Captain Marvel: non il solito film di origini

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Brie Larson (Carol Danvers) in una scena del film Captain Marvel, di Anna Boden e Ryan Fleck

Brie Larson (Carol Danvers) in una scena del film Captain Marvel, di Anna Boden e Ryan Fleck

Non ci siamo ancora del tutto ripresi da Avengers: Infinity War ma la Marvel continua imperterrita il suo corso, portando sul grande schermo non uno ma ben due film: prima Ant-Man and the Wasp e ora Captain Marvel. È il primo film dell’MCU ad avere come protagonista non solo una donna, ma il personaggio, come affermato dal produttore Kevin Feige, “più potente dell’universo Marvel al cinema”.

Con i “film di origini”, di solito, si ha sempre una patata bollente tra le mani: bisogna presentare il personaggio, affiancargli un villain interessante ma che non oscuri l’eroe e trovare la storia giusta da raccontare per intrattenere il pubblico. Captain Marvel ha dietro di sé ben otto film di origini nello stesso universo (sì, li ho contati). Era quindi di primaria importanza dare a Captain Marvel un film di origini di stampo diverso, per svecchiare il modello che la stessa Marvel ha collaudato. La soluzione è una trama che parte in medias res, portandoci direttamente dentro il racconto e incuriosendoci dall’inizio alla fine.

Vedere in azione una super-eroina come Carol Danvers (alter ego di Captain Marvel), così forte e simpatica, è di sicuro un ulteriore motivo per andare a vedere Avengers: Endgame il mese prossimo – anche se ormai l’attesa per questo film è a livelli astronomici anche senza Captain Marvel.

Samuel L. Jackson (Nick Fury) in una scena del film Captain Marvel, di Anna Boden e Ryan Fleck

Samuel L. Jackson (Nick Fury) in una scena del film Captain Marvel, di Anna Boden e Ryan Fleck

La protagonista, interpretata da Brie Larson, ci trasporta dentro un’avventura cosmica che prende il via da una guerra tra due razze aliene, i Kree da una parte e gli Skrull dall’altra (altra idea geniale di questo film: il villain viene all’inizio dato per scontato, ma non mancano le sorprese da questo punto di vista). I comprimari risultano simpatici e funzionali, specialmente Nick Fury (Samuel L. Jackson), qui leggermente rivisitato e reso più comedy relief rispetto al solito (non vi preoccupate, rimane comunque un badass: stiamo parlando di Samuel L. Jackson, nondimeno).

Il film è ambientato nel 1995 in un contesto fatto di floppy, Blockbuster e canzoni pop a rendere la pellicola ancora più adorabile e, parlando di adorabile, sono contenta di come abbiano trattato il personaggio di Goose la gatta, che a dispetto dell’inutilità che mi aveva ispirato nei trailer si rivela essere un personaggio con il suo perché. Ho apprezzato molto anche come la pellicola voglia ridare serietà alla dimensione cosmica dopo i capitoli più scherzosi dei Guardiani della Galassia e di Thor: Ragnarok.

Devo dedicare qualche riga al caso mediatico che è stata la campagna marketing di questo capitolo dell’MCU. Uno dei maggiori pregi è il fatto che il femminismo in questo film non sia per nulla forzato; Carol Danvers è una super-eroina non tanto perché è donna ma perché è umana, scoprendo così che la sua maggiore debolezza è in realtà il suo più grande punto di forza. Eppure il film e Brie Larson sono da settimane bersagliati da commenti negativi che incitano all’odio e al boicottaggio e gli insulti non si sprecano.

A causa di alcune notizie false su presunti tweet di Brie Larson, varie critiche sono state rivolte al suo stile recitativo: "È monoespressiva, non sorride mai". Foto di © AobaSona, Reddit

A causa di alcune notizie false su presunti tweet di Brie Larson, varie critiche sono state rivolte al suo stile recitativo: “È monoespressiva, non sorride mai”. Foto © AobaSona, Reddit

Sono bastate un paio di dichiarazioni della Larson che desiderava più donne e più etnie tra i giornalisti presenti alle conferenze stampa per suscitare un vespaio: la Larson si è trasformata così in una specie di demonio che odia gli uomini bianchi ed è il soggetto di una serie di notizie false create a posta per screditarla. Un esempio: secondo un utente di YouTube, la Larson aveva twittato scoraggiando gli uomini bianchi ad andare a vedere il film, perdendo il 70% del suo pubblico. Ho controllato personalmente l’account Twitter di Brie Larson e non ho trovato nulla che facesse il minimo riferimento a quest’affermazione, a dimostrazione di come la diffamazione nei confronti dell’attrice sia assolutamente immotivata. Per non parlare delle critiche al suo stile recitativo: “È monoespressiva, non sorride mai”, ecc. Chi ha visto il film sa benissimo che la Danvers è in realtà la super-eroina che probabilmente sorride più di tutte; del resto la Larson ha vinto un Oscar, che ne saprà lei di recitazione…


Un conto è non apprezzare una persona, un altro è accusarla di cose che non ha né detto né fatto giusto perché odiare va di moda.


È quasi disarmante vedere quanto fango sia gettato nei suoi confronti ma del resto non è nulla di nuovo: Kelly-Marie Tran ha dovuto disattivare l’account Instagram dopo gli insulti ricevuti per aver partecipato a Star Wars – Gli ultimi JediJodie Whittaker si è beccata tutto il disprezzo dei fan di Doctor Who che non volevano accettare un Dottore donna. Citerò ciò che disse Steven Moffat, ex sceneggiatore della serie, al San Diego ComicCon nel 2017: “Il problema non è il cambio di sesso ma il bisogno di odiare qualcuno, che è un fenomeno molto più grave”.

Non vi piace la Larson? Va benissimo. Ma un conto è non apprezzare una persona, un altro è accusarla di cose che non ha né detto né fatto giusto perché odiare va di moda. Detto questo andate a vedere Captain Marvel: vi regalerà più di un’emozione, soprattutto se siete ragazze. E se amate Stan Lee.

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Sara Sgarbossa

Sara Sgarbossa

Immaginate una ragazza (quasi) completamente persa nei suoi sogni, sempre alla ricerca di storie da ascoltare o raccontare, innamorata del teatro e del cinema, nerd riscoperta, e avrete come risultato me.

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