Felice Florio e il lavoro sincero di Open

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In foto, il giornalista di Open Felice Florio, classe 1993

In foto, il giornalista di Open Felice Florio, classe 1993

Un bel dì di un’estate vedemmo elevarsi un fil di speranza sull’estremo confin del mar del precariato. A dar la novella non un ministro o un sindaco, ma colui che per chiara favella, in barba alle ore di sonno, riesce a condurre lunghe maratone, senza destare il benché minimo cenno di tribolazione, definito da Rolling Stone “La rockstar italiana”: il direttore del TgLa7 Enrico Mentana.

Dopo l’annuncio dell’apertura del giornale online Open, avviato il 18 dicembre 2018 per apportare uno svecchiamento al sistema giornalistico e tutelare il lavoro dei giovani in un settore sempre più in crisi, il mondo delle generazioni nate a fine anni ‘80 e anni ‘90 con background nell’ambito non è stato più lo stesso. Ben 15.000 candidature sono passate al vaglio dell’editore ed esaminate una per una. Di queste, ne sono state scelte 20 e recentemente, come promesso, altri ragazzi sono entrati a far parte del team perché Open, scettici a parte, sta andando bene, anzi benissimo.

A seguire il gruppo di ragazzi, nonostante le notizie infondate di un cambio di timone, il direttore Massimo Corcione (ex vicedirettore del Tg5 ed ex direttore di Sky Sport) con la vicedirettrice Serena Danna (ex direttrice di Vanity Fair). A far parte del gruppo dei primi selezionati, il giorno del debutto del giornale dall’inconfondibile sfondo antracite, il giornalista Felice Florio, classe 1993, nato a Palo del Colle in provincia di Bari e stabile a Milano, dove è collocata la redazione del giornale, ormai dal 2016.

Ragazzo estroverso, con la passione per il tennis e i viaggi, spinto dalla voglia di dare sempre il massimo, dopo la laurea in Lettere all’Università di Bari entra nella scuola di giornalismo Walter Tobagi e collabora con Il Giorno, La Repubblica, Il Sole 24Ore. A queste, si aggiunge l’esperienza a Radio24 con Raffaella Calandra e la pubblicazione dei libri: Il vuoto è senza di te, Occhi . Un libro. La mia anima! e Accocchiamo.

Dettaglio della copertina di Accocchiamo, di Felice Florio, edito da bookabook

Dettaglio della copertina di Accocchiamo, di Felice Florio, edito da bookabook

Quando è nata la passione per il giornalismo?

«Già da piccolo ricordo che leggevo l’Espresso e mi emozionava vedere i confronti televisivi dei giornalisti contro Berlusconi. Mi piaceva questo duopolio che c’era nei talk show, poi la passione per la scrittura e i docenti mi hanno orientato molto».

Oltre al giornalismo, la passione per i viaggi. Quali ti sono rimasti nel cuore?

«Nel 2013, il primo viaggio che ho fatto in Turchia, luogo in cui sono andato per tre anni consecutivi, dove ho conosciuto una comunità di turchi che mi vogliono bene e io ricambio con affetto. Mi sono ritrovato coinvolto negli scontri durante le proteste di Piazza Taksim, per un reportage con foto scritto per la Gazzetta del Mezzogiorno. È stata la mia prima apparizione sulla carta stampata e l’episodio che mi ha portato a scegliere la strada del giornalismo. Quello che mi ha cambiato invece, in un certo senso, è stato l’Erasmus ad Almeria».

Hai mai pensato di diventare uno dei cosiddetti “cervelli in fuga”, a causa delle poche possibilità che offre il giornalismo italiano?

«L’ultimo anno di liceo l’ho passato in Inghilterra, perché in Italia non esiste un corso di laurea in Giornalismo, mentre all’estero sì. Ho fatto le procedure di ammissione e sono stato preso in 4 delle 5 università a cui avevo fatto domanda, scegliendo poi la City University di Londra. Solo che nel momento in cui stavo per firmare il contratto per una casa sono scoppiato in lacrime. Non ero pronto a lasciare i miei amici e i miei affetti e ho scelto di restare a Bari. Ho realizzato che non volevo essere un cervello in fuga, perché in Italia ci sto bene».

In foto, il giornalista di Open Felice Florio, classe 1993

In foto, il giornalista di Open Felice Florio, classe 1993

Perché hai deciso di candidarti per Open?

«Lavoravo per La Repubblica, con contratto di collaborazione che si rinnovava ogni tre mesi, e per Il Sole 24 Ore, con una collaborazione strutturata da freelance. Nessuno di questi era un contratto a tempo indeterminato, che è un po’ un miraggio per i giornalisti. Poi mi mancava anche l’aspetto di stare in redazione e, ovviamente, c’era Mentana».

Che cosa hai provato quando sei stato scelto?

«Forte emozione. Ero in treno da Roma verso Milano, dopo aver svolto la prova scritta dell’esame di Stato di giornalismo».

Come si è svolto il colloquio?

«Eravamo un po’ più di duecento. Sono entrato in una sala e a capotavola c’erano Mentana, la responsabile della comunicazione, quella del marketing e Massimo Corcione, che mi ha detto di non presentarmi più a un colloquio con la cravatta che indossavo (usata per il colloquio di ingresso alla scuola di giornalismo). Mentana mi ha chiesto del mio percorso, del contribuito che avrei potuto dare a Open e della mia idea, con momenti di aggancio all’attualità di quei giorni».

Che tipo è Mentana?

«Non si è mai sottratto ai momenti di confronto in redazione e a quelli di scontro, che portano ai compromessi migliori. Non c’è mai stata un’imposizione né editoriale né dittatoriale. Una delle sue doti più grandi è che dorme pochissimo e ha più energie di noi. È una persona diretta, non ha paura di dire quello che dice e non ha bisogno di ponderare prima di parlare, perché ha le idee chiare. Secondo me questo è dovuto a una dialettica eccezionale: riesce a parlare su qualunque tema e ha una visione globale di quello che accade».

L'homepage di Open (29/05/19, 15:00)

L’homepage di Open (29/05/19, 15:00)

Di cosa ti occupi in redazione?

«Mi è stato assegnato il tema economia e lavoro. Credo di essere stato scelto per il lato visual, le competenze da digital producer e in creazione di contenuti multimediali, per la capacità di convertire le notizie in più formati. In realtà si fa quello di cui c’è più bisogno».

Una giornata tipo a Open.

«Ci vediamo alle 6:00 in redazione. Si discute molto e vediamo cosa è successo la notte. Ci mettiamo in linea con le notizie degli Stati Uniti, del Venezuela, vediamo le segnalazioni tramite i social, leggiamo le notizie degli altri giornali e le argomentiamo. Nelle fasce estreme compriamo le agenzie e le hard news, nelle fasce centrali proviamo a sviluppare le nostre idee.

«Settimanalmente facciamo una riunione dei pezzi freddi, in cui ci aiutiamo a trovare tematiche che interessano ai giovani e di ampio respiro, come il mio articolo sul gender fluid. Al momento sto preparando delle pillole di informazione economica per i ragazzi. Punto di forza, e anche di svantaggio, è la mancanza di esperienza su alcune cose rispetto a un giornalista che scrive ad esempio di economia da anni, però questo ci fa essere più curiosi. Come giornalista di Open non mi deve bastare dare la notizia, ma devo poter capire se ci sono percorsi alternativi e soluzioni.

«Poi proponiamo le home page, la notizia di apertura o chiusura, a seconda delle competenze andiamo anche fuori dalla redazione, come in Procura o in Parlamento. C’è anche una parte di redazione che è a Roma e lavora da lì e si occupa di politica interna. Poi dipende dal programma della giornata, la redazione chiude alle 22:00 o alle 24:00. Facciamo anche smart working: chi vuole può lavorare nelle fasce orarie più estreme, dopo la chiusura, da casa».

Come definiresti Open?

«Sincero».

Dettaglio della copertina de Il vuoto è senza di te, di Felice Florio, edito da Cicorivolta

Dettaglio della copertina de Il vuoto è senza di te, di Felice Florio, edito da Cicorivolta

In che modo vi segue Massimo Corcione?

