Sex talk about it! Perché il sesso è un tabù?

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Sex talk about it! 1 – Perché il sesso è un tabù? Illustrazione di Elisa Talentino

Sex talk about it! 1 – Perché il sesso è un tabù? Illustrazione di Elisa Talentino

Ricordo nitidamente una serata di due anni fa. In macchina con delle amiche, si parlava di prima volta: proprio quella prima volta, sì. Una di noi inizia a raccontare la propria esperienza e io ascolto attenta. In circa tre minuti di conversazione ciò a cui non posso fare a meno di pensare è: ma quante volte ha detto “lui”? Non ho nulla contro questo ragazzo, ma più avanzano le parole e più mi rendo conto che il baricentro del rapporto sessuale è il suo piacere. Allora le chiedo: «Ma è stato solo sesso penetrativo?». Lei mi risponde: «Perché, che altro tipo di sesso esiste?». Controbatto dicendole che ci sono molte sfumature nel sesso ma vengo subito fermata da un viso raggelato, oltre che abbastanza scosso e imbarazzato. Così, cambio subito argomento e lascio che la serata continui.

Da quella conversazione ho imparato molte cose, prima fra tutte che non abbiamo imparato ancora niente. Viviamo in un mondo che fa di tutto per relegare il sesso ad argomento sporco, quasi intoccabile, per cui il risultato che otteniamo è una disinformazione dilagante o, peggio, un’informazione sbagliata. Nel tempo dell’iperconnessione, delle risposte istantanee e della labilità del confine online-offline, pronunciare alcune parole è ancora un grande tabù. Quelle parole sono forti, sono piene di spazi ancora inesplorati ma soprattutto sono primitive: appartengono a un tempo ancestrale, vuoto di giudizi e pregiudizi – quelli che invece con il tempo gli sono stati affibbiati. Da alcune di quelle parole sono partita per farmi qualche domanda, indicibile e improponibile nelle aule di scuola, o ancora in sala da pranzo, ma anche tra amiche davanti a una birra.


Instagram è diventato una piazza aperta e dinamica che, nonostante le sue ancora discutibili linee guida, ha portato persone diverse a confrontarsi su tematiche importanti, spesso trascurate dal mondo circostante.


Queste domande le ho fatte in silenzio e con molta attenzione al posto più eterogeneo che ci sia, ovvero Internet. Più propriamente, una parte di quell’Internet che in questi anni è cresciuta di più: Instagram. Figlio del web 2.0, Instagram è stato il visual social media che maggiormente ha saputo incrementare la dinamica dell’interazione tra utenti, attraverso contenuti visuali dapprima statici, poi dinamici, infine fluidi. La fluidità dei contenuti su Instagram è diventata evidente – ma soprattutto importante – nel momento in cui la distanza tra persone si è assottigliata sempre di più, con un decisivo aumento del dibattito interconnesso: dal visual si parte per veicolare un contenuto più importante, attraverso cui promuovere cultura, attivismo e informazione. Instagram è diventato una piazza aperta e dinamica che, nonostante le sue ancora discutibili linee guida, ha portato persone diverse a confrontarsi su tematiche importanti, spesso trascurate dal mondo circostante.

L’eterogeneo ma impegnato mondo di Instagram ha risposto molto entusiasta alle mie domande su sesso, sessualità e porno – ho scritto queste parole, ohssì! – nelle persone di sette sex blogger, attiviste e divulgatrici di contenuti a tema sessuale. Ecco chi sono: Agit-Porn, ClitorideaLe Sex en RoseMatch and the CitySE4sexeducationSessolopotessiVirgin and Martyr.

Ho rivolto loro sette domande, cercando di chiedermi e chiedergli quali possano essere i motivi alla base di una così grande frustrazione sociale nei confronti del sesso e – più di tutto – come si possa riuscire a fare corretta informazione riguardo tematiche così importanti.

Ho deciso di non tagliare nessuna risposta, di lasciare ogni contributo nella sua interezza e per questo motivo a ogni articolo sarà collegata una delle sette domande. La serie comincia oggi con un tabù rigidamente radicato nella nostra società: la ricerca del piacere sessuale.

Perché il sesso e, soprattutto, la ricerca del piacere sono ancora argomenti tabù nella nostra società?

