Girl power e cliché: Silvia Grilli e la sua rivoluzione per Grazia

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In foto, Silvia Grilli, direttrice responsabile del periodico Grazia, alla Milano Fashion Week il 19 settembre 2018. Foto di Daniele Venturelli/WireImage

In foto, Silvia Grilli, direttrice responsabile del periodico Grazia, alla Milano Fashion Week il 19 settembre 2018. Foto di Daniele Venturelli/WireImage

2019: Odissea nello spazio degli stereotipi sulle donne, che dopo aver affrontato secoli di lotte e subìto soprusi e violenze per avere diritti pari agli uomini in tutti i campi faticano a scrollarsi di dosso la lettera scarlatta M, di solo madre e moglie. Nel XXI secolo si può parlare realmente di evoluzione del loro ruolo? Difficile crederlo quando ancora si reputa una “colpa” che suscita compassione non avere figli o che l’averne, determini l’abnegazione assoluta di sé. Se poi, di pari opportunità parliamo la situazione non è delle migliori. Nel 2018 l’Onu ha dichiarato che le donne guadagnano il 23% in meno degli uomini. Fanno riflettere anche i dati raccolti da Cristina Liguori, presidente della commissione pari opportunità del sindacato giornalisti in Campania, secondo cui in Italia le direttrici di giornale sono 73, gli uomini 282. E questo, solo in ambito giornalistico.

Nonostante le disparità, il girl power continua ad apportare un prezioso contributo a casa, in cantiere, in azienda, a scuola, in officina, in tribunale. Moltissime sono le donne che non hanno rinunciato a seguire le proprie attitudini, contrastando gli stereotipi, e a mantenere incarichi di grande responsabilità. Tra loro, la direttrice di Grazia, la rivista che ha esportato il nostro stile in 24 paesi.

Silvia Grilli, nata in provincia di Forlì, è laureata in Lingue e Letterature straniere all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Dopo le prime esperienze professionali a La Notte, L’Indipendente e Il Giornale, diventa nel 1998 caporedattrice del settore attualità di Anna e nel 2000 caporedattrice centrale di Cosmopolitan. Ha collaborato con Il Foglio, Epoca e testate straniere, tra cui The Guardian, The New York Observer e The New York Sun. Nel 2001 è inviato speciale di Panorama divenendo poi vicedirettrice e nel 2005 co-direttrice di Grazia, di cui diventa direttrice responsabile nel 2012.

In foto, Silvia Grilli, direttrice responsabile del periodico Grazia, al Mi Women Management. Foto di Max Montingelli/Sgp

In foto, Silvia Grilli, direttrice responsabile del periodico Grazia, al Mi Women Management. Foto di Max Montingelli/Sgp

Puntigliosa, amante indiscussa del suo lavoro e delle sue lettrici, in viaggio da Sanremo a Milano confessa di essere prima un essere umano che direttrice di una rivista e, faccia a faccia con la ragazza che si alzava alle 4:00 del mattino per La Notte, dice: «Hai fatto un buon lavoro».

È vero che da bambina voleva aprire un’edicola?

«Sì, perché a casa mia avevo tanti giornali. Arrivavano Panorama, l’Espresso e altri quotidiani, ma non erano abbastanza. Leggevo tutto quello che mi capitava (fumetti, giornali femminili e maschili) e volevo un’edicola perché così avrei potuto leggerli tutti».

Com’è nata la passione per il giornalismo?

«È nata per caso. Mi piaceva scrivere e ho cominciato a lavorare per un giornale americano a Milano, così ho continuato».

È stata arrestata in Egitto. Cosa è accaduto?

«Sono andata in Egitto per fare un reportage per Panorama. Era un periodo in cui c’era stato un attentato. Mi hanno arrestato perché facevo delle interviste all’Università del Cairo, così mi hanno interrogato e tenuto sotto osservazione in cella per circa sette ore».

Nel 2012 arriva la direzione di Grazia.

