Giornalismo 2.0: adattarsi all’era dei social media

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Secondo un'analisi, solo il 3% del traffico web va ai giornali online e, di questo, solo un sesto è diretto a siti di news locali

Secondo un’analisi, solo il 3% del traffico web va ai giornali online e, di questo, solo un sesto è diretto a siti di news locali

Nel libro di Matthew Hindman The Internet Trap: How the Digital Economy Builds Monopolies and Undermines Democracy sono spiegate le ragioni per le quali giornali e siti di news vengono schiacciati da giganti di Internet quali Facebook e Google.

Hindman spiega il concetto di “viscosità” (stickiness), un indice di Internet che misura quanto è probabile che degli utenti visitino e ritornino sul tuo sito dopo il primo e il secondo click. Siti con alti livelli di viscosità finiranno con l’accrescere la loro audience, mentre quelli con un’inferiore viscosità verranno visualizzati sempre meno. Quello della viscosità è uno dei problemi principali che il giornalismo sta affrontando ai giorni nostri.

Ci viene detto che c’è un’audience molto vasta per i siti di news online; allora perché è così difficile guadagnare dal giornalismo online? Un’analisi più accurata, in realtà, mostra come la maggior parte degli utenti del web passi il tempo su Google, Facebook e siti pornografici. Solo il 3% del traffico web va ai giornali online e, di questo, solo un sesto è diretto a siti di news locali. In conclusione, i giornali online non possono monetizzare un’audience che non hanno. Questo viene definito da Hindman il «mito della monetizzazione»; ecco perché è fondamentale integrare il giornalismo con i social, prendendo esempio da piattaforme di successo quali Facebook e Google.

La sfida del giornalismo: comunicazione e social

Uno dei problemi principali di alcuni siti di news è che presentano contenuti statici e, nell'era di Facebook e Instagram, questo è intollerabile

Uno dei problemi principali di alcuni siti di news è che presentano contenuti statici e, nell’era di Facebook e Instagram, questo è intollerabile

Una regola essenziale per il successo di una piattaforma di notizie online è dare molta importanza ai titoli; delle interviste con il personale di BuzzFeed e Huffington Post hanno rivelato che il loro staff spesso passa più tempo a scrivere i titoli di un articolo che l’articolo in sé. Questo, ovviamente, non significa che un articolo debba avere un titolo clickbait o ingannevole, perché ciò porterebbe alla perdita di lettori. Tuttavia creare titoli fantasiosi e originali nel rispetto del contenuto dell’articolo è un passo fondamentale nell’era dei social media. In altre parole: un titolo che sia Facebook-friendly creerà senza dubbio molto più traffico sul sito.

Oltre a essere ancora troppo lenti – e in alcuni casi esteticamente brutti – uno dei problemi principali di alcuni siti di news (specialmente locali) è che sono statici, durante il giorno, dal punto di vista dei contenuti. In un’era in cui siamo abituati a ricaricare la home di Facebook o Instagram continuamente e trovare contenuti sempre nuovi questo è intollerabile. Come spiegato da un dirigente di The Atlantic: «Se un utente ritorna sul tuo sito e scopre che non è cambiato nulla, hai insegnato loro a tornare meno frequentemente».


La ruota del criceto non è velocità: è movimento fine a se stesso. È volume senza pensiero. È contenuto prodotto per incontrare una metrica di produttività arbitraria.


L’importanza di avere contenuti sempre nuovi provoca un meccanismo definito come “la ruota del criceto del giornalismo”. La pressione per avere dei contenuti sempre nuovi ha posto un focus enorme sull’immediatezza, incoraggiando la creazione di articoli sempre più brevi. Il giornalista Dean Starkman spiega: «La ruota del criceto non è velocità: è movimento fine a se stesso. È volume senza pensiero. È panico per le notizie, mancanza di disciplina e inabilità di dire no. È contenuto prodotto per incontrare una metrica di produttività arbitraria».

Molti studi dimostrano che i siti di news generano più traffico con molti articoli brevi piuttosto che meno articoli di media lunghezza. È stato dimostrato che meno del 10% degli utenti arrivano fino alla fine di un articolo, mentre la maggior parte si ferma a metà: i giornalisti sprecano tempo e risorse a scrivere articoli che non verranno letti dalla maggior parte degli utenti del web. È semplice capire come queste tendenze finiscano con l’influenzare le politiche delle redazioni.

