Björn Larsson e la libertà di scegliere

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Dettaglio della copertina de La lettera di Gertrud, di Björn Larsson, edito da Iperborea Edizioni

Dettaglio della copertina de La lettera di Gertrud, di Björn Larsson, edito da Iperborea Edizioni

In una giornata infrasettimanale come quella di giovedì scorso si è tenuta a Pordenone la presentazione dell’ultimo libro di Björn Larsson, La lettera di Gertrud, ritornato nella città friulana a distanza di due anni.

Il presentatore ha aperto la serata asserendo che il libro si può riassumere in una sorta di compendio filosofico, in cui sono presenti diversi concetti come l’identità, la libertà e il libero arbitrio. La trama è la seguente: Martin, un giovane scienziato non credente, con una famiglia ideale, scopre alla morte della madre – attraverso una lettera che gli ha lasciato – che il suo vero nome non è Maria, bensì Gertrud e di essere un’ebrea sopravvissuta ad Auschwitz. Non gli aveva mai rivelato questo segreto per proteggerlo e per lasciargli la libertà di scegliere, da adulto consapevole, la propria identità. A questo punto inizia il dilemma di Martin che, con la tipicità degli scienziati, vuole avere chiaro il quadro della situazione prima di prendere una decisione che potrà sconvolgere non solo se stesso, ma anche la propria famiglia.

L’idea del romanzo è nata nell’autore da due riflessioni principali. La prima è personale, in quanto lo stesso autore ha fatto molti traslochi, ha vissuto in molteplici nazioni e tuttora parla correntemente più di una lingua: lo scrittore incarna la perfetta figura cosmopolita. Per Larsson dunque non ha senso la domanda “Da dove vieni?”, basata sul concetto di nazione in senso stretto. La seconda riflessione invece ha il suo inizio nell’osservazione del momento storico attuale, in cui è rivolta forte attenzione, per non dire ossessione, all’identità e alla propria identificazione in essa. Il protagonista quindi si trova in una situazione in cui non ha un passato e quasi oggettivamente lo può scegliere, sottovalutando però il potere dei sentimenti e delle emozioni: è inevitabile, quindi, che questo lo conduca verso delle conseguenze.

Björn Larsson, autore de La lettera di Gertrud, durante il firmacopie del libro a Pordenone

Björn Larsson, autore de La lettera di Gertrud, durante il firmacopie del libro a Pordenone

Non solo i temi trattati, ma anche la struttura del romanzo è coraggiosa e fuori dallo schema. Se nella prima parte del romanzo la narrazione è condotta in terza persona, ma è comunque focalizzata su Martin, nella seconda parte, quando viene svelato il segreto della madre, lo scienziato non è più solo, ma vi sono anche la moglie, la figlia, gli amici: sono presenti quindi più punti di vista che si avvicendano. Nella terza parte, inoltre, il protagonista incontra l’autore, con un ulteriore cambio di focalizzazione, per terminare con una lettera di Martin in cui si accede dunque anche alla voce intima del protagonista. L’autore sa mescolare con sapienza le più diverse voci: la polifonia dei punti di vista permette di riflettere con maggiore efficacia sullo sviluppo del protagonista. Alla fine del libro, inoltre, è presente anche la bibliografia dei libri che Martin ha consultato per le sue ricerche.

La lettera di Gertrud è sicuramente una prova audace da parte dello scrittore e anche un’espressione della voglia di mettersi in gioco, sia per quanto riguarda la scrittura, sia a livello di identità e di libertà di scelta. Lo stesso scrittore ha infatti affermato che la domanda che lui stesso si è posto e che spera arrivi al pubblico consiste nel chiedersi se si vuole rimanere la persona che si è diventati o se si vuole cambiare.
Dopo una presentazione densa e profonda, nel quale si è rivelato tutto il carisma dell’autore e sono stati trattati temi attuali ma poco discussi, lo scrittore si è dedicato a una sessione di firmacopie, senza risparmiare chicche e chiacchiere ai lettori accorsi. Al termine dell’incontro, la prima cosa che ho fatto è stato prenotare la copia del libro in biblioteca. E tu? Cosa stai aspettando?

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Valentina Zanin

Valentina Zanin

Accanita lettrice, tifosa della pallavolo, perennemente in viaggio, telefilm dipendente, appassionata di filosofia.

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