Il rap italiano dopo Anastasio e la gogna mediatica contro Sfera Ebbasta

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In foto, il trapper Gionata Boschetti in arte Sfera Ebbasta

In foto, il trapper Gionata Boschetti in arte Sfera Ebbasta

A dicembre 2018 sono accaduti due fatti che hanno portato la scena del rap italiano in prima pagina: la vittoria di AnastasioX Factor e la strage a Corinaldo durante il concerto di Sfera Ebbasta. I due eventi, ovviamente, non hanno alcun legame fra di loro ma hanno entrambi portato visibilità (soprattutto mediatica) al rap italiano: un genere da sempre discusso e che, in questi ultimi anni, è riuscito a emergere dal suo contesto di “nicchia”.

Un rapper a X Factor

Il 13 dicembre 2018 viene mandata in onda la finale del seguitissimo talent show X Factor, che vede trionfare il giovanissimo rapper/cantautore campano Anastasio; la scelta di portarlo ai live del programma da parte del suo giudice Mara Maionchi viene sin da subito giudicata l’azzardo dell’edizione: è risaputo, infatti, che la figura del rapper in un programma come X Factor – dove si prediligono cover e grandi voci – ha vita breve. Anastasio però delizia il pubblico di settimana in settimana, portando sul palco delle cover rivisitate e completamente stravolte dal giovane (ci ricordiamo soprattutto la sua performance di Generale) che lasciano a bocca aperta il pubblico e i giudici. La sua vittoria, oltre a dare visibilità al genere rap in Italia, ha diviso in due il pubblico fra chi si è ricreduto e chi invece è rimasto fermo sulla propria idea – ovvero che il rap non sia veramente musica.

Di Anastasio sono state elogiate soprattutto le capacità di scrittura e di evocazione di immagini, oltre alla forte espressività ed emotività; caratteristiche tali da non riuscire a catalogarlo come rapper ma come vero e proprio cantautore (l’artista stesso, all’interno del programma, ha dichiarato di non sapersi collocare all’interno di una categoria). Da amante di questo genere musicale però credo sia importante chiarire una questione: il rap, senza mancare di rispetto ai grandi cantautori, può essere considerato come cantautorato. Può piacere e può non piacere, come tutto d’altronde; si tratta semplicemente di gusti personali. Ma prima di Anastasio molti hater del rap non si erano mai accorti che in fondo la scrittura delle canzoni, la parola, le rime, gli incastri e l’evocazione di immagini e scenari sono pilastri fondamentali di un genere molte volte disprezzato per mera superficialità.

In foto, il rapper Anastasio in un'esibizione durante la sesta puntata di X Factor

In foto, il rapper Anastasio in un’esibizione durante la sesta puntata di X Factor

È l’ignoranza (nel vero senso del termine, di ignorare) che ha portato la nostra società a trascurare questo genere e ad avere dei pregiudizi che molte volte si creano a priori di un ascolto per lo meno attento. Come in tutti i generi musicali ci sono figure valide e figure meno valide e il rap è pieno sia dell’una che dell’altra: abbiamo artisti del calibro di Marracash, considerato il “king del rap” per ovvi motivi – incastri fenomenali, testi che sanno trovare un incontro tra riferimenti letterari ricercati e linguaggio della strada; abbiamo Fabri Fibra, uno dei pionieri del genere, che da sempre è riuscito a cantare parole così vere e crude da suscitare fastidio negli ascoltatori (ma quel tipo di fastidio, nella musica, deve per forza avere un’accezione negativa?); c’è Mezzosangue, rapper romano che appartiene a una scena ancora molto underground ma che solo ascoltando le sue parole sembra di fare un viaggio tra film cult, filosofia e letteratura; Nitro, classe ’93, ha una destrezza nello scrivere e nel creare degli scenari così reali che sembrano scritti appositamente per ogni sfumatura della nostra vita; infine Salmo, rapper sardo che sta conducendo un tour sold-out nei palazzetti e che in fatto di produzione, innovazione e ricercatezza è un artista con la A maiuscola. Questi sono solamente dei nomi per portare degli esempi, ma potrei continuare ancora per molto: il rap – quello vero – è liricismo, è ricerca di suoni sempre nuovi, sono tecnicismo e capacità di scrittura da ben molto prima della vittoria di Anastasio ad X Factor.

