Abbiamo tutte fame

1
In foto, la cantautrice inglese Florence Welch, autrice del brano Hunger

In foto, la cantautrice inglese Florence Welch, autrice del brano Hunger

A 17 anni, ho iniziato a lasciarmi morire di fame / Pensavo che l’amore fosse un tipo di vuoto / Ma almeno ho capito in quel momento la fame che provavo / E non dovevo chiamarla solitudine.

A dire il vero, Florence Welch non voleva parlarne. Aveva paura che qualcuno si sarebbe arrabbiato con lei e ha provato a togliere la prima frase, quella più dura. Voleva evitare così la discesa agli inferi dei disturbi alimentari. Ma la canzone non avrebbe avuto la stessa forza senza quella frase, quindi eccola lì. Nero su bianco prima, in tutte le stazioni radio poi.

A proposito di Hunger, il suo secondo singolo uscito a marzo, la cantante ha scritto in un post su Instagram:

Questa canzone non sarebbe dovuta diventare una canzone, / era una poesia/ scritta per sforzarmi di capire i modi in cui / io cercavo amore / in ciò che non lo era. / Non ho mai pensato che sarebbe diventata una canzone / ma forse è proprio questo il punto. / E cantandola ad alta voce, insieme / diventiamo un coro / più forte del dolore / più rumoroso della solitudine.

Canzoni pop e domande spirituali

Il suo nuovo album, High as Hope, è forse il suo lavoro più maturo fino ad oggi. Una constatazione banale, dato che il suo primo singolo, Kiss with a fist, risale a ben dieci anni fa. Uno sguardo attento alla sua parabola come artista e come donna rende però questo disco una piccola conquista. Florence ha infatti smesso di bere da qualche anno e questo è il suo primo album scritto completamente da sobria.

«Mi piace molto l’idea di mettere nelle canzoni pop enormi domande spirituali senza risposta», ammette la cantante. Ed è questo tipo di coraggio che ha spinto la rivista Forbes a eleggerla artista dell’anno. Secondo Steve Baltin, «di tutte le star di musica alternativa del ventunesimo secolo nessuna è cresciuta più della Welch, che continua a spingersi musicalmente verso vette sempre più alte. E nel 2018 è andata più in alto che mai».

In High as hope la cantante chiede scusa alla sorella e ammette di volerle bene (la canzone è Grace e anche questa è una fragile vittoria: non dimentichiamoci che entrambe sono british), esprime il suo amore incondizionato per Patti Smith (Patricia) e ricorda il suicidio della nonna (The end of love). Come ha detto un suo caro amico dopo aver ascoltato il disco per la prima volta: quando smetti di tenerti tutto dentro, nessuno può più davvero farti del male.

Storia di un corpo ribelle

In foto, Roxane Gay, scrittrice e giornalista americana autrice di Fame. Storia del mio corpo, edito in Italia da Einaudi

In foto, Roxane Gay, scrittrice e giornalista americana autrice di Fame. Storia del mio corpo, edito in Italia da Einaudi

Solo qualche mese prima dell’uscita di Hunger, in Italia è stato pubblicato per Einaudi Fame. Storia del mio corpo. L’autrice è Roxane Gay, nota scrittrice e giornalista americana che ha deciso di scrivere un memoir del suo corpo. Un corpo ribelle, come ama definirlo lei, perché obeso. Un corpo che non si strizza magicamente in una 38 verso il finale e che non diventa l’ennesimo strumento per fomentare l’orgoglio curvy. La scrittrice mette le mani avanti già dall’incipit (nella bella traduzione di Alessandra Montrucchio):

La storia del mio corpo non è la storia di un trionfo. Non è la storia di una dieta dimagrante. (…) Questo libro non offre motivazioni. Non ho mai avuto nessuna intuizione geniale su cosa ci voglia per ridurre all’obbedienza un corpo ribelle e appetiti ribelli. La mia non è la storia di un successo. La mia è, semplicemente, una storia vera.

La vita di Roxane è spaccata in due: prima dello stupro e dopo lo stupro. In quel dopo, Roxane cerca conforto nel cibo. Il cibo è fonte di consolazione ma anche meccanismo di difesa. L’equazione è piuttosto semplice: più sono grassa, meno sono vulnerabile. Ma soprattutto: più sono grassa, meno sono desiderabile. Quindi nessuno potrà mai più farmi così male. E ancora la matematica: se il tuo “no” non viene ascoltato, se la tua parola non vale niente, allora tu non vali niente.

