È ora che questa generazione venga presa sul serio

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In foto, l'attivista svedese Greta Thunberg, 16 anni, candidata al Nobel per la Pace

In foto, l’attivista svedese Greta Thunberg, 16 anni, candidata al Nobel per la Pace

La generazione Y, banalmente denominata millenial, comprende le persone nate tra l’inizio degli anni Ottanta e la fine degli anni Novanta. Quando la si nomina, solitamente si pensa ai giovani: per lo più veniamo citati quando l’argomento di conversazione riguarda i nuovi problemi che ci troviamo ad affrontare (o, più spesso, a creare). Si parla di giovani fissati con i social network, di giovani che non hanno voglia di lavorare, di giovani troppo inclini all’ansia e alla depressione, di giovani sempre al telefono, di giovani che non capiscono cosa voglia dire diventare adulti.

Quello di cui si parla molto poco, invece, sono le iniziative e i successi delle nuove generazioni. La gioventù mondiale di oggi dimostra un notevole coinvolgimento in questioni etiche e sociali, forse addirittura più degli adulti. Tra giovani adesso si parla di femminismo, uguaglianza, non si ha paura di alzare la voce per farsi sentire. Si parla di politica, si contesta, si scende in piazza. Questa non è una generazione che accetta di stare in silenzio, di sedersi all’angolo ad aspettare che siano gli adulti a sistemare le cose. Abbiamo già imparato che questa tattica non risulta essere vincente.


La nostra è una generazione che chiede di essere ascoltata, è una generazione attiva e questo infastidisce chi attivo non lo è stato mai.


Non è facile ammettere che i giovani stanno facendo più dei grandi, soprattutto dei grandi al potere. Non è facile non sentirsi umiliati e in imbarazzo quando dei ragazzini sfilano per tutto il Paese, organizzano marce, proteste, tengono discorsi e si battono per i propri diritti. Il movimento americano March for Our Lives ne è un esempio lampante: si tratta di una manifestazione studentesca svoltasi il 24 marzo 2018 a Washington e in altri 800 luoghi degli Stati Uniti, oltre che in diverse parti del mondo. I giovani hanno richiesto una maggiore restrizione sulla vendita delle armi nel loro Paese, dando vita alla più grande protesta studentesca nella storia americana.

In foto, l'attivista americana Emma González. Sopravvissuta alla sparatoria alla Stoneman Douglas High School (Parkland, Florida), è tra le organizzatrici della March for Our Lives

In foto, l’attivista americana Emma González. Sopravvissuta alla sparatoria alla Stoneman Douglas High School (Parkland, Florida), è tra le organizzatrici della March for Our Lives

La nostra è una generazione che chiede di essere ascoltata, è una generazione attiva e questo infastidisce chi attivo non lo è stato mai. Non accettiamo più di stare in disparte e affrontare le conseguenze dell’operato di chi c’è stato prima di noi: siamo qui per cambiare le cose e siamo qui per farlo adesso. Lo sa bene Greta Thunberg, attivista svedese ora proposta per il Nobel, che si batte per lo sviluppo sostenibile e contro il cambiamento climatico. Il 4 dicembre 2018 Greta ha parlato alla COP24, vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, tenendo un discorso schietto e maturo. Giovani di tutto il mondo si sono sentiti ispirati da questa ragazza, appena sedicenne, facendone il nuovo simbolo della lotta al cambiamento climatico.

Il 15 marzo 2019 è stata la data scelta per operare uno sciopero a livello mondiale, composto principalmente da studenti. I risultati sono stati oltre ogni previsione: hanno aderito 123 Paesi, più di duemila città nel mondo. In Italia si stima abbiano partecipato più di un milione di persone. Da Hong Kong a Bruxelles, da Tokyo a Praga, da Helsinki a New York, gli ambientalisti si sono uniti sotto lo slogan Fridays For Future per chiedere ai rispettivi governi politiche urgenti contro il riscaldamento globale.


Continueremo a protestare, a fare rumore, a chiedere di essere ascoltati, quindi sarebbe bene che iniziate a prenderci sul serio.


Il fatto che le strade e le piazze di così tanti Paesi nel mondo si siano riempite di giovani e adulti, con tanta voglia di cambiare le cose, ha dato fastidio a un bel po’ di persone. C’è chi l’ha definita una buffonata, chi vede in Greta una bambinetta saccente che non andrebbe ascoltata. C’è chi trova ridicolo che la nostra generazione protesti, in quanto dotata di tutti i comfort e gli agi immaginabili. Questo è il vero, grande problema degli adulti: non prendere sul serio i giovani. Addossare alle nuove generazioni colpe che non hanno, protestare se osano portare alla luce problematiche che loro non hanno mai provato a risolvere. I grandi sono riusciti a vedere del marcio in una mobilitazione internazionale di straordinaria importanza e in una sedicenne che è riuscita finalmente a smuovere qualcosa. I nostri successi mettono in risalto i loro fallimenti. Le nostre voci evidenziano il loro silenzio.

Ecco quindi una dichiarazione a caldo: non ci fermeremo. Continueremo a protestare, a fare rumore, a chiedere di essere ascoltati, quindi sarebbe bene che iniziate a prenderci sul serio. Noi siamo il futuro. Io sono fiera delle nuove generazioni. Sono fiera di Greta, di Emma González, del fatto che Isra Hirsi (16 anni), Haven Coleman (12 anni) e Alexandria Villaseño (13 anni) siano tra le organizzatrici delle mobilitazioni del 15 marzo. Come ha sempre ribadito Greta, gli adulti sono più che i benvenuti a unirsi alle nostre fila: per cambiare le cose serviranno più alleati possibili, a condizione che siano pronti a fronteggiare le difficili realtà che hanno contribuito a creare. Noi ci siamo, voi?

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Melissa Vitiello

Melissa Vitiello

23 anni, tra Napoli e Istanbul. "Voglio scrivere perché ho bisogno di eccellere in uno dei mezzi di interpretazione della vita", diceva Sylvia Plath.

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