Perché abbiamo bisogno di vedere un seno con i peli? Il Proyecto Tetas dell'artista Berta García-Lacht

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Se ogni persona è un mondo, anche ogni seno lo è. L'artista Berta García-Lacht mostra la grande diversità di seni esistenti nel Proyecto Tetas

Se ogni persona è un mondo, anche ogni seno lo è. L’artista Berta García-Lacht mostra la grande diversità di seni esistenti nel Proyecto Tetas

di Ester Roig per Núvol
traduzione di Giulia Di Filippo

Nel mondo ci sono 3.650 milioni di donne, ognuna con il suo seno. Se ogni persona è un mondo, anche ogni seno lo è. La loro diversità può sembrare ovvia ma su cosa basiamo la nostra idea di seno? I mezzi di comunicazione, la pubblicità, la maggior parte del porno, i social… Nonostante ci siano un paio di tette ovunque ci sia un prodotto da vendere, pare sia vietato caricare su Instagram una foto in topless in riva al mare o un nudo artistico in cui fa capolino un capezzolo femminile. L’attrice e artista visiva Berta García-Lacht ha pensato che un modo per dare una risposta a questo paradosso fosse mostrare la grandissima varietà di seni che esistono; così è nato il Proyecto Tetas (letteralmente «Progetto Tette», ndt).

«Lo scopo iniziale era quello di rompere i canoni di bellezza mettendo in mostra i corpi, il seno in questo caso», spiega l’autrice. «Mostrare corpi diversi, dalla giovinezza alla vecchiaia; far vedere come il passare del tempo modifica nostro corpo». Era il 2016 quando García-Lacht ha lanciato il suo appello a donne di tutte le età, di qualsiasi costituzione ed etnia, per abbandonare i canoni estetici tradizionali che definiscono il seno. Tuttavia, poco a poco il progetto ha preso una strada diversa.

«Mentre realizzavo le foto insieme a queste donne, si creavano spazi di conversazione, comunicazione ed empatia», spiega. In alcuni casi le fotografie diventavano una vera e propria terapia attraverso cui le donne riuscivano a lavorare sui propri complessi e a rompere le barriere personali. In maniera del tutto naturale, il progetto è passato dalla dimensione artistica a quella sociale.


Lo scopo iniziale era quello di rompere i canoni di bellezza mettendo in mostra i corpi, il seno in questo caso.


Ma quando il lavoro di García-Lacht ha cominciato ad avere una certa diffusione, è arrivata la censura: i profili pubblici che l’artista usava per parlare della sua iniziativa sono stati bloccati e cancellati. «Il sistema ha represso il progetto attraverso i social. Come se fossero uno spazio in cui non c’è posto per un tema del genere». Lei stessa sottolinea come la pubblicità, i mezzi di comunicazione e i vari canali di influenza usino il nostro corpo come strategia di vendita, e come poi questo venga nascosto quando dietro non ci sono interessi economici. Questa continua oggettificazione femminile condiziona profondamente la visione che abbiamo del nostro corpo, a tal punto da generare complessi in molte donne e uomini che finiscono per sfociare in un rifiuto verso se stessi.

L’ipersessualizzazione del seno – e in generale del corpo della donna – è un altro dei punti cardine di questo progetto. Sin dal’inizio l’autrice ha ricevuto centinaia di messaggi che dicevano, per esempio, «Ciao sesso». «Con questo progetto rifuggo la sessualizzazione del corpo per combatterla». Questo problema riguarda sia le donne che gli uomini, perché entrambi cresciamo con gli stessi riferimenti estetici, ma li viviamo in modo diverso. La frase «abbiamo bisogno di vedere seni con i peli» vuol dire che c’è il bisogno urgente di cambiare o introdurre nuovi modelli di riferimento «per riuscire a diventare una società più sana da un punto di vista emotivo, che si accetti così com’è», afferma Lacht.


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Con peli, smagliature, macchie, cicatrici, tatuaggi, piercing; piccole, grandi, cadenti, separate, unite, rotonde, asimmetriche. «Ho le tette piccole, forse dovrei rifarmele» o «ho le tette troppo grandi, mi vergogno» sono giudizi che noi stesse diamo al nostro corpo ma che hanno un unico beneficiario: il sistema. Sembra che ce ne metteremo di tempo a superare questi pregiudizi, ma, fino ad allora, guardatevele, toccatevele. Amatele.


Berta García-Lacht è un’attrice, regista e artista visiva spagnola. Tra gli altri, ha recitato nel cortometraggio Compatible (2018) che ha partecipato alla seconda edizione del concorso del Festival Internazionale Cinema e Diritti Umani di Cremona.

Ester Roig è una giornalista e fotografa spagnola. Scrive per Núvol, un giornale digitale catalano che si occupa di cultura e che, dal 2017, viene pubblicato anche su supporto cartaceo.

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Giulia Di Filippo

Giulia Di Filippo

Classe ’94, Roma. Mi piacciono il viaggio, la letteratura, l'editoria, la traduzione, il buon vino e il cinema argentino. Più di tutto, mi piace lo spagnolo. Tra le altre cose, imparo come tenere in piedi una casa editrice e a ballare tango.

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