Se Cat Person diventa la storia di (quasi) tutte

0
In foto, la scrittrice Kristen Roupenian, autrice del libro Cat Person edito in Italia da Einaudi

In foto, la scrittrice Kristen Roupenian, autrice del libro Cat Person edito in Italia da Einaudi

Mettete trenta donne etero in una stanza e cominciate a leggere loro Cat Person di Kristen Roupenian, l’articolo più cliccato nella storia del New Yorker che, cavalcando le storie del #MeToo, ce ne regala un’altra fatta di potere e, tanto per cambiare, stereotipi. Sulle trenta persone che avete riunito, forse venti di loro vi diranno che – ehi – anche loro sono state nella situazione della protagonista.

La Roupenian parla di un altro sessismo, uno meno eclatante ma non per questo meno subdolo; un sessismo che sembra una dinamica normale in una situazione normale, il sessismo di tutti i giorni che una ragazza di vent’anni subisce con uno sguardo un po’ troppo paternale, una frase che suppone l’inferiorità intellettuale di lei, l’assenza di parole che comunicano una connessione – di qualsiasi tipo – tra due persone, la rudezza dei gesti, dai baci disgustosi ai preliminari degni di un adolescente troppo entusiasta e frettoloso, senza preoccuparsi se l’altra è a proprio agio.

Cat Person, complice una narrazione sempre più completa sulle dinamiche di potere di genere e sull’educazione maschile davanti alla quale (anche) il #MeToo ci ha fatto aprire gli occhi, diventa virale e alla Roupenian viene proposto un contratto da un milione di dollari per scrivere una raccolta di racconti (in Italia edita Einaudi con il titolo Cat Person, nella versione originale You Know You Want This) e un romanzo.

Di cosa parla Cat Person, il caso editoriale di Kristen Roupenian

La copertina di Cat Person, la raccolta di racconti scritta da Kristen Roupenian, edita in Italia da Einaudi

La copertina di Cat Person, la raccolta di racconti scritta da Kristen Roupenian, edita in Italia da Einaudi

Il fortunato racconto si apre con l’incontro tra Margot, una studentessa ventenne che lavora in un cinema e Robert, un trentaquattrenne che nasconde inconsciamente la sua paura di essere respinto dietro la figurina del “macho alpha“. Robert non stabilisce una vera connessione con Margot finché lei non si mostra fragile e “preda”: nel frattempo lui non parla, fa allusioni subdole alla sua presunta superiorità intellettuale e, quando vanno a letto, non si cura dell’amplesso di lei.

La frequentazione non è delle più brillanti che un ventenne possa esperire in compagnia di una persona più grande, anzi: lui non si fa mancare il classico teatrino di mansplaining quando le dice come dovrebbe comportarsi a lavoro, intercetta la paura di Margot che l’appuntamento non vada come lei ha previsto e la usa per uscirsene con una frasetta acida da “maschione” cinico. Certo, Margot si attribuisce delle responsabilità sull’impressione che lui avrà di lei, da cosa si mette a cosa dice passando persino a punirsi per i suoi silenzi in macchina; è un carico di aspettative che lei si impone di rispettare; ma è un carico di aspettative che nutre nei confronti di Robert, un uomo che risulterebbe inadeguato e insufficiente secondo gli standard di chiunque. Eppure Margot accetta di uscire con lui anche quando smette di scriverle.


 

Per un attimo pensa che in fondo non voglia più andare a letto con lui, piombando immediatamente in un senso di colpa che la fa sentire come una ragazzina capricciosa che ha ordinato un piatto che d’improvviso non vuole più.


Troviamo una riflessione spaventosa della Roupenian su come le donne gestiscono e si relazionano con il loro consenso nel sesso: quando, prima del rapporto, Robert si china a torso nudo per finire di spogliarsi, Margot si sofferma su quell’uomo dalla pancia pelosa in una posizione goffa che la mette a disagio e per un attimo pensa che in fondo non voglia più andare a letto con lui, piombando immediatamente in un senso di colpa che la fa sentire come una ragazzina capricciosa che ha ordinato un piatto che d’improvviso non vuole più. Soprattutto, sarebbe imbarazzante e difficile togliersi da una situazione del genere e tornare a casa.

Il resto, e la parola con la quale il racconto si conclude, sono già quasi storia sia per chi è stata Margot e ha bisogno che qualcuno parli di lei per esorcizzare la soggezione psicologica nello scoprire che non si è sole, sia per chi ha bisogno di storie che parlano di potere maschile nelle coppie etero narrate dal punto di vista femminile, meglio se scritte con uno stile estremamente asciutto e tagliente e con una velata nota di sarcasmo e cattiveria, come se il narratore fosse stato impegnato tutto il tempo alla descrizione chirurgica dell’accaduto riservandosi, alla fine della frase, un crudele giudizio.

About author

Susanna Guidi

Susanna Guidi

Romana, attivista per i diritti umani con un grande amore per la letteratura; vuole vivere in una casa piena di roditori ai quali dare nomi altisonanti. Qualcuno le dica che gli anni Ottanta sono finiti.

No comments

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi