Avengers: Endgame, ti amo tremila

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Immagine tratta dal film Avengers: Endgame

Immagine tratta dal film Avengers: Endgame

Questo articolo vuole essere una sorta di terapia di gruppo per tutti coloro che hanno visto Avengers: Endgame. Si dice che per superare alcuni tipi di situazioni, a volte, fa molto bene parlarne con qualcuno. Ecco, io ora con questa esagerazione mi voglio rivolgere ai miei lettori per “sfogarmi” riguardo ciò che ho visto in maniera positiva. Dopo Endgame, ci si sente emotivamente svuotati da tutte le sorprese, i colpi di scena e le peripezie che sono raccontate questa pellicola. Come avevo promesso nella review spoiler-free, ecco qui la recensione che svela e riflette su tutti i segreti del film. Evitando di parlare degli spoiler in maniera randomica, ho deciso di costituire una specie di Top 5 che si dedicherà a dei macroargomenti del film facendovi capire perché ho amato così tanto Avengers: Endgame.

5. La notte è sempre più buia prima dell’alba

Chris Hemsworth nei panni di Thor nel film Avengers: Endgame © Marvel Studios 2019

Chris Hemsworth nei panni di Thor nel film Avengers: Endgame © Marvel Studios 2019

Il finale di Infinity War aveva scombussolato tutti in sala, ma agli eroi era davvero crollato il mondo addosso. Vedere scomparire metà della propria squadra e sapere che il fenomeno si estendeva non solo alla popolazione mondiale, ma a quella universale, aveva fatto precipitare i nostri in un incubo. L’arrivo di Carol Danvers, aka Captain Marvel, oltre a riportare Tony e Nebula sulla Terra, apre una possibilità agli eroi, ma non è sufficiente.

Da lì comincia la spirale di quei 5 anni che, mentre per qualcuno sono stati una rinascita (Tony ha una figlia, Bruce giunge a un compromesso con Hulk), per altri sono un inferno. Natasha non riesce ad andare avanti, mentre Thor diventa una sottospecie di BoJack Horseman con molta più panza che, se all’inizio può far ridere, dopo un po’ stanca.

Ho amato invece i dettagli che ci fanno capire come il mondo fosse stato profondamente sconvolto dalla decimazione di Thanos, attraverso la conversazione del gruppo di sostegno di Cap e tramite la scena del ritorno di Ant-Man dal regno quantico, in cui Scott è totalmente ignaro del patatrac che è avvenuto. La sua ricerca (per fortuna vana) del nome della figlia sul monumento agli scomparsi è una scena da brividi, merito della scenografia semplice ma spettrale.

4. Un build-up riuscitissimo

Brie Larson nei panni di Carol Danvers/Capitan Marvel nel film Avengers: Endgame © Marvel Studios 2019

Brie Larson nei panni di Carol Danvers/Capitan Marvel nel film Avengers: Endgame © Marvel Studios 2019

Nell’altra recensione definii Avengers: Endgame come un film che «rasenta la perfezione» e ne sono ancora più convinta dopo averlo rivisto una seconda volta. Andando in sala, e sapendo ciò che sarebbe successo, ogni scena mi fomentava più di quella prima, a dimostrazione di come la costruzione della trama permetta essa stessa di provare sempre più attesa verso il finale. Si parte da un’impasse vera e propria, si passa attraverso la preparazione ai viaggi nel tempo e i viaggi stessi che coinvolgono moltissimo, e si arriva alla parte finale, che merita un discorso a parte, in un crescendo mozzafiato.

3. Ritorno al futuro si basa su una cavolata?!

Scarlett Johansson nei panni di Black Widow/Natasha Romanoff nel film Avengers: Endgame © Marvel Studios 2019

Scarlett Johansson nei panni di Black Widow/Natasha Romanoff nel film Avengers: Endgame © Marvel Studios 2019

Sin da subito speravo che questo film non si risolvesse tramite i viaggi nel tempo. Sembrava un espediente troppo facile e, come sempre, si sarebbe fatto portatore di cambiamenti disastrosi a livello temporale. Tutti, e dico tutti, i film che hanno avuto viaggi temporali all’interno della trama riportano falle di tipo logico che solitamente ignoriamo grazie alla famosa “sospensione dell’incredulità“. La cosa divertente è che gli Avengers stessi ne sono ben consci, tant’è vero che Scott Lang fa molta fatica a convincere Tony Stark a tentare, ma quest’ultimo alla fine cede facendo gli esperimenti giusti. Qui non c’è nessuna macchina del tempo, solo i vortici temporali del regno quantico.

Le chicche che questi viaggi hanno implicato mi hanno lasciato di stucco, dato che ci portano a fare una passeggiata nel viale dei ricordi con camei dell’Antico (dal primo Doctor Strange), Howard Stark (il padre di Tony) e Frigga (la madre di Thor). Tuttavia, riceviamo un’amara sorpresa: a Vormir, pianeta in cui era conservata la Gemma dell’Anima, ci si arriva in due, ma si torna sempre da soli. Diciamo così un addio inaspettato e sentitissimo a Vedova Nera, che si redime pienamente nel suo sacrificio. Genialata finale: i viaggi nel tempo, con le loro complicazioni insite, sono anche il modo perfetto per rinnovare lo scontro con Thanos.

2. La fine è parte del viaggio

Robert Downey Jr. nei panni di Tony Stark/Iron Man nel film Avengers: Endgame © Marvel Studios 2019

Robert Downey Jr. nei panni di Tony Stark/Iron Man nel film Avengers: Endgame © Marvel Studios 2019

Prima di dedicarmi al momento clou del film, passo direttamente alle scene finali. Sicurissima di assistere alla morte di Captain America, sono rimasta di sasso quando ho visto Tony Stark sacrificarsi per tutta la squadra. Ho trovato giusta (e coraggiosa) questa decisione di sceneggiatura, perché è il coronamento dell’arco narrativo di Iron Man, da egoista miliardario a eroe propriamente detto. Quale modo migliore di chiudere 10 anni di storie partite proprio da lui? La scena del funerale è di una dolcezza unica, mentre la telecamera ci mostra i volti di chi è rimasto degli Avengers: in altre parole, l’eredità di Tony Stark. Le “buone mani” a cui mi riferivo alla fine dell’altra recensione.

1. Avengers: UNITI!

Immagine tratta dal film Avengers: Endgame

Immagine tratta dal film Avengers: Endgame

Poteva andare storta qualunque cosa, in questo film. Potevano commettere errori ovunque, a livello tecnico, scenico, artistico. La battaglia finale di Avengers: Endgame avrebbe oscurato ogni più assurdo difetto. Nel momento in cui Bruce Banner schiocca le dita di un novello Guanto dell’Infinito, l’equilibrio – il vero equilibrio – viene ristabilito. La pace però dura poco, in quanto il Thanos del 2014 attacca in massa la base degli Avengers.

I primi a rispondere sono i big Three (Iron Man, Captain America e Thor), ma Thanos è al pieno della sua potenza, e neanche un Steve Rogers che riesce finalmente a brandire Mjolnir – che scena, ragazzi – è sufficiente. Poco male: gli Avengers del presente non sono più soli. Quando i portali di Doctor Strange lasciano entrare tutti gli altri eroi (in quel momento ho mancato un battito cardiaco), lì ho compreso che il Marvel Cinematic Universe aveva raggiunto il suo picco.

Undici anni di storie e ventidue film hanno portato a questa battaglia decisiva, inaugurata dall’immortale «Avengers: uniti!» di Cap. Ciò che segue è uno degli scontri più belli, dinamici e gasanti mai visti su schermo, in cui ci gustiamo siparietti teneri tra Spiderman e Tony Stark, duelli che non sapevamo di volere come Scarlet Witch contro Thanos, il team-up di tutte le eroine del MCU o l’annientamento della nave di Thanos da parte di Captain Marvel.

Che dire di più? Ah sì, Ant-Man ci delizia di nuovo con la sua versione gigantesca.

Questa è la mia recensione (o dovrei nominarlo sfogo nerd?) di Avengers: Endgame. Mi è stato difficile riuscire a includere tutto ciò che ho apprezzato negli spoiler e infatti 1.000 parole non mi sono bastate. Spero che traspaia però il punto di questo articolo: ho amato Endgame per questi cinque motivi e il MCU è una saga che significa tantissimo per me. Vederla arrivare a una conclusione intermedia così coinvolgente è stata un’emozione non da poco.

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Sara Sgarbossa

Sara Sgarbossa

Immaginate una ragazza (quasi) completamente persa nei suoi sogni, sempre alla ricerca di storie da ascoltare o raccontare, innamorata del teatro e del cinema, nerd riscoperta, e avrete come risultato me.

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