Agit-Porn: «La ricerca del piacere percepita come appannaggio delle persone superficiali»

In foto, Claudia Scano, nota come @agit_p.o.r.n. su Instagram

Claudia Scano, nota come @agit_p.o.r.n su Instagram, in una foto di Marco Ragaini (@pochestorie)

«I retaggi culturali/religiosi sono ancora molto forti, non è una novità. Laddove i nostri corpi – mortificati in molteplici modi – e nello specifico i nostri genitali sono visti come meri apparati riproduttivi, tutto ciò che esula dalla procreazione è visto come superfluo, vizioso, edonista. La ricerca del piacere è percepita negativamente, come se fosse appannaggio delle persone superficiali e quello che riguarda il piacere sensuale e sessuale assume un aspetto irrilevante nella mente di chi vive la sessualità propria e altrui come un plus e non integrata alla vita.

«Secondo me gioca a nostro sfavore la contrapposizione monolitica “piacere vs sacrificio”, dove se ti godi la vita, anche e soprattutto sessualmente, sei priv* di valori e serietà, mentre se sacrifichi i desideri, di qualunque natura essi siano, sei una persona che merita stima e riguardo. Possiamo essere persone in gamba anche se ci piace il sesso, se perseguiamo il nostro piacere: questo non va in contraddizione con la nostra morale. Eventualmente stride con la norma, che ci vuole timorat* (di dio e dell’autorità in generale) e succubi».

Clitoridea: «Qualcuno ha deciso che essere facili non è una cosa bella»

La sex blogger Clitoridea in una foto di Raffaella Arena

La sex blogger Clitoridea in una foto di Raffaella Arena

«Perché si ha vergogna e soprattutto timore di essere giudicat*. Questo perché siamo cresciut* in una società fortemente patriarcale. C’è stato insegnato, o meglio inculcato, che una donna – soprattutto – debba nascondersi e mostrarsi come un essere umano pacato e inibito. Una donna che parla di sesso, che racconta apertamente cosa le piace a letto, è spesso considerata facile e qualcuno ha deciso che essere facili non è una cosa bella. In realtà il problema sta a monte: per secoli siamo state costrette a tapparci la bocca con amici, genitori, fidanzati. Perché? Appunto, perché si ha il terrore di essere etichettate. Nel momento in cui veniamo giudicate per il semplice fatto di dire “Sì, mi masturbo” (ad esempio), in noi si smuove qualcosa: l’insicurezza.

«Non sono sempre stata menefreghista nei giudizi, anzi. Ho passato gran parte della mia vita a sentirmi sbagliata, con i miei pensieri, con il mio corpo. A un certo punto però ho trovato la chiave di volta che potrei racchiudere in una sola parola: naturale. È naturale provare piacere, è naturale volerlo provare, è un diritto. Non è facile arrivare a cambiare certi modi di pensare, ma ci possiamo provare e ci dobbiamo mettere in gioco. In realtà è un problema che riguarda tutt*, sia uomini che donne, in modo sicuramente diverso. Appunto perché nella nostra società agli uomini non è stato insegnato che c’è vergogna, ma è stato insegnato che bisogna essere sempre all’altezza e performanti. Cosa sbagliatissima, perché non c’è un modo giusto o errato di vivere la sessualità: c’è un modo semplicemente diverso che varia da persona a persona».

Le Sex en Rose: «La vergogna fa vivere il sesso come perversione o peccato»

Dettaglio di una foto pubblicata sul profilo Instagram @le_sex_en_rose, della sex blogger Morena

Dettaglio di una foto pubblicata sul profilo Instagram @le_sex_en_rose, della sex blogger Morena

«Il tema della sessualità è ancora largamente trattato come un tabù in tutto il mondo. Anche nei Paesi più open-minded, sex positive e liberali, l’argomento della sessualità rimane all’interno di situazioni e cerchie delimitate e difficilmente si riesce a portare la discussione a un livello di massa, in cui la sessualità venga trattata come un aspetto naturale della vita di tutti gli esseri umani. Rispetto agli altri Paesi, indubbiamente l’Italia è gravata da un’eredità religiosa molto forte che ha generato una cultura del senso di colpa e della vergogna, in cui tutto quello che si allontana dal rapporto eterosessuale di tipo penetrativo-vaginale vissuto al fine della procreazione, all’interno di una relazione monogama, si avvicina a una forma di perversione e di peccato.

