MI AMI 2019: le nostre scelte

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Abbiamo fatto qualche sottolineatura sul vasto programma del MI AMI 2019. Ecco gli artisti che ascoltiamo, ci piacciono e vi consigliamo di andare a vedere.

Abbiamo fatto qualche sottolineatura sul vasto programma del MI AMI 2019. Ecco gli artisti che ascoltiamo, ci piacciono e vi consigliamo di andare a vedere.

Così anche quest’anno seguiremo con voi il MI AMI. Ne avevamo già parlato l’anno scorso e avevamo ripensato con Carlo Pastore all’importanza storica e nazionale di una proposta come quella di un festival che per tre giorni ferma Milano per dare spazio a chi ha qualcosa da dire e da presentare. Spesso ancora prima che se ne accorgano radio e media tradizionali.

Il MI AMI è la voce di una generazione attiva, interessata e interessante e soprattutto inetichettabile. L’unica classificazione che ci siamo permesse di dare è allora “chi sto seguendo e andrei a sentire”. La condividiamo con voi, casomai potesse esservi utile qualche sottolineatura nostra sul grande programma del festival che state guardando a mo’ di mappa. No panic, dude.

Fast Animals & Slow Kids

In foto, i Fast Animals and Slow Kids

In foto, i Fast Animals and Slow Kids

Alessia: Energia. Ogni volta che sento o vedo delle esibizioni live dei Fregis di Perugia, mi pento sempre di non averli ancora visti dal vivo. Già solo con i video online (o la diretta del Primo Maggio a Roma) avevo voglia di pogare, in camera, da sola. Figuriamoci sotto un palco circondata da tanta altra gente!

Virginia: L’urlo della provincia che resiste all’instancabile città, ma che fortuna che arrivi a calcarne i palchi! C’è tanto amore dietro questa scelta: i FASK hanno sempre meritato di essere ascoltati live, sin dai tempi dell’Aimone più punk e scatenato, ma adesso ancora di più. Animali notturni è un album difficile da ascoltare quanto da elaborare, una verità declinata in più versi che non vedeva l’ora di saltare fuori. Penso che dal vivo sarà una meravigliosa conferma.

Ilaria: Musicalmente resistono al “genere in voga”, lasciando sognare chi ama il rock, e i loro testi propongono qualcosa di personale e unico. Già per questo li segnalererei ma non è l’unico motivo: è che sono bravi, diamine. Li ascolti e poi li cerchi ancora e continui a sentirli. Entrano in testa e ci stanno comodi.

Eugenio in Via di Gioia

In foto, gli Eugenio in Via di Gioia

In foto, gli Eugenio in Via di Gioia

A: Gli Eugenii sono sempre una piacevole scoperta. Sono simpatici, sono bravi e finalmente non sono la solita band che parla di amore (che non me ne vogliano tutte le altre!). Se dovessi pensare a una parola per gli Eugenio in Via di Gioia penserei a ecologia. E perché proprio questa parola? Se ve lo state chidendo, allora correte subito ad ascoltarli e capirete cosa intendo.

I: Oh là, finalmente. Li premio per i testi, mai banali, poesie che usano un linguaggio quotidiano. Non sono prevedibili neppure se scrivono la biografia su Spotify. Che si tratti di raccontare la storia di un chiodo o di Adamo ed Eva, rendono impossibile distrarsi. Li trovi venerdì sera.

V: La band che riesce a mescolare l’ironia con la serietà – sempre nelle giuste dosi, sia chiaro. Gli Eugenio in Via di Gioia ti strappano un sorriso soltanto pronunciandone il nome, ma si impongono nella tua playlist qualche secondo dopo. Il loro ultimo album riconferma la capacità di scrivere testi che se ne vanno Altrove rispetto al panorama musicale odierno, cercando con calma La misura delle cose. Sì, sono le mie tracce preferite: ascoltatele senza indugi al MI AMI!

Fulminacci

Fulminacci in una foto di Filiberto Signorello

Fulminacci in una foto di Filiberto Signorello

I: Chitarra e nostalgia nello stile cantautorale italiano, un po’ Brunori, un po’ Alex Britti, un po’ in realtà Fulminacci.
È un autore nuovo con testi positivi, con uno spirito inedito. Ascolta qualche pezzo e non chiederai minuti di vita indietro (semi-cit.). Non so tu, a me uno che scrive “svela i tuoi trucchi, proponimi dei sogni. Ai soldi ci pensiamo quando siamo grandi” sembra quantomeno coraggioso, è sicuramente uno che vorrei sentire. A proposito, anche lui è venerdì.

