Quando il protagonista è l'obiettore di coscienza

0
Dettaglio della copertina de L'obiettore di coscienza,di Giuseppina Sciortino, edito da Eretica Edizioni

Dettaglio della copertina de L’obiettore di coscienza,di Giuseppina Sciortino, edito da Eretica Edizioni

Secondo la Treccani, l’obiezione di coscienza è il «rifiuto di sottostare a una norma dell’ordinamento giuridico, ritenuta ingiusta, perché in contrasto inconciliabile con un’altra legge fondamentale della vita umana, così come percepita dalla coscienza, che vieta di tenere il comportamento prescritto». Un esempio di obiezione di coscienza è rappresentato nella possibilità di rifiutare la leva militare a favore del servizio civile. Titolo dunque interessante quello scelto da Giuseppina Sciortino per il suo breve romanzo, L’obiettore di coscienza per l’appunto, che già ci avvisa chi incontreremo nella lettura: un personaggio che rifiuta gli standard di vita.

Protagonista indiscusso dell’opera è Angelo Vinci, un quasi quarantenne che, afflitto da una forma grave di depressione, su indicazione dei medici che lo hanno in cura, osserva la vita scorrergli davanti nelle pagine di un diario. Forti sono quindi le assonanze con Zeno Cosini di Italo Svevo: entrambi dipendenti dal fumo, entrambi tengono un diario dettato da prescrizioni mediche. Il romanzo è dunque un lungo e incensante monologo del protagonista che osserva e indaga quasi con rigore scientifico le persone che lo circondando, a partire dalla zia Grazia e ampliando a mano a mano il cerchio ai vicini e alla giovane Cristina.

Inevitabile in queste osservazioni sono le riflessioni non solo sulla propria esistenza, sulla propria infanzia e il rapporto con i genitori, ma sull’esperienza della vita in generale, con riflessioni – oserei quasi dire – sfumate nella filosofia. Un testo che procede con un ritmo serrato e che il lettore legge con avidità, ma che allo stesso tempo lo induce a fermarsi, a riprendere fiato e a riflettere.

La scrittura è lineare, con uno stile e un lessico adeguato alla tipologia del testo e con un tono vicino al surreale nella parte conclusiva; con un finale che poteva risultare inadeguato, ma che l’autrice invece ha saputo scolpire con destrezza.

Un libro che richiede alcuni giorni per essere metabolizzato e che mi ha lasciato con una domanda: Angelo Vinci è incapace di vivere la vita e di relazionarsi con gli altri. È dunque un inetto? Lascio a voi il piacere di scoprire la risposta.

About author

Valentina Zanin

Valentina Zanin

Accanita lettrice, tifosa della pallavolo, perennemente in viaggio, telefilm dipendente, appassionata di filosofia.

No comments

Potrebbero interessarti

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi