C'era una volta la fotografia: Cavalli, Giacomelli e Ferroni in mostra a Senigallia

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In foto, tre delle opere esposte alla mostra C'era una volta la fotografia, presso Palazzetto Baviera a Senigallia

In foto, tre delle opere esposte alla mostra C’era una volta la fotografia, presso Palazzetto Baviera a Senigallia

A Senigallia, dal 17 aprile al 2 giugno, si terrà la mostra C’era una volta la fotografia: tre pilastri della fotografia italiana – Giuseppe Cavalli, Mario Giacomelli e Gianluca Ferroni – esporranno le loro opere a Palazzetto Baviera in un evento destinato a diventare una vera e propria biennale nel 2020. A cura di Serge Plantureux e con la collaborazione di Francesca Bonetti, l’evento è pensato non solo allo scopo di riscoprire l’arte della fotografia analogica e degli scatti in bianco e nero, ma di parlare dell’estetica e del pensiero dei tre fotografi e dare voce alla regione Marche e ai suoi artisti; non a caso, i tre fotografi in questione sono strettamente legati alla città di Senigallia.

Palazzetto Baviera, con la sua vista suggestiva su Piazza Manni, ospita in poche sale diverse fotografie dei tre artisti sopracitati in diverse epoche storiche cercando di raggruppare quella che è un’«estetica della fotografia», come lo si può leggere nel Manifesto del gruppo fotografico La Bussola, redatto nel 1955 che afferma: «Noi crediamo alla fotografia come arte. Questo metodo di espressione moderno e sensibilissimo ha raggiunto […] l’efficacia di un linguaggio indipendente e vivo». Considerando questo Manifesto come la sintesi del gruppo, non manca di certo la voglia di incantarsi davanti a fotografie elaborate e allo stesso tempo delicate. Fotografie di tenerezze, fotografie di guerra che ricordano uno stile estremamente felliniano senza togliere una semplicità disarmante: un esempio è la serie di tre fotografie numerate La spiaggia vista dall’altro di Mario Giacomelli.

Dopo questa piccola anteprima e introduzione alla mostra non mi resta che invitarvi tra le viuzze colorate della bella Senigallia, perché – a mio parere – le mostre non vanno raccontate ma viste con i propri occhi. Se avete tra i 18 e i 25 anni, inoltre, potete usufruire di una riduzione sul biglietto e vedere con i vostri occhi un’arte che, nell’era digitale, rischia di scomparire.

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Claudia Fontana

Claudia Fontana

Claudia nasce nel 1996 a Pesaro, per metà cubana, conosce cinque lingue, appassionata di arte (sì è una di quelle che piange in tutti i musei) e letteratura, studia - cliché - lettere moderne nella rossa Bologna ma è sempre da qualche altra parte del mondo; da grande vorrebbe lavorare nel mondo dell’editoria, però anche viaggiare però anche fare la fotoreporter però anche vincere il premio Nobel per la pace. Perennemente indecisa, promessa sposa del Regno Unito, del rock classico, di Francesco Guccini e delle tisane allo zenzero.

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