Back to school: la scuola non serve a nulla

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Il problema è che oggi la scuola non serve a molto

Il problema è che oggi la scuola non serve a molto

Il 12 settembre è stato il mio ventunesimo primo giorno di scuola, sommando gli anni da studentessa e da insegnante. Andare a scuola mi è sempre piaciuto; certo, la matematica è una bestia immonda, ma leggere, disegnare, ascoltare storie e imparare è fichissimo. Sì, ero sfigata.

Di fatto non ho mai smesso di andare a scuola e, quando lo dico ai miei studenti, mi guardano con un’aria compassionevole, come quando allo zoo si vedono le bestie mezze morte e drogate nelle gabbie.

La scuola non ha nessuna utilità

Il problema è che oggi la scuola non serve a molto. Siamo onesti, a ben pochi adulti servirà sapere quando è nato Dante; a nessun colloquio di lavoro verrà richiesta una parafrasi del Furioso; non è indispensabile sapere cosa sia il bifrontismo spirituale di Tasso; nessun datore di lavoro chiederà un report strutturato con il metodo dilemmatico propagginato di Machiavelli. Si può vivere dignitosamente ignorando che quel bomber di Federico II di Svevia ha condotto la VI crociata senza spargimento di sangue, era soprannominato stupor mundi ed è stato scomunicato tre volte? Direi proprio di sì.

Se non vi ricordate come si scrive il plurale di treccia, basta usare il correttore automatico. La matematica utile per andare al mercato a comprare le mele si esaurisce alle elementari. L’inglese si impara guardando le serie su Netflix sottotitolate.


La scuola è un parcheggio in cui mettere i ragazzi finché non capiscono cosa fare della loro esistenza. La vita vera inizia dopo il percorso scolastico e il mondo reale non ha né banchi né lavagne.


Pensiamoci un momento: cosa ci è rimasto in testa di tutto quello che abbiamo imparato sui banchi di scuola? Forse ci ricordiamo le stranezze dei professori e i momenti divertenti con i compagni. La scuola è un parcheggio in cui mettere i ragazzi finché non capiscono cosa fare della loro esistenza. La vita vera inizia dopo il percorso scolastico e il mondo reale non ha né banchi né lavagne. La scuola ha innumerevoli problemi, commette troppi errori ed è vecchia: non facciamo lo sbaglio di dipingere il sistema d’istruzione (di distruzione?) come un locus amœnus di bellezza e dolcezza.

Poi ci sono gli insegnanti, quelle persone che hanno scelto la propria professione guardando ai tre mesi di vacanze all’anno, all’orario di lavoro esiguo e al carico di lavoro notoriamente limitato. Parliamo di abili retori che tra un “l’insegnamento è una missione” e un “al primo posto per me ci sono sempre i ragazzi” nascondono un evidente fallimento esistenziale. Del resto si sa, chi non sa fare nulla, insegna. Riflettiamo su tutto quello che TV e giornali ci raccontano del mondo scolastico: cosa potremmo mai ricavare da un baraccone simile?

La scuola è morta

Il problema fondamentale è che si pretende che la scuola funzioni perfettamente, ma non ci sono investimenti decorosi nell'istruzione

Il problema fondamentale è che si pretende che la scuola funzioni perfettamente, ma non ci sono investimenti decorosi nell’istruzione

Detto ciò, risulta comprensibile perché il sogno di qualsiasi studente e studentessa sia quello di non andare più a scuola: è inutile. La scuola che ci viene raccontata dai media è quella che perde calcinacci dal soffitto, in cui professori vecchi e sfiduciati sono picchiati da genitori arroganti, mentre i ragazzi sono viziati, ignoranti, cause perse.

Il problema fondamentale è che si pretende che la scuola funzioni perfettamente, ma non ci sono investimenti decorosi nell’istruzione; i percorsi di formazione per i docenti non sono adeguati, quelli di abilitazione non vengono attivati, il governo ha preso l’abitudine di cadere prima di realizzare quanto promesso in ambito educativo; i programmi scolastici non sono organizzati con senno, gli insegnanti non godono di alcuna stima o rispetto, gli studenti devono essere preparati per un mondo flagellato da disoccupazione e ingiustizia. La scuola sembra così essersi ridotta al vessillo lordo e sbrindellato di un esercito sconfitto e morto che nessuno rimuove per abitudine o inerzia.

