto particolare e questo rende più imprevedibile ciò che, a chi più e a chi meno, è già noto.

Altro punto di forza di Vice, che spezza le vicende diplomatiche, è il montaggio sorprendente che gioca con le aspettative del pubblico. Tanti momenti di genialità.

#4 – La favorita

Rachel Weisz ed Emma Stone nel film The Favourite

Rachel Weisz ed Emma Stone nel film The Favourite

Tre nomination meritate per tutte e tre le protagoniste di La favorita. Un continuo equilibrio tra grottesco e umoristico in questo racconto nichilista, un intrigo degli sconfitti. Ambientato nell’Inghilterra del 18esimo secolo, il film è pieno di dettagli anacronistici che lo estraggono dal tempo storico e lo elevano a fiaba assurda.

La favorita non brilla per la trama, ma per tutto il resto: l’atmosfera dei lumi di candela, i dialoghi di sottile ironia, la colonna sonora ipnotizzante, la regia che sfrutta grandangoli e fish eye distorcendo l’immagine per raccontare le storture del mondo e dei personaggi che stiamo osservando.

#3 – Roma

Marco Graf, Daniela Demesa, Yalitza Aparicio, Marina De Tavira, Diego Cortina Autrey, Carlos Peralta Jacobson nel film Roma. Foto di Carlos Somonte

Marco Graf, Daniela Demesa, Yalitza Aparicio, Marina De Tavira, Diego Cortina Autrey, Carlos Peralta Jacobson nel film Roma. Foto di Carlos Somonte

Roma è il primo film Netflix a assere candidato come Miglior film e sarebbe potuto essere il primo film messicano a vincere. Infatti il titolo da riferimento a un quartiere di Città del Messico dove si svolgono le vicende ambientate nei primi anni Settanta. La protagonista è Cleo, una comunissima domestica di una famiglia benestante, e tutto è raccontato proprio dal suo punto di vista.

Vedere questo film equivale a 2 ore 15 minuti di piacere per gli occhi e per le orecchie. La bellezza estetica e il ritmo sono quelli di un film d’autoreRoma mi ha fatto venir voglia di scoprire tutto sui lavori precedenti del regista Alfonso Cuarón, che ne ha anche scritto la sceneggiatura.

#2 – BlacKkKlansman

In foto, John David Washington e Laura Harrier in BlacKkKlansman

In foto, John David Washington e Laura Harrier in BlacKkKlansman

L’energia dei dialoghi e l’ironia da risata amara, tipica della migliore satira politica, portano la medaglia d’argento.

BlacKkKlansman racconta la storia vera di Ron Stallworth, un afroamericano che negli anni Settanta diventa poliziotto e riesce a infiltrarsi nel Ku Klux Klan. Ambientato nel passato, parla però anche del presente.

Tutti i personaggi, positivi e negativi, maschili e femminili, anche quelli con poche battute, sono molto interessanti e apportano un vitale contributo alla costruzione del significato del film. Ho amato particolarmente la costruzione dei personaggi razzisti, che appaiono idioti come sono ma non per questo meno pericolosi.

BlacKkKlansman include anche delle riflessioni sui problemi della rappresentazione mediatica e lo fa attraverso reali citazioni cinematografiche. Molti dei film più vecchi che vengono tutt’ora studiati, e che io stessa ho studiato all’università, sono fortemente razzisti. Il messaggio non è tanto quello di annullare l’importanza storica di queste pellicole, quanto saperle contestualizzare e usarle per riflettere sul potere che la rappresentazione mediatica ha sulla percezione degli spettatori e sulle ripercussioni razziste, sessiste, violente cui può portare.

Il film di Spike Lee vince perché intrattiene, fa sorridere, ma allo stesso tempo contiene molto di più e lo racconta con una rappresentazione attenta delle culture e dei generi.

#1 – Green Book

Viggo Mortensen e Mahershala Ali nel film Green Book

Viggo Mortensen e Mahershala Ali nel film Green Book

Mi ha fatto piacere scoprire che non sono stata l’unica cui questo film ha ricordato Quasi amici (2011) e sono certa che, se vi è piaciuto quest’ultimo, amerete Green Book; ancor di più se avrete la possibilità di vederlo in lingua originale, come vi consiglio caldamente.

Questo film, tratto da una storia vera, è riuscito in un compito difficile: ha fatto ridere tutti in sala pur essendo un film che fa riflettere. È ambientato nell’America della segregazione, ma il focus non è tanto il razzismo, come si potrebbe immaginare, quanto una riflessione più ampia sulla discriminazione in genere. Si parla di privilegi, di dignità, di integrazione e di possibili soluzioni senza mai avvicinarsi a toni paternalistici.

Ricordo quando al liceo scoprii l’humanitas, il valore del circolo degli Scipioni, di cui faceva parte anche Terenzio, il mio autore latino preferito. Terenzio scriveva delle commedie molto particolari, perché non si serviva delle solite buffonate alla Plauto (Italum acetum) con quei personaggi rozzi che suscitavano la risata plebea. Terenzio è molto più sottile, racconta i difetti umani, ci fa empatizzare e intenerire delle debolezze dei personaggi, che da un lato ti fanno sorridere e dall’altro ti stringono il cuore. Proprio da una delle commedie di Terenzio è tratta la frase che lo ha reso noto ai più: “Sono un essere umano, non ritengo estraneo a me niente di ciò che è umano”. Green Book va visto con la stessa humanitas e la stessa empatia, per riuscire a cogliere entrambe le facce della storia: quella che ha fatto ridere tutti in sala e quella che ha fatto riflettere tutti a casa.

E voi? Appoggiate la vittoria di Green Book? Qual è il vostro preferito?

About author

Milena Vesco

Milena Vesco

Nata ad Alcamo, in Sicilia. Ha preso molto sul serio il fatto che "in principio era il Verbo" e adesso studia Comunicazione a Bologna. Potrebbe ottenere il Guinness World Record per il maggior numero di collant sfilati, ma il suo obiettivo principale è diventare ogni giorno se stessa.

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