Le ragazze del muro. La donna a Palazzo Trinci è arte

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In foto, il cortile interno di Palazzo Trinci a Foligno © Ylenia Del Giudice per Parte del discorso

In foto, il cortile interno di Palazzo Trinci a Foligno © Ylenia Del Giudice per Parte del discorso

L’estate scorsa, nella mia solita vacanza in Umbria, ho aperto come ogni volta la cartina e mi sono lasciata guidare dall’istinto – e anche un po’ dal tempo – finendo a Foligno. Visitare questa città equivale a passeggiare per strade che si incrociano a metà fra la modernità e il Medioevo, fra mura antiche e parcheggi in ogni dove. In quell’occasione mi sono ritrovata a Palazzo Trinci, con un caldo particolarmente umido: ne rimasi talmente estasiata che alla fine ci sono voluta tornare in occasione della notte rosa, in un fine settimana all’insegna del riposo fisico e mentale.

Palazzo Trinci: un po’ di storia

La famiglia Trinci di Foligno, così come i Barberini toscani, nascono come mercanti di stoffe, commercianti in tutto e per tutto. Nata ghibellina e morta guelfa dopo essere diventata signoria, i Trinci potrebbero essere descritti come la famiglia italiana per eccellenza: l’interesse principale dei suoi membri era infatti quello di prendere il più possibile e di perdere poco o niente.

Accordi presi con i Colonna, gli Orsini e con Papa Urbano V consentirono alla famiglia un glorioso cammino nella terra umbra. Dal 1250 al 1421 i Trinci guidarono in qualche modo la città di Foligno anche attraverso la costruzione e la fortificazione del patrimonio culturale: Palazzo Trinci e la collezione archeologica al suo interno sono uno di questi lasciti. Ma in tutto questo, dove sono le donne?

Palazzo Trinci e gli affreschi

In foto, la Sala delle Arti di Palazzo Trinci a Foligno © Ylenia Del Giudice per Parte del discorso

In foto, la Sala delle Arti di Palazzo Trinci a Foligno © Ylenia Del Giudice per Parte del discorso

Le donne, a Palazzo Trinci, sono su tutti i muri. La struttura del Palazzo non era originariamente come la vediamo oggi: il primo nucleo coincideva con le abitazioni, databili tra la prima metà del XIII e la prima metà XIV secolo e di proprietà del mercante Giovanni Ciccarelli De’ Zitelli. Ugolino III Trinci provvederà ad acquistare gran parte di queste abitazioni trasformando un semplice agglomerato in un palazzo gotico cortese.

Qui, sulle mura di questo palazzo, non ci sono donne ripudiate: ci sono donne le quali figure sono state usate per scopi artistici, quasi aulici se vogliamo. Ricordandoci però della famiglia Trinci, che cambia come cambia il vento, è facile intuire il motivo: per esaltare la loro potenza come famiglia e signoria.

Al primo piano, una volta salita la grande scala del porticato, non si nota nulla di tutto questo: sembra un vecchio museo immobile, di quelli che vivono di qualche like degli over50 sui social. Basta fare ancora una piccola rampa di scale, però, per arrivare a quel piano nobile. Quasi fossimo entrati in un portale, ci ritroviamo a guardare quelle donne, i lineamenti gotici, l’iconografia e tante sinopie che spiccano sull’intonaco.

Palazzo Trinci e la storia di Roma

In foto, la Loggia di Romolo e Remo di Palazzo Trinci a Foligno © Ylenia Del Giudice per Parte del discorso

In foto, la Loggia di Romolo e Remo di Palazzo Trinci a Foligno © Ylenia Del Giudice per Parte del discorso

La storia della fondazione di Roma viene raccontata sulle pareti del palazzo da Gentile da Fabriano, che cerca di elaborare le immagini come solo un Trinci potrebbe fare. Come per Villa Farnesina a Roma, non serve ritrarre del tutto i membri della famiglia: basta qualche aggiunta più contemporanea alla storia di Rea Silvia, come il letto a baldacchino nel quale partorisce i gemelli. La prospettiva dell’affresco poteva lasciar pensare a un Piero della Francesca alle prime armi ma, grazie allo studio iconografico, la paternità dell’opera è attribuita alla maestria di Gentile da Fabriano. Argomento laico quello della Loggia di Romolo e Remo, che apre la via per la sala delle Arti e dei Pianeti.

