#LIBEROicapezzoli: una call to action per reclamare i corpi femminili

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In foto, Carola Rackete all'uscita dalla sede giudiziaria

In foto, Carola Rackete all’uscita dalla sede giudiziaria

La scorsa settimana il quotidiano Libero ha pubblicato un articolo che descriveva come “sfrontata”, “fuori luogo” e “indecente” la decisione di Carola Rackete di non mettere il reggiseno. Rackete, ex comandante della Sea Watch 3, il 18 luglio era in procura ad Agrigento per un interrogatorio in merito alle accuse di favoreggiamento all’immigrazione clandestina e di resistenza agli ordini di nave da guerra.

Molti e molte, Parte del discorso compresa, hanno notato e denunciato il paternalismo e il sessismo del titolo di Libero. Non è la prima volta che la testata attacca le donne trattandole non come protagoniste di una notizia da raccontare – nei casi in cui le storie del quotidiano siano effettivamente notizie – ma come intrattenitrici sessuali o, semplicemente, come femmine, con tutto il peso di stereotipi che questo comporta, prima di trattarle come persone.


Indossare il reggiseno è una scelta, ma la linea di Libero suggerisce che le donne non possano scegliere o che le loro scelte siano pericolose e indecorose, quindi qualcun altro deve decidere per loro.


Parte del discorso ha lanciato una call to action per celebrare e dare visibilità alle persone che scelgono di non indossare il reggiseno per comodità; per lotta a logiche patriarcali che non nascondono il corpo delle donne solo quando è sessualmente appetibile; per sentire una parte del proprio corpo libera e non costretta da due ferretti. Sulla pagina Instagram dell’associazione abbiamo invitato gli utenti a scattarsi una foto senza reggiseno – cercando il più possibile di non essere bannat* dal social – con l’hashtag #LIBEROicapezzoli, da pubblicare sul feed o nelle storie.

Indossare il reggiseno è una scelta e non tutt* lo percepiscono come un’oppressione, ma la linea di Libero, espressione di una classe maschile che non riconosce il proprio privilegio, suggerisce che le donne non possano scegliere o che le loro scelte siano pericolose e indecorose, quindi qualcun altro deve decidere per loro.

Il 27 luglio è inoltre programmata una giornata senza reggiseno per chiunque è abituat* a portarlo, in solidarietà a Carola Rackete e contro l’oggettificazione, da parte dei media mainstream, di cui è stata vittima. Queste iniziative hanno l’obiettivo di incoraggiare le donne a non nascondersi e a reclamare ancora una volta e più forte l’autonomia sui propri corpi, spesso negata o delegata ad aspettative sessiste che creano rapporti tossici tra le donne e la loro carne e che viene però percepita come accettabile, decente o appropriata solo se rientra in determinati canoni comportamentali.

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Susanna Guidi

Susanna Guidi

Romana, attivista per i diritti umani con un grande amore per la letteratura; vuole vivere in una casa piena di roditori ai quali dare nomi altisonanti. Qualcuno le dica che gli anni Ottanta sono finiti.

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