V: Non amo i cambi repentini, le virate improvvise, ma quelle di Fulminacci proprio sì: questa voce che scandisce le lettere una ad una, che batte i pugni sul tavolo, a un certo punto si concilia con la chitarra lenta e più delicata e io non posso far altro che dire: bravo! Un po’ mirror ball, un po’ chitarra sulla spiaggia, questo ragazzo classe ‘97 non dispiace affatto.

Mahmood

In foto, Mahmood

In foto, Mahmood

A: Ha raccolto una marea di consensi a Tel Aviv, ma non disperiamo per lo scarto di pochissimi punti dall’olandese Duncan Laurence. Il vero successo si vedrà dopo. E sul palco del MI AMI, finalmente, Alessandro incanterà tutti col suo nuovo album e chissà, magari scappa anche un duetto con M¥SS KETA (che tra l’altro suonerà subito dopo di lui in scaletta)!

I: Mahmood in una classe sarebbe lo studente che studia di notte e che si guarda le scarpe quando riceve il 10, perché sa di essere bravo ma non se la racconta più del dovuto. Reduce dal successo dell’Eurovision, torna da vincitore nella sua Milano. Previsione azzardata, eh, ma per me merita.

Coma_Cose

I Coma_Cose in una foto di Melania Andronic

I Coma_Cose in una foto di Melania Andronic

A: Sono una delle tante band in line-up al MI AMI sulle quali, prima di sentirle dal vivo, non avrei scommesso un euro. Devo ricredermi. La loro energia, il loro modo poco convenzionale di coinvolgere il pubblico, i loro testi ti trascinano lontano. Provare per credere.

I: Dopo il Primo Maggio, si esibiscono nel concerto della loro Milano e qui iniziano i tour del loro Hype Aura. Anche se non sono una loro grandissima fan, Fausto e Francesca li segno volentieri tra quelli che vanno tenuti d’occhio. Sapranno coglierti impreparato con composti da angoli dimenticati e cartoline panoramiche in collage che ti sorprenderanno ogni volta. E se conti che stavolta giocano in casa…

Fadi

In foto, Fadi

In foto, Fadi

V: Un italo-nigeriano con l’accento romagnolo: potrebbe anche cantare la lista della spesa, lo promuoverei a pieni voti. Scherzi a parte, Fadi di soppiatto entra nella mia playlist, attraverso Faber Nostrum, e non ne esce più. Un timbro vocale versatile ma inconfondibile, è una scoperta ampiamente promossa.

I: Fadi l’ho scoperto tramite Faber Nostrum. C’è qualcosa di solare, di estivo nella sua musica, anche quando il testo è serio. C’è un occhiolino degli strumenti al reggae, però anche al rock e al blues. C’è questa voce potente e calma insieme. Unico. P.S.: Venerdì.

Riccardo Sinigallia

In foto, Riccardo Sinigallia

In foto, Riccardo Sinigallia

V: Ho scoperto Riccardo Sinigallia con il suo ultimo album ed è stato amore a prima vista. La nostra scena musicale ha bisogno di un cantautore riservato, malinconico ma mai scontato. Sinigallia è quella sonorità che ti investe orecchie, cuore e testa: non hai bisogno d’altro, lui ha già fatto di un disco una virtù. Non resta che amarlo sotto al palco!

I: Basilio l’aveva spiegato mesi fa e molto bene. Se come me ti soffermi a rileggere i testi dopo aver sentito una canzone, lo devi ascoltare, perché continua una tradizione importante, ricordandoci che il cantautorato di qualità è ancora vivo e se la cava benissimo. Lo trovi sabato.

Motta

In foto, Motta

In foto, Motta

VPotrei scrivere infinite parole su di lui, ma nessuna sarebbe abbastanza da rendergli davvero giustizia. Motta ha già raccontato tutto quello che nella tua vita hai bisogno di dire e di ascoltare, ma quando pensi che sia arrivato al suo meglio, ecco che un nuovo album ti pervade e tu ringrazi il cielo che esista. Sembra che Ziggy Stardust sia arrivato sulla terra sotto forma di cantautore, regalando a poco a poco un abbraccio simbolico a chiunque senta il bisogno di ritrovarsi. La delicatezza ma anche l’estro, il cammino e la maturità, Motta è l’artista che infrange ogni tipo di etichetta, ogni possibilità di codifica. Chi è lo sa solo lui e il suo scoprirsi, giorno dopo giorno, porta a lavori impeccabili che dal vivo, ve lo assicuro, vi lasceranno con gli occhi lucidi.

A: Ma quanto ci piace Francesco Motta? Tantissimo. Chi lo segue da anni riesce a notare come e quanto sia cambiato nel tempo, come anche semplicemente la sua voglia di stare in mezzo al pubblico sia cresciuta. Fosse per lui starebbe sempre in concerto, fosse per noi, lo seguiremmo ovunque.

La rappresentante di lista

Il duo La rappresentante di lista in una foto di Claudia Pajewski

Il duo La rappresentante di lista in una foto di Claudia Pajewski

A: Sicuramente loro, la band del momento, non poteva mancare a questa line up spettacolare. E ovviamente loro non potevano che esibirsi domenica 26 (giorno delle elezioni europee in Italia). Hanno un’energia senza limiti e, finito il loro concerto, ti viene solo ancora più voglia di amare questo duo (che poi dal vivo non è solo un duo) tanto queer da essere quasi normale.


Quando passo in via degli uomini
Mi sento sempre la protagonista
Alle prossime elezioni
Sarò io la rappresentante di lista


V: La voce di Veronica Lucchesi è uno strumento a sé, un effetto magnetico. La Rappresentante di lista viaggia su una direzione ostinata e contraria, per citare De Andrè, direzione che non perde di vista l’autenticità, lo stile preciso e definito e l’accuratezza dei testi. Il loro ultimo album è una dichiarazione d’amore universale verso il bisogno di valicare le difficoltà: non mi resta che dire Woow!


Ho capito tardi come stai
Hai sentito il mondo urlare
Non c’è niente di male, non c’è niente di male
Non vogliamo farci male


M¥SS KETA

In foto, M¥SS KETA

In foto, M¥SS KETA

A: Come descriverla se non pazzeska? M¥SS KETA è una di quelle artiste che o la ami o la odi, ma se la ami, la ami follemente. È una donna forte, di carattere, che va oltre il volersi imporre come “persona”. M¥SS KETA è un persoaggio unico, in cui tutti possiamo rispecchiarci. Dai, ammettiamolo, un po’ tutt* siamo ragazze di Porta Venezia. La trovate sabato.

V: Penso che Myss Keta abbia coraggio da vendere e forse andrei ad ascoltarla dal vivo per chi è, prima ancora che per il genere musicale in cui viene inscritta. Senza dubbio irriverente, sa restituire al pubblico il coraggio di tenere testa a un mondo ancora troppo pieno di stupide censure e ambiguità. Non me la perderei live per nessuna ragione.

Giovanni Truppi

In foto, Giovanni Truppi

In foto, Giovanni Truppi

V: Sarà il suo live visto da poco, sarà il nuovo album che non ha tardato a lasciarmi senza fiato, Giovanni Truppi è la voce da dieci di questo MI AMI. Dal vivo, la sua voce lascia la dimensione terrena e attraversa non so bene quanti mondi per risuonare decisa, delicata e immensamente giusta nelle tue orecchie. I testi di Poesia e Civiltà sono una strutturata riflessione sull’umanità che – ci dimostra il cantautore italiano – può specchiarsi in una canzone; archi, synth, fino a un pianoforte sul quale le sue dita volano leggerissime, Truppi vi propone quasi nella totale fedeltà gli arrangiamenti meravigliosi del suo album. Caleidoscopico, questo è Giovanni Truppi. Rinunciate all’aperitivo e trovatevi puntuali sotto il Tidal Stage, alle 18:20, domenica 26 maggio.

A: Merita di essere visto dal vivo, anche solo per l’ultimo album. Azzardo se dico che è una delle migliori uscite dell’anno? P.S.: Domenica.

Dutch Nazari

In foto, Dutch Nazari

In foto, Dutch Nazari

I: Sono senza dubbio fissata coi testi di Dutch Nazari e lui è uno che non si stufa di aver qualcosa da dire. Inizia le frasi con “io” ma parla di tutti e non è mai banale, mai prevedibile, ancora dopo anni di attività. Scrive per immagini, nessuna a caso, ognuna sintetica eppure così espressiva. Segnati che si esibisce venerdì e, già che ci sei e siamo in vista di elezioni, di risentire Ce lo chiede l’Europa.


