Sex talk about it! Esistono solo gli uomini?

0
Sex talk about it! 3 – Esistono solo gli uomini?

Sex talk about it! 3 – Esistono solo gli uomini?

Ho sempre vissuto all’ombra, rassicurante, di tre uomini: mio padre e i miei due fratelli. Mio padre è nato nell’anno in cui i Beatles si esibivano per la prima volta al Cavern Club di Liverpool, mentre i miei fratelli sono figli della fine degli anni Ottanta. Insomma, siamo tre generazioni completamente diverse che spesso hanno avuto problemi di comunicazione. Molte volte, siccome «ero piccola», a tavola ascoltavo attivamente i discorsi ma venivo prontamente protetta dal dare un’opinione, perché quelle cose da grandi non potevano che farmi male. È arrivato il momento in cui ho voluto che alcuni argomenti da adulti mi venissero spiegati: da lì ci sono stati non pochi problemi e anche qualche risata. Forse non ho mai superato la fase dei perché, forse ero solo troppo logorroica, sta di fatto che ho iniziato a fare domande sul sesso e ho ricevuto pochissime risposte. Una frase che ricorreva nelle discussioni alquanto imbarazzanti era: proteggi la tua verginità.

La verginità rappresentava qualcosa di mistico, un argomento inappellabile al quale dovevo soltanto giurare fedeltà. Per la terza figlia, femmina; non ho mai sentito alcun discorso sulla verginità che venisse fatto ai miei fratelli, ai miei parenti maschi, ai miei amici. L’uomo doveva addentrarsi nel mondo del piacere, scoprire e scoprirsi, mentre la donna doveva restare sempre ragazzina e lasciare che il sesso le venisse incontro. Intendo proprio il sesso, sempre quello maschile, il fallo, sempre per scopri riproduttivi.


Le donne al mondo sono circa 4 miliardi, eppure, se c’è da spiegare qualcosa che rientri nella sfera della sessualità, si tende a dimenticare che ci sono modi diversi di esperire il sesso e di vivere la sessualità, che non ci sono risposte universali o – ancora peggio – maschili e universali.


Tre generazioni differenti, eppure chi sembrava poter parlare di sesso non lo faceva – o meglio, faceva sesso e basta. Chi invece voleva conoscerlo, si ritrovava a essere frenata da spinte protettive o da risposte che non sembravano essere abbastanza. Da lì mi è sorta spontanea una domanda: quando parliamo di sesso, lo facciamo come se di fronte avessimo solo dei maschi? Le donne al mondo sono circa 4 miliardi, eppure, se c’è da spiegare qualcosa che rientri nella sfera della sessualità, si tende a dimenticare che ci sono modi diversi di esperire il sesso e di vivere la sessualità, che non ci sono risposte universali o – ancora peggio – maschili e universali. Le donne hanno un corpo, fanno sesso, vivono la propria sessualità e hanno bisogno di poter parlare di sesso e ascoltare discorsi sul sesso che ricordino che l’identità di genere non è soltanto una. Insomma, «sesso» di esclusivamente maschile ha solo il genere grammaticale.

Per questo motivo Sex talk about it mi viene in aiuto e alle nostre sette sex blogger e divulgatrici sessuali pongo la terza domanda della serie: esiste un problema di subordinazione di genere anche quando si parla di sesso e sessualità?

agit-porn: «Il nostro vocabolario è fortemente connotato al maschile»

Claudia Scano (@agit_p.o.r.n) in una foto di Riccardo Nosvelli (@riccardonosvelli) dallo shooting Vetriolo

Claudia Scano (@agit_p.o.r.n) in una foto di Riccardo Nosvelli (@riccardonosvelli) dallo shooting Vetriolo

«Le narrazioni tradizionali, così come le conosciamo, sono sessiste, eteronormate e spesso fallocentriche. Se pensi alle espressioni “rapporto completo” (quello che per la maggior parte delle persone è un rapporto penetrativo con eiaculazione), “inculare” (fregare qualcuno, sempre con riferimento a un pene che entra da qualche parte, in questo caso un ano), “sfigat*” (persona priva di fortuna, dove la fica rappresenta l’oggetto del desiderio, l’obiettivo, il premio di uno stuolo di maschi etero), “senza palle” (persona senza coraggio) e via discorrendo. Modi di dire che prendono a piene mani dai corpi e dall’immaginario sessuale.

«Il nostro vocabolario e i nostri riferimenti sono fortemente connotati al maschile, un maschile eterosessuale e dominante, tutto d’un pezzo, infallibile e performativo. Riconosco che la nostra lingua sia sessista per il fatto che non contempli il genere neutro, che sia infarcita di modi di dire discriminatori: “porca Eva”, “porca puttana” quando imprechiamo; “darla/darla via/non darla” quando una persona con vagina fa o non fa sesso. Per non parlare di tutti gli epiteti per definire una donna come poco seria (come se la vita sentimentale e sessuale di una persona fosse un fattore determinante per esprimere un giudizio più ampio e sfaccettato), dalla “gatta morta” alla “poco di buono” (quale sarebbe il buono?!), passando per il mondo animale, “cagna” e “zoccola”, fino ai tormentati “puttana” e “troia”.

