Fatti D'Arte: l'arte contemporanea approda a Roma

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Fatti D'Arte – Festival of contemporary art, improvisation, experimental art forms

Fatti D’Arte – Festival of contemporary art, improvisation, experimental art forms

In un giorno soleggiato di maggio, in quel di Roma, ho avuto il piacere di essere stata invitata a pranzo da due artiste che, oltre a far inebriare i miei sensi con un pranzo di qualità (stiamo parlando di provenienze sudiste: una partenopea e l’altra pugliese, non so se mi spiego), mi hanno delucidato su un argomento e in particolar modo su una rassegna di arte contemporanea, sulla quale mi ero soffermata e in cui avrei voluto addentrarmi.

Stiamo parlando di Fatti D’Arte – Festival of contemporary art, improvisation, experimental art forms, ideato e creato dalla pugliese Elena Paparusso e dalla napoletana Mariagiovanna Esposito.

Ma conosciamole meglio.

Elena, cantante e compositrice con un trascorso da ballerina, è laureata in canto jazz al Conservatorio Santa Cecilia di Roma. Molto attiva sulla scena romana e non, ha alle spalle un lavoro discografico dal titolo Inner Nature (che vi consiglio di ascoltare) e una collaborazione proficua con il coro Burnogualà, diretto dalla nota cantante e compositrice Maria Pia De Vito.

Mariagiovanna, danzatrice e coreografa, è laureata in didattica della danza contemporanea all’Accademia Nazionale di Danza di Roma ed è fondatrice del Collettivo Croma, con il quale spazia tra i territori italici.

Foto dall'evento Drumshape, della rassegna Fatti D'Arte, tenutosi il 23 marzo presso Esc Atelier. Foto di Margherita Natalia Rampelli Nikolaij

Foto dall’evento Drumshape, della rassegna Fatti D’Arte, tenutosi il 23 marzo presso Esc Atelier. Foto di Margherita Natalia Rampelli Nikolaij

Parlateci di come vi siete conosciute e di come nasce la rassegna.

Elena Paparusso: «Ci siamo conosciute durante il Master in Tecniche di Improvvisazione coreutica-musicale che si è svolto, prevalentemente, tra le sedi dell’Accademia di danza e il Conservatorio Santa Cecilia di Roma. Abbiamo unito le nostre arti e deciso di dar vita a questa rassegna che nasce nell’autunno del 2018, poco tempo dopo l’inizio dei corsi. Ma nasce anche dall’esigenza di creare un punto di incontro alternativo, in risposta all’arte e alla musica che si ascolta da sempre, qui a Roma. A mio avviso, infatti, la capitale manca di realtà più sperimentali e, mettendomi nei panni di un ipotetico pubblico, in primis a me stessa avrebbe fatto piacere andare ad ascoltare questo tipo di rassegne, in cui vi è una commistione tra danza e musica.

«Ma non si tratta solo della rassegna in sé. Sentivo la necessità di creare un luogo di incontro per musicisti e danzatori, in cui si potesse dar vita a uno scambio fertile di idee e iniziative, oltre al fatto di voler avvicinare maggiormente il pubblico alla danza contemporanea, considerata ancora una disciplina d’élite, destinata a una cerchia ristretta di persone».

Ma come mai avete scelto il nome «Fatti D’Arte»? Sarei curiosa di sapere anche da cosa siete state ispirate per quanto riguarda il logo e la grafica.

EP: «Per quanto riguarda il logo devo ringraziare mio fratello, che si è ispirato al celebre film Arancia Meccanica. Il nome è stato scelto perché volevamo dare un significato terapeutico tramite la rassegna. Se ci si pensa, la musica e la danza, ma anche l’arte in generale, sono basate sull’ascolto e mi accorgo più frequentemente che viviamo in una società in cui il caos prevale e ci sovrasta, per cui non ascoltiamo più. Da musicista sento molto il bisogno di lasciare spazio agli altri, di lasciar andare il proprio ego, e vorrei che questo fosse visibile agli spettatori. Nei panni di questi ultimi, infatti, mi sono resa conto di quanto, nella danza, il fatto di volere o meno condividere il proprio spazio con gli altri sia molto più evidente, perchè visibile dal punto di vista fisico, mentre nella musica si potrebbe dire che sia tutta una questione di idee, di suoni relativi a una astrazione. Per questo vorremmo batterci per la condivisione delle arti, il rispetto di queste ultime e il rispetto reciproco di chi crea».

Mariagiovanna Esposito: «Aggiungerei che l’espressione “fatti d’arte” rimanda all’accezione più positiva possibile di “drogarsi” di qualcosa, “farsi” di arte. Il termine “farsi” sarebbe stato forse troppo, ma ci piaceva il gioco di parole».

Foto dall'evento ERRATACORRIGE, della rassegna Fatti D'Arte, tenutosi il 27 aprile. Foto di Giulia Blasi

Foto dall’evento ERRATACORRIGE, della rassegna Fatti D’Arte, tenutosi il 27 aprile. Foto di Giulia Blasi

Come mai avete scelto il centro sociale come luogo di divulgazione di questa rassegna? E quali difficoltà avete incontrato nel rapportarvi a questi?

ME: «Il centro sociale credo sia il luogo più adatto per un mero fatto di accessibilità: ti permette di assistere, a un prezzo modico, a uno spettacolo di alto livello. Ma non solo, è anche un luogo di ritrovo per tutti quei ragazzi che non sono abituati a frequentare un determinato tipo di ambiente e di conseguenza utile per far nascere una curiosità in più. Si pensi che uno spettacolo di danza contemporanea, nella maggior parte dei casi, è rilegato a situazioni convenzionalmente adibite a questo tipo di proposta, come il teatro. Per questo motivo, il centro sociale ci è sembrato più che adatto a far fronte agli obiettivi che ci prefissiamo di raggiungere: divulgare l’arte contemporanea e sperimentale e renderla accessibile e alla portata di tutti».

EP: « Le difficoltà? Be’, il centro sociale ha delle ambizioni a livello sociale ma non a livello tecnico, perciò abbiamo fatto in modo di calibrare le nostre decisioni in base alle disponibilità che questo ci offriva. Diciamo che ci vuole molto spirito di adattamento (ride, nda). È bello vedere come anche gli artisti che partecipano a queste iniziative si mettano in gioco quanto noi, nonostante sappiano che non avranno un compenso fisso e abbastanza remunerativo come in altri contesti a cui magari sono abituati. Semplicemente vi è un lavoro di squadra».

Parliamo dell’ultimo evento: Errata corrige. Rispetto ai primi due eventi artistici con cui avete inaugurato la rassegna, questo vede la presenza di un attore e di un visual. Cosa li accomuna?

EP: «Il fatto che per noi è necessario creare una sorta di contenitore, un punto di incontro per diverse arti, il cui fine è quello di imbattersi in nuove forme di linguaggio. Per questo in Errata corrige abbiamo voluto coinvolgere anche un attore e un visual. Ci fidiamo ciecamente degli artisti che invitiamo e, una volta scelto il tema, conferiamo loro piena libertà di espressione».

ME: «Sveliamo una piccola chicca, dai (ride, nda). Gli artisti degli ultimi due eventi non si erano mai conosciuti prima. Avevamo fornito loro solo i numeri di telefono di tutti gli altri perfomer e una volta incontratisi per l’evento (il giorno stesso) e comunicato loro il tema, hanno improvvisato e dato vita a una perfomance irripetibile, perché viva nel momento presente».

Foto dall'evento ERRATACORRIGE, della rassegna Fatti D'Arte, tenutosi il 27 aprile. Foto di Margherita Natalia Rampelli Nikolaij

Foto dall’evento ERRATACORRIGE, della rassegna Fatti D’Arte, tenutosi il 27 aprile. Foto di Margherita Natalia Rampelli Nikolaij

Questo mi sembra un vero e proprio scoop! A questo punto vogliamo sapere i progetti futuri su cui state lavorando e i nuovi obiettivi che vi prefissate.

ME: «L’idea di base è sempre quella di continuare a lavorare sulla commistione di più arti, sull’espressione tramite l’improvvisazione e sulla creazione di nuovi linguaggi. Puntiamo anche a rendere continuativa la rassegna, per questo ci piacerebbe, a partire dalla nuova stagione, promuovere almeno un evento al mese e cercare nuovi spazi per sperimentare il punto di vista del pubblico. A favore di ciò, abbiamo scelto di non far esibire gli artisti su un palcoscenico e quindi porre gli stessi su un altro livello rispetto al pubblico, così come lo sarebbe l’atto performativo, ma abbiamo deciso di posizionare le perfomance su tutto lo spazio a disposizione, per lavorare sulla prossimità tra l’artista e il fruitore».

EP: « E aggiungerei che è proprio il pubblico a scegliere lo spazio di esibizione, definendo lo stesso con la propria presenza fisica. Vista infatti la partecipazione attiva del pubblico, stavamo pensando anche di introdurlo ai nuovi linguaggi contemporanei tramite dei workshop e dei seminari, volti alla loro conoscenza. E chissà magari potremmo portare la rassegna al di fuori della capitale. Diciamo che ci sarebbero tante altre idee a cui stiamo lavorando, ma non possiamo svelare tutto (ride, nda)».

Un’ultima domanda. Mi ricollego alla vostra mail, fattidartesempre@gmail.com, e in particolare all’avverbio «sempre» accostato al nome della rassegna. Che consiglio dareste agli artisti che vorrebbero intraprendere questa strada e farne un mestiere, vivendo di arte sempre?

EP: «Be’, consigli universali non ne abbiamo, ma crediamo che dove ci sia una sperimentazione o qualcosa di creativo vi sia anche uno sprigionarsi di energia che di conseguenza genera una continua riproduzione di altre energie, che portano a non lasciare andare nulla. Ci sono state delle difficoltà e ci saranno sempre, ma cerchiamo di trovare in queste delle nuove opportunità con cui riscattarci».

ME: « Credo sia utile alimentare sempre la curiosità e la meraviglia rispetto a quello che si fa. L’arte si nutre di questo».

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Sonia Ziccardi

Sonia Ziccardi

Roma, classe '93. Diplomata in Canto Jazz al Conservatorio, prova a fare della musica il suo mestiere, tra dolci e fogli di carta: compagni di viaggio perenni. Ama la sua veranda, da cui traspare la vita e in cui ingurgita libri come se fossero dolci, ma almeno loro non danno diabete.

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