Non ci sono ricerche che suggeriscano di eliminare gli articoli lunghi per aumentare il traffico di un sito; tuttavia è stato dimostrato come la diversità di contenuti e format sia essenziale. Un continuo fluire di articoli brevi può essere il primo passo per aumentare la “viscosità” di un sito. Di conseguenza, piuttosto che investire risorse in lunghi articoli investigativi, articoli di opinione o di analisi, si preferisce avere meno giornalisti che lavorino su articoli più brevi e accattivanti – lascio a voi ipotizzare quali conseguenze questo fattore possa avere per il giornalismo.

Contenuti multimediali: il vantaggio dei siti di news

Ottimizzare un sito web per i social media è oggigiorno essenziale, per esempio mediante l'aggiunta di pulsanti di condivisione per Facebook e Twitter

Ottimizzare un sito web per i social media è oggigiorno essenziale, per esempio mediante l’aggiunta di pulsanti di condivisione per Facebook e Twitter

Infine, un altro elemento che può aumentare il numero dei lettori è la presenza di contenuti multimediali. Video, gif, immagini in alta risoluzione, grafici, gallerie fotografiche, tutto ciò che è visivamente attraente diventa un punto di forza. A nessuno piace leggere un articolo di solo testo, nero su bianco. La possibilità di dedicare molto più spazio alle foto e ai contenuti multimediali in genere è senza dubbio un enorme vantaggio che i siti di news hanno rispetto ai giornali stampati.

In generale, ottimizzare un sito web per i social media è oggigiorno essenziale; con questo si intendono semplici step quali l’aggiunta di pulsanti di condivisione per Facebook e Twitter o, per esempio, adattare un sito web ai dispositivi mobili. In ogni caso, però, dipendere troppo dai social media può anche avere un effetto indesiderato; gli utenti di Facebook di solito non passano più di un minuto su una stessa pagina; i siti cui accediamo tramite Facebook, inoltre, ottengono solo l’1% di tutto il traffico della piattaforma. Ci sono centinaia di milioni di siti in Internet e quattro delle compagnie più potenti del web – Google, Facebook, Microsoft e Yahoo – ottengono un terzo di tutte le visite.


L’integrazione è la chiave del successo per il giornalismo nel vero senso della parola, che non deve compromettersi o piegarsi ma deve imparare ad adattarsi se vuole sopravvivere, generando al contempo fonti di profitto adeguate.


Inoltre, fare affidamento esclusivamente sui social è sbagliato perché questi – specialmente Facebook – decidono deliberatamente quando cambiare il loro sistema e rispettivi algoritmi. Nel 2012, per esempio, il Washington Post’s Social Reader – una sorta di giornale per Facebook – ricevette supporto tecnico dallo staff della piattaforma e, al culmine del suo successo, raggiunse più di 17 milioni di utenti. Tuttavia, appena Facebook cambiò i suoi algoritmi nella primavera dello stesso anno, il traffico sul Social Reader collassò immediatamente e, già a dicembre, l’app non esisteva più.

La sfida del giornalismo ai giorni nostri non è quella di sopravvivere ma quella di adattarsi e farlo in fretta. Il web cambia continuamente e con esso le nostre abitudini; il giornalismo è ancora troppo, troppo lento e tradizionale. I giornali cartacei scompariranno, inevitabilmente, ma non è detto che anche il giornalismo debba soccombere con questi. L’integrazione di questi due elementi – buon giornalismo e social media – è assolutamente fondamentale; è la chiave del successo per il giornalismo nel vero senso della parola, che non deve compromettersi o piegarsi ma deve imparare ad adattarsi se vuole sopravvivere, generando al contempo fonti di profitto adeguate a sostenere giornalisti e interi team editoriali. A questo punto, però, vale la pena chiedersi se Facebook et similia debbano essere considerate delle semplici piattaforme che mitigano la comunicazione o delle vere e proprie testate. Ve ne parlerò nel prossimo articolo.

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Federica Montella

Federica Montella

Fef vive in Irlanda, ma ama moltissimo il suo Paese, tanto che ogni volta che ci torna ci lascia un pezzettino di cuore (ma in compenso guadagna 3-4 kg). Ha vissuto nei Paesi Bassi senza saper andare in bicicletta e in Spagna pur odiando il rumore. Ama viaggiare, leggere, scrivere, comprare cd, collezionare plettri, il cocco, la birra e i cani. Studia giornalismo, ma è ancora incerta circa la sua vocazione. Vorrebbe vivere lungo abbastanza da assistere all'invenzione del teletrasporto; sogna di esplorare ogni angolo dell’universo, andare a tutti i concerti dei suoi artisti preferiti, mangiare quantità industriali di pizza senza ingrassare.

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