«È per me un grande maestro, perché ha mostrato cosa significa essere dediti a questo lavoro e crederci tanto. È un faro, è in grado di mediare e dà valore al lavoro informativo che facciamo: riesce a coglierne i possibili risvolti sui nostri lettori».

Le promesse di Mentana, relative alla retribuzione, sono state mantenute?

«Assolutamente sì. Non solo sono state mantenute, ma quando capita che facciamo qualche ora di straordinario ci viene pagata. Possiamo prenotarci con tre mesi di anticipo le vacanze e i giorni di permesso sono anche retribuiti. Tutto è rispettato ed è bellissimo, perché ti incentiva a dare il meglio».

“Una scommessa vinta”, ha dichiarato Mentana. Cosa diresti a chi non credeva in questo progetto?

«Anche ora qualcuno potrebbe non crederci: anche io ho dei dubbi, tutti li abbiamo. Noi ce la mettiamo tutta, abbiamo riscontri positivi. Bisogna dare un’opportunità, l’importante è che non ci sia malizia in quello che si fa e in questo caso non c’è. È un progetto per i giovani fatto da giovani, per assumere e per svecchiare il mondo dell’informazione italiano. Il mio sogno è che l’esempio di Mentana possa essere seguito da altri che possono permetterselo e che hanno le competenze».


 

È ovvio che, se un politico di qualunque partito dà una notizia falsa, il nostro dovere è verificarla. Se è stata data un’informazione falsa consapevolmente, allora direi che il commento è necessario.


«Il giornalista che rispetta il lettore deve lasciargli il senso dell’alternativa»diceva Eco. Open lo fa?

«Open è disposto a dare questa alternativa, è possibile e si deve dare. Poi il lettore deve avere una sua opinione, però ci sono anche degli articoli di opinione che si rendono necessari in un momento storico in cui i politici parlano sempre per slogan nei comizi e meno per fatti e risultati. Secondo me è ovvio che, se un politico di qualunque partito dà una notizia falsa, il nostro dovere è verificarla. Se è stata data un’informazione falsa consapevolmente, allora direi che il commento è necessario, non solo doveroso».

Un giornale può o non può essere schierato politicamente?

«Non può e non deve. Può schierarsi, quando è necessario, sulla singola notizia ma non dev’essere la linea editoriale del giornale».

Cosa rende Open unico?

«Non esiste in Italia un giornale che raggiunge così tante persone fatto da poche persone così giovani insieme. Questo è un unicum, perché vuol dire che anche noi 25/26enni abbiamo la possibilità di far sentire la nostra voce».

Chi ti piacerebbe intervistare?

«Roger Federer, perché non si è mai macchiato di gioco scorretto. Per me è sempre stato esempio di tenacia, caparbietà. Insegna a saper credere nei propri sogni e realizzarli e, nonostante ciò, non cambiare mai».

Per te scrivere è…

«Quando andavo al liceo era catartico, una forma di liberazione. Oggi, è poter fissare un pensiero malleabile, fissarlo per iscritto, cosicché un giorno tu stesso possa cambiarlo e contraddirti, perché contraddire se stessi è il più grande esempio di intelligenza, curiosità, interesse e consapevolezza del fatto che le cose cambiano. Chi resta fermo, anche nelle idee, è destinato a non andare avanti».

Cosa consiglieresti ai ragazzi che hanno perso la speranza di poter intraprendere questa professione?

«Finché c’è la narrazione, il racconto e qualcuno che detiene un qualsiasi potere politico o economico, ci sarà sempre il sogno di qualcuno di raccontare la verità, perché altrimenti diventa una dittatura».

Come immagini il futuro?

«Dove sono oggi, a inseguire la verità, sperando di raggiungerla».

About author

Francesca Garofalo

Francesca Garofalo

Amo scrivere perché ho l'opportunità di mettere su un foglio bianco: le mie dita; le mie idee; le mie emozioni; un desiderio irrefrenabile di dire la verità; irriverenza; ironia... Non sarà molto, ma quando ami qualcosa alla follia non resta che perseverare.

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