I 10 “non-tormentoni” che hanno salvato l’estate 2019

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Quest’estate, qualcosa di buono è successo. Ecco dieci canzoni intelligenti che hanno tutte le carte in regola per diventare tormentoni

Quest’estate, qualcosa di buono è successo. Ecco dieci canzoni intelligenti che hanno tutte le carte in regola per diventare tormentoni

Per nostra fortuna, l’estate 2019 è giunta ormai agli sgoccioli e i tanti (troppi) tormentoni che ci hanno tenuto compagnia negli ultimi mesi si apprestano a naufragare in un mare di dimenticanza. Resteranno in qualche playlist di Spotify o in una manciata di compilation negli autogrill d’Italia, ma – statene ben certi – stanno per sparire.

Che sia ben chiaro, nessuno vuole denigrare i tormentoni, ma la totale mancanza di personalità, spontaneità e originalità di quelli di oggi: prevedibili, indistinguibili, a tal punto da azzerarsi l’uno con l’altro. Come ho più e più volte detto, i tormentoni di oggi nascono tormentoni, non lo diventano, per questo non lasciano alcun segno, si impongono, non si propongono. Il pubblico ne è assuefatto, prende tutto ciò che gli capita a tiro e molla la presa quando gli viene proposto qualcosa di nuovo, ché il ricambio avviene in fretta e le canzoni, oggigiorno, diventano obsolete in men che non si dica.


I dieci brani di cui parlerò avevano tutte le carte in regola per diventare dei tormentoni. Avrebbero meritato di conquistare i media e, con il loro appoggio, sarebbero arrivate al grande pubblico.


Eppure, quest’estate, qualcosa di buono è successo. Ci abituiamo talmente in fretta alla sciatteria, alla bruttezza, alla mancanza di gusto, creatività e personalità, da non accorgerci che c’è del buono da preservare. E da mettere in luce, soprattutto, ché non esiste solo quello che si vede e si sente. Rettifico: non esiste solo quello che ci fanno vedere e sentire. Dietro «la musica, la playa, l’estate, la festa» di Baby K, c’è la personale e raffinata dichiarazione di non amore di Diodato. Tra «il cielo e la savana» di Giusy Ferreri, c’è l’ironia pungente e arguta di Margherita Vicario. Insomma, oltre quello che abbiamo sentito (nostro malgrado), c’è una fitta rete di tormentoni che non ce l’hanno fatta, probabilmente perché erano (sono e restano) canzoni di qualità. Canzoni, non prodotti.

Voglio, però, fare una premessa necessaria. I dieci brani di cui parlerò hanno (o forse è il caso di dire avevano) tutte le carte in regola per diventare dei tormentoni. Inusuali, diremmo oggi, visto che sembra che i tormentoni possano e debbano percorrere una sola direzione e non concedersi più il lusso di diventarlo per scelta del pubblico. Parlerò di dieci canzoni intelligenti, che rivelano dieci personalità distinte, dieci penne diverse e riconoscibili. Dieci storie che avrebbero meritato di conquistare i media e che, ne sono certo, con il loro appoggio, sarebbero arrivate al grande pubblico.

Dieci canzoni che dimostrano che d’estate si può fare a meno di parlare di cocktail, spiagge e feste, si può fare a meno del reggaeton, si può fare persino a meno di utilizzare la parola “estate” a ogni inciso. Dieci canzoni da cantare di fronte a un falò e sotto l’albero di Natale, in primavera e in autunno, quest’anno e pure il prossimo e l’altro ancora. Dieci canzoni senza scadenza, con degli interpreti distinguibili, che sembra un fatto ovvio (dovrebbe esserlo, in verità), ma non lo è per niente.

Dolcenera, Amaremare

Una tematica importante e di grande attualità, quella della salvaguardia dei mari e dell’utilizzo smodato e scellerato della plastica, affrontata con grinta, personalità e la scrittura pop di Dolcenera. L’artista pugliese, quest’estate, in collaborazione con Greenpeace, ha proposto Amaremare, il brano che – tra quelli proposti – ha goduto certamente del maggiore supporto da parte delle radio.

Amaremare è potente, diretta e profonda pur essendo quasi uno scioglilingua. Dolcenera si conferma un’artista camaleontica, ma sempre ben a fuoco.

Joan Thiele, Le vacanze

Joan Thiele, classe 1990, è tornata con un brano che segna il suo debutto in italiano: si intitola Le vacanze e arriva dopo due dischi in inglese, l’omonimo Joan Thiele del 2016 e Tango del 2018.

Le vacanze è un pezzo affascinante, quasi onirico, evocativo. Inizia con un arrangiamento che ricorda altre epoche e poi si poggia su un beat anni Novanta che dà alla canzone la forza di diventare un tormentone, pur restando un pezzo di spessore, con un passato da ripercorrere e dei ricordi da mettere in luce.

Levante e Carmen Consoli, Lo stretto necessario

Due voci calde e lussureggianti, la Sicilia con la sua prepotente bellezza e un brano che ha la capacità di far vedere qualcosa, di proiettarsi nella mente dell’ascoltatore come se fosse un film. Lo stretto necessario di Levante, con la preziosa collaborazione di Carmen Consoli, sembra una fotografia ritrovata in un cassetto, con i contorni sfocati ma i volti ben a fuoco.

Ha il sapore di quella malinconia sfacciata e ammaliante che solo la Sicilia possiede. È una canzone calda, accogliente, delicata. È una canzone che ha tutte le carte in regola per restare, per non tramontare mai.

Aiello, Arsenico

Lui si chiama Antonio Aiello, in arte solo Aiello, e quest’estate si è fatto spazio con Arsenico, un pezzo in cui il pop d’autore incontra l’R’n’B per un risultato originale e contemporaneo.

Arsenico è quanto di più distante ci sia da un racconto d’estate: parla d’amore, sì, ma è intriso di malinconia, rabbia, irresoluzione. Il ritornello del brano, poi, è un urlo viscerale, travolgente. Un tormentone senza stagione, che continuerà a farsi strada anche quando le località balneari chiuderanno definitivamente i battenti.

Diodato, Non ti amo più

Anche Diodato, quest’estate, ha scelto di cantare l’amore, ma quello che finisce consapevolmente, che ha fatto il suo corso e ha imparato a dire “Non ti amo più / Non ti voglio più / Non ho più nemmeno voglia di fare l’amore con te”. La penna d’autore di Diodato, raffinata e sensibile, sa essere puntuale, incisiva, potente persino nella sua forma più pop.

Non ti amo più è un tormentone gentile, un addio malinconico cantato col sorriso sulle labbra, un grido liberatorio senza un briciolo di rabbia. È un uomo adulto che parla, che racconta la fine di una storia.

Paola Iezzi, Gli occhi del perdono

Lei, dei tormentoni, ne è la regina. Insieme alla sorella Chiara, ha perso il conto di quante volte, d’estate, abbia scalato le classifiche in Italia e all’estero. Dopo la fine del progetto di Paola & Chiara, Paola Iezzi ha scelto di proseguire la sua carriera da solista e quest’estate ha proposto gli Occhi del perdono, il racconto di una donna consapevole, che ha imparato a proteggersi, a volersi bene, a bastarsi.

Gli occhi del perdono ha un vago sapore anni Novanta, è un pezzo electro-funk di matrice pop, con un beat incalzante. Paola Iezzi, nel brano così come nel video che l’accompagna, sa essere sensuale, ammaliante, ipnotica.

LA MUNICIPàL, I tuoi bellissimi difetti

LA MUNICIPàL, il duo formato dai fratelli Carmine e Isabella Tundo, quest’estate ha proposto la title-track del suo nuovo disco, I tuoi bellissimi difetti. Con un incedere lento e delicato, I tuoi bellissimi difetti è una carezza, una leggera brezza al tramonto, un pezzo toccante, fatto di una malinconia mai stucchevole. Un brano, questo, che bene riassume il talento dei fratelli Tundo, la loro scrittura poetica e concreta, potente e accogliente.

LA MUNICIPàL, nel panorama musicale attuale, è una delle realtà più belle e importanti che ci siano. Una realtà da proteggere con cura e tenere d’occhio.

Renzo Rubino, Dolcevita

A sorpresa, a metà estate, ha fatto poi il suo ritorno Renzo Rubino, che ha pubblicato Dolcevita, un brano dal ritmo scanzonato e dal sapore d’altri tempi. Renzo, con Dolcevita, ha scelto di raccontare la sua Puglia, una terra bella e dannata, malinconica e travolgente.

Il brano ha accompagnato la partenza del tour Porto Rubino, in cui il cantautore ha interpretato le canzoni che i grandi autori della musica italiana hanno dedicato al mare e all’estate. La breve tournée si è svolta nei porti più belli e suggestivi della Puglia.

Mietta, Milano è dove mi sono persa

E veniamo a Mietta. Inaspettatamente e sorprendentemente, l’interprete di Vattene amore, Fare l’amore e Baciami adesso ha proposto il brano che più s’avvicina all’idea comune di tormentone: Milano è dove mi sono persa è un pezzo radiofonico, appiccicoso, giocoso, irriverente e con una storia da difendere. Racconta di una donna che non ha paura di perdersi per ritrovarsi, una donna che impara a riconoscersi in una dimensione inedita.

Mietta è passionale, grintosa, libera da ogni etichetta e infrastruttura. Milano è dove mi sono persa è un pezzo elettronico, di grande impatto, con un videoclip che ben racconta la nuova Mietta.

Margherita Vicario, Romeo

Margherita Vicario è un’attrice e si vede. È una cantautrice e si sente. La sua scrittura è personale, arguta, intelligente. Dopo Mandela, un brano in cui – con ironia e sagacia – ha affrontato lo spinoso tema del razzismo, quest’estate Margherita ha proposto Romeo, in collaborazione con il rapper Speranza.

La Vicario ha dalla sua parte un grande pregio, quello di non assomigliare nemmeno vagamente a nessun’altra. È un’artista carismatica, che sa trattare temi comuni, più e più volte affrontati, con un piglio personalissimo e mai ridondante o prevedibile.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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