Le mestruazioni fanno schifo

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In foto, Kiran Gandhi, la musicista e attivista nota per aver corso la Maratona di Londra nel 2015 senza assorbente, per combattere lo stigma delle mestruazioni

In foto, Kiran Gandhi, la musicista e attivista nota per aver corso la Maratona di Londra nel 2015 senza assorbente, per combattere lo stigma delle mestruazioni

Durante l’estate tra la quinta elementare e la prima media ho avuto le mie prime mestruazioni. Non c’è stato nulla di traumatico: mia mamma mi aveva già raccontato la storiella e non ho avuto particolari dolori. Ricordo però che mia madre disse a mio padre che ero diventata signorina e che lui mi diede un’imbarazzata pacca sulla spalla.

Cosa sono le mestruazioni?

Ogni mese il corpo di una donna si prepara a una possibile gravidanza. Mensilmente le ovaie portano infatti a maturazione una cellula uovo. Nel frattempo, l’utero sviluppa una membrana mucosa, l’epitelio endometriale, per accogliere l’ovulo fecondato. Una volta maturato, l’ovulo cerca di raggiungere l’utero attraverso le tube. Se nel tragitto la cellula uovo incontra uno spermatozoo, viene fecondata e dà avvio a una gravidanza. Se l’ovulo non viene fecondato, l’endometrio si sfalda e le vene e le arterie sottostanti creano un flusso di sangue misto al tessuto distaccato. Questa perdita prende il nome di mestruazione.

Le mestruazioni si verificano cinque giorni circa ogni ventotto, per un totale di 400-450 volte durante la vita femminile. Se sei donna passi insomma diversi giorni al mese a sanguinare senza morire. Nonostante questa sia palesemente un’abilità da supereroine, le mestruazioni non hanno mai goduto di grande stima nel corso dei secoli. Anzi.

Un disgusto millenario

Nel Levitico sta scritto: «Quando una donna abbia flusso di sangue, la sua immondezza durerà sette giorni; chiunque la toccherà, sarà immondo fino a sera »[1]. Da Ippocrate in poi si è sempre pensato che il ciclo mestruale fosse segno di instabilità, mancanza di armonia e equilibrio[2]. Plinio il Vecchio sostiene che il sangue del flusso sia un veleno fatale che decompone e guasta tutto ciò con cui entra a contatto[3]. Nel periodo della caccia alle streghe  si sosteneva addirittura che queste preparassero potenti filtri d’amore con il sangue mestruale[4] (che forse io abbia finalmente trovato il modo di coronare mio il sogno d’amore con Leonardo DiCaprio?).

«Ah, il buon tempo antico», verrebbe da dire scuotendo la testa. Eppure fino al 1963 per la legge italiana le donne non potevano accedere alla magistratura perché «fisiologicamente tra uomo e donna ci sono differenze nella funzione intellettuale e questo specie in determinati periodi della vita femminile»[5]. In definitiva, per tutta la storia, la donna con le mestruazioni è una bestia immonda, sporca, volubile, instabile che non può svolgere innumerevoli mansioni, professioni comprese. A decretarlo sono stati uomini del passato digiuni di conoscenze scientifiche approfondite e ignoranti del mondo femminile; perché si sarebbero mai dovuti sbagliare?

Uno sguardo al mondo…

Immagine tratta dal documentario Il ciclo del progresso (Period. End of Sentence) di Rayka Zehtabchi

Immagine tratta dal documentario Il ciclo del progresso (Period. End of Sentence) di Rayka Zehtabchi

Il mondo antico abbondava di credenze che si sono univocamente rivelate errate nel corso degli anni come la piattezza della Terra, la paura nei confronti degli stranieri o l’inferiorità delle donne. Tuttavia, la faccenda inizia a essere problematica se pensiamo al trattamento riservato alle donne mestruate in alcune parti del mondo.

Il chaupadi è un’usanza diffusa in Nepal, dove una donna durante il ciclo mestruale non può partecipare alla vita collettiva perché considerata impura. Di conseguenza per circa cinque giorni al mese le ragazze vengono segregate in capanne senza cibo o acqua, diventando possibile pasto per animali selvatici. Solo nel 2005 questa barbarie è diventata illegale, ma viene ancora praticata presso alcune comunità rurali[6].

Nell’Africa subsahariana una studentessa su dieci non va a scuola durante il periodo delle mestruazioni[7]. I tabù legati alle perdite di sangue sono forti, ma molte studentesse semplicemente provengono da famiglie povere che non possono permettersi l’acquisto di assorbenti. Le ragazze si arrangiano con pezze ma anche, dice l’UNESCO, foglie secche, fango, letame, pelli di animali[8]. In condizioni simili è tanto imbarazzante quanto faticoso uscire di casa e le infezioni proliferano velocemente. Risulta più semplice saltare la scuola per qualche giorno al mese. In questo modo le assenze aumentano, le ragazze faticano a rimanere al passo con il programma scolastico, possono perdere l’anno o abbandonare gli studi. Però sono femmine: poco importa se non sono istruite, giusto?

