La responsabilità del rap russo nel caso Golunov

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In foto, il giornalista Ivan Golunov dopo la scarcerazione

In foto, il giornalista Ivan Golunov dopo la scarcerazione

Forse è un rapper l’eroe che non meritiamo, ma di cui abbiamo bisogno.

Possiamo credere che il rap abbia un ruolo sociale, dove per sociale intendo che aiuta altre persone oltre al singolo che si arricchisce (e impiega tre album a dirci che prima voleva fare il botto e ora gira in Lamborghini)? Certo che sì e vorrei dimostrarlo raccontando la vicenda di un giornalista che sta interessando tutto il mondo.

Se conoscete già la storia potete saltare i prossimi paragrafi: ci vediamo a metà pagina. Altrimenti, trovate nelle prossime righe il riassunto della vicenda che sta animando la stampa russa da venerdì.

Chi è Golunov e cosa è successo

Ivan Golunov è un reporter di Meduza, testata web indipendente con sede a Riga. Questa rivista è tra le migliori per quanto riguarda le indagini su corruzione e illegalità e lui è noto per i report sulla corruzione ufficiale.

L’arresto di Golunov risale a venerdì 7 giugno. L’accusa? Traffico di droga, trovata in casa sua. Una colpa che può portare a passare in carcere tra i 10 e i 20 anni.

Sabato, il giornalista viene portato in ospedale con una commozione cerebrale, lividi e possibili costole rotte. Venerdì, il direttore generale di Meduza, Galina Timchenko, e il capo redattore Ivan Kolpakov avevano dichiarato pubblicamente che Golunov era stato picchiato dalla polizia durante la detenzione. Un portavoce della polizia respinge questa accusa e i medici non ritengono necessario ricoverarlo, così sabato viene portato in tribunale, dove viene incriminato per «tentato spaccio» e l’arresto viene prolungato per altre 72 ore.

Il giornalista, denuncia il direttore di Novaya Gazeta Dmitry Muratov, accusa un malore e viene portato in ospedale in ambulanza per dei «controlli».

Lunedì sono resi pubblici i risultati dei i test per verificare l’assunzione di droga: esito negativo. Pavel Chikov, capo di Agora, associazione internazionale per i diritti umani, precisa che il test del “lavaggio” delle mani è in grado di individuare tracce di droga risalendo a due settimane dal primo contatto. Ma sia quello che il test delle urine provano l’innocenza del giornalista.

I punti oscuri

Come riporta Meduza, Golunov dopo il fermo non ha potuto contattare gli avvocati o i familiari, gli è stato impedito di dormire e verosimilmente è stato picchiato.

Per quanto riguarda la perquisizione del suo appartamento si tratta molto probabilmente una farsa, in quanto gli agenti avevano già le chiavi della casa e non hanno avuto difficoltà nel trovare il pacchetto con la droga appoggiato sul ripiano superiore di un armadio. E ancora: la polizia ha diffuso delle immagini che mostravano il materiale motivo dell’accusa nell’appartamento del giornalista. Peccato non fossero state scattate in casa sua. «Un errore del tecnico di laboratorio», la risposta alle accuse in rete.

Così Navalny, uno dei principali oppositori di Putin, che dal momento dell’arresto ha tenuto la cronaca di quanto succedeva chiedendo la liberazione:

La polizia dapprima ‘ha trovato’ mefedrone da Golunov, ora cocaina. All’inizio c’erano ‘una foto del laboratorio di un appartamento’, poi si è scoperto che proveniva da un altro appartamento. La soluzione è semplice: non c’è nessuna m*rda lì, hanno inventato tutto e ora correggono la loro farsa mentre prosegue la vicenda.

Ritwitterà il post il martedì successivo commentando: «Bello dire che l’avevo detto».

Le reazioni

L’accusa è stata interpretata come un lampante esempio di quanto facilmente le autorità russe possano inventarsi casi criminali. In tutto il Paese (persino all’estero) colleghi e sostenitori si sono trovati nei pressi delle sedi del ministero dell’Interno (o delle rappresentanze diplomatiche) per mostrare il loro sostegno a Golunov, inscenando manifestazioni individuali così da sfuggire alle stringenti leggi russe sugli assembramenti non autorizzati.

Il Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ) ha chiesto la liberazione di Golunov e un’indagine sulle accuse di essere stato picchiato mentre si trovava in custodia presso la polizia.