«Quando mi hanno chiamato la prima volta per Grazia, ho fatto il primo progetto di cambiamento di questo giornale storico nato nel ’38, facendolo diventare un giornale anche di attualità e non solo di moda. Sono rimasta per due anni, ho fatto questa rivoluzione e poi ho chiesto di andare in America come inviato durante la campagna elettorale di Barack Obama. Poi, nel 2012, l’editore mi ha convinto a diventare direttrice, cosa che non volevo fare perché volevo continuare a fare l’inviata. Quando ho accettato, ho avuto la possibilità di ripensare e rifare un giornale».


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Descriva Grazia.

«Rappresenta la donna di oggi, molto curiosa di tutto quello che avviene nel mondo che la circonda, di moda, di attualità, di celebrities e di bellezza. È una donna che legge ancora molto, contrariamente agli uomini che scelgono le informazioni sui telefonini. Grazia è uno strumento di libertà assoluta rispetto alle incombenze quotidiane a lavoro, dentro casa, con i figli, è un brand su carta, ma che va fortissimo anche su digitale. Tra le sue pagine si può trovare il pezzo sulle sfilate di Parigi ma anche quello sulla baby gang di Milano. Ci occupiamo di moda ma anche di cronaca. La sostanza è la stessa, anche se lo stile può cambiare da quello dei quotidiani. Quello di Grazia è un mondo e le lettrici che ne fanno parte partecipano ai nostri eventi, alle attività cartacee e digitali».

Cosa rappresenta il suo lavoro?

«È un modo di esprimere e condividere i miei interessi, il mondo e l’attualità, che sono anche quelli dei nostri lettori, la nostra forza, senza i quali non saremmo niente».

Ha dichiarato di aver capito gli stilisti quando è entrata nel guardaroba di Giorgio Armani. In che modo?

«Si pensa sempre che la moda sia una cosa frivola. In realtà è amore, dedizione e attenzione per i dettagli. Nell’armadio di Armani ho visto le stesse maglie di cashmere e seta, gli stessi pantaloni blu, perché la mattina non ha tempo di cambiare e inventare una mise diversa, infatti si veste in modo rigoroso, con vestiti bellissimi dai tagli straordinari e questo rigore segue tutta la sequenza del suo lavoro. La moda è così, è un lavoro serio dove ci sono stilisti che mettono il loro nome, ma è anche il lavoro di équipe con un senso preciso. Se non si ha rigore e precisione nel lavoro non si diventa Armani, Prada o Dolce & Gabbana».

Stilista preferito?

«Non ne ho uno, perché mi piacciono tutti in modo diverso. Mischio e metto insieme nomi sconosciuti con quelli famosi. Ho una mania del collezionista, se c’è uno stilista che non ho, lo cerco e lo stesso vale per i capi che mi piacciono».

Un aneddoto della sua vita da giornalista?

«Quando ho intervistato Sarah Jessica Parker a Londra, le ho chiesto della sua doppia fecondazione assistita con utero in affitto e mi ha dato una risposta bellissima: “In questo paese, chi è madre è madre, non importa come hai avuto i figli”. In America ci sono meno pregiudizi rispetto all’Italia, dove l’utero in affitto non è accettato per legge».

In foto, SIlvia Grilli, direttrice responsabile del periodico Grazia, alla Milano Fashion Week il 19 settembre 2018. Foto di Daniele Venturelli/WireImage

In foto, SIlvia Grilli, direttrice responsabile del periodico Grazia, alla Milano Fashion Week il 19 settembre 2018. Foto di Daniele Venturelli/WireImage

Cosa ne pensa della polemica di Bebe Rexha, la cantante che nessuno stilista ha voluto vestire ai Grammy perché troppo grassa, con una taglia 44?

