I cishet ai Pride sono davvero “alleati”?

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"Vado in parata anche se mi piace la patata". Il cartello è stato esibito al Pride di Modena e ha generato molte polemiche

“Vado in parata anche se mi piace la patata”. Il cartello è stato esibito al Pride di Modena e ha generato molte polemiche

Giugno è il mese dei Pride e questo giugno, in particolare, i riflettori della discussione sono puntati sul comportamento dei cosiddetti “alleati”. Tutto è partito dalla foto di un cartello, esibito il primo giugno al Pride di Modena, che potremmo definire un’inutile ostentazione di eterosessualità: la scritta recita infatti “Vado in parata anche se mi piace la patata”.

Chi sono quelli che chiamiamo alleati, innanzi tutto? Sono persone eterosessuali e cisgenere (abbreviato cishet) che sostengono la causa LGBT, spesso prendendo parte alle manifestazioni dedicate. Alcune persone aggiungono la lettera A all’acronimo LGBT, per includere la presenza sia di persone asessuali sia degli “alleati”.

Le critiche più facili sull’episodio

In foto, un meme riferito al cartello di Modena

In foto, un meme riferito al cartello di Modena

Il cartello esibito a Modena, così come altri simili a questo, è problematico sotto più punti di vista e tutt’altro che di supporto per la comunità LGBT. I problemi più evidenti riguardano la transfobia, la bi-cancellazione e la cis-normatività.

Questo cartello è transfobico perché riduce un’identità di genere (donna) a una caratteristica biologica sessuale (patata), ignorando la nozione di base che distingue le due cose, essenziale da conoscere se vuoi prendere parte a manifestazioni come il Pride.

Questo cartello cancella l’orientamento bisessuale perché con l’avversativa (anche se) non tiene conto della presenza dei ragazzi bisessuali nella comunità del Pride. Dinamiche di questo genere sono molto frequenti e per questo è stato coniato il termine bi-erasure, tradotto in bi-cancellazione, a indicare tutto ciò che contribuisce a rendere invisibile l’orientamento bisessuale. Altri esempi di bi-cancellazione? Subito! «In realtà è gay ma non vuole ammetterlo»; «In realtà quella ragazza è etero e cerca solo attenzioni»; «Sei etero o gay?»; “Gay Pride”; «Giovanni è fidanzato con Roberto, quindi è gay»; «Per Scarlett Johansson diventerei lesbica»; «Per Tom Holland diventerei gay» e tanti altri.

Questo cartello è cis-normativo perché con l’avversativa (anche se) non tiene conto della presenza dei ragazzi trans nella comunità del Pride, che potrebbero essere etero.

Detto in modo facile-facile: la frase su questo cartello tiene conto solo della L e della G dell’acronimo LGBT.

"Ignorante, accetta gli omosessuali, così c'è più patata per noi"

“Ignorante, accetta gli omosessuali, così c’è più patata per noi”

Sotto i post di diverse pagine Facebook LGBT che hanno fatto le stesse osservazioni, altri cishet hanno cercato di difendere il ragazzo scrivendo commenti tipo «Se criticate gli etero che vengono a sostenervi al Pride poi non verranno più» o «Quel cartello vi fa un favore perché serve per convincere gli altri etero a venire al Pride». A tutti questi commenti rispondiamo che il Pride non è una campagna pubblicitaria per farsi accettare dalle persone etero e cis.

Forse, se l’obiettivo fosse far partecipare i cishet, il Pride sarebbe più sobrio, come chiedono sempre. Inoltre, se non riesci a venire al Pride senza portarti un cartello per assicurare che comunque non sei frocio e, soprattutto, se ti senti offeso perché ti fanno notare che il tuo cartello discrimina molte persone, la parata non è il posto giusto per te, perché di sicuro non stai supportando la comunità LGBT, stai solo cercando l’approvazione di altri cishet.