Il secondo soffitto di cristallo

In foto, Naomi Wolf, autrice de Il mito della bellezza, edito in Italia da Mondadori

In foto, Naomi Wolf, autrice de Il mito della bellezza, edito in Italia da Mondadori

Lo stigma che racchiude il rapporto tra le donne e la loro fame è molto profondo nella nostra società. Credo che nessuna ammetterebbe mai di avere un rapporto complicato con il cibo, a meno che non fosse evidente. Questo perché vogliamo un po’ tutte essere la cool girl, la ragazza che «beve birre scadenti e si riempie la bocca di hot dog e hamburger come se fosse la protagonista della più grande gang bang culinaria del mondo e allo stesso tempo, in qualche modo, rimane una taglia 38»[1].

Invece, siamo quelle che hanno il feed di Instagram intasato di foto cibi sani e post di fitspiration.

Attraverso il controllo del nostro corpo, creiamo nelle nostre vite un secondo soffitto di cristallo, forse peggiore di quello originale. Subdolamente, l’odio per il nostro corpo sembra distrarci da qualsiasi obiettivo che potremmo raggiungere e preoccuparci molto più delle nostre carriere.

Ne Il mito della bellezza (1990), Naomi Wolf scriveva:

Una cultura fissata con la magrezza femminile non rappresenta un’ossessione per la bellezza femminile, bensì per l’obbedienza femminile. La dieta è il più potente sedativo politico della storia delle donne: una popolazione placidamente folle è più facile da gestire.

La nostra fame

Rosamund Pike nei panni di Amy Dunne nel film Gone Girl (David Fincher, 2014)

Rosamund Pike nei panni di Amy Dunne nel film Gone Girl (David Fincher, 2014)

Dopo la rivoluzione del #MeToo, il 2018 sembra essere l’anno in cui le donne hanno capito che, in un mondo che le vuole trasparenti e affamate, avere fame è un atto sovversivo. E, come ricorda Laurie Penny, avere fame «spesso è solo un modo per fare i conti con una rabbia che sembra troppo pericoloso esprimere, e che rivolgiamo verso il nostro corpo, controllando tutta la fame per quelle cose che, ci viene detto, non abbiamo diritto di volere, come il cibo, una scopata, una briciola di maledetto rispetto».

Quindi, continuiamo a parlarne. Scriviamo libri come Roxane, canzoni come Florence, prendiamo il paradigma della cool girl e smontiamolo pezzo per pezzo prima che sia troppo tardi (chi ha visto o letto Gone Girl sa di cosa sto parlando). E soprattutto, smettiamo di controllare i nostri corpi a tutti i costi e continuiamo a parlare dei nostri desideri con onestà.

«Più invecchio, più capisco che la vita di solito è il proseguimento dei propri desideri. Vogliamo e vogliamo, e oh, quanto vogliamo. Abbiamo fame» (Roxane Gay).

Abbiamo tutte fame.


Fonti:
1. Gone Girl Quotes by Gillian Flynn da Goodreads.com.

About author

Roberta Cavaglià

Roberta Cavaglià

Nata a Torino nel '97, spero di svegliarmi un giorno e scrivere un intero romanzo, così, dal nulla. Nel frattempo, studio spagnolo, francese e portoghese, leggo, ballo, recito, mangio, viaggio.

1 comment

  1. Avatar
    Alfonso Amabile 5 luglio, 2019 at 19:15 Rispondi

    Meglio donne in sovrappeso con un cuore d’oro che in linea ma con un cuore di………………….

    e questo solo senza considerare come anche i canoni estetici sono l’ennesima morsa della società che, silenzionsamente, senza che ce ne accorgiamo, ci rende sempre più macchine senza volontà e raziocinio…….

Post a new comment

Potrebbero interessarti

Marilyn Monroe fotografata da Elliott Erwitt a New York, nel 1956

Elliott Erwitt: uno sguardo «geniale e sovversivo» che può diventare anche il nostro

[caption id="attachment_11525" align="alignnone" width="1199"]In foto, Elliott...            </div>
        </article>
        
        </div>
    
</div><!-- .recommend-box -->        		            <script>
                ytframe_ID = [];
            </script>
            
            <div class=

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi