C'era una volta in America

0
In foto, lo scrittore americano Philip Roth

In foto, lo scrittore americano Philip Roth

La sfacciataggine della sua penna, la crudezza delle sue riflessioni, l’onestà delle ambientazioni. Queste sono le qualità che più mancheranno di Philip Roth. Quelle che hanno fatto, di Philip Roth, il grande Philip Roth. È proprio Pastorale americana – romanzo atipico all’interno della sua opera – a rappresentare la massima espressione delle sue qualità artistiche. A differenza di altri suoi romanzi, che presentano un protagonista maschile egocentrico, narcisista, ossessionato dal sesso, arrogante, sfacciato, Pastorale americana si serve di un soggetto semplice, si può dire banale: un americano, ebreo, ricco.

Il soggetto di partenza, “lo svedese” (soprannome del protagonista, ndr), è in realtà solo un pretesto per raccontare, con il lucido occhio di un uomo che non era tanto uno scrittore quanto un critico analista della società occidentale, il contesto sociale in cui vive, in cui si arricchisce, in cui forma la sua perfetta famiglia. Come solo i grandi scrittore sanno fare, cerca ciò che si nasconde dietro questo velo di Maya di apparente e imperturbabile perfezione.

Dettaglio della copertina di Pastorale americana, di Philip Roth, edito da Einaudi

Dettaglio della copertina di Pastorale americana, di Philip Roth, edito da Einaudi

Lo svedese è figlio di una società da una parte competitiva, sicura di se stessa, forte della vittoria della seconda guerra mondiale, e dall’altra, poiché consapevole della caducità della sua prosperità, alla continua ricerca di un uomo da innalzare a simbolo di vittoria, o meglio di concretezza del sogno americano, non sapendo che questo si sviluppa sempre a discapito di qualcun altro o è destinato a trasformarsi in un incubo incomprensibile. Ed è proprio lo svedese che i cittadini metteranno su un piedistallo, pronti a usarlo come esempio di una persona che “ce l’ha fatta”.


Nessuno indaga sul perché di questa scelta, a nessuno interessano le sue motivazioni, a nessuno importa dei suoi ideali. Importa solo la reputazione. Ma Merry rimarrà una tigre senza zanne ancora per poco.


Convinto quasi quanto i suoi compaesani della sua invulnerabilità, non si accorge di star alimentando – insieme alla moglie, ex reginetta di bellezza – le crescenti insicurezze della loro figlia, che si manifestano nella balbuzie. Problema che tentano di risolvere non tanto per il reale bene della figlia, ma perché tale imperfezione non è compatibile con la perfezione che lo svedese ha tanto accuratamente costruito; è quasi motivo di vergogna.

Non trovando supporto nel nucleo familiare, la figlia decide di utilizzare come appiglio l’ideale politico. Siamo nel ’68, il socialismo esercita attrazione sulle giovani menti americane, che tentano di distaccarsi dal periodo maccartista. Ribellarsi non solo è giusto, ribellarsi è un dovere. «Mi rivolto dunque sono» (Albert Camus, L’uomo in rivolta). Merry trova nella ribellione sociale un modo per contrastare i suoi genitori, che d’altra parte incarnano perfettamente il modello che ella intende furiosamente abbattere. Nessuno indaga sul perché di questa scelta, a nessuno interessano le sue motivazioni, a nessuno importa dei suoi ideali. Importa solo la reputazione. Ma Merry rimarrà una tigre senza zanne ancora per poco. E l’universo patinato che lo svedese ha tanto accuratamente costruito finirà per essere distrutto dall’interno. Sua figlia infatti, diventa una terrorista politica.

In foto, una studentessa viene prelevata dal campus della Columbia University a Manhattan da ufficiali in borghese, durante un sit-in di protesta tenutosi nell'aprile 1969

In foto, una studentessa viene prelevata dal campus della Columbia University a Manhattan da ufficiali in borghese, durante un sit-in di protesta tenutosi nell’aprile 1969

Il protagonista ha passato tutta una vita a soddisfare le aspettative degli altri, ignorando quelle di una figlia. Gli altri sono stati in grado di fargli credere che lui – comunque – sarebbe stato destinato a grandi cose. Dimenticandosi di se stesso e contaminandosi troppo con le ideologie altrui, diventa la speranza e l’ideale realizzato di una nazione. Comincia ad abituarsi al conformismo. Ma anche se gli hanno fatto credere di essere pronto a tutto, di essere imperturbabile, che ricchezza, pacatezza e conformismo possano garantirgli tranquillità e stabilità, la realtà è che non lo hanno preparato a nulla. Di sicuro non alla figlia – erede di quel sogno americano – che diventa terrorista.

Rimane il fatto che, in ogni modo, capire la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite… Beh, siete fortunati.Philip Roth, Pastorale americana

Non gli hanno mai fatto presente che il meccanismo di causa-effetto non sempre entra in gioco. Non sempre le conseguenze sono quelle prevedibili. Ma gli hanno insegnato solo questo: a essere prevedibile. E allora cominci la vera guerra.

About author

Caterina Ziparo

Caterina Ziparo

Diciannovenne comasca, studentessa all'ultimo anno di liceo classico e di pianoforte, al Conservatorio. Quando non sono tra il greco e il latino, divoro libri, specialmente letteratura americana. Amante del jazz, ma anche della musica classica, ma anche del pop e insomma, di tanti altri generi. Appassionata di cinema.

No comments

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi