Asia Bibi raccontata da un musulmano: il quadro di Wajahat Abbas Kazmi

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In foto, Asia Bibi, la donna cristiana pakistana accusata di blasfemia

In foto, Asia Bibi, la donna cristiana pakistana accusata di blasfemia

Il tema di Asia Bibi: La tragedia di una donna cristiana vista attraverso gli occhi di un musulmano non è tanto lei, Asia Bibi, quanto la discriminazione delle minoranze.

Tutti inconsciamente avremmo la tendenza a dividere il nostro ambiente in “noi” e “loro”. Qualcuno decide di guardare oltre la siepe, scoprire il diverso. Qualcuno preferisce trasformare una tendenza in una verità e crea una divisone netta in categorie diverse. Automaticamente una è migliore dell’altra. Loro sono diversi, non sentono come noi, non soffrono come noi, sono inferiori. E si continua a scendere la china, fino a permettere tante cose.
Asia Bibi per un pettegolezzo ha trascorso nove anni in carcere e rischiato di morire. Tanti altri sono stati uccisi.

Wajahat Abbas Kazmi, autore del documentario e libro Allah Loves Equality, racconta di lei e dei cristiani che vivono in Pakistan. La colpa di Asia Bibi, ci scrive già nelle prime pagine, è solo essere nata donna cristiana e povera. Per un’accusa infondata ha trascorso nove anni in carcere con la minaccia di pena capitale. Per un pettegolezzo, ha vissuto in una cella così piccola che basterebbe allungare le braccia per toccare le pareti e dove il suo stesso carceriere ha cercato di ucciderla.

Ma facciamo un passo indietro.

La vicenda di Asia Bibi

In foto, le figlie di Asia Bibi mostrano un'immagine della madre

In foto, le figlie di Asia Bibi mostrano un’immagine della madre

L’inizio della vicenda risale al 14 giugno 2009, quando una donna cristiana, madre di cinque figli e operaia agricola, ha un diverbio con le colleghe musulmane per un bicchiere d’acqua. La lite degenera e viene accusata di avere insultato Maometto. Asia Bibi viene accusata di blasfemia da un uomo che più avanti dichiarerà che la denuncia era basata su pregiudizi personali ed emozioni religiose esasperate di alcune donne del villaggio. Anche se, come dichiara, è tentato di non portare avanti l’accusa, ormai è già sotto pesante pressione di organizzazioni fondamentaliste islamiche.

Asia Bibi la prima donna condannata per blasfemia, reato reintrodotto in Pakistan da poco prima del suo arresto.

La notizia della sua condanna fa il giro del mondo, c’è una mobilitazione enorme. In Italia, già l’anno dop0 papa Ratzinger ne chiede la liberazione. Il quotidiano Avvenire inizia a pubblicare aggiornamenti continui sulla vicenda accompagnati dal conteggio dei giorni di carcere.


La Commissione pakistana sulla condizione delle donne, basandosi sul Codice penale pachistano, ribadisce come sia illegittimo richiedere a una donna cristiana di aderire ai principi dell’Islam.


La Commissione pakistana sulla condizione delle donne, costituita nel 2000 per rimuovere le discriminazioni sessuali, chiede l’immediata liberazione della donna e condanna la decisione del tribunale basandosi sugli articoli 295-B e C del Codice penale pachistano. Ribadisce come sia illegittimo richiedere a una donna cristiana di aderire ai principi dell’Islam.

Il governatore del Punjab, Salmaan Taseer, da subito si schiera dalla parte della donna e la visita in carcere – per questo viene ucciso il 4 gennaio 2011 a Islamabad da una delle sue guardie del corpo. In seguito viene rapito il figlio e secondo alcuni esperti lo scopo è proprio ottenere la liberazione dell’assassino.

L’esecuzione dell’assassino di Taseer è diventata un punto di riferimento per alcuni estremisti. Centinaia di persone al giorno visitano la sua tomba, diventato luogo di pellegrinaggio. Nel 2014 è stata costruita una moschea a suo nome da subito super popolare.

Nel marzo del 2011, due mesi dopo l’omicidio di Taseer, viene assassinato il ministro per le Minoranze religiose Shahbaz Bhatti, cattolico.

Il 16 ottobre 2014, dopo quasi quattro anni dalla presentazione del ricorso avverso alla sentenza di primo grado, l’Alta Corte di Lahore conferma la pena capitale per la donna. La decisione vien sospesa l’anno dopo e il processo viene rimandato a un tribunale.

Già nel 2014 Sardar Mushtaq Gill, uno degli avvocati di Asia Bibi, aveva denunciato gravi irregolarità nel processo, ennesime conseguenze delle discriminazioni interne al Paese. Parliamo di una pistola puntata alla testa dell’avvocato difensore, per citare uno dei fatti in questione.

La conclusione della vicenda giudiziaria

In foto, Asia Bibi a seguito della sua liberazione

In foto, Asia Bibi a seguito della sua liberazione

Nel 2018 Asia Bibi viene scagionata grazie a una sentenza dettagliata di 56 pagine. In risposta al verdetto, estremisti islamici hanno protestato danneggiando le infrastrutture.

Secondo fonti del governo e della Chiesa in Pakistan, Asia Bibi è ancora nel suo Paese, nascosta in una località segreta, in attesa di poter raggiungere il resto della sua famiglia che è già emigrata in Canada.

