Concertone Primo Maggio senza donne: dieci artiste che avrei voluto sul palco

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Di nomi ce ne sarebbero talmente tanti che non basterebbe un solo concerto (anzi, Concertone del Primo Maggio) per farle esibire tutte.

Di nomi ce ne sarebbero talmente tanti che non basterebbe un solo concerto (anzi, Concertone del Primo Maggio) per farle esibire tutte.

Al consueto concertone del Primo Maggio, promosso dai sindacati CGIL, CISL e UIL sin dal 1990 in occasione della festa dei lavoratori, quest’anno non c’erano donne. E questo è un dato di fatto. Ad eccezione di Isabella Tundo, componente femminile de LA MUNICIPàL, Veronica Lucchesi, voce de La rappresentante di lista, e California dei Coma_Cose, sul palco non si è esibita nessuna artista solista, ma soltanto uomini. Da Daniele Silvestri a Carl Brave, dai Subsonica passando per Achille Lauro. E poi ancora Ghemon, Ghali, Colapesce, Bianco, Rancore. Ma delle donne, si badi bene, nessuna traccia.

Al bando le polemiche sterili, quel che conta è la qualità, non il sesso degli artisti che si sono esibiti sul palcoscenico di Piazza San Giovanni. E io, con questa asserzione lapidaria e tutto sommato un po’ semplicistica, sarei persino d’accordo, se non fosse che ho ascoltato le dichiarazioni di Ambra Angiolini, conduttrice dell’evento, che ha affermato quanto segue: «Contare le donne nella lista di un concerto mi sembra davvero assurdo e dare al mondo della musica la sensazione che pur di realizzare il 50 e 50 ci si può infilare dentro chiunque, è davvero il colmo. Questa è la radiografia della situazione discografica italiana, dunque il problema è a monte. In hit parade le donne sono due nelle prime venti posizioni».

La presa di posizione di Ambra, lodevole al fine di salvaguardare la manifestazione da polemiche capaci di mettere in ombra il valore di un evento simile, tuttavia, fa acqua da tutte le parti. Intanto, perché l’affermazione «pur di realizzare il 50 e 50 non ci si può infilare dentro chiunque» sottintende che le donne della musica italiana siano qualitativamente inferiori rispetto agli uomini, dunque, pur impegnandosi, risulta difficile trovare un numero di donne di talento pari a quello degli uomini. E questa è già di per sé un’affermazione assolutamente priva di fondamento, grossolana e deviante. La Angiolini, però, è riuscita addirittura a peggiorare la situazione nel momento in cui, a difesa della propria posizione, ha affermato che in classifica, nelle prime venti posizioni, ci sono solo due donne. Qual è il nesso tra la classifica di vendita dei dischi e la partecipazione a una manifestazione per i lavoratori? Da quando il posizionamento nella hit parade è prerogativa fondamentale per la presenza al concerto del Primo Maggio? Ma, soprattutto, quanti degli uomini che si sono esibiti sul palcoscenico di Piazza San Giovanni sono effettivamente ai primi posti nelle classifiche di vendita?

Insomma, Ambra – nel tentativo di mettere a tacere una polemica che, a definirla tale, si finisce per svilirla e ridurla a un capriccio – ha scoperchiato il vaso di Pandora. A proposito di donne, ha detto: «Parliamo piuttosto della parità salariale, delle difficoltà di fare un figlio e mantenere il proprio posto: queste mi sembrano questioni serie». E lo sono, è evidente. Com’è serio, del resto, il fatto che a un evento come il concerto del Primo Maggio non ci siano artiste donne. Com’è serio il fatto che la loro assenza non abbia una giustificazione e si passi al contrattacco nel momento in cui si chiede il motivo. Com’è serio il fatto che, per insabbiare il problema, si parla di problemi più gravi. Com’è serio il fatto che si (di)mostri – con nonchalance – una totale incompetenza in fatto di donne in musica. Com’è serio il fatto che si possano annoverare decine e decine di artiste di qualità e talento, ma sul palco di Roma ne sono salite soltanto tre.

Di nomi potrei farne talmente tanti, che non basterebbe un solo concerto per farle esibire tutte. Perciò ne farò dieci soltanto.

01. Dolcenera

In foto, la cantautrice e polistrumentista Dolcenera

In foto, la cantautrice e polistrumentista Dolcenera

Dolcenera è pop e da sempre ne paga il prezzo. Il motivo è facilmente intuibile: in italia si fa ancora una gran fatica a riconoscere alla musica pop la dignità che merita e lei, che ne è una rappresentante di spicco, soffre il pregiudizio di chi la etichetta come un artista di talento, ma dai contenuti leggeri e irrilevanti.

