Cosa il MI AMI non è (ovvero il report 2019)

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In foto, uno dei momenti del MI AMI 2019 © Rockit.it

In foto, uno dei momenti del MI AMI 2019 © Rockit.it

Che cosa dire in questa mattina di maggio, mentre scrivo il riassunto del MI AMI 2019 e scorro i risultati delle elezioni euopee? Forse che vedo un contrasto. Scrivevo qualche giorno fa che sembrava di vivere in una dimensione a parte, eppure non è così: il MI AMI è un ritrovo di persone e proposte molto vivide e concrete. Vorrei partire da qui per scrivere un report dei giorni appena trascorsi: non dubito che sarebbe molto interessante leggere il mio diario dell’evento ma, forse, si può sviluppare un ragionamento partendo da cosa è successo, da cosa è stato e da cosa, sicuramente, non è stato.

Asciutto


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I primi post che ringraziano il pubblico in mantellina e ombrello sono di sabato pomeriggio. Non si fermeranno per tutto il week-end: il popolo del MI AMI è presente sin dai primi concerti, canta, balla, contribuisce ad animare questo clima umano pazzesco alle quattro del pomeriggio come dodici ore dopo. La buona musica non si ferma, come la città.

Tradizionale

 

 

 

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Nella stessa sera di domenica puoi ascoltare gli I hate my village, che fondono ritmi blues a suggestioni afro, funk e prog; Andrea Laszlo De Simone, prosecutore di una storia cantautorale italiana; il djset della redazione di Rockit. Puoi cantare a squarciagola Soldi, la canzone vincitrice del festival musicale simbolo della tradizione italiana, assieme a Sfera Ebbasta e Gué Pequeno, legati a questo preciso momento storico musicale.

Il MI AMI 2019 ha dato spazio ad artisti di generi che amiamo e che non possono essere etichettati. Ne è stato un brillante esempio lo spettacolo di Auroro Borealo, sabato. Oltre a coinvolgere il pubblico facendolo ballare e cantare insieme a Johnson Righeira e Ariele Frizzante (non esattamente i classici cantanti pop da domenica pomeriggio in piazza), l’eclettico frontman si è presentato sul palco prima in improbabile tuta leopardata, quindi in slippini e poi ancora vestito da M¥SS KETA – «Così la smettete di fare body shaming». La risposta è stata una folla che cantava e ballava; come se non ci fosse la pioggia, come se fosse veramente estate. Amor che non perdona.

Monocromo

In foto, i Tersø

In foto, i Tersø

Questo è il festival di inclusione di temi, suoni e voci: i duetti sono tanti e ognuno è riuscito. Che si tratti di Mahmood e Gué Pequeno per Soldi, di Antonio di Martino con La rappresentante di lista sulle note di Ci diamo un bacio o di Luca Carboni con Dardust e Giorgio Poi, il festival ha dato spazio a combinazioni nuove che si amalgamano bene e che hanno lasciato a chi c’era qualcosa in più.

Elitario

I Sick Tamburo live per il Color Fest a Bologna, nel 2017 © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

I Sick Tamburo live per il Color Fest a Bologna, nel 2017 © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

Per temi, generi e special guest.

Il MI AMI ha ospitato (quest’anno come gli scorsi) i generi più disparati: dal rock alla trap, dal pop all’elettronica; dai Fast Animals and Slow Kids in vans ai Sick Tamburo dal volto coperto. Si tratta di un festival che, il sabato sera, ospita su uno dei palchi Nitro o i Frenetik&Orang3 con Wrongonyou e il giorno dopo, sullo quello stesso palco, Giorgio Canali e Dimartino. Tutti i generi – purché fatti bene – ne fanno parte.

Piazza di luoghi comuni

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Ne è un esempio Mike Lennon, che con gli stereotipi ci gioca, scrive dei testi e crea un’intesa col pubblico; che ringrazia – senza L – sia in italiano che in giapponese (Aligatò) e quasi si emoziona per questa folla grande che lo segue.

Pensate a M¥SS KETA, una delle artiste più difficili da descrivere di questa edizione; anche lei acclamata dal pubblico quando si esibisce dalla collinetta in uno stile che è totalmente suo e che, appunto, non saprei ben definire. Provate a immaginare una donna dal volto coperto in tenuta da cowgirl e bikini; basterebbe lei da sola e invece con lei sul palco intervengono “le Ragazze di Porta Venezia”; poi Priestess, Elodie, Joan Thiele, Roshelle e Gué.

Troppo nuovo

 

 

 

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Un post condiviso da Idroscalo – Il mare di Milano (@idroscaloilmaredimilano) in data:

Penso a Riccardo Sinigallia, a Motta che ha riproposto i testi de La fine dei vent’anni e Vivere o Morire; penso ad Angelica, Tropea… Non solo i generi di recente succcesso, ma anche quelli che ascoltiamo da più tempo vengono valorizzati.

Non suonano solo artisti di cui si parla da poco tempo, ma anche cantanti che stanno sulla scena da prima del MI AMI. Guardando anche solo il programma di domenica troviamo Bob Corn, Luca Carboni e Giorgio Canali. Il festival ospita generi alternativi, generi che amiamo da anni e rivisitazioni.

Maschilista

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Si era discusso molto, lo scorso Primo Maggio, della quasi assenza di donne in un evento musicale di portata nazionale. Non è successo qui. Sono state molte le protagoniste di questa edizione e molti gli stili: La rappresentante di lista, Elasi, Coma_Cose, Nava, Chadia Rodriguez, La-Hasna, Gomma, Giungla, M¥SS KETA, Margherita Vicario, Emmanuelle, Eugenia Post Meridiem, Her Skin, Ginevra, Malihini…

Anche Angelica, che non conoscevo e che domenica ha conquistato il popolo della collinetta per la sua libertà di spaziare tra stili diversi, sia che canti Guerra e Mare che Quando finisce la festa. Molto decisa e contemporaneamente molto aggraziata, difficile da imitare, come ogni artista sentito in questo festival.


C’è un fermento culturale che trova in spazi come il MI AMI la sua espressione e la prova che possiamo essere qualcosa di nuovo: un’isola che (r)esiste.


Il MI AMI ancora una volta si conferma in grado di proporre il nuovo e anche di riproporre stili che già pensavamo di conoscere. Vince per la sua apertura musicale, artistica e culturale; vince per l’organizzazione e per la passione da cui nasce e lo scrivo con tanta ammirazione forse proprio perché è il giorno in cui si rendono noti i risultati delle europee ed è forse più semplice lasciarsi cogliere dal pessimismo.

Le proposte nuove ci sono, c’è un fermento culturale che trova in spazi come il MI AMI la sua espressione e la prova che possiamo essere qualcosa di nuovo: perché, come scrivevo qualche giorno fa, il movimento che ha dato vita all’Idroscalo nei giorni scorsi è un’isola che invece (r)esiste.

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Ilaria Arghenini

Ilaria Arghenini

Mi piace ascoltare racconti e viaggiare in treno, e questo è la causa di tutto: perché mi tocca leggere abbastanza da dover porre ad altri le domande che restano, e a volte trascrivo quello che ne scaturisce. Vivo in un piccolo paese della bassa lombarda, ho studiato lingue e letteratura, sto poco ferma, amo poco le foto e molto the Killers.

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