Sono stati realizzati progetti per distribuire assorbenti usa e getta[9], ma molte scuole sono prive di acqua e gabinetti . Sono stati proposti piani per la distribuzione di assorbenti riutilizzabili[10], ma disporre di acqua e detersivi per lavarli non è sempre facile in Africa[11].

… e uno in casa

Perifrasi, pubblicità imbarazzate (e imbarazzanti), falsi miti: anche in Italia le mestruazioni sono un tabù

Perifrasi, pubblicità imbarazzate (e imbarazzanti), falsi miti: anche in Italia le mestruazioni sono un tabù

Ci fa sentire spesso superiori guardare ad alcune zone del mondo perché da noi, suvvia, è un’altra storia. Eppure, in Italia le mestruazioni restano un tabù.

Pensiamo alle infinite perifrasi ed eufemismi come: ho le mie cose, mi è arrivato il ciclo, sono nel Mar Rosso, è arrivato il Marchese. Le mestruazioni sembrano più impronunciabili di Voldemort.

Ragioniamo ora sulle pubblicità degli assorbenti. In primo luogo, il liquido che dovrebbe simulare il flusso sanguigno è di un asettico e pulito blu e non rosso. In secondo luogo, si parla di profumo e mai di assorbenza. In terzo luogo, si dice con orgoglio che gli assorbenti sono discreti e non si vedono. Ciò significa che la missione primaria di tali oggetti è quella di nascondere le mestruazioni e di norma si cela ciò di cui ci si vergogna.

Del resto è noto: se una donna ha le mestruazioni, gli specchi si fanno opachi, la maionese non monta, il vino e la passata di pomodoro inacidiscono, i fiori appassiscono, pane, pizza, dolci non lievitano. Il tocco di una donna mestruata, è un dato di fatto, vale come quello di un demone disgustoso che priva di vita tutto ciò che incontra.

Ti sei innervosita a leggere queste affermazioni? Hai le tue cose?

Gli assorbenti sono un lusso

Il 14 maggio scorso è stato respinto l’emendamento che intendeva abbassare la Tampon Tax dal 22 al 5%

Il 14 maggio scorso è stato respinto l’emendamento che intendeva abbassare la Tampon Tax dal 22 al 5%

Forse una questione più di tutte esemplifica il problema che l’Italia ha con le mestruazioni: la Tampon Tax, ossia l’IVA applicata agli assorbenti. L’IVA è un’imposta che viene applicata sul valore aggiunto di ogni fase di produzione di scambio di beni e di servizi. È un incremento del valore delle materie prime iniziali per l’intervento del lavoro, delle macchine e delle attrezzature.

Esistono diverse aliquote di IVA:

  • IVA al 4% su generi ritenuti di prima necessità come latte, formaggi, ortaggi, frutta, occhiali, protesi per l’udito, libri, giornali, volantini e manifesti elettorali.
  • IVA al 10% su gran parte dei prodotti alimentari come carne, birra, cioccolato, tartufo, merendine, ma anche medicinali, trasporti, spettacoli, servizi turistici.
  • IVA al 22% per tutti gli altri beni e servizi considerati non primari come abbigliamento, beni di lusso, tecnologia, automobili, assorbenti.

Per lo Stato italiano, una Kinder Delice, un tartufo o un francobollo da collezione sono più indispensabili di un assorbente in un giorno in cui una donna zampilla sangue. In Francia l’imposta ora è al 5,5%, in Olanda al 6%, in Inghilterra al 5,5%, in Irlanda e in Canada l’aliquota è stata abolita. In Italia rimaniamo al nostro bel 22%.

Il 14 maggio scorso è stato respinto l’emendamento che intendeva abbassare la Tampon Tax dal 22 al 5%. La motivazione è stata di natura economica: il costo della riduzione dell’IVA al 10% sarebbe infatti costato allo Stato italiano ben 212 milioni, mentre l’abbassamento al 5% avrebbe sfiorato addirittura i 300 milioni.

L’Italia non se lo può permettere, s’è detto.

Il problema economico in Italia è palese, ma avrebbe avuto forse più senso analizzare con attenzione il problema, costatare che ci sono beni meno prioritari degli assorbenti e aumentare l’IVA di questi. Il modo sbrigativo con cui è stata gestita la questione ha invece rimarcato la scarsa attenzione per le questioni femminili in Italia.

Nel nostro Paese dobbiamo dunque continuare a pagare per essere donne? Forse il prossimo mese potremmo usare dei francobolli da collezione come assorbenti.