«La definizione stessa di sesso che interiorizziamo più o meno consciamente è limitata all’interazione genitale e alla dinamica pene-nella-vagina. Questo non fa che delegittimare tutte le esperienze sessuali, i desideri e le forme di piacere che non si conformano a questa norma (si pensi alla masturbazione, alle pratiche non convenzionali come il BDSM, alla sessualità delle persone LGBT, di chi ha una disabilità o di chi semplicemente non trae piacere dalla penetrazione). Il piacere fine a se stesso non è ancora visto come un motivo sufficientemente valido, legittimo e dignitoso per fare sesso: nella scala del socialmente accettato il sesso di mantenimento distaccato e insoddisfacente, fatto per compiacere il partner, gode di una posizione privilegiata rispetto a un momento di autoerotismo finalizzato al piacere per se stessi e il proprio corpo».

Match and the City: «I corpi ammutoliti nella loro diversità»

In foto, Marvi Santamaria, autrice del libro TInder and the City (Alcatraz Edizioni) e nota su Instagram come @matchandthecity

In foto, Marvi Santamaria, autrice del libro TInder and the City (Alcatraz Edizioni) e nota su Instagram come @matchandthecity

«In generale esiste un tabù culturale, anche alimentato da un oscurantismo rispetto al corpo inteso come organo sessuale e desiderante, protratto nei secoli e avallato anche dalla Chiesa cattolica. Senza offendere chi crede, ma non mi pare che concetti come sesso solo procreativo/per amore/nella coppia etero uomo-donna e scoraggiamento dei metodi contraccettivi, per citarne alcuni, abbiano aiutato un discorso sulla ricerca del piacere.

«Sembra paradossale affermarlo in un’epoca in cui il corpo è così sovraesposto nei media, ma in realtà il corpo o meglio i corpi, nella loro diversità, sono stati spesso ammutoliti negli anni. Ci sarebbe da fare un discorso molto ampio – per il quale non ho tutti gli strumenti e ci sono persone molto più preparate di me nel parlarne – ma è un dato di fatto che cultura, religione, Stato e perfino la medicina, i cui studi anatomici (condotti per lo più da uomini, ça va sans dire) hanno silenziato per secoli alcune parti del corpo femminile (clitoride e prostata femminile ad esempio ci dicono qualcosa?), ci hanno sempre più scollati dai nostri corpi e dai loro desideri.

«Il corpo e il desiderio femminile poi – come quello di altre categorie discriminate come le persone trans, intersessuali e disabili – hanno avuto la peggio: il corpo femminile è stato letteralmente colonizzato dagli uomini e da un sistema di pensiero sessista, che ha apposto etichette a certe parti dei genitali e non ad altre, ha fatto il bello e il cattivo tempo, generando violenze che durano ancora oggi. Neanche il caro Freud ci ha risparmiate, concettualizzando una differenza tra orgasmo vaginale e clitorideo con conseguenti giudizi di valore sulle donne.

«Quando parliamo di violenza, ricordiamoci che non esiste solo quella fisica tristemente nota dalle cronache, ma anche quella psicologica, culturale e sociale. Per questo parlare di sessualità oggi è sempre più un atto politico: è riappropriarsi di una memoria del corpo che è stata offuscata e della possibilità di ridare cittadinanza ad aree della sessualità che sono state cancellate con violenza dalle nostre mappe».

SE4SexEducation: «Sembra che tutto ciò che riguarda la sessualità spaventi»

In foto, la psicologa e sessuologa Giulia Marchesi, conosciuta su Instagram come @se4sexeducation

In foto, la psicologa e sessuologa Giulia Marchesi, conosciuta su Instagram come @se4sexeducation

«Il sesso è uno dei più grandi argomenti tabù che esista e per questo si porta appresso paure, fantasie inconfessate, sensi di colpa, ansie. Molto dipende da retaggi socio-culturali o da convinzioni religiose. Possiamo dire che tabù del passato vanno a unirsi a tabù contemporanei, entrambi difficili da sdoganare, soprattutto perché sembra che tutto ciò che riguarda la sessualità spaventi.

