The Handmaid's Tale: e se fossimo come Serena?

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Serena (Yvonne  Strahovski) in una scena della serie TV The Handmaid's Tale

Serena (Yvonne Strahovski) in una scena della serie TV The Handmaid’s Tale

Da pochi giorni è andata in onda la terza stagione di The Handmaid’s Tale e c’è un personaggio molto interessante su cui non sono state spese abbastanza parole: Serena.

Chi è Serena?

Serena è una donna intelligente, scaltra, autonoma, emancipata. Animata da una forte religiosità, vorrebbe rinnovare gli Stati Uniti in tale direzione: è attivista, ha scritto un libro e ha le idee chiare. Poi scoppia una guerra civile e, a sud del Canada, si instaura la Repubblica di Gilead, un governo teocratico di stampo dittatoriale ben distante dai progetti di Serena.

Per risolvere il problema del decremento delle nascite, a Gilead le donne vengono divise in gerarchie rigide: le mogli sono le padrone di casa, le ancelle sono le uniche donne fertili, le marte sono le domestiche, le zie educano le ancelle. A ogni famiglia facoltosa viene affidata un’ancella, che viene sottoposta a stupri rituali da parte del capofamiglia per donare a Gilead un figlio.

In questo nuovo mondo tutto cambia: un marito può picchiare la moglie con una cintura per educarla o tagliarle una mano se la vede leggere. Serena diventa così una splendida bambolina in una deliziosa casa con giardino. Durante la giornata gestisce la servitù, coltiva fiori, fa visita alle amiche. Talvolta assiste allo stupro che il marito perpetra ai danni di June, l’ancella di casa: le tiene la testa in grembo e le stringe i polsi in modo tale che non si dimeni troppo.

Una donna morta

Serena è il sistema. Da donna forte e indipendente che è, si riduce a un adorabile ingranaggio posto all’interno di un atroce meccanismo. In poco tempo diventa una donna sottomessa al marito e una tiranna dispotica tra le mura di casa, unico regno rimasto a una persona che aveva l’ambizione di migliorare l’America.

Episodio dopo episodio, campeggia sullo schermo una donna calcolatrice, fredda, autoritaria, animata dall’ossessivo e spasmodico desiderio di avere un figlio. Più aumenta la frustrazione della maternità mancata, più si acuiscono la malignità e la perfidia della donna.

Avvolta in un pesante mantello di rabbia, Serena sembra un personaggio insalvabile, inutilmente complesso, difficile da capire e facile da odiare.

La rinascita dalla rabbia

Serena (Yvonne Strahovski) e il marito Fred Waterford (Joseph Fiennes) in una scena della serie TV The Handmaid's Tale

Serena (Yvonne Strahovski) e il marito Fred Waterford (Joseph Fiennes) in una scena della serie TV The Handmaid’s Tale

Poi qualcosa cambia. Le bambole di porcellana sono belle, ma basta una sottile crepa a rovinarle. Se le ancelle sono ridotte a incubatrici, le mogli sono semplici soprammobili e, forse, Serena è stanca di guardare il mondo da una teca di vetro.

A partire dalla seconda stagione, dietro lo sguardo algido di una moglie come tante, si intravede la disperazione di chi si rende conto di essere all’inferno. Serena smette così di essere monolitica e ondeggia tra il desiderio di stare dalla parte di June e l’obbligo di essere moglie, ricoprendo un atroce ruolo che puzza di ipocrisia e morte.

Serena capta la falsità di un mondo esternamente perfetto, ma che si regge sulla violenza, sulla disumanità, sulla falsità. Il personaggio si trova sull’orlo dell’abisso perché comprende di essere parte attiva di un mondo perverso e malato. È la rabbia che alimenta Serena: alla maternità violentemente negata si unisce un desiderio di rinnovamento che si è incarnato nel peggiore dei mondi possibili. Sarà la terza stagione della serie a mostrarci se la donna riuscirà ad alzare al testa o andrà in frantumi.

E se fossimo Serena?

June (Elisabeth Moss) e Serena (Yvonne Strahovski) in una scena della serie TV The Handmaid's Tale

June (Elisabeth Moss) e Serena (Yvonne Strahovski) in una scena della serie TV The Handmaid’s Tale

June viene gettata con forza in un sistema sbagliato e sin dal principio se ne accorge. Serena invece è coinvolta nella creazione di Gilead e fatica a distaccarsene.

Il personaggio in questione è interessante perché porta a un’amara constatazione: non siamo necessariamente in grado di vedere ciò che non va. Possiamo essere a tal punto abituati a una condizione negativa da non scorgerla più. Possiamo aver vissuto così tanto immersi in situazioni sgradevoli e ingiuste da non percepirle più come tali. Possiamo essere stati abituati alle discriminazioni a tal punto da considerarle verità.

Il ruolo di Serena fa riflettere perché invita a fermarsi un momento e a pensare che le ingiustizie e le discriminazioni forse non sono sempre palesi ai nostri occhi. Facciamo in fretta ad abituarci al marcio e per questo non possiamo permetterci di abbassare la guardia. Blessed be the fight, insomma.

About author

Giulia Mauri

Giulia Mauri

Giulia Mauri è laureata in lettere e insegna alle scuole medie. Si dice sia nata da una malsana mescolanza tra South Park, Nirvana, Cowboy Bebop, Moravia, Pavese, Bojack Horseman e tante cose belle. Troppo pallida, oscenamente timida, fortemente introversa, talvolta sarcastica. Ama i fumetti, l'animazione, i cani e la montagna.

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