Panni Sporchi: l'emozionante e delicato romanzo d'esordio di Stefania Surace

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Stefania Surace ha una metafora per ogni sentimento, stato d'animo o sensazione, offrendo al lettore un viaggio immaginifico fuori dalla terrenità dell'evento

Stefania Surace ha una metafora per ogni sentimento, stato d’animo o sensazione, offrendo al lettore un viaggio immaginifico fuori dalla terrenità dell’evento

La delicatezza, l’insicurezza, il desiderio di evasione emergono con forza dal contenitore di sentimenti e turbolenze che è Panni Sporchi, il romanzo d’esordio di Stefania Surace edito da Dantes&Descartes nelle persone di Raimondo Di Maio e Viola Del Zanna, che hanno impaginato il libro e l’hanno arricchito con il disegno di Daniela Pergreffi.

La Surace è una bravissima compositrice, pianista e, con questo romanzo, dimostra di essere anche una talentuosa scrittrice. Il suo è un romanzo di formazione ambientato in un paesino non ben definito della Calabriache si apre con la morte dei nonni e si chiude con il viaggio verso l’Università. La parabola dell’adolescenza nella sua dimensione più pura: dalla fine dell’infanzia alla fuga per l’indipendenza. In mezzo, tutta una schiera di eventi e personaggi che di originale hanno poco, quasi rappresentativi del percorso di crescita di ognuno, ma che diventano interessanti visti attraverso la lente di ingrandimento della scrittrice. È infatti proprio questa la cosa più bella del romanzo: attraverso i sogni e l’immaginazione, Stefania Surace ha una metafora per ogni sentimento, stato d’animo o sensazione, offrendo al lettore un viaggio immaginifico fuori dalla terrenità dell’evento.

La prima pagina di Panni Sporchi, di Stefania Surace, edito da Dantes&Descartes. Foto di Antonio Pistone

La prima pagina di Panni Sporchi, di Stefania Surace, edito da Dantes&Descartes. Foto di Antonio Pistone

La scrittrice sembra aver digerito bene la lezione pavesiana sul mito e sul simbolo, evidente quando individua elementi caratteristici di eventi pregnanti e li oggettivizza. Sono tantissimi i temi toccati dalla Surace e che, anche se appena sfiorati, arrivano al lettore come dei veri e propri treni in corsa: le amicizie difficili, il rapporto con il proprio corpo, la femminilità imposta, la famiglia patriarcale, una provincia troppo stretta. Tutto ciò che ruota attorno alla protagonista viene presentato senza la minima forma di sensazionalismo, contribuendo a creare un rapporto paritetico tra chi scrive e chi legge, amplificando l’empatia e la verosimiglianza del racconto.

I panni sporchi rappresentano le cose di cui ci vergogniamo, ciò che vorremmo tenere nascosto nel buio della cantina di casa, al riparo da occhi indiscreti, dove nessuno può sbirciare. A fare da contraltare a questi panni c’è, però, un fiore; quel fiore che nasce dal ventre della protagonista, che la destabilizza come solo una novità inaspettata – ma, allo stesso tempo, troppo bella per essere vera – sa fare. Quel fiore che viene fuori quando la giovane protagonista scopre di avere un talento naturale per la composizione; quando la musica è il solo rifugio in cui vede fiorire qualcosa.


– Cosa desideri più di tutto dalla vita?
– Andarmene.


È grazie alla musica che si consuma il processo di maturazione: nella forza di voler suonare a tutti i costi germoglia la consapevolezza di non voler sottostare a un sistema culturale intriso di retaggi che condizionano persino la sua amica libertina la quale, pur concedendosi tutte le libertà possibili, non riesce a ribellarsi all’antico dettame secondo cui “i panni sporchi si lavano in famiglia”.

La copertina di Panni Sporchi, di Stefania Surace, edito da Dantes&Descartes. Foto di Antonio Pistone

La copertina di Panni Sporchi, di Stefania Surace, edito da Dantes&Descartes. Foto di Antonio Pistone

Attraverso la musica viene alla luce una personalità che afferma non tanto un voler essere, quanto – e non per questo meno dirompente – una lucida e commovente convinzione di ciò che non vorrà mai essere e, soprattutto, il posto in cui non vorrà mai restare («Cosa desideri più di tutto dalla vita?», «Andarmene»).

Consiglio infine, per avere un’esperienza sensoriale completa, di ascoltare durante la lettura le musiche che ascolta la protagonista: Mendelssohn come Rino Gaetano o Vasco Rossi. Per me è stato come ascoltare per la prima volta Sfiorivano le viole e cavalcare la stessa emozione che il libro mi suggeriva: «Mi sembrava la canzone di più bella e più dolce che avessi mai sentito, più di tutte quelle di musica classica, più di quelle dei Genesis che mi aveva fatto scoprire Raimondo, e più ancora di quelle di De Gregori e De André che mi aveva fatto sentire mia sorella. Era la canzone più bella del mondo».

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Antonio Pistone

Antonio Pistone

Classe '91 ma veramente poca (di classe, s'intende). Laureato in Giurisprudenza, mi piace il cinema, la brutta musica, i cappellini di lana colorati, gli odori che cambiano con il cambiare delle stagioni, collezionare libri (anche senza leggerli) e il Napoli.

3 comments

  1. Avatar
    Raimondo Di Maio 22 maggio, 2019 at 18:37 Rispondi

    Bravo e competente mi piace molto il romanzo non è autobiografico, ma quale scrittura non lo è.Un abbraccio Raimondo

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