Sono donna: Huston, abbiamo un problema!

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Il personaggio Hilda, illustrato dall'americano Duane Bryers (1911-2012)

Il personaggio Hilda, illustrato dall’americano Duane Bryers (1911-2012)

Mia nonna mi ha sempre detto di trovarmi in fretta un fidanzato serio perché una donna ha la data di scadenza stampata in fronte: dopo una certa età, diventa merce di cattiva qualità. Sono cresciuta in una famiglia in cui, da donna, puoi fare quello che vuoi, ma se sei carina, parli poco, sei sposata, hai due figli e trascorri la vita a cucinare e stirare per un marito apparentemente senza mani, vali di più. Per fortuna parlo poco, altrimenti il mio valore sarebbe amaramente pari a zero.

Eppure, se mi fermo un momento, sento qualcosa che brucia, come una ferita che non si riesce a rimarginare: sono la percezione del mio corpo e del mio posto nel mondo. Se qualcuno mi dice che sono dimagrita, rispondo «Grazie»; se alcuni mi chiedono scandalizzati perché non sono fidanzata, mi sento in dovere di fornire una spiegazione e so che non dovrebbe essere così. Huston, abbiamo un problema, insomma.

Perché a volte mi sento a disagio?

Nel frattempo gli stupri sono diventati all’ordine del giorno. Esci con gli amici e affermi di saperti difendere, di non avere paura di nulla, ma sai di essere una grandissima bugiarda.

Nel frattempo gli stupri sono diventati all’ordine del giorno. Esci con gli amici e affermi di saperti difendere, di non avere paura di nulla, ma sai di essere una grandissima bugiarda.

Spesso mi sento una donna intrappolata tra una generazione di mogli e madri devote e una nuova di ragazzine che a 10 anni hanno già il terrore di essere grasse e a 14 anni ne dimostrano 20. Io ho progettato solo il mio matrimonio con Leonardo DiCaprio, ma al tempo stesso non vivo ancora serenamente con le mie insicurezze e imperfezioni. No, Leo non lo sa ancora.

Nasciamo senza averlo chiesto, in un corpo che non abbiamo voluto e che, durante tutta la vita, non ci soddisfa mai. Sappiamo benissimo che la società impone tanto alla donna quanto all’uomo modelli sbagliati e irraggiungibili, ma è davvero difficile trovare la propria identità o individuare il proprio posto in un mondo che sembra virare sempre più velocemente verso l’asettica competitività e la becera disumanità.

Gli anni passano e pensi che prima o poi diventerai amica di te stessa, invece, tra momenti di euforia e di frustrazione, ti stai solo abituando alle tue insicurezze. Vai a comprare dei vestiti, ma esci dal negozio sconfitta perché nulla ti va come dovrebbe, ossia come al manichino calvo e senza un braccio esposto in vetrina. Mossa da buoni propositi, ti iscrivi in palestra e ti trovi intrappolata in uno di quei corsi con musica pessima, gente implausibilmente esaltata e completini dai colori inopportuni.


Nel frattempo gli stupri sono diventati all’ordine del giorno. Esci con gli amici e affermi di saperti difendere, di non avere paura di nulla, ma sai di essere una grandissima bugiarda.


Nel frattempo gli stupri sono diventati all’ordine del giorno e c’è sempre qualcuno che ha il coraggio di dire che quella donna s’è l’è andato a cercare. Poi esci con gli amici e affermi di essere a tuo agio con il tuo corpo, di saperti difendere, di non avere paura di nulla, di non aver bisogno di nessuno, ma solo tu sai di essere una grandissima bugiarda.

Quanti compromessi devo accettare? Quanti rospi devo inghiottire? Perché al lavoro non mi prendono sul serio? Perché mi trattano come una bambolina che non sa fare nulla? Se non trovo qualcuno entro i trenta, divento troppo vecchia? Ho qualcosa che non va? Farò mai carriera se scelgo di avere un figlio? E se invece non riuscissi mai ad avere un bimbo? Sono superficiale se spendo soldi per la mia skin care? Questa gonna è troppo corta? E se mi violentano? E se mi picchia… ancora?

Cosa possiamo fare?

Perché al lavoro non mi prendono sul serio? Perché mi trattano come una bambolina che non sa fare nulla? Farò mai carriera se scelgo di avere un figlio?

Perché al lavoro non mi prendono sul serio? Perché mi trattano come una bambolina che non sa fare nulla? Farò mai carriera se scelgo di avere un figlio?

In un momento di violenze taciute e di magliette con scritto girl power, ma prodotte da lavoratrici sfruttate, non possiamo permetterci di abbassare la guardia; è vero che si è fatta tanta strada, ma il percorso è ancora lungo. Con ruoli e mansioni differenti, saremo noi a crescere le generazioni future e in questi casi, s’è detto, c’è un solo modo per agire: l’educazione e la cultura.

Vorrei che le donne di domani fossero forti e padrone dei loro corpi, che sapessero ragionare e non avessero paura di dimostrarlo, che si sentissero bene a costruirsi una famiglia come a rimanere da sole, che fossero forti e orgogliose di ciò che sono. Vorrei che le ragazze del futuro potessero decidere serenamente chi amare, che riuscissero a conoscere le loro emozioni senza soffocarle, che imparassero l’amore per loro stesse e per gli altri, vorrei che sapessero rispettare gli uomini prima di additarli come maiali e che tollerassero nel mondo maschile la stessa libertà che desiderano in quello femminile.

La società che tanto critichiamo non cambierà da sola ed è compito nostro imprimerle l’impronta che desideriamo. Attorno al focolare non c’è più nessun angelo, ma saremo noi a decidere cosa nascerà dalle sue ceneri.

About author

Giulia Mauri

Giulia Mauri

Giulia Mauri è laureata in lettere e insegna alle scuole medie. Si dice sia nata da una malsana mescolanza tra South Park, Nirvana, Cowboy Bebop, Moravia, Pavese, Bojack Horseman e tante cose belle. Troppo pallida, oscenamente timida, fortemente introversa, talvolta sarcastica. Ama i fumetti, l'animazione, i cani e la montagna.

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