Marti Stone: «Essere una donna in questa società»

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In foto, la rapper Marti Stone. L'8 marzo ha pubblicato il singolo X3

In foto, la rapper Marti Stone. L’8 marzo ha pubblicato il singolo X3

Marti Stone è una rapper, cantautrice e producer italiana, attualmente una delle principali esponenti femminili del genere hip-hop. L’8 marzo ha pubblicato un nuovo singolo, X3 (Per tre). Non è un caso che il brano sia uscito proprio durante la Giornata mondiale della donna. Ecco cosa mi ha raccontato.

Ci siamo conosciuti qualche tempo fa, in seguito agli insulti sessisti rivolti a CRLN durante un concerto. Già allora avevamo parlato di donne e delle discriminazioni, spesso subdole e sottili, che siete costrette a subire. Voglio iniziare da te, quanti e quali pregiudizi sei costretta a sopportare come donna e come rapper?

«Nella vita di tutti i giorni, le persone tendono a metterci in una griglia, a classificarci. Costringerci a sopportarlo è una fatica che possiamo risparmiarci! In quanto artista, invece, sento spesso il bisogno di sottolineare la maternità della mia musica, chi non mi conosce mi chiede se scrivo e produco in prima persona. All’inizio mi guardano sempre con un po’ di sospetto, come se fosse impossibile il fatto di essere autrice dei miei brani».

“Donna con le palle” è quello che si dice di una che ha carattere. Nel 2019, in Occidente, a me suona come una sconfitta. Com’è possibile debellare questo maschilismo insito ancora in molta gente?

«A volte vorrei dire ad alcuni che nell’anatomia femminile non esistono i testicoli, è vero, ma “avere le palle” non è sinonimo di “avere coraggio”. Potremmo prenderla con filosofia e considerarlo un semplice modo di dire, se non fosse che è la cultura di un popolo a generarne il linguaggio. Per debellare il maschilismo, bisogna educare bambini e bambine allo stesso modo, senza trasmettere loro valori distorti, si potrebbe partire dal non attribuire un sesso ai colori, ai giocattoli, alle professioni e così via».


Guardando Missy Elliott, da piccola, ho capito che potevo essere chi volevo nella vita, ho iniziato ad apprezzare la mia unicità.


Parliamo di musica e del tuo nuovo singolo, X3 (Per tre), pubblicato, non a caso, l’8 marzo.

«X3 è il super potere delle donne: la capacità di sostenere pesi “tre volte tanto” rispetto a un uomo. Ma è anche una richiesta costante da parte del sistema. Prendi ad esempio la questione degli stipendi, il gender pay gap che vede le donne guadagnare il 22% in meno rispetto agli uomini. Preferisco affrontare la questione con atteggiamento positivo e aperto. X3 pone lo sguardo su scene di vita quotidiana che riguardano tutti, uomini compresi. È un inno alla libertà che parte dall’esperienza di una donna. Abbiamo lavorato in tre al brano, ognuna di noi ha mostrato lati differenti dell’essere donna, portando semplicemente se stessa nel processo creativo. Senza bisogno di assegnare ruoli prestabiliti, in totale libertà. Il titolo mi è stato suggerito anche da una celebre frase di Charlotte Whitton».

In X3, sempre in riferimento alla donna, canti “Sa che è una ma per vincere lei dovrà farlo per tre”. Raccontami di te e dei tuoi esordi, cos’è che hai dovuto fare per tre?

«Ricordo che ai tempi, quando mi presentavo come rapper, mi chiedevano sempre di fare un freestyle, di dimostrare la veridicità delle mie parole. Mi sono sentita messa alla prova rispetto ad alcuni ragazzi che, pur essendo meno competenti, venivano acclamati per l’utilizzo di frasi sessiste e atteggiamenti maschilisti. Tutt’ora c’è chi rifiuta di ascoltare rapper donne a priori perché “il rap è un genere maschile”, perché “la voce femminile è fastidiosa”. Ci vogliono “con le labbra coperte”, ma abbiamo molto da dire».

La cover del singolo X3, di Marti Stone

La cover del singolo X3, di Marti Stone

Parlando ancora di donne, ce n’è una a cui ti ispiri?

«Mi ispiro a tutte le donne che non mollano mai».

Quali sono, invece, quelle che hanno accompagnato la tua crescita personale e artistica?

«La mia madrina nell’hip-hop è stata sicuramente Missy Elliott, con il suo genio, estro e mentalità, una vera icona. Guardando lei, da piccola, ho capito che potevo essere chi volevo nella vita, ho iniziato ad apprezzare la mia unicità. Nel 2011, poi, ho dedicato il mio primo EP, La Rivincita delle Astronaute, all’astronauta Valentina Tereshkova. L’arte e le parole di Frida Kahlo mi hanno aiutata a superare un periodo molto difficile. Guardandomi intorno sicuramente una donna che mi ha trasmesso tanto è proprio Rondò».

Facciamo un passo indietro: nel 2014, giovanissima, hai pubblicato il tuo album d’esordio, La grande onda. Giovane sì, ma con le idee molto chiare. Come guardi, oggi, a quell’esordio e cosa cambieresti, se potessi?

«Ai tempi non avrei mai immaginato di poter avere una possibilità del genere, quell’album mi ha permesso di acquistare Il Fatto Quotidiano in edicola e di trovarci una recensione con la mia faccia sopra. Lì ho capito che nel mondo c’era spazio anche per me. Ero appena ventenne e ho vissuto tutto con entusiasmo. Non cambierei niente, forse la copertina dell’album».

L’anno scorso, poi, hai fatto una toccata e fuga ad Amici di Maria De Filippi. Permettimi una provocazione: piuttosto che un talent show, in cui si rischia di diventare carne da macello e funzionare il tempo di una stagione, non è meglio avere meno riflettori puntati addosso e conquistare il pubblico live dopo live?

«Amici mi ha dato la possibilità di espormi a un pubblico totalmente diverso da quello a cui ero abituata nel rap. Ogni esperienza va fatta con cognizione di causa, con questa premessa mi sono sentita tranquilla nell’affrontare Amici Casting. Sapevo di non essere il tipo di artista usa e getta che rischia di perdersi in un contesto del genere. Lì ho conosciuto artisti validi e ho vissuto da dentro una realtà che da fuori si capisce a stento».

Torniamo alla tua musica: dopo la pubblicazione di X3, prevedi anche l’uscita di un nuovo album?

«X3 è il primo di una serie di singoli che rilascerò nei prossimi mesi. Un nuovo album è il mio obiettivo entro il 2019. Ci sto mettendo più tempo del solito perché ho tante idee e voglio fare le cose per bene».

Concludo tutte le mie interviste con questa domanda: qual è la parola più importante della tua vita?

«Ho sempre sentito una sensazione dentro di me quando, nonostante i KO, continuavo a rialzarmi, non come uno zombie ma come una fenice. La parola che descrive al meglio questo mood è “resilienza”».

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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