Mia Regina, la favola tutta francese firmata Einaudi

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Dettaglio della copertina di Mia regina, romanzo di Jean-Baptiste Andrea edito da Einaudi

Dettaglio della copertina di Mia regina, romanzo di Jean-Baptiste Andrea edito da Einaudi

Mia regina è una favola tutta francese, sì. Una favola, una magia, un piccolo portale che ci conduce nel mondo di Shell, un ragazzo che vive con i genitori anziani presso una stazione di servizio nella quale lavorano. Jean-Baptiste Andrea è l’autore di questo gioiello, vincitore del Prix Femina des lycéens e del Prix du premier roman. 

Mia regina è apparso qualche mese fa sotto i miei occhi, mentre attendevo di poter uscire dalla stazione Termini, quando a Roma pioveva tanto. In mente avevo solo le chiacchiere con le amiche, mere questioni femminili che quando condivise ti fanno sentire meno sola, anche se poi non le risolve nessuno. Nemmeno io.

Vagavo fra gli scaffali alla ricerca di un libro d’amore, un romanzo che sapesse arrivare dove in quel momento non arrivava nessuno. Mia regina era lì, piccolo e in mezzo a tanti altri libri dalle copertine caotiche, fra i grandi romanzi classici e quelli storici. La copertina mi aveva catturata: vuoi il titolo, vuoi per i colori tenui e afosi che ti ricordano giorni d’estate dove non puoi muoverti troppo perché bisogna stare attenti alle onde, alle serpi, alle macchine sulla strada. Non ho nemmeno letto la trama, l’ho preso. L’ho preso pensando anche a una bella storia da regalare, magari.

Mia regina, di Jean-Baptiste Andrea, edito da Einaudi

Mia regina, di Jean-Baptiste Andrea, edito da Einaudi

Il libro è rimasto sulla scrivania, fino a qualche giorno fa, quando nel caos del trasloco ho volutamente scelto di aprirlo. Divorato nel silenzio di un sabato pomeriggio, piedi sul davanzale, gambe stese e viso verso il sole.

Mia regina: la trama

Shell è un ragazzo che sa di essere un po’ come una Giulietta con il motore di una 2Cv, figlio di una coppia anziana abituata alle stranezze del figlio.

Mentre Shell vive nel suo mondo, soddisfatto per esser stato incaricato di fare il pieno di benzina con indosso la giacca degli addetti ai lavori, viene sospeso da scuola e la famiglia gli propone un istituto, di quelli dove tutti sorridono e sono felici; dove è chiaro che per qualsiasi cosa vale il concetto del bambino speciale. E quando se ne accorge, Shell sente il bisogno di dimostrare che non serve quella scuola, che lui è un uomo.


A forza di sentirmi dire che ero solo un bambino, e che andava benissimo così, è successo l’inevitabile. Ho voluto provare loro che ero un uomo.


Per essere un uomo c’è bisogno della guerra, c’è bisogno di un fucile, uno zaino, della sua inseparabile giacca. Parte durante la notte, cercando di risalire e scavallare un altopiano del Sud della Francia.

A pagina 18 di Mia regina avviene quello che chiamo il piccolo miracolo letterario. Jean-Baptiste Andrea è in  grado di raccontare un attacco di panico di Shell partendo dall’istante in cui il ragazzo si rende conto di aver dimenticato, lungo la strada, lo zaino.

Mia regina, di Jean-Baptiste Andrea, edito da Einaudi (p. 18)

Mia regina, di Jean-Baptiste Andrea, edito da Einaudi (p. 18)

Il capitolo si chiude con quella mezza pagina vuota, che a me tanto ricorda quel lungo momento in cui capisci di non essere morto, che puoi aprire gli occhi e respirare con calma, riprendere fiato prima di poter ammettere di essere stata travolta da un attacco. Cosa che al momento posso dire di conoscere.

L’infinita tenerezza di Mia regina

Shell non arriva a fare la guerra, resta sull’altopiano dopo aver incontrato Viviane, una ragazzina presumibilmente sua coetanea, così esile da dare la sensazione di poter sgusciare tra due folate di vento senza che nessuno se ne accorgesse.

Si percepisce che la figura di Viviane è in qualche modo rotta, un po’ come quella di Shell. I due si ritrovano così ad essere re e regina delle ore di attesa che separano i loro giochi, custodi e cavalieri dei loro momenti sull’altopiano. Una relazione di mutuo soccorso che Viviane sente il bisogno di consolidare raccontando storie sulla sua casa, sulla sua stanza e facendosi promettere un sacco di cose.


Ho pensato che forse essere un eroe voleva dire proprio questo: fare qualcosa che nessuno ti obbliga a fare.


Se per le prime pagine ho avuto l’impressione di un libro semplice, con un linguaggio altrettanto semplice, successivamente mi sono dovuta ricredere. Hanno ragione nel dire che si tratta di un inno alla purezza. Le prime parole lasciano al lettore la possibilità di ambientarsi, di vestire i panni di Shell imparando a vedere il mondo con i suoi occhi.

Il resto è tutto in discesa. Ho così imparato a leggere come avrebbe letto Shell, a pensare come avrebbe pensato Shell. Non mi sono più stupita della sua semplicità che viaggia di pari passo all’intensità dei suoi pensieri e delle sue azioni.


Mi sono riseduto e Viviane ha chiuso gli occhi. Era così bella che mi è venuta voglia di mettermi nei suoi panni per vedere come ci si sentiva a essere lei. Poi ho pensato che, se mi mettevo nei suoi panni, non avrei più potuto vederla, tranne allo specchio, e comunque sarebbe stato meglio se fosse stata lei a mettersi nei miei di panni. Non avrei più potuto vederla lo stesso, ma almeno avrei potuto portarla sempre con me.


Mia regina è un libro essenziale

Mia regina, di Jean-Baptiste Andrea, edito da Einaudi (p. 39)

Mia regina, di Jean-Baptiste Andrea, edito da Einaudi (p. 39)

Come ci insegna Romagnoli, per viaggiare non ci serve un bagaglio che superi i cinque chili. A Shell probabilmente basta anche meno. Un tetto arrangiato di un ovile, la sua giacca strappata che gli sta un po’ piccola, il sapone e Viviane. L’essenziale per vivere nella radura, niente richieste, niente giochi, niente capricci infantili.

Per tutto il suo soggiorno nell’altopiano il lettore cresce con Shell. Si percepisce quasi inspiegabilmente il suo cambiamento, come fosse una presa di coscienza della realtà che vive e muta come la presenza di Viviane.


Mi sa che è stato proprio lì, in mezzo agli sterpi secchi che mi pizzicavano le caviglie, che sono scivolato lentamente fuori dall’infanzia per diventare un uomo. Era molto semplice, a pensarci. Dovevo solo accettare la rabbia di Viviane insieme alla sua amicizia. Erano belle tutte e due perché venivano da lei. Bastava solo saper guardare.


Probabilmente non basta un breve articolo per raccontarne la bellezza.

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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