Perché tornare in libreria e dire no ad Amazon

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Nello scenario apocalittico dominato dal colosso Amazon, c'è ancora chi tiene in vita i romantici quanto fondamentali mestieri dell'editore e del libraio © Adriano Pucciarelli (instagram.com/adriano_pucciarelli)

Nello scenario apocalittico dominato dal colosso Amazon, c’è ancora chi tiene in vita i romantici quanto fondamentali mestieri dell’editore e del libraio © Adriano Pucciarelli (instagram.com/adriano_pucciarelli)

Faccio subito coming out per lavare via ogni dubbio: sì, ho comprato un libro su Amazon e me ne pento! Era estate, non mi andava di immergermi nella calura del centro e avevo assoluto bisogno di un libro da leggere per le vacanze. Così ho ordinato su Amazon, per la prima volta nella mia vita. Il libro era Indignazione – di Philip Roth – e di lì a poco sarebbe diventato uno dei miei libri preferiti, ma questa è un’altra storia. Quel gesto, fatto in nome della comodità e del miserrimo sconto, cova l’embrione di una catastrofe.

La catasfrofe è quella che travolge le librerie e i piccoli editori che, con sempre più frequenza, sono costretti a chiudere e lasciare il posto alla modernità (in senso baudeleriano di “sfuggevole ed effimera esperienza della vita della metropoli”) e ai suoi derivati e finiscono per ridimensionarsi o, peggio ancora, trasformarsi in altro.

Ma in questo scenario apocalittico c’è ancora chi resiste, da Nord a Sud, e con passione, sacrificio ma soprattutto creatività, tiene in vita questi romantici, quanto fondamentali, mestieri che sono l’editore e il libraio.

Li racchiude entrambi, nella stessa persona, Raimondo di Maio di Dante&Descartes di Napoli, editore e libraio da quarant’anni che ci racconta di aver avuto, un tempo, tre librerie e sei dipendeti e adesso, rimasto da solo, fa sia il garzone che il titolare della sua libreria di via Mezzocannone: «Prima di Amazon abbiamo dovuto combattere con i grandi editori che si fanno distribuzione da soli, bypassando le librerie. Poi è arrivato questo colosso che mangia tutto e tutti. Quello che posso fare è non dargli i miei libri anche se, spesso, li trovo comunque in disponibilità. Ho scritto anche una lettera al signor Bezos, ovviamente non ho ricevuto risposta».

In foto, Raimondo di Maio, librario ed editore di Dante&Descartes © partedeldiscorso.it / Antonio Pistone

In foto, Raimondo di Maio, librario ed editore di Dante&Descartes © partedeldiscorso.it / Antonio Pistone

Dello stesso orientamento etico o “eretico”, come lo ha definito lui stesso, sembra essere Giordano Criscuolo di Eretica Edizioni, piccola casa editrice indipendente del salernitano: «Gli editori appassionati sono piccoli pesci in un mare di squali. Il mare è grosso e gli squali sono tanti. Non so in verità se il più feroce sia Amazon, store con il quale comunque non collaboriamo».

Curiosa è la visione di Giancarlo di Maio, figlio di Raimondo, anche lui libraio che, a differenza del padre, percepisce il sito di Bezos come il male assoluto e vive, da vero e proprio militante, la sua lotta ad Amazon: «Cedere i propri libri ad Amazon è collaborazionismo. Abbiamo visto tutti quello che succede in quei negozi e che fine fanno i nostri dati. Personalmente non acquisto niente su Amazon e tutti devono fare una scelta: o con noi o contro. Ormai non lo nomino nemmeno più in libreria».

In foto, Raimondo di Maio, librario ed editore di Dante&Descartes © partedeldiscorso.it / Antonio Pistone

In foto, Raimondo di Maio, librario ed editore di Dante&Descartes © partedeldiscorso.it / Antonio Pistone

Accanto a questo, poi ci sono le scelte singole di gestione dell’impresa per sopravvivere, come ci raccontano gli editori Carlo Ziviello e Guglielmo Gelormini, Ad est dell’equatore: «Struttura ridotta al minimo, condivisione delle decisioni, partecipazione orizzontale, confronto aperto. Abbiamo dei ruoli ovviamente, ma li viviamo fluidamante e, nello stesso orizzonte di pensiero, ci potenziamo a vicenda. Questo è un principio che aumenta la produttività – o quantomeno riesce a non ridurla – e ci permette di vivere tra le piccole case editrici e, chissà, forse con una qualità del “fare editoria” migliore delle grandi».


“Qualità” è una parola chiave, perché Amazon ha portato le piccole librerie e gli editori indipendenti a riconsiderare il loro ruolo e a puntare spediti sull’originalità della proposta, uscendo dalla logica del prodotto e concentrandosi sul libro e sul rapporto diretto con il lettore.


Selezione accurata dei testi da avere sugli scaffali evitando i libri “usa e getta” come i libri intervista (nome a caso: Salvini), compravendita di usato e libri antichi, ma anche edizioni piccole in trentaduesimi, rappresentano alcune delle tecniche utilizzate, perché come dice ancora Giordano di Eretica: «Ogni giorno dobbiamo inventarci qualcosa per fare in modo che i nostri titoli arrivino sempre a più lettori: promozioni originali sul nostro store, disponibilità fisica nelle librerie, prenotazioni rapide, presentazioni, comunicati stampa, fiere, saloni, manifestazioni varie, eccetera. La qualità delle nostre pubblicazioni è una strategia (detto tra noi, da umanista non amo questo linguaggio freddo e tecnico) per intercettare e fidelizzare i lettori».

“Qualità” è una parola chiave, perché a quanto pare Amazon non ha fatto che accelerare un processo che era già avviato da tempo, che ha portato le piccole librerie e gli editori indipendenti a riconsiderare il loro ruolo e a puntare spediti sull’originalità della proposta, senza inseguire la vendita massiccia, uscendo dalla logica del prodotto e concentrandosi sul libro e sul rapporto diretto con il lettore.

In foto, Michele Trionfera, librario presso la Libreria Teatro Tlon e caporedattore di Edizioni Tlon © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

In foto, Michele Trionfera, librario presso la Libreria Teatro Tlon e caporedattore di Edizioni Tlon © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

Su questo filone si inserisce la bellissima testimonianza di Michele, di quel posto magico che è la Libreria Teatro Tlon di Roma: «Quando si parla di librerie, mi torna sempre in mente una frase del giornalista americano Norman Cousins: “Una libreria, per modificare la famosa metafora di Socrate, dovrebbe essere la sala parto per la nascita di idee, un posto dove la storia viene alla luce”. Poco importa che, in realtà, lui parlasse delle biblioteche, il concetto si adatta bene anche a un’impresa commerciale come una libreria.

«Collocata in questa prospettiva, la questione della “competizione” tra Amazon e le librerie assume una forma totalmente diversa. Se è innegabile il modo in cui l’acquisto online ha modificato le abitudini dei lettori (facendo leva su sconti e tempistiche), è altresì rilevante (anche se viene rilevato con minor frequenza) che si tratta di un confronto a mio parere fuorviante. Nel mondo dei librai si parla troppo di Amazon e troppo poco del ruolo che oggi (e domani) deve avere un luogo come la libreria.

«In tempi di desertificazione umana e culturale, le librerie si trovano di fronte una sfida che, a costo di peccare di romanticismo, credo sia propriamente politica. Ha senso fare il libraio solo se ci si impegna a creare una comunità di lettori e pensatori, solo se si concepisce il proprio spazio come “la sala parto per la nascita di idee”».

In foto, Michele Trionfera, librario presso la Libreria Teatro Tlon e caporedattore di Edizioni Tlon © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

In foto, Michele Trionfera, librario presso la Libreria Teatro Tlon e caporedattore di Edizioni Tlon © partedeldiscorso.it / Lucia Liberti

È con lui anche Giorgia Sallusti de Il giardino del mago, sempre sita a Roma: «C’è qui da noi una mancanza grave di cultura della libreria, come luogo da frequentare, in cui non solo si possono acquistare libri – si devono, anzi – ma in cui si entra per parlare con la libraia, di letteratura, di novità oppure di vecchi tomi, ma non solo».

Librerie che si trasformano (o ritornano) a essere luoghi di incontro e di confronto e non più il negozio dove acquistare un libro scelto già prima di entrare e andar via. Perché se ci si reinventa Amazon può diventare anche – per assurdo – una risorsa per chi vive nei piccoli e isolati paesi, in grado di “formare” il giovane lettore che poi andrà a scavare tra gli scaffali e affollare le librerie.

Ci sarebbe bisogno, accanto a questo, anche di interventi legislativi a favore della piccola editoria, come sostengono Giancarlo e Raimondo, lamentano le inefficienze della legge Levi o anche le storture dei nuovi sistemi fiscali che sembrano essere pensati (o depensati, semi-cit.) senza avere la minima idea di come funzionio e quali siano i reali problemi di una libreria o una casa editrice.


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Districandosi in questo angusto mondo, resta comunque la consapevolezza che l’aspetto etico di chi legge e acquista libri è ancora di fondamentale importanza, una forma di resistenza. Così come è fondamentale l’aspetto romantico e, allo stesso tempo, rivoluzionario che spinge le persone a intraprendere queste attività. Ed è a loro, quindi, che affido la chiusura dell’articolo, attraverso delle vere e proprie perle che mi hanno regalato.

«Penso che un editore sia questo: saper leggere in un manoscritto la qualità – quando c’è, naturalmente. L’Italia si è scoperta un popolo di scrittori. Non ci sono più i poeti e men che meno, in tempi di porti chiusi, i navigatori. Quindi ci sono rimasti solo gli scrittori» – Raimondo di Maio, Dante&Descartes.

«Ho visto amori improvvisi sbocciare davanti a questi scaffali (quelli con i libri sanguinosi e truculenti sono i miei preferiti, ma forse è sindrome di Stoccolma). Pertanto torniamo alla nostra domanda: perché faccio quello che faccio? Perché io sono la custode di quello che (ancora) non sapete. Le cose che non sai di non sapere non le puoi trovare su Amazon, ma altrove: in libreria, appunto» – Giorgia Sallusti, Il Giardino del Mago.

«In questo momento, ad essere sincero, trovo che ci siano tanti altri squali ben più pericolosi di Amazon pronti ad azzannarci. Si tratta di alcuni librai (non tutti, voglio essere chiaro, non tutti) che ci richiedono un certo numero di libri, li vendono e poi spariscono senza pagare. Un piccolo lavoratore che azzanna in silenzio un altro piccolo lavoratore è più immorale e doloroso di un colosso che tenta di fotterci urlando» – Giordano Criscuoli, Eretica Edizioni.

«Il faro che mi illumina è il libraio-poeta di San Francisco, Lawrence Ferlinghetti. La sua libreria continuerà a vivere anche dopo la sua morte. E vorrei che anche qui fosse così: cercherò di istituire un vincolo per far sì che in questo luogo ci sia sempre una libreria» – Giancarlo di Maio, Dante&Descartes.

«Un libraio deve saper tessere rapporti umani, trasformare i libri in occasioni di incontro collettive che aiutino a rimettere in moto la voglia di costruire insieme un futuro diverso da quello che ci stanno consegnando. Si tratta ovviamente di una sfida titanica, soprattutto per chi si limita a ritenere il proprio lavoro un semplice servizio commerciale (e quindi vive la smisurata potenza di Amazon come uno scacco matto definitivo), ma sono sempre più convinto che sia anche l’unico vero motivo per continuare a fare questo tipo di lavoro» – Michele, Libreria Teatro Tlon.

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Antonio Pistone

Antonio Pistone

Classe '91 ma veramente poca (di classe, s'intende). Laureato in Giurisprudenza, mi piace il cinema, la brutta musica, i cappellini di lana colorati, gli odori che cambiano con il cambiare delle stagioni, collezionare libri (anche senza leggerli) e il Napoli.

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