Ivan Kolpakov, capo redattore di Meduza, ha definito le accuse di droga assurde, inventate e correlate al giornalismo di Golunov: «Ivan Golunov è autore di un ampio rapporto sulle istituzioni di microfinanza predatorie a Mosca. Ha scritto anche a riguardo dei parenti del vicesindaco di Mosca, Pyotr Biryukov, e di un’organizzazione impegnata a rilevare l’industria funeraria della Russia. La reputazione professionale di Ivan Golunov è impeccabile. È un giornalista meticoloso, onesto e imparziale, e al di fuori del lavoro Ivan è una delle persone più rispettabili che conosciamo.»

«Ivan e la droga fanno parte di due mondi diversi: le accuse sono false al 100%», ha scritto Alexander Baunov, giornalista e analista presso il Carnegie Center di Mosca. Nel tweet ha allegato una foto di Golunov poco dopo la sua scarcerazione e la concessione dei domiciliari. Un privilegio raro, dato che la custodia cautelare è prassi e oltre il 90% delle incriminazioni si conclude con una condanna.

La sede russa della Ong Transparency International hanno accusato il colonnello della polizia Andrey Shchirov, responsabile dell’arresto di Golunov. Oggetto dell’analisi, la situazione patrimoniale: lo stipendio annuale sarebbe compreso fra gli 800 mila rubli e il milione.

Lunedì i tre principali quotidiani economico-liberali russi, Vedomosti, RBK e Kommersant, hanno pubblicato una prima pagina uguale per tutte le testate: Io, noi siamo Ivan Golunov. «Non consideriamo convincenti le prove di colpevolezza di Ivan Golunov presentate dall’istruttoria e le circostanze del suo fermo suscitano grandi dubbi», scrivono le testate in modo congiunto. «Non escludiamo che il fermo e il successivo arresto di Golunov abbiano a che fare con la sua attività professionale: chiediamo di controllare dettagliatamente se le azioni degli agenti del ministero degli Interni responsabili dell’arresto di Golunov abbiano rispettato la legge e insistiamo che siano forniti i risultati della verifica ai media».

La liberazione

Un movimento di protesta così forte produce l’effetto sperato: martedì 11 l’indagine penale viene chiusa e gli agenti che lo avevano arrestato sospesi. Il ministro dell’Interno russo Kolokoltsev rende pubblica la mancanza di prove a sostegno dell’accusa. Questa la reazione di Navalny: «Questa è decisamente una notizia fantastica. Questo è un esempio incoraggiante e motivante di ciò che la semplice solidarietà con gli oppressi può ottenere. Necessario gioirne». Quindi ha sottolineato come, con la liberazione, le autorità abbiano ammesso che si trattasse di una farsa.

Il ruolo della scena musicale underground

Colpisce di questa reazione il grande movimento che hanno generato non solo i giornalisti, non solo i membri attivi dell’opposizione, ma anche gli artisti.

Oxxxymiron, il rapper le cui battle sono le più viste al mondo, ha pubblicato questo post domenica:


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Un post condiviso da Oxxxymiron (@norimyxxxo) in data: 8 Giu 2019 alle ore 2:25 PDT

Così come certi ‘reporter’ riescono sempre a farmi ridere, spacciando pettegolezzi per articoli e [confezionando] titoli per il clickbait, ammiro anche le persone che conducono indagini professionali e rischiose. Uno dei pochi giornalisti di questo tipo è Ivan Golunov, che da ieri si sarebbe dato allo spaccio. Per favore, andate su Google e studiatevi voi stessi la questione e come sta procedendo e poi, se anche voi pensate che questo vada oltre ogni limite – firmate la petizione su change.org, ho messo il link nel mio profilo.
Avverto già le solite domande ‘La firma serve a qualcosa?’ – sì, assolutamente, la risposta pubblica dà sempre qualcosa. Basta registrarsi lì sul sito.
Ecco e sarebbe fantastico se poteste condividerlo nel modo che più vi si addice.

Sono quasi immediate le migliaia di reazioni: con questo messaggio il rapper, che conta più di due milioni di follower, riesce a diffondere la notizia tra un pubblico mediamente molto giovane e soprattutto internazionale. Tra i like spicca quello di Restoratorvs, ideatore – insieme a Oxxxymiron – e frontman di Versus, la più grande freestyle league del mondo, il cui canale YouTube conta quasi 4 milioni e mezzo di iscritti e più di 681 milioni di visualizzazioni.

Diversi hanno commentato ringraziando – tra questi Sergey Ponomarev, giornalista indipendente collaboratore del New York Times.

Anche Yury Dud, conduttore e regista di un canale molto popolare dedicato a rap e musica, segue da venerdì la vicenda riportandone le criticità.

Questo il suo commento:

Più tardi (dopo l’arresto, ndt) Ivan, insieme a un avvocato, ha chiesto che gli venissero tagliate le unghie – utile per un esame che può confermare o confutare il contatto con sostanze stupefacenti. Questa richiesta è stata respinta.

La sensazione è che la scena culturale russa abbia saputo creare uno spazio dove la musica diventa non solo un modo per svagarsi, ma anche un punto di ritrovo; dove un testo non è un gioco, ma un codice con cui trasmettere messaggi.

La situazione politica non semplice e poco libera ha favorito un maggior senso di responsabilità sociale da parte degli esponenti della scena underground: succedeva ai tempi dell’Unione Sovietica, dove i manoscritti proibiti venivano diffusi nei circoli culturali, e questa responsabilità peculiare dell’arte non viene dimenticata oggi. Anche in questa situazione non semplice, gli ambienti underground sono chiamati a raccogliere il movimento di opposizione e contribuiscono ad alimentare le critiche contro le violazioni dei diritti umani.

«Miron, Change.org non funziona in Russia», ha commentato qualcuno, quando il rapper ha pubblicato il post per promuovere il messaggio a favore di Golunov. Risposta: «Quanto siete pigri, ho già indicato una risorsa in questa conversazione». Come a dire: muovetevi.

E più sotto: «[Lo ripeto] ancora una volta: un ragazzo che scrive sotto un post scritto per aiutare qualcuno qualcosa come “Dov’è il tuo album” è o un bambino o un idiota, non c’è una terza opzione».

In foto, Oxxxymiron (da oxxxymiron.com)

In foto, Oxxxymiron (da oxxxymiron.com)

Oxxxymiron è uno dei tre artisti più seguiti del suo Paese in termini di pubblico ai concerti e ascolti. Merito, forse, anche alla sua scelta di diventare leader di un movimento indipendente e tendenzialmente molto giovane.
Certo, non è che tutti gli artisti stiano seguendo questa strada, ma che uno dei massimi esponenti della scena e di Versus agisca così spontaneamente chiama in causa nella vicenda gran parte degli ascoltatori e dei freestyler.

Grazie all’attenzione di così tanti, Golunov è stato liberato. Che questa reazione sia partita anche dal basso e sia andata oltreconfine apre riflessioni necessarie sul potere degli artisti e sulla responsabilità che ne deriva.

Si potrebbe dire che quella di veicolare messaggi è la vocazione originaria del rap, così legato alle parole e ai messaggi, ma non sempre viene valorizzato chi si propone come portavoce propositivo.

Anche qui, in una situazione diversa, sono tanti gli artisti che vanno controcorrente e scrivono per farci riflettere, anche se significa avere un successo meno facile: Rancore, Caparezza, Claver Gold, Murubutu, Dutch Nazari, Willie Peyote, Frah Quintale, Gilmar, Enigma, Mezzosangue e tanti altri. Ognuno ha l’eroe che si sceglie su Spotify e forse serve una riflessione su chi scegliamo di supportare.

Rileggevo questa mattina un’intervista a Gué e Marracash di qualche anno fa. Titolo: Il rap è una cosa seria. Benissimo, pensavo ispirata da quanto sta succedendo in Russia. Nel dialogo col giornalista i due ribadiscono che non si occupano di politica: questa è una fissa dei giornalisti ma loro, ribadiscono, sono r-a-p-p-e-r. Preferiscono non mischiare i due campi e, come sottolineavano allora, loro stessi non votano.

Alla domanda «Cosa fareste se veniste chiamati a un festival per parlare dei giovani?», Gué risponde: «Non vedo a cosa possa servire. I giovani di oggi vogliono solo farsi i selfie».

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Ilaria Arghenini

Ilaria Arghenini

Mi piace ascoltare racconti e viaggiare in treno, e questo è la causa di tutto: perché mi tocca leggere abbastanza da dover porre ad altri le domande che restano, e a volte trascrivo quello che ne scaturisce. Vivo in un piccolo paese della bassa lombarda, ho studiato lingue e letteratura, sto poco ferma, amo poco le foto e molto the Killers.

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