Come un barcone nel mare con trecento persone a bordo
Qualcuno strilla “Chiudete il porto!”
E intanto suo figlio è in un aeroporto
E ha in una mano un biglietto di solo andata per Toronto
E nell’altra un passaporto.


Nitro

In foto, Nitro

In foto, Nitro

I: Non c’è armonia, non c’è pop, non c’è hit estiva: suoni più da Machete che da social. Nitro porta al MI AMI il sapore crudo del rap senza compromessi. Non aggiungerò molto, lui è uno dei migliori freestyler sulla scena italiana – se ti piace il genere, già lo conosci e non devo convincerti, altrimenti sei in tempo per rimediare. Segnalato per chi ama gusti decisi e naturalmente il rap, quello vero e amaro però. Si esibisce sabato.

Dola

In foto, Dola

In foto, Dola

I: In origine era a Roma ed era punk, poi ha scoperto il folk, poi è semplicemente diventato Dola, che suona tastiere, piano e voce, chitarre, basso e che collabora con l’etichetta di Coez, Frah Quintale e Dutch Nazari. Torna per il secondo anno, lo trovi la sera di venerdì.

Perché finisce nella lista degli interessanti? Perché è uno dei figli di questa scena romana che, soprattutto negli ultimi anni, si è fatta così interessante. E nonostante questo, ha un respiro internazionale e riferimenti ispirati dalla scena americana (se ascolti Samyam, Devonwho, Mndsgn, Dibiase, Wun Two devi inserirlo nella playlist). Lo trovi venerdì.

Rokas

In foto, Rokas

In foto, Rokas

I: Rokas sa un po’ di indie dal retrogusto pop. E il tipo di artista che ascolti in auto quando torni la sera e sei in mezzo al buio e il paesaggio scorre nei finestrini. Perché è un po’ sognante e un po’ crudo mentre incide il suo flusso di coscienza in forma di rime. Se inizi ad ascoltarlo, inizi a sentire anche Testacoda e I miei migliori complimenti e se ti piace uno stile alla Paul Kalkbrenner, credimi, questo primo consiglio ti sarà utile. Il secondo è di partire da questa edizione di MI AMI venerdì.

Sxrrxwland

In foto, i Sxrrxwland

In foto, i Sxrrxwland

I: Si pronuncia Sorrowland ed è un collettivo artistico formato da Osore, Gino Tremila e Giovanni Vipra. Difficile definirli, forse non esiste un genere che possa spiegare Buone maniere per giovani predatori, il primo EP. Se vuoi conoscere di più una proposta che è molto poco sotto i riflettori, se ti interessa un genere molto poco italiano e insomma ora ti interessano, segnati la data di venerdì.

Massimo Pericolo

In foto, Massimo Pericolo

In foto, Massimo Pericolo

I: Lo inserisco in lista dopo breve conflitto interiore (nomen omen dicono, giusto?). Non è tra i miei preferiti, ma probabilmente finirò per sentirlo. Perché debutta venerdì e perché propone contenuti insoliti in un genere che spopola da anni, e che pensavamo (pensavo? pensavano?) rischiasse di ridursi a pochi argomenti. Invece il rapper di varese porta sul palco la sua esigenza di uscire da una situazione di disagio, oltre alla narrazione dello stesso. Non dico sia semplice da ascoltare (né che non ricordi esperimenti musicali terribili all’inizio dell’ascolto), ma che meriti una chance sì.

Fuera

In foto, i Fuera

In foto, i Fuera

I: Fuera è il progetto artistico di Same, Diak e Jxmmyvis. Definiscono il genere trip hop, techno ed elettronica psichedelica, perciò quel genere che vi piace se ascoltate molta elettronica belga, olandese o tedesca. Lo metto in lista per non uno, non due, ma ben tre motivi: non avrai molte altre occasioni di sentirlo; se ti piace la musica in spiaggia ad agosto e anche quella nei locali il venerdì sera a Parigi lo apprezzerai; l’ha segnalato Simone, che è preparato in materia e che l’ha segnalato dopo esser stato interrotto dal lavoro, quando cioè doveva essere schietto e sintetico. Quindi ci fidiamo. Li trovate venerdì.

