La tempesta musicale di Blumosso

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In foto, il cantautore Simone Perrone, in arte Blumosso

In foto, il cantautore Simone Perrone, in arte Blumosso

Guardarsi intorno, percepire la realtà con i propri sensi e soffermarsi sul significato profondo delle cose, anche quelle in apparenza banali, perché in grado di poter fare la differenza. Le parole fluttuano nella mente e, in un vortice di emozioni,  si impadroniscono di quella realtà per catapultarla in una violenta mareggiata di note. Il processo creativo è cosa complessa, si capisce, ma a esserne naturalmente e piacevolmente travolto è un cantautore nostalgico, solitario, silenzioso e sincero: Blumosso.

Pseudonimo di Simone Perrone, classe ’87, nato a San Pietro Vernotico in provincia di Brindisi, nonostante la laurea in Lingue all’Università di Lecce sceglie il linguaggio della musica, che lo attira a sé fin da bambino: a 8 anni prende lezioni di pianoforte e scrive le sue prime canzoni a 15 anni, ispirato dai cantautori italiani – De André, Dalla, Battiato, Fabi e altri –, che canta negli anni usando il suo nome. In seguito ha l’opportunità di condividere il palco con artisti del calibro di Zucchero, Simone Cristicchi, i Negramaro ed Elio e le storie tese, fino a quando, nel 2016, con la stesura di testi più maturi inizia a fare musica «tendente al cantautorato di vecchia scuola, con punte intelligentemente moderne e sincere» sotto il nome d’arte Blumosso.


 

Dal 20 settembre su tutte le piattaforme digitali ha regalato ai fan il singolo Considerazioni sulla vita con un videoclip realizzato dal cartonista Hermes Mangialardo, in cui il cantante si mette a nudo con i suoi ricordi e le sue esperienze di vita.


Nel 2018 pubblica il suo album di esordio, In un baule di personalità multiple (Cabezon/Xo la factory), con 10 tracce dal tono triste e malinconico che ripercorrono una storia d’amore dalla nascita alla sua fine. A far parte del progetto la sua band composta da Matteo Bemolle De Benedittis (tastiere), RafQu (chitarre) e Roberto Fedele (batteria). Dopo il successo riscosso, dal 20 settembre su tutte le piattaforme digitali ha regalato ai fan il singolo Considerazioni sulla vita con un videoclip realizzato dal cartonista Hermes Mangialardo, in cui il cantante si mette a nudo con i suoi ricordi e le sue esperienze di vita e anticipa l’uscita, nei prossimi mesi, di altri brani che faranno parte del nuovo album in uscita nel 2020.

Cantautore dalle doti multiple – tra cui fotografo e videomaker – non nasconde la sua passione per la letteratura (nel 2015 esce il suo libro Spremuta d’arancia a mezzogiorno) e l’appartenenza a una compagnia segreta, La setta dei lettori compulsivi spasmodici elettamente supportati dalla passione per i libri. Formata da 5 persone che si riuniscono una volta al mese, il gruppo discute di libri e scrittori amati; alla fine di ogni incontro, uno dei componenti porta un libro che reputa non degno di essere stato scritto e, in un girotondo, viene bruciato; mentre il libro brucia, viene intonata Light my fire dei Doors.

La cover dell'album di Blumosso, Considerazioni sulla vita

La cover dell’album di Blumosso, Considerazioni sulla vita

Quando ti sei avvicinato alla musica?

«Ero piccolo. Mio padre, accorgendosi che ero intonato dal mio cantare in macchina con le cassette di Battisti, mi iscriveva di nascosto ai concorsi di paese. Lì ho scoperto che mi piaceva la musica».

Perché il nome Blumosso?

«È un neologismo, è il colore del mare in tempesta. I testi delle mie canzoni hanno sempre qualcosa di tumultuoso, come il mio mare – lo Ionio – quand’è scirocco: Blumosso».

L’elemento che non può mancare nei tuoi testi? 

«Lei. Vicina o lontana».

Da cosa prendi ispirazione?

«Da qualsiasi cosa, anche da un paio di scarpe rotte».


Un disco lascia sempre una sorta di vuoto e in me è stato così: come se mi fossi sentito svuotato all’improvviso di tutto quello che avevo dentro.


Accanto a te Matteo Bemolle, Roberto Fedele e RafQu. Come vi siete conosciuti?

