Sex talk about it! Perché parliamo di sesso così?

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Sex talk about it! 2 – Perché parliamo di sesso così?

Sex talk about it! 2 – Perché parliamo di sesso così?

Ho sentito parlare di archetipo per la prima volta durante il mio quarto anno di liceo classico, mentre il professore di Filosofia spiegava il pensiero del filosofo Jung nel dettaglio. Un archetipo può essere definito come il modello primordiale, un primo esemplare. Jung tira in ballo la collettività e parla di archetipo come immagine contenuta nell’inconscio collettivo, la quale riunisce le esperienze della specie umana e della vita animale che l’hanno preceduto, costituendo gli elementi simbolici delle favole, delle leggende e dei sogni. Durante gli anni vari sono stati gli archetipi definiti e contestualizzati, dall’archetipo dell’ombra a quello dell’anima: tutte immagini legate all’inconscio collettivo, come sopra.

Proprio l’inconscio collettivo mi ha portato a riflettere su un fattore molto importante e spesso sottovalutato: l’influenza. In ogni nostra azione gli archetipi contenuti nell’inconscio collettivo, che nel nostro inconscio personale si siedono e si mettono comodi, influenzano la visione e la relazione con esperienze chiave che nel tempo andiamo ad affrontare. Una catena esperienziale, derivata da modelli che si sono preceduti, pesa su di noi come un bagaglio, a volte scomodo ma necessario: influenza le nostre vite e i nostri modi di pensare.

Questa riflessione si lega e si percepisce evidentemente nella relazione che abbiamo con il sesso, ma ancora di più nella relazione che abbiamo con i discorsi sul sesso. Da sempre il sesso esiste, come esperienza, ma nel nostro vivere quotidiano il problema è la sussistenza del sesso slegata da influenze e giudizi altrui: si può parlare di sesso senza essere influenzati da fattori esterni? Nello specifico, quanto i fattori esterni – compartecipi di quell’inconscio collettivo – condizionano il nostro modo di parlare di sesso?

È questa la seconda domanda di Sex talk about it!

agit-porn: «Molte persone vogliono raccontare il sesso in modo sereno»

In foto, Claudia Scano, nota come @agit_p.o.r.n. su Instagram

In foto, Claudia Scano, nota come @agit_p.o.r.n su Instagram

«Ancora molto. Si parla tanto di sesso ma prevalentemente in modo pruriginoso oppure clinico. A me non piacciono né l’una né l’altra modalità. La seconda la concepisco se inserita in un contesto più ampio di consapevolezza, conoscenza, relazione, ma limitare il sesso alla salute fisica e mentale mi sembra davvero riduttivo. In famiglia non si parla di sesso, a scuola neanche, spesso e volentieri non se ne parla neppure fra amiche e amici, se non in termini goliardici e spesso dispregiativi, perpetuando luoghi comuni, falsi miti e leggende metropolitane. Se ne parla tanto e male, quindi i condizionamenti che subiamo sono davvero forti e negativi.

«In rete, soprattutto grazie a Instagram, ho trovato una comunità sex positive e, nonostante i pregiudizi, l’ignoranza, l’arroganza, il sessismo e via discorrendo, vedo che molte persone vogliono confrontarsi, fare rete, divulgare informazioni, pareri, esperienze e raccontare il sesso in modo sereno e rilassato.

«Mi sento di sottolineare che si tratta principalmente di donne, a prescindere dall’orientamento sessuale e affettivo, gli uomini che ne parlano sono tendenzialmente gay, oppure persone queer. Gli uomini etero che affrontano queste tematiche sono mosche bianche, forse ne seguo un paio su Instagram, pertanto sono ben accetti suggerimenti! Questo secondo me è un dato da tenere in considerazione relativamente a un discorso di liberazione dal giogo patriarcale e quindi dal maschilismo, che vincola l’uomo eterosessuale a non parlare di sesso ma a farlo e – se ne parla – a farlo in modo prevaricante e/o greve».

Clitoridea: «Oggi il condizionamento è minore, ma esiste»

La sex blogger Clitoridea in una foto pubblicata sull'account Instagram @clitoridea

La sex blogger Clitoridea in una foto pubblicata sull’account Instagram @clitoridea

«Tantissimo. Forse c’è un condizionamento minore rispetto a decenni fa ma c’è, esiste ancora. Questo perché, in fondo, è una catena. Se ci pensate bene, i nostri genitori ci hanno educato in un modo che è sì diverso da quello dei loro genitori, ma non si discosta poi tanto. Ma le catene si spezzano. E sicuramente il periodo storico nel quale si cresce incide molto. Oggi le situazioni sono cambiate rispetto agli anni Settanta, per dire. Ma ci sono ancora tante influenze “negative” da parte della famiglia, della scuola e della religione».

Le Sex en Rose: «Oggi non liberazione sessuale, ma maggiore esposizione»

In foto, la sex blogger Morena, conosciuta su Instagram come @le_sex_en_rose

In foto, la sex blogger Morena, conosciuta su Instagram come @le_sex_en_rose

«Tutti gli stigma, i pregiudizi, gli stereotipi e le credenze che plasmano e viziano la nostra visione della sessualità sono generati da condizionamenti esterni. Il sesso dovrebbe essere un’esperienza soggettiva: ognuno dovrebbe godere del diritto di decidere come disporre del proprio corpo e dei propri desideri per andare alla ricerca di esperienze appaganti che conducano a uno stato di benessere e piacere per il corpo e la mente. Invece la sessualità è ancora una materia regolata da sovrastrutture religiose e socio-culturali che stabiliscono cos’è accettato, normale e giusto fare.

«Nonostante possa sembrare di vivere in un momento storico di liberazione sessuale, in realtà siamo solo soggetti a una maggiore esposizione a contenuti sessuali e quasi sempre di natura artificiosa: la pornografia gratuita e accessibile, così come le rappresentazioni della sessualità nella cultura cinematografica di massa, contribuiscono a plasmare la nostra idea di esperienza della sessualità. Ma si tratta di fiction, di finzione, che quasi sempre non è controbilanciata dalla divulgazione di informazioni e conoscenze che ci indichino come potrebbe essere esperita la sessualità nella vita reale».

Match and the City: «Possiamo emanciparci e fare cultura dal basso»

In foto, Marvi Santamaria, autrice del libro TInder and the City (Alcatraz Edizioni) e nota su Instagram come @matchandthecity

In foto, Marvi Santamaria, autrice del libro TInder and the City (Alcatraz Edizioni) e nota su Instagram come @matchandthecity

«Oltre all’assetto socio-culturale dominato da maschilismo e sessismo (che compone una buona fetta della torta che corrisponde ai fattori che influenzano negativamente il modo in cui parliamo di sesso), influisce certamente anche l’educazione familiare, che è lo strumento primario attraverso cui dovremmo apprendere come relazionarci con noi stessi e con l’Altro.

«Sull’educazione familiare, come soggetti che la subiscono non possiamo farci molto a parte provare a emanciparci e fare cultura dal basso, perché la responsabilità qui è essenzialmente di due attori: la famiglia stessa (ma come possiamo pretendere di cambiare dall’oggi al domani genitori che a loro volta possibilmente hanno incamerato tabù dai loro genitori?) e lo Stato.

«Ad oggi in Italia l’educazione sessuale non è una materia obbligatoria. È da qui, ad esempio, che bisognerebbe partire. Non solo c’è un vuoto istituzionale, ma bisognerebbe anche chiedersi: se dovesse essere colmato, con quale tipo di educazione sessuale? Perché se l’educazione sessuale da propinare nelle scuole dovesse essere quella eteronormativa e non inclusiva, non risolveremmo nulla: meglio niente, piuttosto. Se ci pensiamo allora è quasi una fortuna l’aver subito nostro malgrado questo vuoto di educazione nella formazione scolastica. Ci bastano i messaggi totalmente fuorvianti sulla sessualità che riceviamo comunque in tutti gli altri ambiti della vita».

SE4SexEducation: «Come parliamo di sesso influisce su come lo viviamo»

Dettaglio di una foto pubblicata sull'account Instagram @se4sexeducation, della psicologa e sessuologa Giulia Marchesi

Dettaglio di una foto pubblicata sull’account Instagram @se4sexeducation, della psicologa e sessuologa Giulia Marchesi

«I condizionamenti su un argomento così tabù come il sesso possono essere dovuti a religione, cultura, educazione. La sessualità passa innanzitutto da ciò che ci è stato trasmesso in famiglia, per poi confrontarsi con il mondo esterno e la società. Il modo di affrontare l’argomento dipende sì da ciò che pensiamo noi, ma anche dagli interlocutori che abbiamo di fronte. Non solo, questi fattori influiscono anche su come il sesso viene vissuto».

Sessolopotessi: «Modo in cui parliamo di sesso influenzato sin dalla nascita»

Dettaglio di una foto pubblicata sul profilo Instagram @sessolopotessi

Dettaglio di una foto pubblicata sul profilo Instagram @sessolopotessi

«L’influenza esterna gioca sicuramente un ruolo fondamentale sia nel parlare di sesso che nel praticarlo, in ogni sua accezione. Ciò che impariamo in famiglia entra a far parte di ciò che crediamo anche a livello inconscio, oltre che del nostro modo di pensare e dialogare. Di conseguenza, si crea un profondo effetto anche sul modo di vivere la propria sessualità, soprattutto quando sopraggiungono credenze religiose limitanti e famiglie mentalmente chiuse. Allo stesso modo, la società e il proprio cerchio di conoscenze possono influire sul modo in cui parliamo di sesso e su quanto decidiamo di aprici al dialogo: basti pensare al tabù della perdita della verginità (che preferisco chiamare “debutto sessuale”), all’utilizzo di sex toys, alla masturbazione e via dicendo.

«Quindi, ritengo che il modo in cui parliamo di sesso nel XXI secolo sia ancora naturalmente influenzato da ciò che osserviamo intorno a noi fin dalla nascita, da ciò che ci viene fatto vedere come “giusto” o “sbagliato” e da come la sessualità viene vissuta dalle persone che ci circondano. Tale influenza può quindi essere positiva o negativa (o entrambe le cose), a seconda dell’ambiente in cui veniamo formati e cresciuti».

Virgin and Martyr: «Andiamo alla ricerca delle nostre parole»

Dettaglio di una foto di Greta Tosoni, pubblicata sul profilo Instagram @virginandmartyr

Dettaglio di una foto di Greta Tosoni, pubblicata sul profilo Instagram @virginandmartyr

«La sessualità, da come la viviamo a come ne parliamo, è enormemente influenzata da fattori esterni, come gran parte delle cose che facciamo. Basti pensare a quanto cambia il modo in cui discutiamo di un tema quando lo conosciamo perché ne abbiamo già sentito parlare o abbiamo avuto esperienze dirette che ci hanno formato nuovi punti di vista. Scoprire i termini corretti o trovare le nostre parole per esprimerci e comunicare riguardo al sesso, al corpo e all’intimità è, oltre che fondamentale, molto difficile quando intorno a noi la tendenza è quella di nascondersi, fingere, non interessarsi, giudicare e censurare.

«Quando siamo liberi di comunicare e scambiare opinioni ed esperienze sulla nostra vita sessuale la viviamo più serenamente, perché è proprio dalla mancanza di dialogo che si fortificano i tabù.

«L’influenza è un fattore determinante, a qualsiasi istituzione o modello venga ricondotta: i discorsi sul sesso vivono ancora una forte influenza e, spesso, un’inibizione da parte di un mondo esterno che contamina le nostre idee e il nostro modo di porci nei confronti di un’esperienza o di un concetto. Sta a noi quindi, attraverso la documentazione, la diffusione e il confronto, lasciare che ogni influenza esterna resti esterna e non travalichi il confine tra il nostro e l’altrui giudizio. Accogliere sì, ma con discernimento e con cognizione di causa, perché in ogni nostra parola si possa leggere la nostra vera opinione, slegata da ogni pregiudizio e archetipo collettivo discriminante».

Sex talk about it torna lunedì con la prossima domanda… scomoda!

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Virginia Ciambriello

Virginia Ciambriello

Malinconica seriale, non ho da offrire nulla eccetto la mia confusione - come disse Kerouac. Amo tutto ciò che è arte e ho due ossessioni: il pistacchio e i tramonti. Sono romantica fino all'osso e siccome non riesco a dirlo, lo scrivo.

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