Io che non sopportavo Emma Marrone

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In foto, la cantante Emma Marrone

In foto, la cantante Emma Marrone

Emma Marrone non mi piaceva affatto. Il successo repentino (merito e colpa dei talent show e del loro pubblico, che fa e disfa troppo in fretta), quel suo fare sfacciato, l’arroganza del suo sogno vissuto ad alta voce: non so esattamente cosa non mi piacesse di lei, ma la trovavo sovraccarica, dura, impermeabile. Emma, per me, era solo una manciata di buoni propositi irrealizzabili; la sua personalità, forte, prepotente, indomita, era solo la corazza di una ragazza che aveva più aspirazioni che talento, più fame di riscatto che talento. Insomma, una cantante che irrimediabilmente si sarebbe sempre fermata un gradino prima di poter essere considerata un’artista.

L’ho pensato per anni, nonostante abbia apprezzato molto alcuni suoi lavori: Schiena, su tutti, l’album pubblicato nel 2013 è d’impatto ma stratificato, godibile al primo ascolto ma bello a distanza di anni. Un disco pop-rock viscerale, imponente, energico, fatto di nomi importanti (Fabrizio Moro, Nesli, Daniele Magro, Niccolò Agliardi sono solo alcuni degli autori che hanno firmato il disco). Schiena è stato il primo disco da adulta di Emma, che ha deciso di tracciare una linea di demarcazione rispetto al passato e ricominciare da Amami, brano da lei interamente scritto e primo singolo estratto dall’album in questione. Ammetto che, ascolto dopo ascolto, mi sono detto: «Questa ragazza ha stoffa e ha qualcosa da dire».


Oggi so che Emma Marrone aveva soltanto bisogno di tempo, di prendere confidenza con un mestiere che è sempre stato la sua più grande passione. A volte toccare l’approdo non è sufficiente per dirsi arrivati.


Di tempo ne è passato, Emma ha pubblicato altri dischi e ha imparato – lavoro dopo lavoro – a celebrare se stessa, non più l’ideale di sé; non più (o non soltanto) la voglia di ribellarsi a un tempo che ci impone di essere qualcosa che non siamo, ma una verità che le appartiene profondamente. È diventata più vera, più vulnerabile, più imperfetta. Con questo non voglio dire che prima non fosse onesta, ma che non si era ancora liberata dalla voglia di rivalsa, dall’urgenza di essere capita a tutti i costi, dall’incapacità di non dare peso ai giudizi della gente, sebbene dicesse il contrario. Emma viveva nella trappola che si era costruita intorno, soffriva il giudizio degli altri perché non riusciva innanzitutto a liberarsi del proprio. Poi è arrivato Schiena e la durezza si è trasformata in tenerezza, la voglia di rivalsa in introspezione, la rabbia in determinazione.

Schiena – e subito dopo Adesso – hanno dato il via a un percorso di crescita umana e coscienza artistica, hanno iniziato a delineare i tratti della donna e della cantante, dando a ognuna una forma, un ruolo e un posto. Essere qui, il disco pubblicato lo scorso anno, l’ultimo in ordine di tempo, ha chiuso il cerchio, completato e affermato la storia di Emma, della persona e dell’artista. Oggi so che Emma Marrone aveva soltanto bisogno di tempo, di prendere confidenza con un mestiere che è sempre stato la sua più grande passione, ambizione, meta. Si vede, si sente, è chiaro a tutti che abbia fame (non a caso utilizzo di nuovo questo termine) di musica, palcoscenico. A volte, però, toccare l’approdo non è sufficiente per dirsi arrivati: è fondamentale prendere confidenza con la destinazione a cui si è giunti, anche se si tratta del sogno di una vita intera, dell’aspirazione di sempre. Emma ha dovuto imparare a fidarsi, a togliersi di dosso tutte le maschere che ha indossato.


La musica per Emma non è più (soltanto) una passione, ma un processo di autodeterminazione. La sua funzione non si realizza nell’immediato ma è un percorso, un atto di coraggio, una volontà di conoscenza intima e sofferta.


Lo so, le maschere presuppongono necessariamente una menzogna, un inganno, ma non è di questo che parlo: Emma non è mai stata disonesta, forse soltanto insicura. Ho sempre avuto l’impressione che cercasse qualcuno capace di comprendere il suo essere una donna forte e fragile, senza dover prescindere dall’essere l’una e l’altra cosa: risoluta e spaventata, arrabbiata e riconoscente, determinata e insicura. Spudoratamente donna, senza però dover rincorrere un cliché per sentirsi apprezzata. Forse qualche volta l’ha fatto: quando qualcuno le ha puntato il dito contro, ha cercato di appartenere a uno stereotipo, a una scelta determinata, unanimemente riconosciuta. Ma credo che l’abbia sempre salvata l’irrequietezza, il bisogno di non sentirsi un oggetto, la paura della mediocrità.

Credo che per questa “nuova” Emma, ormai, la musica non sia più (soltanto) una passione, ma un processo di autodeterminazione; non più un palliativo o uno sfogo. La sua funzione non si realizza nell’immediato ma è un percorso, un atto di coraggio, una volontà di conoscenza intima e sofferta. Emma, oggi, sa rivelare le proprie insicurezze senza opporre resistenza, senza indurirsi i lineamenti, senza gridare la propria disapprovazione.

La cover del nuovo singolo di Emma Marrone Io sono bella

La cover del nuovo singolo di Emma Marrone Io sono bella

Qualche giorno fa ha pubblicato Io sono bella, un brano che porta la firma di Vasco Rossi, Gaetano Curreri, Piero Romitelli e Gerardo Pulli: un brano che suona bene, forte, diretto. Adesso, mentre canta Vasco, è bella fino in fondo; spavalda senza aver bisogno di stare sulla difensiva; libera senza il timore di un contraccolpo. Un’artista ormai pienamente fedele a se stessa. Non coerente, ché la coerenza, nell’arte, è un limite: fedele, perché sa cercarsi e ritrovarsi nelle parole che canta. Emma non imita Vasco, non canta nemmeno da fan di Vasco quale è. Non c’è riverenza, non ci sono ammiccamenti: c’è una trentenne che impara a fidarsi del proprio istinto, del proprio talento, della crescita cui non si oppone ma che accompagna con canzoni che rivelano una verità in divenire.

Emma è un’artista intelligente e io devo fare mea culpa, perché mi ero fermato un passo prima della (sua) verità. A differenza di molti artisti, che hanno scelto di confinarsi nella propria zona di comfort forse per non perdere consensi o per mancanza di aderenza con la realtà (il che è un rischio del successo), Emma ha scelto dapprima di diventare adulta e, successivamente, di riscoprirsi a ogni cambiamento che la vita impone. La sua musica ne può essere il mezzo o qualche volta soltanto testimone, ma di certo ne è sempre parte integrante. Con la musica, ne sono convinto, Emma sarà sempre più una cantante consapevole, centrata, necessaria.

Ogni volta che muore un pregiudizio nasce un artista e io sono felice di aver fatto un passo in direzione di una donna che non si accontenta di restare dove ci sono i consensi degli altri, ma dove c’è il proprio. Lunga vita a Emma Marrone.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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