Eppure Dolcenera è una cantautrice, una polistrumentista, costantemente in evoluzione; inoltre, ha infranto tutte le barriere che separano il pop dal cantautorato, il suono analogico da quello digitale, la sperimentazione musicale dalla cura dei testi.

02. Thony

In foto, la cantautrice e attrice Federica Caiozzo, in arte Thony

In foto, la cantautrice e attrice Federica Caiozzo, in arte Thony

E poi c’è Thony, all’anagrafe Federica Caiozzo, un’artista poliedrica, in quanto cantautrice, musicista, presentatrice e attrice, recentemente protagonista del film diretto da Daniele Luchetti e interpretato da Pif, Momenti di trascurabile felicità.

Eclettica, personale, con uno stile riconoscibile e una voce limpida e densa, Thony – nel mese di marzo – ha pubblicato l’album Hopefully, Again, disco d’esordio dei Malihini, duo composto dall’artista e Giampaolo Speziale, suo compagno anche nella vita.

03. Margherita Vicario

Margherita Vicario sul set del video di Abaué / Morte di un Trap Boy

Margherita Vicario sul set del video di Abaué / Morte di un Trap Boy

Margherita Vicario è l’esempio lampante di come una artista possa vestire ruoli diversi ed essere sempre facilmente identificabile: è una cantautrice e attrice, divisa tra le sette note, il piccolo schermo e il cinema, eppure è innanzitutto una artista con una cifra personalissima e uno stile sempre a fuoco.

Recentemente ha pubblicato Mandela, un pezzo che – con ironia, spiccata intelligenza e sagacia – affronta lo spinoso tema del razzismo e che, sul palco di Piazza San Giovanni, sarebbe stato perfettamente a suo agio. Niente pietismi, rime semplici o astuzie per ottenere facili consensi, Mandela è la carta d’identità di una cantautrice che non somiglia a nessun’altra e che si propone con arguzia e un estro spiccato.

04. Francesca Michielin

In foto, Francesca Michielin sulla copertina dell'album 2640

In foto, Francesca Michielin sulla copertina dell’album 2640

Giovane, sì, ma con una personalità artistica ben definita e una penna che sa già che direzione prendere. Francesca Michielin è una ragazza che rispetta i suoi vent’anni e li racconta con disarmante sincerità, tenerezza e sfacciataggine.

Ha un’imponente e impertinente voglia di esserci, di lasciare un segno e di lasciarsi segnare. Ha le idee chiare, sa prendere posizione e stare da una parte. Sul palco del Primo Maggio avrebbe portato freschezza, determinazione e coraggio.

05. Chiara Dello Iacovo

Chiara Dello Iacovo sulla copertina dell'album Epigrafe

Chiara Dello Iacovo sulla copertina dell’album Epigrafe

Giovanissima anche lei, ma con uno sguardo talmente lucido sulla realtà che la circonda da essere una cantautrice di spessore, onesta, diretta, scomoda. Chiara Dello Iacovo ha un talento innato non tanto (e non solo) nella musica, quindi nella scrittura, ma soprattutto nell’indagare gli infiniti volti umani.

Nel dicembre scorso ha pubblicato Epigrafe, un disco che avrebbe dovuto segnare un allontanamento dalle scene musicali, ma che invece ci ha consegnato una delle più talentuose cantautrici che l’Italia possa vantare oggigiorno.

06. Erica Mou

In foto, la cantautrice Erica Mou

In foto, la cantautrice Erica Mou

Voce delicata, scrittura sognante, stile inconfondibile, Erica Mou, a discapito dei suoi trent’anni (appena compiuti), è già una veterana tra le nuove leve del cantautorato femminile.

Ha esordito con l’album Bacio ancora le ferite, pubblicato nel 2009, ha partecipato al Festival di Sanremo, ha lavorato al cinema, curando la colonna sonora di alcuni film, tra cui Una piccola impresa meridionale, diretto da Rocco Papaleo, e oggi è una delle penne più delicate e intense della musica italiana.

07. Cristina Donà

In foto, la cantautrice Cristina Donà

In foto, la cantautrice Cristina Donà

Non ha certamente bisogno di presentazioni Cristina Donà, cantautrice di razza, inquieta, per questo in costante evoluzione, nata dall’indie rock e prestata, oggi, a un cantautorato più intimo e viscerale. La Donà, con alle spalle una carriera ultra ventennale, è la madre dell’indie femminile italiano, un’artista coerente e coraggiosa, che è riuscita a ritagliarsi uno spazio che le appartiene di diritto perché ne è l’anticipatrice.

