Razzismo culturale e cultura della non-cultura, ovvero trova i luoghi comuni

0
Franz Boas reinterpreta la danza rituale Kwakiutl hamatsa per una performance presso l'United States National Museum (1895)

Franz Boas reinterpreta la danza rituale Kwakiutl hamatsa per una performance presso l’United States National Museum (1895)

Questo non è un ideale politico, è scienza. Probabilmente anche per questo non sempre viene tenuta in conto; del resto andare contro la cultura della non-cultura non è mai stato utile. Dal canto mio però resto convinta di cose banali, probabilmente definite di sinistra, nonostante abbia supportato per lungo periodo i partiti di destra. Questo per dire che comunque vada, quando a un certo punto della tua vita non riesci a riconoscerti nella violenza ti restano due cose da fare: o ti spogli di quelle idee che non ti appartengono più oppure ti lasci violentare dall’idea stessa. La violenza, in questo caso, si chiama razzismo culturale.

Né s’è mai potuto accertare uno stretto rapporto tra razza e personalità. Il concetto di tipo razziale, quale si ritrova comunemente anche nella letteratura scientifica, è fuorviante e richiede una nuova definizione sia logica che biologica. Mentre un gran numero di biologi, psicologi e antropologi americani sembrerebbero concordare con ciò, il pregiudizio popolare, basato su un’antica diffusa tradizione scientifica, è ancora vivo e il preconcetto razziale rappresenta ancora un importante fattore nella nostra vita.

Queste non sono parole di un ragazzetto di San Lorenzo dopo un giro di erba e birra. Queste sono le parole di Franz Boas, il primo scellerato che a quanto pare cercò di demolire tutti gli studi veicolati dalla primordiale paura dell’altro. Boas gode di un titolo interessante, quello di antropologo. Tedesco naturalizzato statunitense. Quindi, oggettivamente, un ennesimo immigrato, per altro nato da una famiglia ebrea. Uno scempio d’uomo.

Razzismo culturale: un po’ di storia

Studi sul cranio di Cesare Lombroso

Studi sul cranio di Cesare Lombroso

Dal 1883 Franz inizia a dedicarsi allo studio dell’antropologia, dopo esser già passato per gli studi di matematica e fisica e geografia. Del resto, come ogni ebreo che si rispetti, deve imparare a far bene i conti prima di tutto. Negli stessi anni, in Italia, Cesare Lombroso produceva studi costanti di frenologia, trasformati poi nella più generica antropologia criminale. Cesare studiò e lavorò soprattutto tra la Lombardia e il Veneto. Ed era ebreo, pure lui.

Questa frenologia lombrosiana, per farla breve, prevedeva una specie di categorizzazione del male. I cattivi hanno un po’ tutti le stesse caratteristiche fisiche, insomma. Caso vuole che molti di questi cattivi erano delinquenti, alienati e anche meno bianchi di noi. Lombroso capì tutto questo studiando il cranio, come la «forma A» si ripeta in maniera molto simile su tutti i casi analizzati. Solo che poi, quando si presentava una «forma B», improvvisamente la B diventava l’eccezione che confermava la regola.

Queste teorie piacevano moltissimo. Giustificavano il potere degli occidentali, di quelli più forti. Era l’autorizzazione che serviva, il capro espiatorio di un fortissimo bisogno di ridefinire i confini e il proprio potere.

Razzismo culturale: le lenti pulite

Ritratti di Alienati di Théodore Géricault

Ritratti di Alienati di Théodore Géricault

Lombroso, accecato come tutti dalle idee e dagli studi dell’epoca, non riuscì a vedere con chiarezza quei crani che maneggiava con tanta perizia. Continuava a indossare quelle lenti sporche e unte delle teorie di derivazione biologico-darwiniana, dove si dichiarava che il rapporto che c’era fra ambiente e cultura era profondamente unidirezionale e deterministico, in quanto era l’ambiente stesso a produrre una certa razza con la sua cultura.

In parole povere l’ambiente europeo aveva, per ovvie ragioni, determinato delle caratteristiche biologiche superiori alle altre.

Boas, il nostro uomo scellerato – osservando con più attenzione e, immagino, meno rigidità mentale – notò come tutta la teoria incentrata sulla formazione e sullo sviluppo del cranio non poteva in alcun modo avere una base scientifica. La determinazione delle tendenze psichiche e culturali dei soggetti non potevano basarsi su quei parametri perché capaci di molteplici variazioni dovute ai fattori ambientali subiti.

In pratica, se il tuo cranio avesse preservato nel corso del tempo una forma più primordiale, secondo Lombroso e compagni eri certamente un pericoloso criminale di una razza inferiore. Secondo Boas, magari ti eri ammalato da piccolo o eri stato vittima di malnutrizione. Non necessariamente dovevi essere un criminale di razza inferiore, insomma.

