Game of Thrones ci aiuta a capire le dinamiche di genere sul luogo di lavoro

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Emilia Clarke nei panni di Daenerys Targaryen in Game of Thrones

Emilia Clarke nei panni di Daenerys Targaryen in Game of Thrones

Game of Thrones, la serie TV cult per eccellenza degli anni ’10 (millennio corrente) è finita. Un finale truculento come pochi, ovviamente, e i fan sono divisi tra soddisfatti, delusi o a metà strada. Ma a prescindere dal finale e da espedienti narrativi di dubbia qualità, gli abitanti di Westeros ci hanno lasciato innumerevoli lezioni di galateo politico e dinamiche di genere.

La lampadina mi si è accesa con un articolo di Forbesovvero la retorica del maschio alpha nei ruoli di potere. Secondo Roberto D’Incau, business coach e colonnista, le posizioni importanti vanno solitamente all’uomo forte: «Chi non rientra nello stereotipo, ad esempio alcune donne (non tutte ovviamente) o i cosiddetti maschi beta, non diventa leader nonostante ne abbia tutte le competenze e potrebbe essere un leader migliore rispetto al maschio alfa che tutti identifichiamo come “il” leader».

Quasi ogni donna avrà sperimentato un’occasione dove i propri meriti sono ignorati a favore di quelle di un uomo.  Questo concetto nei Paesi anglosassoni porta il neologismo di hepeating. In soldoni, quando una donna esprime un’idea viene ignorata, ma se un uomo la ripete tutti lo ascoltano. La storia in effetti è piena di uomini che si prendono il merito di cose fatte da donne spesso più brillanti, ma “meno popolari”. Concetto correlato alla retorica del maschio alpha, e motivo per cui la scalata del potere è sempre impervia per una donna (nonché il motivo per cui abbiamo Trump e Salvini).


Era giusto attribuire a lui la vittoria? O il Nord aveva ancora bisogno di un Stark maschio in cui credere?


Game of Thrones ci ha fornito numerosi esempi. La Madre dei Draghi, breaker of chains, ha finito la sua parabola come tiranna temuta e paranoica. Tyrion (con una bellissima rottura della quarta parete che accomuna personaggi e spettatori) spiega che il suo delirio di onnipotenza è dovuto all’essere stata sempre osannata come buona e infallibile in ogni sua azione, non importa quanto sanguinaria. Verissimo, ma siamo sicuri che la sua paranoia finale fosse ingiustificata? Sansa, Varys e perfino Tyrion hanno tramato contro di lei. Il Nord non l’ha mai amata e nessuno le ha reso merito della vittoria contro il Re della Notte. L’hanno attribuito a Jon Snow, che pur essendo un grande guerriero non è stato decisivo: è stata Daenerys a portare draghi e fior di eserciti, è stata Arya a dare il colpo di grazia al Re della Notte. Jon non ha neanche ucciso il drago di ghiaccio.

Era giusto attribuire a lui la vittoria? O il Nord aveva ancora bisogno di un Stark maschio in cui credere? Ricordiamo che una cosa analoga è successa nel finale della sesta stagione. La Battaglia dei Bastardi è stata vinta grazie a Sansa e ai cavalieri della Valle che erano accorsi in suo aiuto. Senza loro Jon e Tormund sarebbero probabilmente diventati croccantini per cani. Tuttavia il Nord ha incoronato Re del Nord Jon Snow. Sansa ha dovuto conquistare il suo trono a poco a poco.

Kit Harington nei panni di Jon Snow in Game of Thrones

Kit Harington nei panni di Jon Snow in Game of Thrones

In effetti a Jon sono state offerte ben due corone a discapito di donne che avevano lavorato più duramente di lui e i cui meriti sono stati attribuiti a un uomo perché rappresenta il loro ideale di eroe. Che fosse poi la persona più adatta a regnare resta ambiguo: Jon ha sempre fuggito qualunque corona, non perché non fosse saggio o capace, ma perché come zio Ned non ama la sottile arte del potere. Come zio Ned e perfino Robert Baratheon è un ottimo stratega e leader in tempi di guerra, ma terribile nella pace, che di compromessi ha sempre bisogno. Traducendolo nel mondo del lavoro: hai il classico caso di chi promette bene in apparenza e si rivela un beato incompetente.

Né Jon né Daenerys hanno vinto, alla fine. Personalmente penso che entrambi fossero i classici eroi destinati a sovvertire l’ordine mondiale e destinati a scomparire una volta terminato il loro compito. Game of Thrones ha dato la vittoria a Sansa e a Bran, una donna e un disabile, per una serie di ragioni che possiamo comprendere e approvare. Anche la nostra società ha bisogno di dare più voce ai “diversi” (cioè chiunque non sia il maschio dominante, possibilmente bianco ed etero). Chissà che storia si potrebbe narrare.

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