Arisa, che infrange i divieti per essere libera

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In foto, la cantante Rosalba Pippa, in arte Arisa

In foto, la cantante Rosalba Pippa, in arte Arisa

Ad Arisa non piacciono le etichette. L’ha dimostrato tante volte e, ogni volta, ha corso il rischio di perdere consensi. Perché chi si mette in discussione finisce sempre per destabilizzare il pubblico; eppure lei, forte di una personalità ben definita, non si è mai preoccupata di essere ciò che il pubblico vuole ma di esprimere la propria natura istintiva, sfaccettata, ribelle.

Ai suoi esordi era un fumetto che rischiava di degenerare in una caricatura, ma ha fatto subito un passo indietro e ha preferito trovare una dimensione che le fosse congeniale, piuttosto che tenersi stretta l’approvazione della gente; è tornata con La notte e un album, Amami, in cui il suo talento di interprete e la scrittura sensibile di Giuseppe Anastasi hanno realizzato uno dei dischi pop più intensi, raffinati e riusciti degli ultimi anni. Ma si è annoiata in fretta e ha pubblicato un nuovo lavoro discografico, Se vedo te, interamente scritto da artisti provenienti dalla scena indie (quando ancora  aveva un senso parlare di indie italiano), anticipando i tempi e proponendo al pubblico mainstream le penne di Antonio Di Martino, Marco Guazzone, Dente, Cristina Donà e Angelo Trabace. Nel mezzo qualche tormentone estivo, una manciata di ruoli d’attrice, due romanzi, cambi di look sorprendenti e la voglia immutata di non diventare un cliché, la copia fedele di se stessa.


Il tema centrale di Una nuova Rosalba in città è la libertà, senza che ne parli mai a chiare lettere. Innanzitutto perché Arisa interpreta la libertà con il suo stesso modo di essere artista e poi perché in questo album si concede la possibilità di essere sensuale, sfrontata, intensa, leggera e di uscire dai suoi panni.


Arisa è un’artista che incarna il genere pop alla perfezione; non sa riciclarsi e non ha avuto l’astuzia di farlo nemmeno quando chiunque avrebbe evitato di mettere a repentaglio tutto. Ma lei si annoia in fretta, l’ho detto, e fa fatica a riconoscersi in quello che ha fatto; è inquieta, curiosa, in costante fermento. Il suo ultimo disco di inediti, Una nuova Rosalba in città, ne è la prova, perché è un altro divieto infranto: Arisa va dove le pare, rischia, torna indietro, sorpassa a destra e cerca una dimensione in cui possa sentirsi sempre a suo agio, una dimensione in cui poter essere sempre onesta con se stessa, innanzitutto, e poi con il pubblico.

Il tema centrale di Una nuova Rosalba in città è la libertà, senza che ne parli mai a chiare lettere. Innanzitutto perché Arisa interpreta la libertà con il suo stesso modo di essere artista e poi perché in questo album si concede la possibilità di essere sensuale, sfrontata, intensa, leggera e di uscire dai suoi panni. La leggerezza di cui si veste l’intero disco non mortifica il suo contenuto, ma gli dà una forma inedita, imprevedibile, ironica.

La cover del nuovo album di Arisa, Una nuova Rosalba in città

La cover del nuovo album di Arisa, Una nuova Rosalba in città

Arisa ha dimostrato più volte di sapersi far prendere sul serio senza aver bisogno di appesantire quello che comunica attraverso le sue canzoni e questo, forse, è il suo più grande pregio: la sua musica non è pretenziosa, ha un contenuto interessante, mai banale o artificiale, senza rinunciare a un contenitore frizzante, brillante, pop. Una nuova Rosalba in città è un disco che non si trascina, godibile ed eterogeneo, formato da dodici piccoli capitoli che mettono in luce tutti i volti di Arisa e che rivelano il suo talento di interprete multiforme.

Questo è possibile perché Arisa riesce a essere credibile in qualsiasi veste: che canti un tormentone estivo o un brano d’autore, lei si cala perfettamente nella parte e dà, a ciò che canta, una forma specifica, personale, originale; Arisa merita un posto tra le grandi interpreti della canzone italiana perché sa fare il proprio mestiere, che è interpretare un concetto e offrirgli un punto di vista attraverso cui prendere forma.


Arisa asseconda quel che è in un momento preciso, poi fa le valigie e migra verso altre mete. La musica, per lei, è un viaggio; ogni posto che scopre la arricchisce e la cambia, rivela parti di sé che non conosceva e tiene viva la curiosità e la voglia di non accontentarsi.


A Sanremo avrebbe potuto avere vita più facile se avesse proposto l’intensa La domenica dell’anima, firmata da Dario Faini e Diego Mancino, oppure un brano d’autore come Ne vale la pena, con le sapienti parole di Niccolò Agliardi. Ma lei ha scelto Mi sento bene, che è uno slogan, un brano che racconta una nuova consapevolezza e parla di accettazione, di rinascita, di tutte le cose che capitano quando non ci si oppone al corso naturale della vita. Questo è un ottimo punto di partenza per raccontare la nuova Arisa che ha scelto di proporre un album colorato, immediato, dal sound elettronico, in cui canta il sesso (in Dove non batte il sole), l’amore per un’altra donna (in Gli amanti sono pazzi) e un brano dedicato alla comunità transessuale (Minigonna).

Insomma, Una nuova Rosalba in città non è un disco che racconta una nuova Arisa; o perlomeno non è nuova per chi conosce la sua attitudine alla libertà, alla leggerezza, al bisogno di non restare confinata in un ruolo. Ma racconta, a mio modo di vedere, l’Arisa di sempre, che continua a combattere le etichette per svincolarsi definitivamente da ogni marchio ed essere, una volta per tutte, un’artista libera, sincera, in armonia con quello che canta. Non è un album di rottura, non è forzatamente diverso; questo disco è l’ennesimo approdo di una cantante che non sa stare ferma e che, da qui, ripartirà presto.

Una nuova Rosalba in città è un album irripetibile proprio perché non capiterà più, come del resto lo sono tutti quelli che ha pubblicato finora. Arisa non è mai uguale a se stessa semplicemente perché si evolve e dunque non si riconosce pienamente in quel che è stata. Questo fa di lei un’artista che ha un grande rispetto per la musica, per il pop e per il suo pubblico; asseconda quel che è in un momento preciso, poi fa le valigie e migra verso altre mete. La musica, per Arisa, è un viaggio; ogni posto che scopre la arricchisce e la cambia, rivela parti di sé che non conosceva e tiene viva la curiosità e la voglia di non accontentarsi. Una nuova Rosalba in città è l’Arisa di sempre, che però non somiglia a quella di sempre e quindi anche stavolta ha fatto goal al Brasile.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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