Il problema non è chi, ma è cosa fa

Simone, il 15enne di Torre Maura (Roma) intervenuto durante una manifestazione di Casa Pound

Simone, il 15enne di Torre Maura (Roma) intervenuto durante una manifestazione di Casa Pound

«Il problema non è chi me svaliggia casa, il problema è che me svaliggiano casa». Nonostante la cadenza romanesca con la quale avrete sicuramente sentito queste parole proprio in questi giorni, il senso di tutto è proprio questo. Resta fondamentale evitare che chiunque possa svaliggiarci casa. O rubarci la macchina. O imbrogliarci.

Come abbiamo potuto constatare, in realtà il problema per molti è sempre e solo chi commette cosa. Come se si fossero fermati agli studi di Lombroso modificandoli in base alla situazione.

Ricordo al liceo, il primo anno. Il liceo poco prima di Natale si chiuse implodendo in quella che comunemente viene definita occupazione. Occupazione perché? Quali sono i motivi? Ero ancora una acerba adolescente con l’ansia dei Power Point e dei compiti in classe, non potevo saltare giorni di scuola. E così restavo fuori, al freddo, tipo piccola fiammiferaia, in attesa che la preside prendesse la mia presenza.


La percezione viene influenzata da categorie culturali e linguistiche, in quanto non sono assolutamente innate e universali ma anzi, variano da popolo a popolo.


Le uniche risposte che mi diede uno dei ragazzi dal pantalone basso, la maglietta strana e i capelli intrisi di gelatina fu che lui non lo sapeva ma che certamente si occupava perché le macchinette delle merendine non funzionavano; si occupava perché non si poteva fumare e perché così ci facevamo le vacanze più lunghe.

Puoi essere la persona più rigida e rigorosa, ma se vuoi appartenere a un gruppo, a una popolazione, allora sempre due sono le scelte che puoi fare: o rinunci, rifiutando ogni loro costume, oppure ti lasci influenzare. E del resto, Boas e i suoi studenti lo avevano capito un secolo prima.

La percezione viene influenzata da categorie culturali e linguistiche, in quanto non sono assolutamente innate e universali ma anzi, variano da popolo a popolo.

Razzismo culturale: Socrate ci aveva visto lungo

La morte di Socrate (Jacques-Louis David, 1787)

La morte di Socrate (Jacques-Louis David, 1787)

Se la percezione viene influenzata, come possiamo dire che la rabbia e l’intolleranza nei confronti dei vicini di casa siano una nostra personalissima opinione? La massa, rispetto alla figura del singolo, è certamente più incline ad annidarsi sotto lo stesso ideale comune, giusto per stare sicuri. Ed è così che sembra iniziare quel razzismo culturale, indotto principalmente dalla parola di uno che diventa poi la parola di tanti. Così è successo per Torre Maura, così successe per Lampedusa e ancor di più così successe, nel Mondo, con l’Italia.

Socrate, giusto per citare un altro dei nostri uomini scellerati, credeva che ogni uomo dovesse cercare in se stesso le proprie risposte. Nella politica di oggi, nelle assemblee, non si riscontra nulla di tutto ciò. Mettere al centro l’individuo che deve appellarsi alla ragione, il richiamo al libero pensiero critico avevano costituito per l’Atene che puntava alla democrazia un serio problema. Più che altro perché all’improvviso ci si ritrovò come fuori da una bolla, a tastare con mano le facoltà mentali non ancora del tutto annientate.

La stessa cosa succede oggi. Se c’è un problema, c’è crisi dei valori. Come possiamo risolvere il problema? Tornando a vecchie leggi, vecchie usanze senza alcun tipo di remore. Tutti uniti sotto lo stesso Medioevo, per intenderci.

Se invece riuscissimo a mettere in atto quella scelta razionale, seppur veicolata dall’ecosistema in cui viviamo, saremmo forse in grado di occuparci dei nostri quartieri, di non buttare cibo a terra con odio.

Così facendo, il risultato è quello che vedete sotto i vostri occhi tutti i giorni. Piuttosto che chiedere al vicino di casa nero quale tipo di musica ascolta e perché, si preferisce dar voce a chiacchiere da bar che assumo più credibilità dei 10 comandamenti. Se la signora del piano sotto dice che questi camminano giorno e notte, allora è vero, non può essere diversamente.

E così facendo, questa cultura della non-cultura allontana in silenzio l’Altro senza il quale nessuno di noi potrebbe dire di esistere. Senza un confronto siamo come gli alienati di Gericault, corpi senza quell’Animus canoviano che ci anima.

About author

Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

No comments

Potrebbero interessarti

Un'immagine da Funeralopolis (Alessandro Redaelli, 2017)

Funeralopolis. A suburban portrait [ANTEPRIMA]

[caption id="attachment_10054" align="alignnone" width="1800"]

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi