Monosportiva Galli Dal Pan: fate largo alla spoken music

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In foto, il duo spoken music Monosportiva Galli Dal Pan, formato da Lorenzo del Pan ed Eugenia Galli

In foto, il duo spoken music Monosportiva Galli Dal Pan, formato da Lorenzo del Pan ed Eugenia Galli

La purezza, la gioia e la malinconia della poesia, ancora di salvezza per l’anima in grado di esprimere pensieri inconsci, indicibili, troppo scomodi o inafferrabili, si accompagna allo strumento di libertà assoluta, la musica. Un contrasto e allo stesso tempo un binomio unico; l’unione di queste due forme d’arte è divenuta la prerogativa del duo Monosportiva Galli Dal Pan, composto da Eugenia Galli e Lorenzo Dal Pan, conosciutisi tramite Facebook.

Lei, nata a Rimini nel 1996, è studentessa di Lettere all’Università di Bologna e segretaria di Zoopalco (associazione che promuove la poesia performativa e multimediale sul territorio bolognese e nazionale). Finalista nel 2017 e nel 2018 del campionato di poetry slam, ha tradotto per Rizzoli un libro dal titolo Poesie per ragazze di grazia e di fuoco.

Lui, nato a Feltre nel 1993, studia Medicina all’Università di Parma ed è membro e compositore degli Heathens, gruppo veneto di musica elettronica.

Il logo del progetto di spoken music Monosportiva Galli Dal Pan

Il logo del progetto di spoken music Monosportiva Galli Dal Pan

Con la diffusione in Italia della poetry slam (gara di recitazione in versi), la poesia si è affermata sempre più nella sua forma orale, musicale e performativa; Eugenia e Lorenzo la utilizzano nella loro spoken music, un tipo di poesia decantata sotto note elettro-pop che risulta giocosa e leggera ma velata di inquietudini e malinconie.

Si sono esibiti sul palco del Vinitaly a Verona, a teatro Candiani di Mestre, al Mercato Sonato, al Locomotiv Club di Bologna e nei centri sociali Cox 18 (Milano), Django (Treviso) e Bunker (Torino); hanno partecipato alla finale di Freschissimo, il contest di Tutto molto bello. Dopo il singolo Ta Ta Ta, uscito lo scorso 29 marzo, il 10 maggio il debutto con il loro EP omonimo, diffuso sulle piattaforme digitali e contenente cinque brani. Un viaggio tra indie e letteratura che racconta una storia di ospedali e bilancieri, figure di madri e afasie, con protagonista il corpo, nella sua essenza.


Si tende a chiamare “poeta” un bravo cantautore; si esclama “Poesia!” davanti a una qualsiasi manifestazione artistica intensa e commovente. Sono segni di stima nei confronti di un’arte considerata sublime ma allo stesso tempo vista come qualcosa di inafferrabile.


Come e quando è nata l’idea di creare il duo Monosportiva Galli Dal Pan?

Lorenzo: «Produco musica da anni e da sempre scrivo le canzoni per un altro mio progetto, gli Heathens. Circa due anni fa ho deciso di avviare qualcosa di nuovo e sono venuto a conoscenza di Zoopalco. Sono rimasto colpito dalle poesie e dalla voce di Eugenia e l’ho contattata per proporle di realizzare un progetto insieme. Lei di buon grado ha accettato».

Eugenia: «Nel 2016 lavoravo insieme a un altro musicista: lui metteva in musica le mie poesie oppure io ne scrivevo di nuove sui suoi brani strumentali. Quando Lorenzo mi ha contattata avevo appena scritto Ta Ta Ta (la poesia che sarebbe poi diventata il testo del nostro primo singolo), che il mio musicista aveva scartato. Sentivo però che quel testo aveva una forte vocazione musicale e ho accolto subito la proposta di Lorenzo di lavorarci insieme. La Monosportiva ha rivoluzionato il mio modo di intendere il connubio poesia/musica: il tono pop e quasi giocoso di alcuni pezzi di Lorenzo ha creato una frizione con la mia scrittura, ha inserito nei miei versi una specie di ironia tragica e mi ha costretta ad abbandonare la posa un po’ lamentosa che assumevo facilmente nella messa in voce dei testi».

Perché questo nome?

Eugenia: «Perché ha in sé contemporaneamente qualcosa di pop e qualcosa di ricercato, come il nostro progetto: sembra il nome di una nuova palestra pubblicizzata da insegne accattivanti (questo perché il gesto atletico è uno dei temi dominanti dell’EP), ma ha anche un suono un po’ indie e un po’ prog. Questo nome è invenzione di 7oi, cui va il merito anche dei nostri progetti grafici».

Poesia e musica elettronica pop, un binomio…

Lorenzo: «Armonicamente dicotomico!».

La copertina del singolo Ta Ta Ta di Monosportiva Galli Dal Pan, che ha anticipato l'uscita dell'EP

La copertina del singolo Ta Ta Ta di Monosportiva Galli Dal Pan, che ha anticipato l’uscita dell’EP

Il poetry slam, da cui tutto ha avuto inizio: tendenza del momento o destinata a perdurare nel tempo?

Eugenia: «Il poetry slam è diventato famoso in Italia solo di recente ma è stato importato qui già nel 2001 ed esiste negli Stati Uniti dal 1986. Come forma di spettacolo, credo sia destinata a durare ancora molto ma sempre cambiando artisti; gli slammer più esperti tendono a sviluppare (magari da un primo nucleo di poesie “competitive”) spettacoli più articolati e a mio vedere più interessanti. Nel tempo ci si sposta da bar e piccoli locali a teatri e palchi per concerti. Le forme vanno sempre più ibridandosi: non solo poesia ma anche videoarte, rap, spoken music…».

La poesia è sottovalutata nell’ambiente musicale?

Eugenia: «Sottovalutata e sopravvalutata insieme. Si tende a chiamare “poeta” un bravo cantautore; si esclama “Poesia!” davanti a una qualsiasi manifestazione artistica intensa e commovente. Sono segni di stima nei confronti di un’arte considerata sublime, ma allo stesso tempo vista come qualcosa di inafferrabile, di lontano dalla contemporaneità: spesso non la si frequenta nei libri e nelle esibizioni degli artisti che di poesia effettivamente si occupano».

Il messaggio che volete dare con la vostra musica?

Lorenzo: «Vogliamo che la poesia e la musica siano fattori comprimari e complementari nell’espressione del contenuto. La mia sfida è quella di creare canzoni dalla forte personalità, fortemente melodiche, che esaltino i testi di Eugenia agendo in sinergia con essi. Il messaggio quindi sono le emozioni, le sensazioni dei testi, questo può fare la musica».

Il brano Ta Ta Ta, che ha anticipato l’EP, prende spunto da vicende personali?

Eugenia: «Sì, l’idea del testo è nata dieci anni fa, quando non avevo ancora gli strumenti linguistici per raccontare come avrei voluto una vicenda reale: un ictus che ha colpito mio nonno e l’ha privato per sempre della parola. A distanza di tanti anni ho provato a immaginare come mi sarei sentita al suo posto, come avrei affrontato la presa di coscienza improvvisa di questa perdita, quali nomi sarebbero rimasti indelebili tra le mie labbra. La vera Eugenia Galli nel testo non è la voce narrante, ma la nipote che nelle ultime strofe che piange ma, tuttavia, non riesce a trattenere la sua risata spontanea di bambina e registra la voce della nonna col cellulare per farle sentire quali parole escano realmente dalla sua bocca».

Da cosa prendi ispirazione per i testi?

Eugenia: «Le storie che racconto sono tutte reali, anche quando non sono autobiografiche. Per i personaggi mi ispiro a persone che conosco ma le trasfiguro, unisco le vicende di una a quelle dell’altra e le filtro attraverso il mio sguardo sul mondo».

Del vostro EP qual è il brano a cui siete più legati?

Lorenzo: «Ta Ta Ta: è il primo che abbiamo prodotto, quello che ha dato il via a tutto e che per primo ha segnato il percorso da seguire».

Eugenia: «Obsolescenza programmata: è quello che più di tutti mette allo scoperto il mio senso di inadeguatezza rispetto ai valori con cui sono stata cresciuta. Ho capito che il testo era concluso quando ho pensato: “Spero che i miei genitori non lo leggano mai”».

La cover dell'EP del progetto di spoken music Monosportiva Galli Dal Pan

La cover dell’EP del progetto di spoken music Monosportiva Galli Dal Pan

Quanto tempo ha richiesto la sua realizzazione?

Lorenzo: «Circa un anno, ma in realtà è difficile calcolare i tempi precisi. Per lungo tempo può essere che non produciamo nulla, anche per mesi; poi d’un tratto, magari in un giorno soltanto, salta fuori un nuovo pezzo finito, in totale naturalezza. I tempi per la registrazione e il mixing in studio sono stati piuttosto brevi, se non sbaglio nel giro di due sessioni da 3-4 giorni abbiamo completato l’EP».

In che modo avete scelto la copertina dell’EP e cosa rappresenta?

Eugenia: «La copertina è stata realizzata da 7oi, Toi Giordani, membro del collettivo Zoopalco. Ai miei occhi sembra una ferita che si apre su una visione color pastello. Mi fa pensare ai primi versi dell’EP: “Garantisce questo corso di ginnastica che si ottenga la completa percezione di ogni muscolo e ogni nervo e persino…”».


