Stefano Fresi, poliedrico talento inarrestabile

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Stefano Fresi sul set di Smetto quando voglio, diretto da Sidney Sibilia

Stefano Fresi sul set di Smetto quando voglio, diretto da Sidney Sibilia

La delicatezza nel toccare le note musicali con una voce capace di trasformarsi da ironica a soave, da imponente e severa, da flebile a roca; trasmutare il proprio aspetto per far sorridere, commuovere e riflettere. «C’è un ragazzo incantato, molto strano», un trovatore che canta l’amore che crede nel prossimo, nella tolleranza e nel futuro e questo mi ha detto: «Ama e dai, sarai amato di più e riceverai di più».

Credenza, utopia? Non per lui, l’attore, cantante e doppiatore Stefano Fresi, nato a Roma il 16 luglio 1974, trasferitosi con la moglie, Cristiana Polegri (sassofonista e cantante) ed il figlio Lorenzo a Sacrofano. Antidivo per eccellenza, persona poliedrica e umile che ha fatto della versatilità un tratto distintivo, dopo il liceo classico e gli studi di pianoforte da privatista, intraprende la carriera accademica alla Sapienza di Roma scegliendo la facoltà di Lettere con indirizzo Spettacolo, poi interrotta perché entrato prestissimo nel mondo del lavoro.

Con la sorella e il fraterno amico Toni Fornari nel 1994 dà vita al trio musicale Favete linguis (dal latino “non parlate”), con il quale ha partecipato a innumerevoli spettacoli teatrali, trasmissioni televisive (Domenica in, Sabato italiano, Maurizio Costanzo Show, Porta a porta, Solletico, Casa amore e fantasia) e radiofoniche (Oggi è domenica, Evviva Radio Due, Radio Due Social Club, Citofonare Cuccarini).

Attivissimo compositore, realizza sigle e jingles per la pubblicità e per le reti nazionali e satellitari. Suo il jingle di tutti i canali Rai in onda dal 2010 e la sigla della serie Romanzo Criminale. Importanti sono le composizioni accanto a illustri figure del mondo del cinema come Giuseppe Tornatore, Gigi Proietti, Attilio Corsini, Leone Pompucci, Anna Negri, Davide Luchetti e Riccardo Grandi.

Musica, ma anche tanta gavetta a teatro, dove come attore inizia a muovere i suoi primi passi quando Augusto Fornari lo seleziona per lo spettacolo Aspetto fuori al Teatro dei Satiri, a Roma. Galeotto nel 2004 l’incontro con Michele Placido che, vedendolo recitare nello spettacolo I tre Moschettieri, gli propone il ruolo del Secco in Romanzo Criminale. Da qui in poi un’escalation di successi: nel 2008 Riprendimi di Anna Negri, nel 2012 Viva l’Italia di Massimiliano Bruno, nel 2014 la notorietà con il ruolo di Alberto Petrelli nella pellicola Smetto quando voglio di Sidney Sibilia, grazie alla quale ottiene una candidatura al David di Donatello come Miglior attore non protagonista. Nel 2014 recita nel film Ogni maledetto Natale di Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo, nel 2015 in Noi e la Giulia di Edoardo Leo e La prima volta (di mia figlia) di Riccardo Rossi, con cui vince il premio di Miglior attore alla XX edizione di Roseto Opera Prima. Nel 2016 gli viene consegnato il Premio come miglior attore cinematografico, mentre nel 2017 torna nei panni Alberto in Smetto quando voglio – Masterclass e in Smetto quando voglio – Ad Honorem.

Un irriconoscibile Stefano Fresi nel ruolo del monaco benedettino Salvatore, nella miniserie Il nome della rosa

Un irriconoscibile Stefano Fresi nel ruolo del monaco benedettino Salvatore, nella miniserie Il nome della rosa

In TV interpreta l’attore Tino Buazzelli per il telefilm In arte Nino di Luca Manfredi. Nel 2018 è nella famiglia senza linea di Sconnessi di Christian Marazziti, L’uomo che comprò la luna di Paolo Zucca, prende parte alla serie I delitti del Barlume di Roan Johnson e recita con Paola Cortellesi nel film di fine anno La Befana vien di notte di Michele Soavi. Nel 2019 l’intenso ruolo del monaco benedettino Salvatore, nella miniserie Il nome della rosa, trasformato nell’aspetto grazie a un sapiente lavoro di makeup.

A marzo 2019 è il protagonista del film C’è tempo, per la regia di Walter Veltroni, ruolo che, insieme a L’uomo che comprò la luna e Ma cosa ci dice il cervello di Riccardo Milani, gli è valso il 29 giugno la vittoria dei Nastri d’argento e il premio Nino Manfredi come Migliore attore di commedia, traguardo annunciato sulla sua pagina Instagram da 47,8 mila follower, che si diverte a intrattenere con dirette frizzanti e piccole esibizioni canterine durante le trasferte.

Non solo film tradizionali, ma anche il mondo dei cartoni animati ha beneficiato del talento di Fresi, in particolare i Looney Toons, ai quali ha prestato la sua voce per le parti cantate con i Favete Linguisesperienza che ha rivissuto doppiando Poomba nel remake del classico Disney Il re Leone, dal 21 agosto in tutte le sale italiane, diretto da Jon Fraveau.


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Descriviti, che persona sei?

«Sono un family man, amo la mia famiglia più di tutto. Amo ridere e scherzare, stare in compagnia. Sono leale. E so ascoltare».

Parlami della tua infanzia.

«È stata felicissima, divisa tra Sardegna e Roma, con una famiglia meravigliosa. Sono cresciuto in un quartiere in quegli anni difficile, Centocelle. Andavo bene a scuola e studiavo musica già a cinque anni. La mia passione più grande era stare dai miei nonni e i miei cugini in Sardegna».

Quando hai capito che recitare era la tua strada?

«Quando ho visto Gigi Proietti dirigere i ragazzi del suo ultimo Laboratorio. Ero lì al pianoforte e osservavo il lavoro con gli attori. É stato amore a prima vista».

Opera teatrale preferita?

«Difficile rispondere, sono tantissime. Mistero Buffo di Dario Fo mi folgorò».

Hai un gesto scaramantico prima di entrare in scena?

«La classica “merda” con tutta la compagnia».

Stefano Fresi sul set di Smetto quando voglio, diretto da Sidney Sibilia

Stefano Fresi sul set di Smetto quando voglio, diretto da Sidney Sibilia

Il successo è arrivato con la pellicola Smetto quando voglio. Che ricordo ti ha lasciato quell’esperienza?

«Ne ho un ricordo bellissimo, il set era una festa. Il mio primo ruolo davvero importante e molto stimolante. Sydney è un genio vero. Il cast era pieno di amici stimatissimi».

Come ti prepari per interpretare un personaggio?

«Studio il suo mondo interiore e la sua storia. Ne discuto col regista e cerco sempre di renderlo umano e credibile. Rispetto tantissimo il personaggio e la sua coerenza».

Con quale regista vorresti lavorare?

«Con Kubrick, ma non si può più».

C’è un ruolo che ti ha segnato e porti nel cuore?

«Salvatore ne Il nome della rosa, di Giacomo Battiato. Un ruolo particolare e bellissimo, con un’eredità pesante lasciata da Ron Perlman. Una sfida che mi ha fatto crescere moltissimo».

Uno di cui ti sei pentito di aver interpretato?

«Non ho avuto questa sfortuna».

Stefano Fresi e Selene Caramazza nel film Cuori puri, di Roberto De Paolis

Stefano Fresi e Selene Caramazza nel film Cuori puri, di Roberto De Paolis

Sogni ancora di impersonare Ettore Majorana?

«Mi piacerebbe tantissimo, perchè sono sicuro che si sia volontariamente allontanato dal mondo per sottrarsi al passare alla storia come padre della bomba atomica. Un vero pacifista, un genio indimenticabile».

Essere un attore per te è…

«Il mio mestiere. Il mio bellissimo mestiere».

Ti scambiano ancora per Battiston?

«(Ride, ndr) Sempre meno, ma qualcuno ancora ci casca. Che poi in realtà siamo piuttosto diversi, ma il pubblico, qualche volta, è distratto».

A giugno i riconoscimenti Premio Manfredi e Nastri d’argento. Cosa hai provato?

«Una gioia esplosiva e un orgoglio enorme. Il Nastro è un premio bellissimo perché a dartelo sono gli esperti di cinema, i giornalisti del settore. Manfredi è stato e sarà sempre un mio riferimento (inarrivabile) e vincere un premio in suo onore mi commuove».