Sul palco di Roma, avrebbe portato la sua storia, che è anche la storia di tante artiste che a lei si sono ispirate.

08. Amara

In foto, la cantautrice Amara

In foto, la cantautrice Amara

Ha una penna sa che fotografare la realtà in modo precisissimo, le sue parole sono affilate, la sua voce è ruvida, struggente, profonda. Lei è Amara, una cantautrice che utilizza le parole con maestria, l’ha dimostrato al grande pubblico scrivendo brani come Che sia benedetta o Il peso del coraggio di Fiorella Mannoia.

Amara, pseudonimo di Erika Mineo, ha alle spalle due dischi, una partecipazione a Sanremo nelle Nuove proposte e svariati riconoscimenti al suo talento. Ad oggi è una delle autrici più apprezzate dalle interpreti della canzone italiana.

09. M¥SS KETA

In foto, la rapper M¥SS KETA

In foto, la rapper M¥SS KETA

M¥SS KETA è una rapper milanese che non ha mai mostrato il suo volto in pubblico. L’artista lombarda ha infiammato il mondo dell’hip hop proponendosi come femmina alfa della scena italiana.

Il suo stile, che è a cavallo tra l’afrobeat e l’elettroclash, ha catturato l’attenzione di importanti artisti, che hanno deciso di collaborare con lei e farsi parte del suo ultimo disco, Paprika. Tra questi, Gué Pequeno, Mahmood, Gemitaiz, Gabry Ponte, Il Pagante. Provocante, irriverente, dissacrante, Myss Keta avrebbe portato sul palco di San Giovanni trasgressione, femminilità, carattere.

10. Levante

Levante in posa per il lancio del suo ultimo singolo, Andrà tutto bene

Levante in posa per il lancio del suo ultimo singolo, Andrà tutto bene

Levante sceglie sempre da che parte stare e sa starci. Ha carattere, una personalità spiccata, una penna diretta, tagliente, fatta di un’ironia che sa essere amara e persino dissacrante, una voce accogliente e trascinante.

Senza bisogno di andare troppo lontano, il suo ultimo singolo, Andrà tutto bene, che anticipa l’album Magmamemoria, è un urlo di rabbia e speranza, che avrebbe meritato di far tremare il palco del Primo Maggio e arrivare a più gente possibile. Un brano pop che prende posizione, coraggioso, denso di contenuti, cantato con consapevolezza e fierezza.

E di nomi potrei fare tanti altri ancora, penso a Ilaria Porceddu, Maria Antonietta, Carmen Consoli, Nada, Serena Abrami, Giulia Anania, Marina Rei, Valeria Vaglio, Paola Turci, Alice, Mèsa, Irene Grandi, Katres, Marianne Mirage, Mimosa Campironi, Fiorella Mannoia, Romina Falconi, Meg, Emma Marrone, i Giorginess, Giulia Mei, CRLN, Elisa Rossi, Ronnie Grace, Aba, Sara Loreni, Noemi, Marti Stone, Mc Nill, Malika Ayane. E mi fermo qui. Sia ben chiaro che la storia che, nella musica italiana, ci siano meno donne rispetto agli uomini è una menzogna. Sarebbe più corretto dire che ci sono meno donne ritenute capaci di schierarsi e reggere il peso di una manifestazione musicale che è innanzitutto politica. Ma questo è un limite di chi lo crede, non delle nostre artiste.

Le donne italiane, in questo preciso momento storico, vendono meno dischi rispetto agli uomini? È vero, ma questo non deve diventare un deterrente per la partecipazione a un evento: sul palco di piazza San Giovanni, sono salite tre donne e oltre ottanta uomini e questo sarebbe dovuto a una classifica di vendita? Non prendiamoci in giro.

Si badi bene, infine, che il problema reale non è il fatto che al concerto del Primo Maggio non ci siano state donne, ma il fatto che – per giustificarne l’assenza – si sia parlato di mancanza di qualità, come a dire «Non è colpa nostra che non le abbiamo volute, ma colpa loro che non sono brave abbastanza». E questa è una enorme, fastidiosa e fuorviante bugia.

Il concertone del Primo Maggio di Roma si è rivelato una fotografia interessante e, tutto sommato, nemmeno troppo amara dell’attuale discografia italiana. Ma è una fotografia parziale. Non racconta il vero, dice una sola verità, tutte le altre sono rimaste in disparte.

Ed è un gran peccato perché, anche se credono di saperlo, non sanno cosa si sono persi.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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