Facciamo un’ipotesi per assurdo

Ora invece spariamola grossa: la scuola insegna cosa vuol dire essere umani

Ora invece spariamola grossa: la scuola insegna cosa vuol dire essere umani

Mentre fissiamo con disprezzo il sordido cadavere della scuola, giochiamo a fare delle ipotesi per assurdo. Se in questo scenario apocalittico dessimo alla scuola una possibilità prima della condanna definitiva, cosa succederebbe? Se prima di abbandonare le armi aguzzassimo davvero lo sguardo, cosa vedremmo?

Partiamo da una considerazione onesta e basilare: una persona senza istruzione è ignorante, inconsapevole, senza passioni, manipolabile. La scuola utilizza le diverse materie per evitare questa atroce deriva – o almeno ci prova. Studiare è noioso, le verifiche sono pesanti, certi argomenti sono difficili, però questi sono strumenti per provare a ottenere qualcosa.

Ora invece spariamola grossa: la scuola insegna cosa vuol dire essere umani. Mostra infatti come l’uomo abbia raggiunto la bieca bassezza della violenza, della persecuzione, della violazione dei diritti umani affinché ciò non si ripeta. Tuttavia, la scuola mostra anche l’eccezionalità dell’unico essere vivente che ha raggiunto la Luna, che vola privo di ali, che guarisce i malati, che costruisce grattacieli, che scrive poesie, che crea arte.


La scuola ricorda che la bellezza non salverà il mondo, ma che ce n’è così tanta ovunque e noi siamo stupidi a dimenticarcelo così spesso.


Studiare insegna la consapevolezza, fa leggere il mondo, apre gli occhi. La scuola mostra agli studenti che dovranno vivere in un mondo in crisi culturale, sociale, politica, economica; spiega che i problemi ci sono, ma chi lo dice che non saranno i ragazzi e le ragazze a risolverli? Avete la mia spada! E avete il mio arco! E la mia ascia!

La scuola ricorda che la bellezza non salverà il mondo, ma che ce n’è così tanta ovunque e noi siamo stupidi a dimenticarcelo così spesso. La scuola insegna la storia di uomini e donne che hanno visto il marcio e hanno provato a combatterlo, che nulla di importante si ottiene senza fatica, ma in cima a una montagna ci si sente benissimo.

La scuola insegna che l’autorità esiste e va rispettata se è giusta; che essere intelligenti è un bene, ma essere gentili è un dovere. La scuola insegna che tu sei fatto in un modo, i tuoi compagni in un altro e non c’è nulla di sbagliato in questo. La scuola insegna a rimanere umani in un mondo che annaspa nervosamente nell’odio.

Oltre la retorica

Nessuno ne parla, ma nelle aule scolastiche esistono ancora l'entusiasmo, il successo, la passione, l'amicizia, il rispetto, le idee brillanti, le risate

Nessuno ne parla, ma nelle aule scolastiche esistono ancora l’entusiasmo, il successo, la passione, l’amicizia, il rispetto, le idee brillanti, le risate

Stiamo attenti, però. È facile arenarsi nella sterile retorica quando si parla di scuola e, troppo spesso, i buoni sentimenti da anime belle non attecchiscono nel mondo reale. Puntiamo in alto, certo, ma buttiamo sempre uno sguardo a terra, per quanto ributtante possa essere.

Mettiamoci in testa che la scuola non raggiunge sempre gli splendidi obiettivi di cui abbiamo parlato e talvolta fallisce. I problemi dell’Istruzione sono tanti, servirebbe un sistema politico che dia all’educazione il ruolo preponderante che si merita perché la passione e le belle parole non bastano.

Eppure, tenetevi forte, la nostra scuola vecchia e stantia riesce ancora a funzionare. Succede che proprio quell’istituzione che abbiamo dichiarato morta riesce ancora a crescere ragazzi e ragazze consapevoli, coraggiosi, battaglieri; dà un ambiente sano a chi non ne ha altri; è composta da insegnanti a cui brillano gli occhi in classe. Nessuno ne parla, ma nelle aule scolastiche esistono ancora l’entusiasmo, il successo, la passione, l’amicizia, il rispetto, le idee brillanti, le risate.

“Forse la scuola non serve a nulla”, si diceva.

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Giulia Mauri

Giulia Mauri

Giulia Mauri è laureata in lettere e insegna alle scuole medie. Si dice sia nata da una malsana mescolanza tra South Park, Nirvana, Cowboy Bebop, Moravia, Pavese, Bojack Horseman e tante cose belle. Troppo pallida, oscenamente timida, fortemente introversa, talvolta sarcastica. Ama i fumetti, l'animazione, i cani e la montagna.

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