Stefano Fresi sul set di Smetto quando voglio, diretto da Sidney Sibilia

Stefano Fresi sul set di Smetto quando voglio, diretto da Sidney Sibilia

Prossimamente ti ascolteremo in qualità di voce di Poomba nel remake Il re Leone. Com’è stato?

«È stata la realizzazione di un sogno. Mi sono divertito tantissimo insieme ad Edoardo Leo e Fiamma Izzo è una guida incredibile».

Fai parte della categoria di attori cui il successo non ha dato alla testa. Il tuo segreto?

«Non ho segreti, semplicemente prendo sul serio la mia professione ma non tutto quello che gli gira intorno. Mi dà alla testa una bella sceneggiatura. Il fatto che le persone mi riconoscano, mi dimostrino stima e affetto, mi chiedano foto e autografi è una cosa che mi fa solo molto piacere,  ma non mi fa perdere la percezione delle priorità nella vita».

Parallelamente al cinema ti dedichi alla composizione. Com’è nata la passione per la musica?

«È nata prima di quella per la recitazione. Ho studiato musica da giovanissimo e ho cominciato a scrivere a 17 anni musiche di scena per il teatro. È la musica che mi ha portato al teatro e alla recitazione».

Da cosa prendi ispirazione per comporre?

«Dal testo, dalle chiacchiere con il regista, poi cerco sempre un’idea di fondo. Ad esempio, quando scrissi le musiche per L’isola degli schiavi di Marivaux, ho usato solo strumenti isolani (sardi, siciliani, isole esotiche) e sonorità marine».

Stefano Fresi e Corrado Guzzanti nel film Ogni maledetto Natale, di Luca Vendruscolo, Giacomo Ciarrapico e Mattia Torre

Stefano Fresi e Corrado Guzzanti nel film Ogni maledetto Natale, di Luca Vendruscolo, Giacomo Ciarrapico e Mattia Torre

Se dico Favete linguis, cos’è la prima cosa che ti viene in mente?

«Un trio di ragazzi innamoratissimi della musica. Un trio vocale che ama i Cetra, i Comedian Harmonist, gli Hi-Lo’s e il repertorio italiano dagli anni ‘20 in poi. Per me, l’inizio di tutto. Un amore immortale».

Cosa rappresenta per te la musica?

«La più straordinaria forma espressiva che l’umanità abbia mai prodotto».

Musicista e canzone preferiti?
«Antonio Carlos Jobim, Luiza».

Se dovessi scegliere: meglio la musica, il teatro o il cinema?

«Sceglieresti mai un genitore preferito o un figlio preferito? Come si fa?!».

Nella tua pagina Instagram sei molto vicino a tematiche sociali e attuali: Every child is my child, violenza sulle donne, Carola Rackete… Cosa pensi della società in cui viviamo?

«È una società che è piena di persone meravigliose, piena di virtuosi che si occupano dei più deboli. Cè sempre un nemico di turno, ma sarà sempre in minoranza, se così non fosse saremmo già estinti da tempo. Bisogna diffondere messaggi di fratellanza, solidarietà, accoglienza e agire nei confronti di chi non può fare granché con le proprie sole forze. Bisogna occuparsi del prossimo. Questo ci rende umani».

I valori più importanti che insegnerai a tuo figlio?

«Il rispetto dell’altro, la generosità, l’attenzione, l ascolto, l’importanza della discussione, il pacifismo, la tolleranza. E tante altre cose».

Hai dichiarato che tuo figlio vuole fare l’attore per far ridere sua madre come fai tu. Dote di famiglia?

«(Ride, ndr) Sì, è simpaticissimo e ci riesce benissimo a farci ridere».

Hai la possibilità di tornare indietro nel tempo, cambieresti qualcosa?

«No, non cambierei una virgola».

Come vedi il tuo futuro?

«Come il mio passato, felice».

Prossimo progetto?

«La ripresa del Donchisci@tte insieme ad Alessandro Benvenuti. Due film a cui tengo in uscita: Il Regno, di F. Fanuele, e Il grande passo, di A. Padovan. E poi… chissà?».

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Francesca Garofalo

Francesca Garofalo

Amo scrivere perché ho l'opportunità di mettere su un foglio bianco: le mie dita; le mie idee; le mie emozioni; un desiderio irrefrenabile di dire la verità; irriverenza; ironia... Non sarà molto, ma quando ami qualcosa alla follia non resta che perseverare.

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