«L’abbiamo messa in copertina e abbiamo raccontato la vicenda dicendo che il body shaming è finito. Sulla passerella vanno le donne con taglie grandi, basse e di ogni misura. Alla sfilata di Dolce & Gabbana c’erano donne di ogni taglia ed età; Bebe Vio è ambasciatrice di Dior e lei non è esattamente il canone di bellezza ufficiale: è una donna molto bella, ma diversamente bella. Questa discriminazione della bellezza è stata superata con messaggio di inclusione, quindi colpevolizzare la donna per il proprio corpo appartiene a un’altra epoca, non è di questi tempi. Quei pochi stilisti che ancora fanno di queste discriminazioni dovrebbero aprire gli occhi e vedere che il mondo è cambiato».

Simile la vicenda di  Melania Trump, alcuni stilisti hanno rifiutato di vestirla. Va bene la differenza di ideologie, ma non sembra un’ esagerazione?

«Non significa niente questa polemica. Se Melania Trump va in un negozio nessuno le taglia le mani perché vuole comprare un vestito di Armani piuttosto che un altro. Diverso è se chiede gratuitamente a uno stilista un vestito: lui può rifiutarsi di darglielo perché non è il suo genere di donna o non condivide le sue idee».

Nel 2017 Grazia ha ricevuto l’Italian Talent Award: “In 80 anni di storia Grazia testimonia l’evoluzione della donna italiana”. In che modo si è evoluta?

«L’uomo che ammazza la donna per aver tradito il marito era considerato delitto d’onore, ora non più; il divorzio non c’era, ora sì; anche per l’aborto si sono fatti passi in avanti, nonostante gli obiettori di coscienza. Oppure: i gay non potevano andare in chiesa. L’evoluzione della società è l’evoluzione anche di un giornale che racconta la società e spesso ne anticipa i mutamenti».

In foto, SIlvia Grilli, direttrice responsabile del periodico Grazia, alla Milano Fashion Week il 19 settembre 2018. Foto di Daniele Venturelli/WireImage

In foto, SIlvia Grilli, direttrice responsabile del periodico Grazia, alla Milano Fashion Week il 19 settembre 2018. Foto di Daniele Venturelli/WireImage

Le donne guadagnano il 23% in meno degli uomini. Come mai questa discrepanza?

«Guadagnano di meno perché sono state tenute in una condizione di inferiorità psicologica per educazione. Quindi gli uomini, sapendo di questa condizione di sudditanza psicologica, se ne approfittano. Le donne però, possono uscirne con la sicurezza in se stesse, che può essere acquisita e cominciare a chiedere, cosa che adesso hanno imparato a fare».

Cosa direbbe a chi crede ancora che la donna debba dedicarsi pienamente solo alla famiglia?

«Non sono sicuramente i lettori di Grazia. Parlerei prima di tutto con la donna, portandola a una diversa consapevolezza, e cercherei di capire le sue ambizioni. Se la sua ambizione è la famiglia, ben venga, ma se è altro e vi rinuncia per dedicarsi alla famiglia, l’aiuterei a capire che non sta facendo del bene a se stessa».

Anche lei vittima di uno stereotipo, il non avere figli. «Prima della nascita di mia figlia Anna, sentivo commenti tipo: “Certo, sei realizzata nel lavoro, ma la vita vera è un’altra cosa…”». Come si sentiva?

«Erano commenti maschili. A un certo punto ti trovi davanti a dei muri che non puoi superare, perché sono frutto di anni di pregiudizi, e non puoi convertire queste persone. Non ce la fai, ma puoi costruire una società diversa e stare con quelli che la pensano come te».

Cosa consiglierebbe a sua figlia, per affrontare il mondo da futura donna?

«Di avere fiducia in se stessa, nei propri talenti e di onorare le proprie ambizioni».

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Francesca Garofalo

Francesca Garofalo

Amo scrivere perché ho l'opportunità di mettere su un foglio bianco: le mie dita; le mie idee; le mie emozioni; un desiderio irrefrenabile di dire la verità; irriverenza; ironia... Non sarà molto, ma quando ami qualcosa alla follia non resta che perseverare.

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