«Non stiamo parlando direttamente di sesso, ma di fatto usiamo espressioni sessualizzate. Con questi presupposti è inevitabile parlare di sesso e sessualità senza privilegiare un punto di vista maschile e soprattutto maschilista. Dobbiamo sovvertire il linguaggio, rinnovarlo in modo inclusivo e paritario, fare uno sforzo costante e quotidiano per rivoluzionare la lingua e conseguentemente i concetti che rispecchiano i modi di vedere e interpretare il mondo».

Clitoridea: «C’è purtroppo differenza se a parlare è una donna o un uomo»

La sex blogger Clitoridea in una foto pubblicata sull'account Instagram @clitoridea

La sex blogger Clitoridea in una foto pubblicata sull’account Instagram @clitoridea

«Sì. Lo credo fortemente. C’è purtroppo differenza se a parlare di sesso e sessualità è una donna o un uomo. Il problema sono sempre i motivi citati nel secondo Sex talk about it. Non viene ancora considerata normale e naturale una donna che parla di certi argomenti».

Le Sex En Rose: «Quelle che per l’uomo sono conquiste, per la donna sono perdite»

Dettaglio di una foto pubblicata sul profilo Instagram @le_sex_en_rose, della sex blogger Morena

Dettaglio di una foto pubblicata sul profilo Instagram @le_sex_en_rose, della sex blogger Morena

«La struttura di potere che regola i rapporti tra uomo e donna e che attribuisce all’uomo un ruolo attivo, dominante e predatorio e alla donna una posizione di sottomissione, subordinazione e dipendenza si riflette nella visione eteronormativa e fallocentrica della sessualità umana che è radicata nella cultura e che contribuisce a consolidare ruoli di genere stereotipati penalizzando la sessualità femminile (e quella di tutte le persone che non si riconoscono in quei ruoli rigidi e codificati).

«La condotta sessuale è ancora utilizzata come strumento di valutazione dell’integrità e del valore delle persone, ma le esperienze sessuali di uomini e donne sono soggette a una logica di doppiopesismo: quelle che per l’uomo sono delle conquiste (di mascolinità, virilità, potenza), per la donna sono delle perdite (di verginità, dignità, freschezza)».

Match and the City: «Le donne hanno timore a parlare dei loro desideri»

In foto, Marvi Santamaria, autrice del libro TInder and the City (Alcatraz Edizioni) e nota su Instagram come @matchandthecity

In foto, Marvi Santamaria, autrice del libro TInder and the City (Alcatraz Edizioni) e nota su Instagram come @matchandthecity

«Credo che oggi parlare di sesso non possa prescindere dal chiedersi cosa significa parlare di sesso rispetto all’identità e orientamento di genere e alle discriminazioni che ne conseguono. Il tabù sul sesso è certamente generale ma ancora una volta c’è un doppio standard rispetto al genere. Basti pensare al fatto che se un uomo dichiara di fare molto sesso, tutto bene, è un gran figo. Non si può dire lo stesso se lo fa una donna.

«Forse, ecco, la masturbazione rimane democratica come tabù: dagli umori che colgo online e offline, c’è ancora l’idea che un uomo che si masturba tanto sia uno sfigato e che una donna che si masturbi  sia quasi una chimera o un’onta. C’è un grossissimo misunderstanding sulla masturbazione, che viene ancora vista come antagonista oppure compendio accessorio del rapporto sessuale, mettendo totalmente in ombra il fatto che essa sia lo strumento primario che abbiamo per accedere al nostro corpo e ai suoi modi di provare piacere.

«A condire il tutto come la glassa sulla torta, c’è poi la cultura maschilista e sessista, figlia del patriarcato. Il maschilismo è il motivo per cui la maggior parte delle donne ancora oggi ha timore a esplicitare di avere desideri sessuali e una vita sessuale attiva. Questo maschilismo tra l’altro non arriva solo dagli uomini, come i più potrebbero pensare, ma anche dalle donne. È il maschilismo interiorizzato: la classica situazione per cui tra donne ci giudichiamo dividendoci in sante e puttane, definiamo facile una che “la dà” alla prima sera e altri pregiudizi e stereotipi del genere.

«Il sessismo, poi, non infierisce solo sulle donne (ma soprattutto, certo) con tutto ciò che ne consegue (insulti e molestie online e offline se ci si espone su tematiche sessuali o si mette in mostra il proprio corpo) ma anche sugli uomini. In tal caso fa gioco forza un altro assetto di idee, la cosiddetta mascolinità tossica: quella che impone agli uomini categorizzazioni sulla virilità e sull’essere maschio appunto, che devono coincidere con l’essere prestante, performante, duro e durevole. In questo l’immaginario collettivo creato e alimentato dal porno mainstream, in quanto molto standardizzato, ha una responsabilità enorme».

SE4SexEducation: «La sessualità della donna viene vissuta come dipendente da quella maschile»

Dettaglio di una foto pubblicata sull'account Instagram @se4sexeducation, della psicologa e sessuologa Giulia Marchesi

Dettaglio di una foto pubblicata sull’account Instagram @se4sexeducation, della psicologa e sessuologa Giulia Marchesi

«Assolutamente sì, così come in molti altri ambiti. In apparenza sembra non esserci, ma la discriminazione femminile esiste tutt’ora, anche in campo sessuale. Come dicevo la scorsa settimana, il modello patriarcale ha ancora degli strascichi e la sessualità della donna viene ancora vissuta come dipendente da quella maschile, come se non potesse vivere di vita propria. La conseguenza di ciò è visibile anche nella difficoltà ad accettare le diversità, di qualunque genere esse siano. La discriminazione passa attraverso molti livelli e un’educazione alla parità di genere è un primo passo per sensibilizzare giovani e non».

Sessolopotessi: «Si tende spesso a celare la naturalezza del piacere femminile»

Dettaglio di una foto pubblicata sul profilo Instagram @sessolopotessi

Dettaglio di una foto pubblicata sul profilo Instagram @sessolopotessi

«Premetto che, nonostante esistano altri generi oltre a quelli maschile e femminile, mi soffermerò al momento principalmente su questi due. Sicuramente esistono enormi differenze per quanto riguarda il modo in cui si considera e si parla della sessualità di questi due gruppi, legati principalmente al patriarcato e a mentalità chiuse e retrograde.

«Quando si discute di tali tematiche relative alla sfera maschile, si parte spesso dal presupposto che il piacere sessuale di chi possiede un pene sia un diritto e che la sua sessualità vada vissuta in modo aperto e libero (ma pur sempre eteronormato). Basti pensare alla normalizzazione della masturbazione, del consumo di materiale pornografico e alla “celebrazione” delle numerose esperienze sessuali di un uomo, al contrario di ciò che avviene invece per una donna. Infatti, quando si parla di sessualità femminile, si tende spesso a celare la naturalezza del piacere e degli istinti sessuali, considerandoli di cattivo gusto, sporchi e soggetti al giudizio altrui. Anche la stessa idea di verginità ha un peso differente tra i due generi, fortemente sostenuta tuttora a livello sociale.

«Quindi direi che, sì, quando si parla di sesso, sicuramente esiste una disparità tra generi che non va sottovalutata, ma che andrebbe piuttosto eliminata del tutto per raggiungere una vera e propria parità sessuale a tutti gli effetti».

Virgin and Martyr: «Fondamentale portare avanti un dialogo inclusivo»

Dettaglio di una foto di Greta Tosoni, pubblicata sul profilo Instagram @virginandmartyr

Dettaglio di una foto di Greta Tosoni, pubblicata sul profilo Instagram @virginandmartyr

«Purtroppo non lo crediamo, è così. La sessualità riguarda tutti, anche quando non vogliamo che ci riguardi. E proprio con la sessualità vengono sviscerate le disparità e i doppi standard che colpiscono i gruppi sociali svantaggiati. Per questo crediamo che sia fondamentale portare avanti un dialogo inclusivo, che metta tutti sullo stesso piano, rispettando però la diversità di corpi, desideri e necessità».

Senza indugi, quindi, possiamo affermare che purtroppo parlare di sesso ha ancora una connotazione fortemente maschilista ed eteronormata; una donna non ha totalmente la possibilità di sentirsi libera e autodeterminata nel vivere la propria sessualità senza il giogo degli stereotipi e la nostra società non aiuta né sostiene un movimento in avanti, verso un discorso più paritario. Per questo non bisogna fermarsi nella divulgazione e nell’attivismo: dobbiamo lottare affinché la parità di genere non resti soltanto un discorso astratto, ma una realtà ben visibile. Dobbiamo lottare perché il sesso si sleghi da una connotazione del tutto maschilista, affinché ogni persona si senta libera di porsi domande e ottenere le risposte che merita, non le risposte che il patriarcato impone.

#SexTalkAboutIt torna lunedì prossimo con la quarta domanda scomoda!

About author

Virginia Ciambriello

Virginia Ciambriello

Malinconica seriale, non ho da offrire nulla eccetto la mia confusione - come disse Kerouac. Amo tutto ciò che è arte e ho due ossessioni: il pistacchio e i tramonti. Sono romantica fino all'osso e siccome non riesco a dirlo, lo scrivo.

No comments

Potrebbero interessarti

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi