Maggio è il mese di Liberato

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In foto, il cantante Liberato ritratto di spalle, mentre indossa la felpa con cui mantiene segreta la sua identità

In foto, il cantante Liberato ritratto di spalle, mentre indossa la felpa con cui mantiene segreta la sua identità

Felpa nera, scritta bianca sulla schiena, una rosa come simbolo. Il progetto Liberato nasce nel 2017 e cattura subito l’attenzione dei curiosi grazie a una caratteristica già abbondantemente sfruttata da molti artisti: l’anonimato. Nonostante non si sappia chi ci sia sotto quel cappuccio nero, però, la domanda “Chi è Liberato?” inizia presto a perdere di valore e significato una volta entrati in contatto con il concept e l’estetica che vengono proposte.

Quella che ci viene presentata è una musica diversa dal solito, una strana fusione di R&B, hip hop e sonorità elettroniche ricca di riferimenti musicali e culturali a Napoli, l’amata terra di Liberato. Il simbolo stesso, la rosa, potrebbe essere un richiamo alla canzone del 1930 Dicintencello vuje («Dicitencello ch’è ‘na rosa ‘e maggio / Ch’è assaje cchiù bella ‘e na jurnata ‘e sole»).

La prima canzone pubblicata è stata NOVE MAGGIO, uscita il 13 febbraio 2017; da quel momento, Liberato ha continuato a proporre contenuti nuovi, densi di richiami a folklore e tradizione ma inseriti in un contesto moderno. È riuscito a richiamare l’attenzione di un pubblico italiano, non solo napoletano, attraverso canzoni come TU T’E SCURDAT’ ‘E ME o ME STAJE APPENNENN’ AMÒ. I suoi video, accompagnamento di tutte le canzoni, sono crudi e realistici ma delicati, qualitativamente superiori alla maggior parte dei prodotti proposti nel napoletano e, allo stesso tempo, senza pretese. Forse è proprio questo che chi critica il progetto Liberato non comprende a pieno: lui non ha alcuna pretesa.

La copertina di Liberato, album di debutto del cantante Liberato

La copertina di Liberato, album di debutto del cantante Liberato

Anche quest’anno, il 9 maggio, Liberato ha rispettato l’ormai tradizionale rendez-vous ed è tornato, a soli pochi minuti dalla mezzanotte, con un album di debutto e cinque nuovi inediti: OI MARÌ, TU ME FAJE ASCÌ PAZZ’, GUAGLIÒ, NUNN’A VOGLIO ‘NCUNTRÀ e NIENTE, senza contare il nuovo arrangiamento di GAIOLA.

Gli omaggi alla musica tradizionale napoletana sono vari; singolare inoltre, forse in vista dell’estate, l’introduzione di un sound più elettronico e un pizzico di reggaeton accompagnato da un vocabolario che ora, oltre a svariati termini inglesi, ne conta anche di francesi e spagnoli.


Forse non è un progetto che si espone, non è un progetto che rischia, ma chi l’ha detto che per essere presi sul serio, per essere apprezzati, serva questo?


Immancabili, insieme alla nuova musica, gli ormai familiari video di Francesco Lettieri. Questa volta si tratta di un mini-film diviso in cinque episodi e ambientato a Capri tra il 1966 e il 2019. Capri Rendez-Vous ci racconta la storia di Marie, un’attrice della Nouvelle Vague francese, e Carmine, un ragazzo del luogo. Dalla Napoli metropolitana, cruda e popolare, si passa quindi a un’intenzione cinematografica totalmente diversa.

Tra i riferimenti che è possibile cogliere, figurano l’inseguimento in bianco e nero verso il mare che apre il primo episodio (forse un omaggio a I 400 colpi di François Truffaut) e l’ispirazione di Nanni Moretti in un monologo – è anche possibile riconoscere un po’ della Brigitte Bardot degli anni ’60 in Marie, diretta da un regista il cui nome ricorda il grande Dino Risi. NUNN’A VOGLIO ‘NCUNTRÀ ci riporta invece al folklore del canto popolare napoletano, mescolando dialetto e inglese e richiamando tantissimo la famosa tammurriata.

In foto, i protagonisti di Capri Rendez-Vous, la serie di video uscita insieme al nuovo album di Liberato

In foto, i protagonisti di Capri Rendez-Vous, la serie di video uscita insieme al nuovo album di Liberato

C’è piena consapevolezza riguardo al fatto che non si sta parlando di un nuovo Battisti o De André – come è ben chiaro che il progetto e l’idea dell’anonimato alla Elena Ferrante siano state trovate commerciali; intelligenti, ma commerciali. Il punto è però che nulla di tutto ciò, dal 2017 a oggi, avrebbe davvero funzionato né si sarebbe spinto oltre i confini della Campania, se la musica presentata fosse stata scadente o, come viene definita da chi lo critica, una mera reinterpretazione del neomelodico, o se i video non fossero stati dotati di un’originalità travolgente. Chi non riesce a vedere oltre i propri gusti personali, ripromettendosi però con severa rigidità di criticare ugualmente, inizia quindi a superare la linea di confine tra noia e fastidio.

Liberato è una boccata d’aria fresca, un progetto realizzato con intelligenza i cui simili all’estero fruttano guadagni e popolarità già da diversi anni. Musica, video, estetica, mistero e spettacolo sono parti sapientemente assemblate di un’operazione senza pari, almeno in Italia. Forse non è un progetto che si espone, non è un progetto che rischia, ma chi l’ha detto che per essere presi sul serio, per essere apprezzati, serva questo?

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Melissa Vitiello

Melissa Vitiello

23 anni, tra Napoli e Istanbul. "Voglio scrivere perché ho bisogno di eccellere in uno dei mezzi di interpretazione della vita", diceva Sylvia Plath.

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