La problematicità della parola “alleati”

In foto, un meme che cerca di spiegare il mancato sostegno alla comunità LGBT

In foto, un meme che cerca di spiegare il mancato sostegno alla comunità LGBT

Il problema del cartello e della questione alleati ha radici più profonde e parte dalla scelta del termine “alleati”. Innanzitutto questa parola rientra nell’area semantica della guerra. La presenza di “alleati” presuppone schieramenti, nemici e violenza, ma il Pride è una manifestazione pacifica per la visibilità. In secondo luogo, “alleato” presuppone comunque un distacco da un gruppo protagonista principale, come se non si partecipasse per se stessi.

Il punto è che la causa LGBT non riguarda solo lesbiche, gay, bisessuali e trans. Come ci insegna la teoria della Gestalt, il tutto è maggiore della somma delle sue parti. Sezionare l’acronimo non ci aiuta a capire quanto manifestare sia direttamente utile a tutti, anche alle persone cishet. Il rifiuto dei ruoli di genere riguarda allo stesso modo cishet e non e se ne trae il medesimo vantaggio: la possibilità di esprimersi per quello che si è, di essere liberi da aspettative legate al genere.

Per questi motivi propongo l’abolizione dell’uso del termine “alleati”. Il Pride è fierezza e auto-determinazione e in questo i cishet possono essere protagonisti, non solo un supporto. Il Pride è anche per loro.

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Milena Vesco

Milena Vesco

Nata ad Alcamo, in Sicilia. Ha preso molto sul serio il fatto che "in principio era il Verbo" e si è laureata in Comunicazione a Bologna. Adesso studia Semiotica, lavora e fa tante altre cose. Ad esempio sfila un paio di collant al giorno, mangia mayonese e si impegna per diventare ogni giorno se stessa.

2 comments

  1. Avatar
    Anakin 8 giugno, 2019 at 19:20 Rispondi

    Ho una questione sul comportamento della comunità lgbt.
    La frase, come sottolineato, è transfobica, b-eresive ecc..
    Sinceramente,però, dare per scontato il comportamento riassunto nel meme (di una pochezza sconvolgente) pubblicato fra le immagini di questo articolo e la polemica nata dal cartello di Modena mi sembrano alquanto ingiuste e poco corrette:
    1) la frase poteva essere stata scritta in buona fede e magari la parte “ transfobica “ dettata da una non conoscenza delle tematiche lgbt. Mi sarebbe sembrato più corretto che una delle 10000 persone al pride si fosse fermata, avesse detto al ragazzo “guarda, sono molto content* che vuoi fai sentire la tua voce al Pride e dire che sei partecipe anche tu, ma il tuo cartello ha un problemino, è transfobico” e magari spiegargli il perché, più che fare un’enorme polemica dopo e fargli rimpiangere di essere venuto al Pride.
    Insomma dovremmo anche guardare noi stessi, il nostro comportamento da leoni da tastiera ma non nella realtà, saper apprezzare anche chi a suo modo, magari anche sbagliando, tenta di supportarsi e supportarci.
    2) il cartello “nel mondo che vorrei pillon è gay”, non è altrettanto b-erasive? Perché non riceve lo stesso trattamento di analisi parola per parola? Forse perché la persona che l’ha scritta non ostenta di essere etero? Non siamo un po’ “classisti” allora?
    Attendo riscontro, magari per mail :)

    • Milena Vesco
      Milena Vesco 8 giugno, 2019 at 19:46 Rispondi

      Caro/a/* Anakin, ti ringrazio per il tuo commento. Mi auguro che anche al Pride di Modena qualcuno abbia spiegato al ragazzo quanto il suo cartello fosse inappropriato in quel contesto. In caso contrario, spero possa averlo compreso dopo, magari leggendo questo articolo. Se il suddetto dovesse rimpiangere di essere venuto al Pride solo perché gli si spiega che sta discriminando qualcuno, allora, come scritto nell’articolo, forse dovrebbe rivedere le sue priorità e i suoi valori. Forse la sua presenza al Pride non sta aiutando nessuno. Per quanto riguarda il cartello di Pillon, non si tratta di bi-cancellazione perché non esclude affatto l’esistenza di bisessuali. Spero di averti risposto :)

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