«Io e Bemolle ci conosciamo dai nostri 18 anni. Suoniamo da tanto insieme e lui è coinvolto in ogni mio progetto. Anzi, forse non sarei Blumosso senza i suoi consigli. Raf è venuto dopo e con lui è arrivato Roberto, ma non per questo abbiamo un rapporto meno stretto. Siamo amici prima che “colleghi”».

Qual è la forza della vostra collaborazione?

«Stiamo sempre a litigare, non solo sulla musica».

Nel 2018 è uscito il tuo album, In un baule di personalità multiple. Cosa ha rappresentato per te questo album di debutto?

«Un disco lascia sempre una sorta di vuoto e in me è stato così: come se mi fossi sentito svuotato all’improvviso di tutto quello che avevo dentro. Di conseguenza, quello che ha rappresentato è un punto a partire dal quale potermi riempire nuovamente di novità, bellezza, quotidianità, sensazioni. Che sono poi le cose che mi portano a scrivere».

I brani a cui sei più legato?

«Il giorno che ti ho incontrato e Piovere».

Perché hai scelto come tema l’evoluzione di un rapporto d’amore, con le sue gioie e i suoi tormenti?

«Perché l’ho vissuto e, vivendolo, ho scritto delle canzoni che ne parlavano».

Secondo MTV, tra i tuoi testi il più cercato è All’ultimo secondo, in chiusura dell’album. Cosa lo rende unico?

«Un elemento importante nel “successo” di un brano è dato dai passaggi emozionali: quel momento in cui si crea un’armonia tale tra musica e parole da suscitare in chi ascolta il famoso “colpo allo stomaco”. All’ultimo secondo è ricco di questi momenti e poi parla di un amore impossibile, cioè parla di una cosa comune alla maggior parte di noi».

Quale sarà il filo conduttore dei singoli dell’album in uscita il 2020?

«Sempre la sincerità, che si parli d’amore o di altro».

In foto, il cantautore Simone Perrone, in arte Blumosso

In foto, il cantautore Simone Perrone, in arte Blumosso

Si può parlare di un lavoro più introspettivo?

«Non mi piace etichettare le mie canzoni».

Quanti brani saranno?

«Abbastanza. Forse meno che nel primo».

Come nasce il brano Considerazioni sulla vita?

«Come la maggior parte delle mie canzoni. Nasce dal nulla, sciocchezze. Stavo facendo footing per una strada dove abitualmente passo; in un angolo di quella strada mi ero appartato anni prima con una fidanzatina e allora quel giorno ho pensato a Marta, la 600… Poi è venuto tutto il resto».

Quale significato si cela nella scelta della copertina del tuo singolo?

«Ero al mare e stavo facendo una foto quando questo bambino si è gettato in acqua all’improvviso, entrando nello scatto. Mi ha dato subito un senso di libertà e ho pensato alla frase di chiusura del brano: “Se il destino ti mette alla prova, tu nel dubbio accelera”».

I tuoi videoclip sono sempre particolari. Parlaci di quest’ultimo.

«Sarà l’ultimo episodio della storia iniziata con il videoclip di In un albergo di Milano e proseguita poi con Quella maledetta estate: c’è sempre questo omino, un po’ con le mie sembianze ma disegnato in stili ogni volta differenti e contesti altrettanto diversi. Questa volta però, il videoclip è stato realizzato da Hermes “Hem” Mangialardo, un cartonista di fama internazionale che io stimo molto come artista e persona. Vedrete».

Con quale musicista vorresti esibirti?

«Paul McCartney. Ma anche Ivano Fossati va bene».

Musicista preferito?

«Damon Albarn».

 


La musica mi ha distrutto la vita e io sono un nichilista.


Fai parte ancora della Setta?

«Sempre».

L’ultimo libro, non degno, che avete bruciato?

«Spremuta d’arancia a mezzoggiorno di Simone Perrone».

Libro preferito?

«Molto forte, incredibilmente vicino di J. S. Foer».

Fai musica perché…

«Mi ha distrutto la vita e io sono un nichilista».

Quali altri brani dobbiamo aspettarci?

«Quelli che ancora devo scrivere».

Il tuo motto nella vita?

«Nel dubbio accelera!».

About author

Francesca Garofalo

Francesca Garofalo

Amo scrivere perché ho l'opportunità di mettere su un foglio bianco: le mie dita; le mie idee; le mie emozioni; un desiderio irrefrenabile di dire la verità; irriverenza; ironia... Non sarà molto, ma quando ami qualcosa alla follia non resta che perseverare.

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