Ci scusiamo per il disagio: la fresca semplicità di Chiara e Alberto

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In foto, la scrittrice Chiara Menichelli con il libro Ci scusiamo per il disagio durante il Salone del libro di Torino

In foto, la scrittrice Chiara Menichetti con il libro Ci scusiamo per il disagio durante il Salone del libro di Torino

Il 9 maggio Chiara Menichetti e Alberto Pagnotta hanno pubblicato quello che loro stessi definiscono «un ibrido di romanzo e graphic novel»: Ci scusiamo per il disagio. Un dialogo diretto e a tratti ingenuo nato e vissuto da questa giovane scrittrice e questo doppiatore dalle mille risorse si è sviluppato fino a portare alla realizzazione di questo progetto, che mescola coincidenze e situazioni reali.

Ho avuto il piacere di fare qualche domanda a Chiara, la “voce” e la penna di Ci scusiamo per il disagio ed ecco i consigli e le considerazioni dell’autrice.

Si percepisce tanta tenerezza in ciò che avete prodotto, tra le righe e nei dialoghi, tra le illustrazioni e il resto.

«Di tenerezza, persino troppa. Ci metto talmente tanto cuore in ciò che faccio che alle volte me ne sorprendo. Tanto amore nelle ambientazioni e nella cura nei personaggi: tratto tutto con infinito rispetto e con estrema verità. Non mi piace prendere in giro chi mi legge, soprattutto perché reputo i lettori una categoria particolarmente sveglia e attenta. Speranza sì, ne ho investita tanta, probabilmente tutta quella che ho in corpo. Quando mi lancio in un progetto ci credo fino alla fine, altrimenti lascio perdere dal principio».

Consideri questi ibrido un punto di arrivo o di partenza? 

«Decisamente un punto di partenza. Credo che sentirsi arrivati sia il più grande sgarbo che si possa fare a se stessi. C’è ancora tanta strada da fare, non posso fermarmi dopo i primi cento metri. Sarei pigra e ingrata. Ho tanta voglia di fare, un sacco di cose da dire ancora: questo libro deve e vuole essere solo una spinta a fare di più, a fare meglio».

In foto, Chiara Menichelli e Alberto Pagnotta

In foto, Chiara Menichetti e Alberto Pagnotta

Parlami del rapporto con Alberto, il raccontare di lui, la collaborazione.

«Raccontare di Alberto è stato un gioco quasi magico, non si dovrebbe nemmeno parlare di lavoro. Lo stimo moltissimo come artista e come amico. Così come ammiro anche Mariano e Alessio, lo sceneggiatore e il disegnatore, che hanno curato la sezione a fumetti. Non vedo l’ora di poter condividere con loro l’esperienza delle fiere e degli eventi che ci stanno attendendo. Posso dire soltanto: sto vivendo qualcosa di più grande di me con i migliori compagni di viaggio».

Mi sono soffermata sulla dedica, carica di speranza. Cosa puoi dirmi in merito?

«La dedica è tra le parti più importanti del libro: non scrivo mai nulla a caso, un augurio così importante men che meno. Diciamo che è una frase che ogni giovane come me si meriterebbe di trovare stampata su un libro, nero su bianco. Ci meritiamo un incoraggiamento a non mollare, in un contesto storico e sociale in cui sembra che tutto ci sproni a fare il contrario. Mai lasciar perdere, soprattutto un sogno. Un consiglio? Ascoltatevi. C’è sempre tempo per aggiustarsi, migliorarsi, reinventarsi, ma sconsiglio vivamente di spendere tempo in rimpianti».

Questa è la tua prima pubblicazione? 

«Direi la prima ufficiale, sì. La questione è un po’ delicata, come quando sei alla tua seconda storia d’amore importante e cerchi di nascondere la prima, finita male, dicendo: “Sì, questa è la prima seria”. Avevo già pubblicato ma, per la prima volta, sono seguita e supportata da un team. Con il primo libro ho imparato le regole, con questo sto iniziando a giocare sul serio».


Ci meritiamo un incoraggiamento a non mollare, in un contesto storico e sociale in cui sembra che tutto ci sproni a fare il contrario. Mai lasciar perdere, soprattutto un sogno.


Le varie esperienze di presentazione, fra cui la prima al Salone del libro di Torino, cosa ti hanno dato?

«Per descrivere cinque giorni di Salone mi basterebbe dire: “Tutto assolutamente inaspettato”. Le persone che ti fermano per una foto e tu che pensi che nemmeno tua madre ti chiede più una foto insieme da anni; la mano che trema quando ti ritrovi a firmare il frutto di tanto lavoro; la compagnia di gente che ti entra nella vita a gamba tesa, senza chiedere permesso, con cui condividi il misero spazio dello stand; la fatica a fine giornata ma la consapevolezza di aver fatto tanta, tanta arte.

«Ho iniziato a scrivere il prologo del mio nuovo libro nella camera dell’appartamento che ci è stato riservato dalla casa editrice, alle quattro del mattino, rannicchiata tra le bellissime vibrazioni che mi avvolgevano. Dediche illeggibili –perché nemmeno io riesco a decifrare ciò che scrivo manualmente – e sigarette fumate di fretta. Tutto assolutamente inaspettato».

Ultima domanda: cosa hai da dire ai lettori? 

«Ciao lettori, vi bacio e vi abbraccio tutti concettualmente, soprattutto perché se state leggendo questa parte non mi avete abbandonata alla prima risposta! Io non vi chiedo né vi consiglio di leggere il mio libro: vi auguro di imbattervi in una bella lettura che vi sia d’ispirazione, una buona compagna, in ricchezza e in povertà, nella buona e nella cattiva sorte, che fa super catechesi ma non ci interessa e che vi faccia cogliere la quotidianità da un’altra prospettiva – che forse è ciò che i libri ci insegnano più di tutto. Se poi questa lettura così benefica dovesse portare il mio nome, ne sarò solo che felice. Bacione digitale». 

Quindi, correte tutti in libreria, senza scusarvi per alcun disagio e perdetevi tra una risata e un sorriso in questa bella bella produzione a quattro mani. 

About author

Claudia Fontana

Claudia Fontana

Claudia nasce nel 1996 a Pesaro, per metà cubana, conosce cinque lingue, appassionata di arte (sì è una di quelle che piange in tutti i musei) e letteratura, studia - cliché - lettere moderne nella rossa Bologna ma è sempre da qualche altra parte del mondo; da grande vorrebbe lavorare nel mondo dell’editoria, però anche viaggiare però anche fare la fotoreporter però anche vincere il premio Nobel per la pace. Perennemente indecisa, promessa sposa del Regno Unito, del rock classico, di Francesco Guccini e delle tisane allo zenzero.

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