La strage di Corinaldo

In foto, il trapper Sfera Ebbasta. Il suo Rockstar è tre volte disco di platino (FIMI)

In foto, il trapper Sfera Ebbasta. Il suo Rockstar è tre volte disco di platino (FIMI)

Dall’altro lato abbiamo invece la tragedia: si è parlato molto della disgrazia avvenuta nella discoteca Lanterna azzurra il 7 dicembre 2018 prima di un concerto del trapper Sfera Ebbasta: una discoteca piena di ragazzini e di genitori che accompagnavano i loro figli (alcuni ancora bambini) che si sono ritrovati nel bel mezzo di un drammatico disastro che ha visto la morte di sei persone.

I fatti sono noti a tutti: le indagini sono in corso, c’è un registro d’indagati e si stanno cercando i colpevoli. Ovviamente in mezzo alla bufera mediatica si è ritrovato anche Sfera Ebbasta, il giovane rapper/trapper di Cinisello Balsamo che recentemente è stato indagato dalla Procura di Pescara per istigazione all’uso di droga. Un cantante, un artista, un rapper indagato per istigazione all’uso di droga; ripeterlo sembra quasi surreale.

Sfera Ebbasta può non piacere, può essere antipatico, si può pensare che le sue canzoni non siano capolavori, si può persino pensare che produca musica orribile. Ma è musica: è espressione creativa, artistica e nessuna Procura dovrebbe giudicarne il livello o la qualità. È vero, Sfera Ebbasta nei suoi testi parla di dell’assunzione di droghe; ma se si facesse il minimo sforzo nella lettura dei suoi testi si noterebbe come lui non faccia mai riferimento all’uso di sostanze stupefacenti categorizzate nell’ambito di droghe pesanti (cocaina, eroina ecc.).


Questo fatto è discriminatorio dell’intero genere del rap, oltre che riduttivo: il rap non parla solo di droga e di donne, come non succede nel rock.


Quando nel 1977 Eric Clapton cantava in Cocaine: “If you got bad news, you wanna kick them blues: cocaine” a cosa si riferiva? E i Rolling Stones con Sister Morphine? Però nessuno si sognerebbe mai di indagare i rocker per questo, visto lo slogan “sesso, droga e rock’n’roll”.

Se la si vuole mettere sul piano della discriminazione, questo fatto è discriminatorio dell’intero genere del rap, oltre che riduttivo: il rap non parla solo di droga e di donne, come non succede nel rock. Il rap è sempre stato emarginato in quanto genere; in radio non si sente quasi mai (a parte sporadiche eccezioni che, fortunatamente, stanno aumentando) e solo negli ultimi anni sta avendo la “ribalta” che si meriterebbe – pur avendo dei veri e propri artisti molto validi e capaci ancora nell’ombra. Forse è anche grazie al tanto odiato Sfera Ebbasta, al suo modo di essere molto eccentrico – e, forse, strategicamente marketing-related – che il rap e la trap stanno lentamente scalando l’iceberg della musica.

La tragedia, il lutto e il dolore di quel 7 dicembre rimarranno per sempre: ma condannare e limitare la libertà di espressione di un’arte come la musica mi sembra completamente esagerato e fuori luogo. Il rap è sempre stato sottovalutato e screditato almeno quanto è stato, allo stesso tempo, apprezzato dalle minoranze; può non piacere, come può non piacere e annoiare qualsiasi genere musicale, ma non per questo è “meno musica”.

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Eleonora Pasetti

Eleonora Pasetti

Classe '96, laureata in Comunicazione e Società ed iscritta alla magistrale in Scienze Politiche e di Governo. Credo fermamente nell'arte della scrittura e dell'informazione, per questo il mio più grande sogno è quello di diventare giornalista, possibilmente di politica e società perché al giorno d'oggi noi giovani prestiamo troppa poca attenzione al mondo che ci circonda.

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