Il suo avvocato, Saif Ul Malook, è fuggito in Europa ed è continuamente vigilato per il rischio di ripercussioni. Ma «lo rifarei», dichiara. Il marito, Ashiq Masih, ha chiesto l’asilo per sé e la moglie a Stati Uniti, Regno Unito, Italia e Canada.

Amnesty International Italia ha lanciato una petizione alle massime autorità della Repubblica Italiana perché venga permesso ad Asia Bibi di recarsi in Italia o all’estero per ricevere asilo politico.

«Una legge che punisce la blasfemia o frasi offensive contro la religione», scrive Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia, «è una legge che non ha nulla di male ma, in questo caso, è stata usata in modo scandaloso. È una legge che è stata usata per molti anni per risolvere questioni private e per vendette personali. Una legge che è servita a tenere calmi i fanatici che, altrimenti, avrebbero fatto giustizia a modo loro».

Una lunga storia di discriminazioni

In foto, Asia Bibi

In foto, Asia Bibi

Per riprendere il discorso iniziale, il vero tema del libro è la pesante discriminazione che vige in Pakistan. «I Cristiani possono solo svolgere lavori umili. Non bisogna fare amicizia con loro. Addirittura devono utilizzare stoviglie separate».

Nel libro non mancano numerosi esempi di come si concretizzi questa discriminazione, come quello di Sharoon Masih, morto diciassettenne. «Ha dovuto affrontare discriminazione, umiliazione e violenza fisica che lo hanno condotto alla morte. La sua giovane vita è stata segnata dai suoi compagni di classe solo perché era di fede cristiana. Sharoon era stato schiaffeggiato e insultato nel suo primo giorno di scuola e gli era stato detto
di stare fuori la classe per tutta la lezione perché non aveva indossato la divisa scolastica. La scuola era a conoscenza del fatto che i genitori di Sharoon non avessero abbastanza soldi».

E ancora, una categoria che soffre di pesanti violazioni di diritti fondamentali sono le donne cristiane.

La copertina del libro Asia Bibi. La tragedia di una donna cristiana vista attraverso gli occhi di un musulmano, di Wajahat Abbas Kazmi

La copertina del libro Asia Bibi. La tragedia di una donna cristiana vista attraverso gli occhi di un musulmano, di Wajahat Abbas Kazmi

Come riporta Wajahat nel libro, ogni anno circa 700 donne cristiane in Pakistan sono obbligate a sposare uomini musulmani. Si tratta di statistiche notevoli se consideriamo che spesso queste violazioni non non vengono denunciate, o sono camuffate dal sistema legale corrotto.

Solitamente le ragazze cristiane, dai 12 ai 25 anni, vengono rapite, obbligate a convertirsi all’Islam e a sposare i loro rapitori. Non è raro che le autorità rifiutino le denunce. Questo si traduce in violenze, danni fisici e nella non-collaborazione di autorità, polizia o addirittura medici.

Scrive l’autore nella conclusione:

I miei eroi sono Salmaan Taseer e Saiful Malook che sono musulmani ma hanno dedicato la loro intera vita al miglioramento di quella di coloro che fanno parte della minoranza e hanno bisogno. Questo è veramente ciò che il nostro Profeta Muhammad ci ha insegnato. Sono lieto di dichiarare che sono uno di quei musulmani che non giudica la religione dell’utensile prima di usarlo. Chiediamo alle autorità internazionali di alzare la voce per tutte le minoranze, ovunque abbiano bisogno del nostro aiuto. Ci sono più cristiani e musulmani in Pakistan e in tutto il mondo che hanno bisogno di aiuto. Cerchiamo di diventare il raggio di speranza che stavano aspettando.

A pensarci i temi sono due: le conseguenze di una divisione quasi legalizzata in Noi e Loro e la necessità urgente di supportarsi tra gruppi diversi per contrastarle ed evidenziare la crudeltà a cui porta.

Wajahat Abbas Kazmi conosce bene non solo la vicenda, ma anche il Paese e le tradizioni: sa così dare un panorama davvero completo di quello che succede, partendo dalla vicenda di una donna per raccontare la lunga storia composta dalla vita di molte persone. E lo fa dal punto di vista di un musulmano: rendendosi portavoce della concreta possibilità della convivenza pacifica tra religioni diverse.

Scriveva Asia Bibi poco dopo l’omicidio di Taseer:

Tutti e due (Taseer e Malook, ndr) sapevano che stavano rischiando la vita, perché i fanatici religiosi avevano minacciato di ucciderli. Malgrado ciò, questi uomini pieni di virtù e di umanità non hanno rinunciato a battersi per la libertà religiosa, affinché in terra islamica cristiani, musulmani e indù possano vivere in pace, mano nella mano. Un musulmano e un cristiano che versano il loro sangue per la stessa causa: forse in questo c’è un messaggio di speranza.

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Ilaria Arghenini

Ilaria Arghenini

Mi piace ascoltare racconti e viaggiare in treno, e questo è la causa di tutto: perché mi tocca leggere abbastanza da dover porre ad altri le domande che restano, e a volte trascrivo quello che ne scaturisce. Vivo in un piccolo paese della bassa lombarda, ho studiato lingue e letteratura, sto poco ferma, mi piacciono molto poco le foto e ascolto spesso the Killers.

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