M. Il Figlio del Secolo rilegge la storia?

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In foto, lo scrittore Antonio Scurati, autore di M. Il figlio del secolo (Bompiani)

In foto, lo scrittore Antonio Scurati, autore di M. Il figlio del secolo (Bompiani)

L’altra sera stavo facendo zapping, finché non finisco su Rai3, dove qualcosa mi attira. C’è Luca Zingaretti. Non l’avevo mai visto con gli occhiali, di certo non veste i panni del famoso Montalbano. Non capisco dove si trova, ci sono troppe luci di un blu cobalto. Poi la regia mi regala un campo lungo e, come fosse un foglio A4 con al centro il lettore, ne riconosco la cornice: la terrazza del Palazzo dei Congressi di Roma.

La voce del noto attore è diversa, la gestualità, la profondità dei suoi accenti, la rabbia e frustrazione e la grandezza delle parole che urla e scandisce. Le pause, dove non c’è nessun accenno di tentennamento, ma tanta autorità. Parla di un’Italia confusa (come se mai ci fosse stato chiaro qualcosa, in effetti).

Solo poi capisco: M. Il Figlio del Secolo, il romanzo documentario di Antonio Scurati, candidato e finalista al Premio Strega 2019, letto e interpretato in prima serata da Luca Zingaretti, Valerio Mastandrea e Marco D’Amore. Ogni tanto appare anche lo scrittore, su uno sfondo antracite. Ci spiega alcuni dettagli da docente e ricercatore di linguaggi della guerra, della violenza, della retorica. Un libro che sviscera le radici del fascismo dal 1919, fino al delitto Matteotti nel 1924.

M. Il figlio del secolo: un racconto epico (e rischioso?) del fascismo

La copertina del libro M. Il figlio del secolo, di Antonio Scurati, edito da Bompiani

La copertina del libro M. Il figlio del secolo, di Antonio Scurati, edito da Bompiani

848 pagine di storia italiana, con una sterminata quantità di fonti e senza nessun filtro. Antonio Scurati, scrittore, è un grande appassionato della serie Il Trono di Spade, tanto da voler raccontare il fascismo così, con una precisione storica assoluta e una narrazione coinvolgente ed epica. Il fascismo descritto dal suo interno.

Un volume che fa molto parlare sia per il suo successo, che lo vede in vetta alle classifiche, sia per le tante polemiche. Quanti hanno scritto la storia dell’Italia, ma forse non se n’è mai parlato in questo modo. Wildside ha acquisito i diritti del libro, pubblicato da Bompiani, per realizzarne una serie televisiva. In tanti temono il potenziale pericolo che si inneschi nello spettatore una sorta di fascino perverso per questa spinosa e complicata figura che è Benito Mussolini. Incredibile quanti pensieri mi sono venuti in mente in quell’ora.


Mi viene in mente che fino a poco fa la figura di Mussolini era un po’ come l’Innominato o Tu-sai-chi, perché il solo nome era tabù. Mi viene in mente M il Malvagio: così viene chiamato l’antagonista nel fantasy di Luc Besson Arthur e il Popolo dei Minimei.


Mi è venuta in mente la lezione di Storia del Liceo, quando il mio professore ci spiegò che fu la paura del popolo a dar forza a l’unico che sembrava non averne. Mi viene in mente il dibattito durante l’ora d’Arte, quando ci domandavamo se fosse giusto o meno avere l’Italia abbellita da opere architettoniche fasciste. Soprattutto mi viene in mente quanto i concetti di “giusto” e “sbagliato” siano permeati dagli occhi di chi guarda.

Mi viene in mente che fino a poco fa la figura di Mussolini era un po’ come l’Innominato o Tu-sai-chi, perché il solo nome era tabù. Mi viene in mente M il Malvagio: così viene chiamato l’antagonista nel fantasy di Luc Besson Arthur e il Popolo dei Minimei.

Benito Mussolini è stato considerato un grande uomo, un pioniere, una caricatura e un mostro. Ci hanno insegnato a vederlo dal basso, verso la sua terrazza di Palazzo Venezia con una folla di discepoli intenti ad acclamarlo. Poi ce l’hanno fatto vedere morto, appeso a testa in giù a Piazzale Loreto.

Non ci hanno mai raccontato del suo processo perché non c’è mai stato e forse per questo oggi assistiamo quotidianamente a censure di ogni tipo, a violenze, a Congressi discriminatori e conservatori, a chi si proclama neofascista e chi, invece, dice che questo termine serve solo a far rumore mediatico.

La storia insegna o si ripete, tante volte una non esclude l’altra.

Questo non vuole essere o diventare un articolo politico: so che sto parlando di cose più grandi di me, ma so anche che questa è la storia della Nazione in cui vivo. E mi chiedo se la conosco davvero.

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Giulia Tognetti

Giulia Tognetti

Ciao! Mi chiamo Giulia, ho 21 anni ed è un piacere conoscerti. Mi piace scrivere, leggere, suonare, fare foto. Amo la poesia ed il caffè.

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