Romina Falconi, la diva che sanguina

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In foto, la cantautrice Romina Falconi, in posa per la copertina dell'album Biondologia

In foto, la cantautrice Romina Falconi, in posa per la copertina dell’album Biondologia

Come si fa a descrivere un’artista sfaccettata e fuori dagli schemi come Romina Falconi? Per prima cosa, tenendo ben presente che è impossibile etichettarla e tenere a bada il suo estro e la sua personalità prorompente. Poi, considerando che non somiglia a nessun’altra, perché rifugge ogni definizione canonica e si sottrae sempre alla possibilità di stare al suo posto. A lei piace stare sopra le righe. Sembra un’aliena, lo so, specie in un periodo storico come questo, in cui molte donne della nostra musica cantano brani senza alcuna peculiarità né spessore e si fa fatica persino a rintracciarne la personalità.

Invece Romina Falconi è un faro nella nebbia, è una diva biondissima con il cuore che zoppica ma si regge in piedi con fierezza, ha le unghie laccate ma affonda le mani nel tormento. Romina è un’artista ironica e sinceramente autoironica, verace, intensa, empatica, con una scrittura dissacrante e spiazzante, capace di affrontare tematiche usuali con un piglio personale, sarcastico, malinconico, ma mai arrendevole. Sembra la protagonista di una geniale tragicommedia in cui si ride con le ciglia impastate di lacrime e si piange con una risata sbrigliata tra i denti. Il suo talento è quello di uccidere i luoghi comuni mentre sembra li stia cavalcando, difendere la donna che è senza mettersi addosso medaglie ma lame, prendere il dolore per mano con ironia e un atteggiamento provocatorio.

Ecco, se un raffronto può semplificare la comprensione di una artista come Romina, allora la paragono alle grandi dive con le ciglia finte e la riga della matita intorno agli occhi sciolta. Un’artista sanguigna, una donna spudoratamente sensuale, orgogliosamente bionda, una cantautrice pop che fa ballare e commuovere, una professionista che ha alle spalle una lunga carriera, fatta di passaggi canonici e altri decisamente sorprendenti. Romina ha partecipato a Sanremo (era il 2007 e cantava Ama) e ha fatto un salto ad X Factor («Il talent è consigliabile solo a chi​ ha talento ma non sa bene come collocarsi o cosa presentare al pubblico. Se invece si hanno le idee chiare, è da evitare», mi ha rivelato in un’intervista di qualche tempo fa), ma poi ha conosciuto Immanuel Casto, l’artista del porn groove, e ha capito che mai più avrebbe provato a omologarsi e ha celebrato le sue stranezze, facendone punti di forza.


Romina Falconi è una diva biondissima con il cuore che zoppica ma si regge in piedi con fierezza, ha le unghie laccate ma affonda le mani nel tormento; è un’artista ironica e sinceramente autoironica, verace, intensa, empatica, con una scrittura dissacrante e spiazzante.


E qualche giorno fa ha pubblicato Biondologia, un disco che è più di un disco, sembra un film cinematografico con una trama apparentemente semplice, ma ben stratificata, perché dietro l’irriverenza c’è la malinconia, dietro la disinvoltura c’è un dolore consapevole, ché – se riesci a prendertene gioco così – significa che ne conosci bene il volto, il peso e l’origine. Biondologia è un disco fatto di chiaroscuri, amaro e dolce insieme, tenero e spudorato, leggero e tagliente. È fatto di risate e abissi. E Romina Falconi è una donna che non risparmia un centimetro di dolore, di nostalgia, di rammarico. Ma nemmeno di femminilità, di orgoglio, di spavalderia.

Biondologia contiene dodici canzoni che, insieme, celebrano la lenta rinascita di una donna che impara faticosamente a bastarsi, a prendersi gioco di certe mancanze per non restarne vittima, a non rimpiangere più. Il disco si apre con Poesia nera, un intro di appena due minuti e pochi versi, che mette in luce le consapevolezze a cui Romina è arrivata. È una sorta di flashforward che, prima di iniziare il viaggio di Biondologia, mette bene in chiaro quello che ha imparato di sé. Poi si inizia a sfogliare le restanti undici canzoni, che sono i tasselli che spiegano perché il risultato di questo percorso sia ben racchiuso nelle parole di Poesia Nera: «Gronda sangue ma è sempre il mio cuore / Ho vinto ogni guerra persa […] / Crudele è l’innocenza, che uccide solo chi l’ha persa / Chi è danneggiato è da temere / Perché sa bene che non si muore».

Nel mezzo, tra il brano iniziale e l’ultima traccia, vale a dire Buona vita arrivederci («E se vuoi io ti parlo d’amore / Ma sono tutte brutte verità»), c’è Le cinque fasi del dolore, che – in una sorta di tragicommedia – percorre tutte le fasi del dolore che seguono la fine di una relazione sentimentale. Si parte dalla prima, quella del rifiuto della realtà, sino all’ultima, quella dell’accettazione («L’ultima fase è l’accettazione / Sono rinata, ti giuro, sto bene / Rispondi ai messaggi, che cosa ti costa? Ti vuole conoscere anche il mio analista»). La stessa scia seguono Vuoi l’amante («Non lo chiamo di sera, è una regola chiara / Ma che me ne frega, è me che lui ama / Sta con quella iena, non la lascia per ora / A lui cosa frega se muoio gattara?») e Cadono saponette («Il pessimismo in amore può far bene / Sei perfetto che non sembri vero / Come minimo sarai un sicario / Giuro, sarò più ottimista di così / Ma, come con la dieta, inizio lunedì»).

Romina Falconi sul set del videodocumentario Le 5 fasi del dolore

Romina Falconi sul set del videodocumentario Le 5 fasi del dolore

Il disco tocca vette di grande intensità con Tienimi ancora, l’ottava traccia di Biondologia, che racconta un sentimento travolgente e, al contempo, respingente («Il fatto è questo, sono morta presto / Uccisa dentro, ho visto già l’abisso / Ma ho il corpo pieno delle tue impronte / Ingombranti come i segni delle fruste»). Romina sa mettere in luce abissi anche quando canta brani in cui l’erotismo e la passione la fanno da padroni: è il caso di Latte+ in cui canta così: «Questa notte morirei per te / Domani ci possiamo perdere / Io so amare solo chi non c’è».

Biondologia scatena e guarisce tante sensazioni diverse, contrastanti, complementari. È un disco che fa, dell’amore, l’argomento preminente ma non è affatto monotematico: l’amore, declinato nella forma dell’abbandono, della delusione, della rabbia e della rivalsa, è una chiave che svela intimità altrimenti inaccessibili. È un album che si presenta vestito di rosa e con uno slogan che contrasta con la leggerezza che sembra suggerire («L’arte di camminare con disinvoltura sul ciglio di un abisso»).

Biondologia è come la sua interprete, una diva che sanguina, ma rigorosamente indossando lustrini e tacchi a spillo, perché bisogna avere stile anche per fare a botte col dolore.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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