Ketama

In foto, Ketama

In foto, Ketama

I: «Penso che gli unici live trap dove puoi trovare gente che poga siano i miei», diceva qualche tempo fa introducendo il suo personaggio. Perché è un po’ questo Ketama, uno di quelli che vuole far parlare anche sceso dal palco. Figlio della scena romana e della Crew 126, Piero Baldini è sulla scena da più di cinque anni. Se hai voglia di staccare ascoltando trap meno commerciale di quella che finisce nei talent, è il nome da scrivere su Spotify. O da andare a sentire venerdì.

Giorgio Canali

In foto, Giorgio Canali

In foto, Giorgio Canali

V: La voce graffiata di Giorgio Canali è una punta di diamante in questa domenica MI AMI: l’impatto del suono, la potenza dei testi, il carisma di chi sa cosa significa tendere l’arco verso il centro del rock alternativo. Un cantante che non ha mai smesso di sperimentare, standosene in disparte mentre plasmava ancora il futuro della musica. Le Undici canzoni di merda con la pioggia dentro te lo fanno amare già soltanto dal titolo; un titolo per un album emblematico, perché dice ancora che come Canali c’è solo Canali.

Auroro Borealo

In foto, Auroro Borealo

In foto, Auroro Borealo

V: Se la stravaganza dovesse impersonificarsi, sceglierebbe sicuramente i panni di Auroro Borealo. Un concentrato di assurdo che finisce comunque per tenerti attaccata alle cuffie. Non c’è bisogno che sia intonato, non c’è bisogno che sia indie: è Auroro Borealo ed è ciò che non troverete mai da nessun’altra parte.

Nava

In foto, i Nava

In foto, i Nava

V: L’elettronica più fine – che ho imparato ad amare con i Bowland nell’ultima edizione di X Factor – si mescola alla batteria, il Medioriente incontra l’Italia nella contaminazione tra la Persia e Milano. Ditemi, devo darvi altre ragioni per non perderveli live?

Delmoro

In foto, Delmoro

In foto, Delmoro

V: Non propriamente il suono, ma la penna di Delmoro mi porta a scrivere che sì, il suo live non è da perdere. Un motivo prima di tutto: i suoi testi riescono a raccontare una storia lineare, coinvolgente, sanno disegnare davanti ai tuoi occhi quello che sta succedendo in quei pochi minuti. C’è minuzia e consapevolezza nella scrittura, l’idea di strutturare un racconto. Merita, tanto.

Giorgio Poi

In foto, Giorgio Poi

In foto, Giorgio Poi

A: Successi su successi per questo cantautore. Tempo fa lessi da qualche parte: «Non sei indie se non hai duettato almeno una volta con Giorgio Poi». Sarà forse così, ma a noi piace. E vorremmo tanto cantare con lui sabato.


Così, con il mento sparato nel cielo
Un ragazzo ha scoperto una stella
E guarda come brilla, fortuna che c’è
Ma è un pezzo di ferro con su scritto EasyJet


Bugo

In foto, Bugo

In foto, Bugo

A: Ho iniziato ad ascoltarlo di recente, ricordavo solo la sua celeberrima C’è crisi, ma devo ammettere che è stata una piacevole riscoperta. È bello averlo lì sul palco del MI AMI domenica. Se lo merita davvero.

Dimartino

In foto, Dimartino

In foto, Dimartino

A: Dal vivo Antonio Dimartino si trasforma, è in grado di coinvolgere anche chi non conosce davvero bene i suoi testi. Inoltre, porta un po’ della sua sicilanità a Milano domenica. Speriamo porti anche il sole, perché di pioggia in queste settimane ne abbiamo presa anche troppa.

Luca Carboni

In foto, Luca Carboni

In foto, Luca Carboni

A: Cosa possiamo dire su Luca Carboni? Chiunque conosce almeno una sua canzone, chiunque almeno una volta ha intonato un suo ritornello. Ecco, uno dei motivi principali per cui rimpiango il non poter essere al Mi AMi domenica è proprio perdermi il concerto di Luca Carboni – lo ammetto.

I Hate My Village

In foto, gli I Hate My Village

In foto, gli I Hate My Village

A: Superband ed esperimento curioso, presente al MI AMI domenica. Seguo le loro date da mesi, nella speranza di vederli dal vivo dalle mie parti, ma nulla. Sapete da chi è composta questa band? No? Ma come? I nomi Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosions), Fabio Rondanini (Calibro 35) e Alberto Ferrari (Verdena) vi dicono nulla?


A cura di Ilaria Arghenini, Virginia Ciambriello e Alessia Scarpinati.

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