Le nostre nonne vivevano plastic-free

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Tra gli oggetti più comuni trovati sulle spiagge e negli oceani ci sono bottiglie di plastica, tappi di plastica, buste di plastica, cannucce, contenitori per cibo monouso e coperchi di plastica

Tra gli oggetti più comuni trovati sulle spiagge e negli oceani ci sono bottiglie di plastica, tappi di plastica, buste di plastica, cannucce, contenitori per cibo monouso e coperchi di plastica

A volte, per poter andare avanti, bisogna voltarsi un attimo e guardare indietro. Scontato, vero? Indubbiamente; ma c’è anche un fondo di verità. Nell’ultimo decennio ci siamo resi conto che le nostre abitudini, i nostri vizi e la nostra noncuranza hanno letteralmente messo il pianeta in ginocchio: oceani e creature marine pieni di plastica, gas serra ai massimi storici, cambiamenti climatici irreversibili – e le loro disastrose conseguenze – e la lista potrebbe continuare a lungo.

Le generazioni precedenti hanno fallito. Noi, i cosiddetti millenials, scapestrati, pigri e scansafatiche, abbiamo ereditato un pianeta già a pezzi, che piange, suda, soffre. Non ce lo meritavamo. Ma noi, pigri, scapestrati e scansafatiche, siamo anche il motore primario che sta alimentando un cambiamento che è sempre più imminente. Tantissimi giovani e giovanissimi partecipano a iniziative volte a sensibilizzare le masse e ridurre la propria impronta ecologica: Fridays For Future, Meatless Monday, Beat Plastic Pollution e Plastic Free July sono solo alcuni degli hashtag che hanno spopolato sui social negli ultimi mesi. Ma lanciare un hashtag non basta; scendere in piazza a protestare con striscioni colorati e provocatori non è abbastanza.

In foto, un'immagine creata per il PlasticFreeJuly

In foto, un’immagine creata per il Plastic Free July

«Il cambiamento deve arrivare dall’alto»; «Senza direttive europee non risolveremo niente». Sono le frasi che sentiamo dire a tavola ogni domenica, magari da qualcuno che ha davanti una succosa bistecca che, da sola, ha provocato l’emissione di quasi 3,4 Kg di CO₂. È vero, da soli non possiamo farcela. I danni che ha subito il pianeta sono troppi e troppo seri perché io o tu possiamo fare la differenza. Ma forse, unendoci, qualcosa potrebbe davvero cambiare. Forse, con alcuni piccoli accorgimenti, un giorno potremo tuffarci in mare senza avere un mini-infarto ogni volta che avvistiamo una busta di plastica e la scambiamo per una medusa. Forse non si parlerà più così tanto di microplastiche, tartarughe soffocate da cannucce, capodogli morti con dozzine di chili di plastica nello stomaco; e forse, per cambiare il nostro stile di vita, basta fare due chiacchiere con chi ha visto molte più primavere di noi.

Zero Waste Living è un concetto antico

L’idea per questo articolo mi è venuta diversi mesi fa, quando ho intervistato la founder di Minimal Waste Grocery. La founder, Jennie, gestisce un sito dove si possono acquistare tantissimi prodotti rigorosamente plastic-free. I prodotti venduti sul sito, che spaziano da deodoranti in crema a penne integrali o fagioli sfusi, offrono una soluzione alla quantità eccessiva di plastica che ogni giorno ci ritroviamo ad acquistare, accartocciare e poi buttare nel cestino. Quando le ho chiesto da dove fosse venuta l’idea di creare il suo progetto, lei mi ha risposto semplicemente dicendo che la sua non è affatto una trovata originale. I prodotti che vende sul sito e al mercato di Dublino ogni sabato sono tutti biologici, a chilometro zero e soprattutto senza inutili involucri di plastica. La gente può portare i propri contenitori e buste della spesa e riempirli di ogni sorta di prodotto, proprio come facevano le nostre nonne.


Vi invito a lanciare una moda, più che un hashtag.