«Uno dei più grossi tabù, legato a preconcetti riguardanti il passato, è relativo proprio alla ricerca del piacere – soprattutto di quello femminile. Questo perché solo recentemente si sta provando a parlare di ciò, sdoganando argomenti come mestruazioni, orgasmo, masturbazione. Fino a poco tempo fa, la donna era vista esclusivamente come colei che aveva come unici obiettivi il matrimonio e il fare figli. Ora la situazione è quasi capovolta e la sessualità non è più legata a questo progetto di vita e questo spaventa sicuramente».

sessolopotessi: «Il piacere apre le porte alla consapevolezza di sé»

Dettaglio di una foto pubblicata sul profilo Instagram @sessolopotessi

Dettaglio di una foto pubblicata sul profilo Instagram @sessolopotessi

«A mio parere, si tratta di argomenti carichi di tabù e false convinzioni derivanti da svariati fattori, sia esterni che interni all’individuo. Alcuni tra i principali elementi derivano da credenze religiose, educazione familiare e scolastica, tradizioni culturali, influenza mediatica, ideologie morali, pudore e vergogna. Il sesso dovrebbe rappresentare la scoperta di se stessi e degli altri, la ricerca del proprio piacere, dell’appagamento di istinti e necessità, ma non sempre viene visto così. Possiamo infatti spesso trovare chi ritiene l’atto sessuale come avente due soli scopi, quello meramente riproduttivo e quello del piacere maschile, secondo una visione fortemente sessista, che mette in secondo piano – o rifiuta del tutto – il piacere femminile.

«Il sesso, la masturbazione e il piacere che da essi deriva vengono spesso considerati come qualcosa di sporco e sbagliato, mentre in realtà possono aprire le porte a un’immensa consapevolezza di sé. Ciò che alimenta ancora oggi tali tabù, paure e falsi miti è una forte disinformazione a livello sociale, che contribuisce a diffondere conoscenze errate in ambito sessuale, oltre che a censurare argomenti e dibattiti assolutamente legittimi».

Virgin and Martyr: «Togliamo sacralità al sesso»

Dettaglio di una foto di Greta Tosoni, pubblicata sul profilo Instagram @virginandmartyr

Dettaglio di una foto di Greta Tosoni, pubblicata sul profilo Instagram @virginandmartyr

«Un tabù è qualcosa di cui non si può parlare perché considerato sacro e/o proibito. Da questo capiamo almeno due cose: il modo migliore per accrescere un tabù è continuare a non parlarne e continuare a considerarlo come qualcosa di sacro e proibito non ci aiuta. Togliere sacralità al sesso non significa banalizzarlo e diminuirne l’importanza, ma si tratta di rivedere la nostra personale concezione di ciò che è intimo, legato al piacere corporeo ed erotico, affinché si spogli di pregiudizi, rigidità e ostacoli dettati da visioni pudiche e restrittive.

«Quando realizzeremo la quantità di benefici che porta l’impegnarsi ad avere un approccio positivo e non giudicante riguardo al corpo e alla sessualità, propria o altrui, potremo davvero dirci in cammino verso l’eliminazione di questo tabù. Ciononostante però, mai dimenticare che tutti questi processi di rielaborazione ed evoluzione richiedono tempo, pazienza, consapevolezza e a volte anche tanto coraggio».

Dalla prima all’ultima risposta, si evince un problema che ruota attorno a retaggi socio-culturali, colpevoli di non aver per niente aiutato lo sviluppo di un ampio e libero discorso sul sesso e sul piacere. Meglio un presente stagnante che un futuro emancipato, insomma.

Non possiamo proprio permettercelo: non si parla mai abbastanza finché non si finisce di sperimentare, ricercare e discutere. Per questo, #SexTalkAbouIt!

Alla prossima domanda!

About author

Virginia Ciambriello

Virginia Ciambriello

Malinconica seriale, non ho da offrire nulla eccetto la mia confusione - come disse Kerouac. Amo tutto ciò che è arte e ho due ossessioni: il pistacchio e i tramonti. Sono romantica fino all'osso e siccome non riesco a dirlo, lo scrivo.

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