Siamo messe malino pure noi

Forse un po’ di colpa è anche nostra. Spesso noi siamo cresciute con l’idea che le mestruazioni siano una faccenda da donne, un segreto doloroso da sopportare stoicamente. Se abbiamo le mestruazioni e non abbiamo un Tampax, come lo chiediamo? Tendenzialmente sottovoce. Se dobbiamo andare a cambiare l’assorbente come lo prendiamo? A volte lo nascondiamo in tasca o nella manica con dei movimenti furtivi che farebbero invidia alle spie del KGB. Quando abbiamo il flusso abbondante quanta paura abbiamo di esserci sporcate? Tanta. Quanta ansia abbiamo che le persone ci vedano sozze di sangue, novelle Patrick Bateman in una sorta di Menstrual Psycho? Tantissima. Se stiamo parlando di mestruazioni e arriva un uomo, cosa facciamo? Cambiamo discorso perché, accidenti, gli farà di certo schifo.

Per natura sanguiniamo cinque giorni al mese e abbiamo vari dolori. Inoltre dobbiamo vergognarci, imbottirci di antidolorifici per far finta di stare benone e pagare allo stato un bene necessario come se fosse qualcosa di lusso. Forse c’è qualcosa che non va anche nel Bel Paese.

Il nostro corpo

In foto, dettaglio della copertina di Questo è il mio sangue, di Élise Thiébaut, edito in Italia da Einaudi

In foto, dettaglio della copertina di Questo è il mio sangue, di Élise Thiébaut, edito in Italia da Einaudi

Il paradosso delle mestruazioni sta nel fatto che sono un evento naturale, ma da sempre contornato da imbarazzo, vergogna, silenzio. Il corpo femminile è esito dell’evoluzione e quindi funzionale in ogni suo meccanismo. Le perdite mestruali andrebbero normalizzate, considerate una funzione naturale del corpo umano come soffiarsi il naso. Per raggiungere questa meta, però, la strada è lunga e non bisogna mollare.

Dobbiamo guardare a Rayka Zehtabchi che ha girato il documentario premio Oscar Period. End of Sentence, a Élise Thiébaut che ha scritto Questo è il mio sanguea Onda Rosa che si batte per la Tampon Tax, alla parlamentare indiana Sushmita Dev che combatte per il problema dell’accessibilità ai prodotti per l’igiene femminile, a House of Irico che promuove la cultura dell’igiene in paesi in cui le donne non sono alfabetizzate, a Kiran Gandhi che corre una maratona senza assorbenti. Dobbiamo guardare alle provocazioni di Joana Vasconcelos, Zineta, Liv Stromqvist, Zanele Muholi, Marianne Rosenstiehl e tante altre artiste.

Non poter parlare liberamente del nostro corpo è una forma di oppressione grave. Il tabù delle mestruazioni ci spinge a vergognarci di noi stesse e a pensare di non poter svolgere un mucchio di mansioni.

Non dobbiamo sentirci in colpa perché abbiamo le mestruazioni, non dobbiamo nascondere un fatto per nulla vergognoso o immondo, non dobbiamo pagare per una condizione naturale.

Il nostro corpo è uno strumento bello e pratico attraverso il quale viviamo, lavoriamo, scopriamo il mondo, ci divertiamo, cresciamo, non un peccato o una vergogna da nascondere. Il nostro corpo, in definitiva, è nostro.

Ma poi, ‘sto Marchese, chi diavolo è?!


Fonti:
1. Levitico 15, 19-31.
2. Ippocrate, Malattie delle donne.
3. Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, VII, 63-67.
4. Magia popolare: le legature con il sangue mestruale, Gianfranco Mele.
5. Silvia Bencivelli, Il tabù delle mestruazioni: quello che le donne ora dicono, «Repubblica.it», 14 dicembre 2017.
6. K.C. Reeti, In Nepal, menstruation can mean days in isolation, in «Womensnews», marzo 2015.
7. Cristina Da Rold, Donne, la lotta per l’emancipazione si misura anche con gli assorbenti, «Il Sole 24 Ore», 8 marzo 2019.
8. UNESCO, Rapporto sull'educazione alla pubertà e alla gestione dell'igiene mestruale, 2004.
9. In Kenya il governo distribuirà assorbenti gratis, «Terre des Hommes», 3 luglio 2017.
10. AFRIpads Foundation.
11. Antonella De Gregorio, In Africa, in “quei giorni”, niente scuola per una ragazza su 10, «La ventisettesima ora», 21 aprile 2015.

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Giulia Mauri

Giulia Mauri

Giulia Mauri è laureata in lettere e insegna alle scuole medie. Si dice sia nata da una malsana mescolanza tra South Park, Nirvana, Cowboy Bebop, Moravia, Pavese, Bojack Horseman e tante cose belle. Troppo pallida, oscenamente timida, fortemente introversa, talvolta sarcastica. Ama i fumetti, l'animazione, i cani e la montagna.

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