Palazzo Trinci è un brulicare di artisti e architetti che hanno il compito di lasciare un segno tangibile della forza e del prestigio di questa famiglia nella raffigurazione del nuovo; una famiglia che si poggia sul passato per slanciarsi verso il futuro. Tanta retorica che non ha mai smesso di andare di moda, del resto.

In foto, la Sala delle Arti e dei Pianeti di Palazzo Trinci a Foligno © Ylenia Del Giudice per Parte del discorso

In foto, la Sala delle Arti e dei Pianeti di Palazzo Trinci a Foligno © Ylenia Del Giudice per Parte del discorso

La sala delle Arti e dei Pianeti, anch’essa nata dalle mani di Gentile da Fabriano, utilizza le donne e le loro imponenti figure per raccontare come gli astri sono padroni del tempo e dello spazio, come ne definiscono l’inizio e la fine. Un po’ come a voler ricordare la potenza, appunto, della famiglia di Foligno.

Trivio e Quadrivio si susseguono parallelamente, come viene spiegato nel sito del museo, «secondo un ordine gerarchico di apprendimento che conduce al punto di arrivo di ogni sapere umano, la Filosofia, che trionfa al centro della parete opposta alla finestra. Ogni pianeta influenza una fase della vita umana, ad ogni fase della vita umana corrisponde, nella scala dell’apprendimento, una diversa disciplina, ogni disciplina è simile, per le sue proprietà, ad una delle sfere celesti».

Venere e la Filosofia sono le donne che più hanno subito danni; non ci sono sinopie a lasciare al fruitore una linea guida. C’è però un taccuino che documenta tutte le figure e le incisioni di Palazzo Trinci, almeno fino al 1780: il Taccuino Coltellini, che venne rinvenuto proprio nel mese di luglio quasi venti anni fa.

Palazzo Trinci e le donne da spiare

In foto, la Sala degli Eroi di Palazzo Trinci a Foligno © Ylenia Del Giudice per Parte del discorso

In foto, la Sala degli Eroi di Palazzo Trinci a Foligno © Ylenia Del Giudice per Parte del discorso

Una leggenda vuole che, proseguendo in direzione del corridoio o, per meglio dire, del ponte sospeso che collega il Palazzo alla Cattedrale di San Feliciano, sulle pareti affrescate sempre da Gentile da Fabriano con gli eroi dell’antichità vi siano incisi nomi, frasi e numeri. Effettivamente è così: si notano incisioni di vario genere ma qualcuna, un nome di donna, compare più volte. Pare che gli uomini che passassero nel corridoio restassero ammaliati dalla bellezza di una giovane, visibile solo dalle piccole fessure nel muro; ogni uomo che se ne innamorava lasciava il suo nome inciso sull’affresco, con qualche dedica alla giovane donna. Dove nasceva un amore, magari, moriva un uomo.

In quello stesso corridoio, poco dopo l’ingresso, vi è un affresco raffigurante un uccellino in gabbia. La stessa gabbia, forse, nella quale veniva gettato il disgraziato di turno. Nessuna impiccagione, solo una lunga agonia.

È per questo che probabilmente dovreste fare un salto a Palazzo Trinci, perché vive di contraddizioni: di amori nati a tavolino o vissuti dalla finestra; di scale gotiche che puntano verso Dio e di un Papa che ne fa chiudere il soffitto. Una famiglia che tiene in una mano coperta di seta le donne e nell’altra la spada.

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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