Irene Grandi, che non è una cosa sola

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La cantautrice Irene Grandi in una foto di Marco Lanza

La cantautrice Irene Grandi in una foto di Marco Lanza

Irene Grandi è tornata anche se, di fatto, non se n’è mai andata via. Negli anni ha cambiato faccia tante volte: ha trovato nuovi e inaspettati modi di esprimersi, ha abituato il suo pubblico a non considerarla mai una cosa soltanto. Il suo ultimo album, Grandissimo, è un’antologia che contiene anche una manciata di brani inediti ma, in verità, si tratta di un disco ambizioso e consapevole, maturo e centrato, perché mette insieme venticinque anni di canzoni che sono esperimenti, frutti di incontri, voglia di scoprire e scoprirsi, di non celebrare mai gli arrivi, ma le partenze. Irene Grandi è un’artista in movimento, che si è affacciata spesso da vette altissime ma ha preferito sempre non farci l’abitudine; un’artista pop-rock, a primo ascolto, ma in verità dinamica, inquieta, inafferrabile e credibile, sempre.

Ha cantato Vasco Rossi e ha collaborato con Pino Daniele, Francesco Bianconi, Stefano Bollani Paolo Benvegnù. Ha affiancato il duo Pastis e ha realizzato un disco di canzoni natalizie, preso parte a qualche Festival di Sanremo, messo a segno una serie di hit estive e lavorato ad alcuni progetti di nicchia che hanno avuto un impatto mediatico certamente meno incisivo rispetto ad altri, ma che l’hanno segnata fortemente. Irene è una cantante che non si è mai divisa fra la sua esigenza di esprimersi e il successo, trovandolo troppo altalenante, labile e che risponde a logiche, molto spesso, contrarie a un progetto artistico. Perché la sua carriera è fatta di storie, tante e tutte diverse, rischiose, interessanti, potenti, apparentemente inconciliabili, ma l’una conseguenza dell’altra.

La cover dell'album Grandissimo, di Irene Grandi

La cover dell’album Grandissimo, di Irene Grandi

Grandissimo, di fatto, racconta tutte queste storie. Lo fa con cognizione di causa, con profondo rispetto, senza alcuna piaggeria. È un album da sfogliare: ogni canzone ferma un momento preciso, senza negare quello successivo. Racconta i suoi esordi rock e ribelli, il passaggio delicato alla penna di Bianconi con Bruci la città – che certamente non aveva la pretesa di essere un tormentone, ma lo è diventato per la forza del suo testo evocativo e insieme carnale. La collaborazione con il leader dei Baustelle è proseguita con La cometa di Halley, brano presentato da Irene a Sanremo 2010.

Grandissimo racconta anche l’incontro con il pianista jazz Stefano Bollani, che nel 2012 è si è tradotto in un disco di cover in cui la Grandi si è misurata con la penna sanguigna e personalissima di Pino Daniele (A me me piace ‘o blues) e con quella intima e viscerale di Niccolò Fabi (Costruire). Poi ha cantato Cristina Donà, Sergio Bardotti e Gus Kahn. Grandissimo è anche figlio di Lungoviaggio, un visual album realizzato con il duo Pastis, in cui la videoarte incontra la canzone.

Questo nuovo album, in buona sostanza, riassume tutta la storia artistica di Irene Grandi, dal passato al presente, passando attraverso un futuro che Irene ha anticipato tante volte: quando ha imparato a dare, al pop, forme sempre diverse e mai prevedibili. Le tracce sono divise in tre parti: la prima comprende cinque brani inediti, la seconda sei duetti sulle note di altrettanti successi del suo passato e la terza, infine, altri sei pezzi di ieri in una versione completamente rivisitata e riarrangiata.

Tra i brani inediti spicca l’introspettiva Lontano da me, un pezzo in cui un’Irene consapevole affronta il dolore (“Anche di fronte al dolore / Restare a guardare un giorno da dimenticare”). Da segnalare anche la romantica Quel raggio nella notte, che indaga il sentimento dell’amore con maturità, rintracciandone l’essenzialità che è la sua forza motrice (“Noi vogliamo solo noi / Come il cielo, l’orizzonte / Oltre le difficoltà / Che ci siamo lasciati alle spalle”). E poi c’è I passi dell’amore, il primo brano estratto da Grandissimo che porta anche la firma del cantautore siciliano Antonio Di Martino (“C’è chi ha perso la sua guerra ad ogni logica / Chi è finito contro un muro solo per la verità / Sotto un cielo che non parla, ci sentiamo soli / C’è chi si è perduto dentro per cercarsi fuori”).

In foto, la cantautrice Irene Grandi

In foto, la cantautrice Irene Grandi

Poi ci sono le collaborazioni, che non sono furbe strategie di vendita ma incontri di personalità distinte, voci e storie. Se la raffinatezza di Stefano Bollani accompagna Irene in Amore amore amore amore, il piglio rock di Loredana Berté graffia La tua ragazza sempre. Ma è Carmen Consoli, con una disarmante e intensa interpretazione de Alle porte del sogno, a dare lustro allo spazio dedicato ai duetti. Il brano del 2010 ha una veste del tutto nuova, asciutta, intima e Carmen lo attraversa con delicatezza e rispetto, le loro voci si amalgamano in un crescendo sorprendente. Levante, che canta Un motivo maledetto, è perfettamente a suo agio. A Fiorella Mannoia tocca Un vento senza nome, uno dei brani più belli dell’intera discografia della Grandi, ingiustamente sottovalutato al Festival di Sanremo del 2015. L’interpretazione della Mannoia è profonda, elegante, coinvolgente, com’è nel suo stile.

Infine ci sono i brani del passato, che in Grandissimo presentano una forma del tutto nuova senza mai risultare in nessun modo snaturati o compromessi. Da segnalare La cometa di Halley, in una veste più essenziale, e Lasciala andare, in cui la voce di Irene si fa possente e travolgente.

Ascoltando Grandissimo, è evidente che Irene Grandi abbia preso alla lettera le parole che Vasco Rossi e Gaetano Curreri hanno scritto per lei in uno dei suoi pezzi di maggiore successo: “Prima di partire per un lungo viaggio porta con te la voglia di non tornare più”. Irene Grandi non è mai tornata a se stessa, senza rinnegare mai se stessa. Questo album non è solo un’antologia ma la testimonianza di un viaggio lungo e imprevedibile, che dimostra quanto quelle parole si siano rivelate profetiche. Grandissimo non è un titolo a caso ma il nome migliore che Irene potesse dare a un traguardo che si affaccia già sul futuro.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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