Il corpo è sempre stato un fattore problematico per me, anche sul palco lo porto come un fardello. Però cerco un’arte che mi stia scomoda, che mi metta in imbarazzo, che mi sveli come una gonna troppo corta.


Chi è Gilda?

Eugenia: «Gilda è il personaggio principale della storia raccontata dall’EP. L’ho costruita volutamente come mio ambiguo alter ego, prendendo in prestito il nome e la storia di altre donne. La sento come una persona vera».

Perché proprio il corpo come protagonista del vostro album?

Eugenia: «Il corpo è sempre stato un fattore problematico per me: il mio mi è sempre parso inadeguato, non abbastanza bello, desiderabile e sano, non in grado di compiere gesti atletici degni di nota. Anche sul palco lo porto come un fardello; a volte preferirei prestare la voce a una sosia da dietro le quinte. Però cerco un’arte che mi stia scomoda, che mi metta in imbarazzo; un’arte che mi sveli come una gonna troppo corta o una camicia che lascia l’ombelico scoperto».

In foto, Lorenzo Del Pan ed Eugenia Galli, ideatori del progetto di spoken music Monosportiva Galli Dal Pan

In foto, Lorenzo Del Pan ed Eugenia Galli, ideatori del progetto di spoken music Monosportiva Galli Dal Pan

Questo corpo ha una possibilità di redenzione oppure è sempre proiettato verso il declino?

Eugenia: «Per Gilda la redenzione sembra possibile solo nel raggiungimento dell’ideale incarnato dalla madre, “Che non beve, non fuma, che non pesa sulla terra”. Prova ad avvicinarsi a quel modello con l’attività fisica ma è solo dopo un incidente non meglio precisato che i medici dichiarano: “Le abbiamo aggiustato la propriocezione, si vede più bella, non sente il bisogno di farsi del male, abbiamo rimosso ogni vizio: non sente l’odore del cibo, non ha più pulsioni”.

«Anche gli altri personaggi cercano di sfuggire al declino del corpo, di fermarlo aiutandosi con l’esercizio o con la chimica. Poi l’EP si conclude con Ta Ta Ta che certo non dà un messaggio molto conciliante sul corpo e sull’invecchiamento. Non credo affatto però che questo finale debba veicolare una verità definitiva: io la “redenzione” del corpo la sto ancora cercando e, forse, la storia di Gilda per me è un passo in questa direzione».

Quali sensazioni volete suscitare con questo EP?

Lorenzo: «Contrastanti. Vogliamo che l’ascoltatore percepisca di star ascoltando qualcosa di impegnativo e leggero al tempo stesso; richiediamo un ascolto attento ma non vogliamo risultare pesanti. Vogliamo che l’ascoltatore attraversi una storia, quella di Gilda, fatta di angosce, paure e malinconie ma anche di risate e divertimenti. Alle volte la musica è concorde con le sensazioni comunicate dalle poesie, altre volte è quasi opposta, in contrasto, a esaltare questo conflitto. Il fine è sempre quello di delineare un’armonia tra il testo e la musica, che sia essa diretta o indiretta, coerente o paradossale».


Vogliamo che l’ascoltatore percepisca di star ascoltando qualcosa di impegnativo e leggero al tempo stesso; richiediamo un ascolto attento ma non vogliamo risultare pesanti.


Qual è la forza della vostra collaborazione?

Eugenia: «In questi casi la forza sta spesso in una consonanza totale o in un totale contrasto. Come direbbero i nostri colleghi del gruppo di spoken music Mezzoopalco, io e Lorenzo siamo “tanto distanti quanto imprescindibili”».

Lorenzo: «La forza della nostra collaborazione sta nella stima reciproca e nella fiducia che l’uno ripone nel lavoro dell’altra. Abbiamo dei ruoli ben definiti: io mio occupo della musica e lei dei testi. Chiaramente siamo entrambi aperti a consigli reciproci e nella fase finale del processo creativo modifichiamo i nostri lavori sulla base di quelli del socio, in modo da farli interagire al meglio, ma ci lasciamo la nostra indipendenza».

Fate musica perché…?

Lorenzo: «È la mia passione, la mia natura».

Eugenia: «Perché credo sia la vera patria della poesia».

Prossimo progetto?

Lorenzo: «Stiamo lavorando al nostro primo disco!».

About author

Francesca Garofalo

Francesca Garofalo

Amo scrivere perché ho l'opportunità di mettere su un foglio bianco: le mie dita; le mie idee; le mie emozioni; un desiderio irrefrenabile di dire la verità; irriverenza; ironia... Non sarà molto, ma quando ami qualcosa alla follia non resta che perseverare.

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