Ai loro tempi, la maggior parte del cibo era coltivato da agricoltura biologica e a chilometro zero. Le nostre nonne non usavano piatti, bicchieri e posate di plastica, perché semplicemente non esistevano. Le nostre nonne andavano al mercato con una busta di stoffa, sceglievano la frutta e la verdura per conto loro dopo un’attenta analisi – e un’immancabile palpatina – e gli involucri di plastica erano inesistenti. Il latte si comprava solo dalle bottiglie di vetro, che si riutilizzavano all’infinito. Gli assorbenti erano “panni” di stoffa che venivano lavati e riutilizzati fino a quando non diventavano logori. I saponi non erano contenuti in bottigliette rosa da 150 ml che si buttano dopo massimo una o due settimane. Le nostre nonne vivevano plastic-free.

«Nonnacome erano fatti i tubetti di dentifricio?». «E chi se li lavava i denti!», risponde candidamente mia nonna, dall’alto dei suoi 86 anni. Tranquilli, non vi sto mica invitando a mettere da parte la vostra igiene orale per salvare il pianeta Terra; vi sto invitando a essere aperti e considerare altre opzioni. Usare spazzolini di bamboo anziché di plastica o pasticche di dentifricio al posto dei tubetti, per esempio, o saponette per il corpo e i capelli al posto di costose bottiglie piene di siliconi e altre schifezze; portarvi dietro una borraccia, anziché comprare continuamente bottigliette di plastica. Vi sto chiedendo di dire di no alle cannucce, o di portare con voi una cannuccia di bamboo, metallo, vetro, silicone o qualsiasi altro materiale riutilizzabile.

 Forse, con alcuni piccoli accorgimenti, un giorno potremo tuffarci in mare senza avere un mini-infarto ogni volta che avvistiamo una busta di plastica e la scambiamo per una medusa

Forse, con alcuni piccoli accorgimenti, un giorno potremo tuffarci in mare senza avere un mini-infarto ogni volta che avvistiamo una busta di plastica e la scambiamo per una medusa

Vi sto invitando a dire no a alla maggior parte delle cose che vengono definite “usa e getta”. Vi sto chiedendo di non aver paura di passare per sfigati, o rompicoglioni, se cercate di educare la vostra famiglia e i vostri amici a migliorarsi, a essere uniti per un obiettivo comune. incontrerete tantissime persone che storceranno il naso, alzeranno gli occhi al cielo, vi scambieranno per hippie o semplicemente vi zittiranno. Ma che ci costa tentare?

Tra gli oggetti più comuni trovati sulle spiagge e negli oceani ci sono bottiglie di plastica, tappi di plastica, buste di plastica, cannucce, contenitori per cibo monouso e coperchi di plastica. Tutte queste cose possono essere sostituite da un’alternativa riutilizzabile o biodegradabile (come per esempio le cannucce di carta). Allora perché non provarci? Perché non fare un viaggio indietro nel tempo, per fare dieci passi avanti? Perché non portarsi dietro una borraccia, una cannuccia, un paio di posate, un contenitore di vetro, una tazza da viaggio? Perché non andare al mercato il più possibile, anziché fare la spesa in un supermercato e tornare a casa con buste più piene di plastica che di cibo?

Io vi invito a provarci. Vi invito a lanciare una moda, più che un hashtag. Vi invito a combattere la vostra dipendenza dalla plastica monouso e a cercare di ridurre ogni giorno la vostra impronta ecologica. E perché no, a rendere ancora più fiere le vostre nonne.

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Federica Montella

Federica Montella

Fef vive in Irlanda, ma ama moltissimo il suo Paese, tanto che ogni volta che ci torna ci lascia un pezzettino di cuore (ma in compenso guadagna 3-4 kg). Ha vissuto nei Paesi Bassi senza saper andare in bicicletta e in Spagna pur odiando il rumore. Ama viaggiare, leggere, scrivere, comprare cd, collezionare plettri, il cocco, la birra e i cani. Studia giornalismo, ma è ancora incerta circa la sua vocazione. Vorrebbe vivere lungo abbastanza da assistere all'invenzione del teletrasporto; sogna di esplorare ogni angolo dell’universo, andare a tutti i concerti dei suoi artisti preferiti, mangiare quantità industriali di pizza senza ingrassare.

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